Scavate dalla capricciosa potenza dei corsi d’acqua, gole e forre sono tra le più suggestive cornici paesaggistiche d’Italia. Ve ne proponiamo 9 tra le più adatte anche all’escursionista non specializzato, senza tralasciare la sicurezza.
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Cascate del Varone (Trentino Alto Adige)

A due passi da Riva del Garda, la Cascata del Varone altro non è che una profonda gola scavata nella pietra dalla furia dell’acqua. Troppo forte la corrente per pensare di risalirla, la comoda passerella in cemento e metallo sembra proprio l’unica soluzione possibile. Tra l’altro non interferisce con la cascata e ne permette la vista con una certa discrezione. Ci vuole un impermeabile, ma lo spettacolo vale la visita.
Se la passerella sembra non avere alternative, c’è tuttavia una nota stonata: l’uso eccessivo di luci d’atmosfera, che oltretutto favoriscono la crescita di muschi su pareti che, in origine, erano spoglie e levigate.
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Rio Garrafo (Marche)

Le gole scavate dal Rio Garrafo, nel Parco Nazionale della Laga-Gran Sasso, sono un po’ scomode da percorrere ma anche estremamente spettacolari. Le si raggiunge da Acquasanta Terme, deviando per Matera su una stradina stretta e tortuosa che termina in uno slargo nei pressi di una casa. Qui parte il sentiero, dapprima poco evidente, poi sempre più marcato. Le alte pareti impediscono ai raggi solari di raggiungere il fondo della gola, dove cresce una vegetazione fittissima di muschi, felci e licheni. Durante il periodo di piena la gola diventa difficilmente praticabile, dato che in molti punti occorre camminare nel letto del torrente.
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Valle dell’Orfento (Abruzzo)

La Maiella, montagna-madre d’Abruzzo, è solcata da profondi e selvaggi valloni calcarei, tra i più lunghi d’Italia. Quello dell’Orfento è percorso da un comodo sentiero attrezzato che da Caramanico Terme arriva sino in vetta al Monte Amaro (2793 metri, seconda vetta dell’Appennino). Purtroppo il primo tratto di percorso è spesso intasato dai visitatori, che si fanno però via via più radi, per sparire quasi del tutto quando si superano le 7/8 ore di cammino (e per arrivare in vetta possono occorrerne assai di più). Nel fiume sono frequentissime le trote, nonché diversi anfibi e insetti, mentre i boschi tutt’intorno sono ricchi di flora e fauna rara (compreso il cervo e il lupo).
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Grotta di San Giovanni (Sardegna)

In totale contrasto, sempre la Sardegna offre la grotta più accessibile del mondo: la Grotta di San Giovanni, nell’Iglesiente, a pochi chilometri da Domusnovas, scavata dal fiume in modo talmente efficace da essere visitabile anche con il camper. Una comoda strada la attraversa, fra stalattiti di grandi dimensioni. I mansardati devono solo fare un po’ di attenzione in curva, per via di alcune rocce sporgenti. La visita è comoda come più non si può, ma l’estetica della grotta è molto compromessa.
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Gole dell’Infernaccio (Marche)

Le Gole dell’Infernaccio fanno parte del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, un territorio particolarmente ricco di gole e cascate. Si raggiungono da Montefortino per una strada che termina in un ampio piazzale sterrato. Da qui parte il sentiero che penetra nelle gole; queste, scavate dal fiume Tenna tra le pareti rocciose dei Monti Priora e Sibilla, si presentano strette (in alcuni punti non piu’ di 5-6 metri) e selvagge, circondate da pareti a picco su cui vegeta un ricco bosco misto, che più in alto si apre in una bellissima faggeta. Un fenomeno davvero singolare è costituito dalle cosiddette “pisciarelle”: un forte stillicidio d’acqua che piove dall’alto. L’escursione fino al solitario Eremo di San Leonardo, abitato da un monaco, richiede 4-5 ore a/r.
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Orrido di Botri (Garfagnana)

Poco dopo il Ponte del Diavolo a Mozzano ci si deve preparare a uscire dalla strada principale, al bivio per Tereglio, che si raggiunge dopo pochi chilometri. Il paese merita una visita, avendo però l’accortezza di lasciare il mezzo nel parcheggio esterno. L’Orrido di Botri è poco più avanti, segnalato da un cartello sulla destra. Per raggiungerlo, una strada stretta e dal fondo sconnesso, lunga circa un chilometro, scende con una buona pendenza, con rami bassi a formare una galleria (via sconsigliata ai mansardati, ai quali conviene parcheggiare prima).
Al termine della strada c’è un largo spiazzo, e qui comincia la visita, risalendo il fiume lungo un comodo sentiero. Ma dopo poche centinaia di metri le pareti si stringono e si ha davanti solo una striscia di acqua, ampia poco più di un metro, stretta fra altissime pareti verticali. Non resta che immergersi fino a metà coscia, tenendosi sulla parte sinistra, meno profonda, e reprimendo il dolore muscolare causato dal freddo. L’Orrido di Botri è una nicchia glaciale, completamente isolata dal caldo mondo circostante, e farci il bagno è impossibile.
Sulle pareti dell’orrido fiorisce l’aquilegia, un fiore di altitudine, completamente fuori luogo a una quota così bassa: e questo la dice lunga sulla temperatura del luogo, che determina un microclima a sé stante. Proseguendo si arriva ad una cascata che una corda permette di superare sulla destra. Da qui comincia il percorso più difficile a causa di una serie di cascatelle scavate nella roccia, fra pareti di muschi verde smeraldo. Lo spettacolo è comunque di grande suggestione e lo si può ammirare intraprendendo il percorso anche se non si è rocciatori.
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Gole del Raganello (Calabria)

Le Gole del Raganello, situate nel versante calabro del Parco Nazionale del Pollino, sono una delle attrazioni più spettacolari e frequentate del Sud Italia. Il canyon si estende per 12 chilometri con un dislivello di circa 500 metri, ed è diviso in due tratti.
1° tratto: da San Lorenzo a Cassano
Il primo tratto, più facile, si sviluppa per circa 4 chilometri tra la timpa di San Lorenzo e quella di Cassano, con ingresso nei pressi della masseria Francomano e uscita alle Gole di Barile. Per raggiungere le gole, si può prendere la strada per il ponte sul torrente Maddalena dalla piazza di San Lorenzo Bellizzi. Dopo aver attraversato un bosco di querce, si imbocca uno sterrato che porta alla masseria Russo. Da lì, si prosegue a piedi lungo una mulattiera.
Il percorso presenta passaggi complicati su massi giganteschi a causa di una frana (quella del Grande Diedro) che si è staccata dalla timpa di San Lorenzo. Lungo il percorso si può ammirare l‘Anfiteatro del Diavolo, uno sfondamento tettonico, e poco più avanti si può uscire dalla gola risalendo lungo la Scala di Barile in caso di necessità. Le Sentinelle di Barile segnano la fine del percorso e sono enormi massi aggirabili tramite un sentiero in alto a sinistra che porta al Ponte della Marsilia.
2° tratto: da Pietraponte a Civita
Il secondo itinerario, più difficile ma più frequentato, si estende per circa 6 chilometri partendo dalla masseria Armentano nei pressi di Pietraponte. Si attraversa il Ponte del Raganello, un ponte naturale formato da un enorme masso incastrato tra le pareti della gola, per accedere all’alveo del Raganello. Per raggiungere la masseria Armentano da Cerchiara di Calabria, bisogna prendere la strada asfaltata a sinistra, due chilometri prima di San Lorenzo, e percorrerla per 1500 metri fino a un pianoro alberato. La masseria e un sentierino sulla destra indicheranno la via per Pietraponte.
Il percorso presenta varie sfide, come attraversamenti di laghetti, salti, passaggi in frana e piccole arrampicate, con pareti a strapiombo imponenti. In uno dei punti più stretti, si può ammirare il Ponte d’Ilice, risalente al XIV secolo. Un chilometro più avanti, si trova una delle poche vie di fuga dal canyon in caso di emergenza. In alcuni punti, si consiglia l’uso di una corda a causa della difficoltà dei passaggi.
L’uscita dalle gole, attraverso salti e attraversamenti, è segnalata dal Ponte del Diavolo, anch’esso di epoca medievale, vicino all’abitato di Civita.
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Gole dell’Alcantara (Sicilia)

Un salto in Sicilia, sulle pendici dell’Etna, ci permette di sperimentare questa alternativa. Le gole dell’Alcantara sono state scavate dal fiume in spettacolari pareti di basalto, che mantengono tuttora la loro struttura colonnare. Anche qui la gola è stata in qualche modo attrezzata, nel senso che un comodo ascensore porta i visitatori fino a una spiaggetta sassosa, dove si possono noleggiare un paio di stivaloni alti per tentare l’avventura. Per un po’ si va, ma poi la gola diventa stretta e l’acqua di conseguenza sale, con piscine che superano il metro di profondità. Il risultato è che gli stivali non bastano più e bisogna tornare indietro.
L’alternativa è proseguire nuotando in un’acqua decisamente gelida. Le gole dell’Alcantara non sono state deturpate in nessun modo, ma questo le rende visibili solo con una certa difficoltà. Difficile, tuttavia, immaginare una passerella che tagli di traverso le pareti scure, divise in colonne come tante canne d’organo: forse, il disagio di un bagno è un prezzo giusto da pagare.
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Testo di Fabrizio Roscini
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