Niente locali, movida, discoteche. L’isola più lunga dell’arcipelago zaratino regala una pausa di tranquillità a contatto con l’ambiente marino, godendo di alcune tra le più belle spiagge della costa croata. Ci siamo andati in camper abbinando le passeggiate alle esplorazioni in kayak, le gite in battello ai tuffi in un mare cristallino
Indice dell'itinerario

Stai pensando alle isole della Croazia per le tue vacanze in camper? Se movida e discoteche non sono in cima alla tua lista di interessi, Dugi Otok, la più grande dell’arcipelago zaratino, fa al caso tuo. I centri abitati sono pochi e minuscoli: il ruolo da protagonista spetta alla natura in tutte le sue meravigliose forme. Poche spiagge, ma di primissima qualità. Qualche albergo, alcuni ristoranti, casette di vacanza distribuite negli agglomerati principali, pochi bar, piccoli bazar che vendono tutto l’occorrente, tre campeggi. In lunghezza, da un capo all’altro, sono quarantacinque chilometri, mentre la larghezza non arriva a cinque. Una sola strada la percorre da nord-ovest a sud-est e non sono rari i punti in cui si ammira il mare scorrere dai finestrini su entrambi i lati. Un mare dalle infinite sfumature di azzurro che compare e scompare tra le folte chiome degli alberi che dominano il panorama.

le scogliere che separano la baia di Telašćica e il lago salato Mir dall’Adriatico

Quanto basta per trovare una calda ospitalità e al tempo stesso un’atmosfera di vero relax.
Quella che abbiamo percepito non appena le ruote del camper hanno abbandonato la rampa del traghetto della Jadrolinija al porticciolo di Brbinj. Un brulichio rilassato di uomini e mezzi, nessuna confusione, nemmeno quel chiasso che accompagna le manovre di attracco tipico di tutti i porti.

Un paio di chilometri in direzione del campeggio e in strada siamo rimasti soli, tanto da poter tenere l’andatura adatta ad ammirare gli scenari che a ogni curva si presentavano davanti ai nostri occhi. Ben presto abbiamo compreso di essere nel posto giusto per quella full immersion nella natura che ci eravamo immaginati alla partenza.

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Il versante settentrionale

Croazia-Dugi Otok-spiaggia di Sakarun dall'alto-mare turchese
il mare di fronte alla spiaggia di Sakarun

Il lato nord dell’isola, in cui sono presenti due camping adatti ai camper, può fare da punto di riferimento per l’intera vacanza. Su questo versante si trovano molte attrattive, a cominciare dalla spiaggia di Sakarun, considerata una delle più belle e scenografiche dell’intera Croazia. Tanto che ad intervalli regolari approdano qui i battelli turistici che promettono il bagno in un vero e proprio paradiso tropicale.

E in effetti è così: nell’ampia insenatura è possibile ammirare tutte le sfumature dell’azzurro e inoltrarsi in un mare dalle trasparenze quasi irreali, calpestando per decine di metri una sabbia bianchissima.

Si ricorda che ci troviamo all’interno di un parco naturale: fatta eccezione per un paio di bar realizzati nel rispetto dell’ambiente non sono presenti infrastrutture turistiche, e a modellare il bagnasciuga ci pensano solo le onde del mare e la forza del vento.

Se in acqua il fondale è completamente costituito da sabbia bianca, la baia circostante è dominata da scogli e ciottoli, per lo più ricoperti da un alto strato di posidonie secche che nessuno è autorizzato a rimuovere pena multe piuttosto salate, come avvertono numerosi cartelli. Volendo è possibile camminare lungo la costa occidentale seguendo un sentiero fra i pini marittimi sino alle due spiaggette di Lopata, separate fra loro da un piccolo promontorio circolare.

Si ricorda che l’isola non offre molti spazi di balneazione, e quelli presenti vanno conquistati e goduti nel pieno rispetto della natura che li ha ritagliati fra rocce e radure dove la mano dell’uomo non ha potuto modificare alcunché.

La posidonia di Sakarun che fa bene al mare

Croazia-Dugi Otok-poseidonia-fondale di Sakarun

La posidonia viene spesso scambiata con un’alga dai bagnanti che se la trovano avviluppata ai piedi sulla battigia. In realtà si tratta di una pianta comune nei fondali del Mediterraneo le cui foglie morte si staccano e vengono trascinate a riva dalla risacca. La sua funzione è importantissima per garantire la salute del mare: oltre a fare da casa a decine di specie ittiche, le posidonie danno un importante contributo di ossigeno, diminuiscono la velocità delle correnti e proteggono la costa dall’erosione. Tutti motivi per cui a Sakarun non è possibile rimuovere dalla spiaggia quegli ammassi di filamenti neri.

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Il faro più alto a Veli Rat

Croazia-Dugi Otok-Veli Rat-Faro dall'alto-mare

Procedendo verso l’estremità settentrionale si raggiunge Veli Rat, un piccolo paese raccolto intorno al suo porto turistico. Tre chilometri più avanti, nei pressi del secondo campeggio – il Camp Kargita – si incontra un grande faro, che con i suoi quarantadue metri di altezza è il più alto dell’Adriatico.

Veli Rat

Particolare è la sua colorazione giallastra: gli anziani raccontano che, dopo la sua costruzione da parte dell’impero austro-ungarico nel 1849, sarebbe stato intonacato utilizzando il tuorlo di oltre centomila uova di gabbiano. Uno stratagemma – mai verificato scientificamente – per rendere la colorazione più resistente all’assalto di salsedine e intemperie. Da non perdere le due spiaggette sottostanti con le acque trasparenti, supportate da un ampio parcheggio nella pineta.

L’escursione in kayak

Croazia-Dugi Otok-Baia Pantera dall'alto
il cordone che racchiude l’estremità di Baia Pantera

Sistemato il camper e messo in acqua il kayak si può partire per una perlustrazione di baia Pantera, separata dal mare aperto da una lingua di ciottoli che garantisce alle acque interne una grande calma, ideale per pagaiare in tranquillità. In condizioni di vento e mare favorevoli ci si può spingere fino all’isolotto di Veli Lagan e raggiungere il relitto di un vecchio mercantile italiano, il Michele, naufragato qui nel 1983. Il mare lo sta sgretolando, tanto che molti rottami ferrosi sono distribuiti sulla costa antistante.

Croazia-Dugi Otok-Baia Pantera-Ph. Fernanda Benini

Il sito offre una straordinaria opportunità per fare snorkeling e ammirare la fauna ittica che ha colonizzato il relitto nel corso del tempo. In quel punto bisogna però pagaiare con molta attenzione, soprattutto se il kayak è pneumatico, poiché dal pelo dell’acqua spuntano elementi metallici che potrebbero forare la chiglia.

Božava, l’approdo dei velisti

Croazia-Dugi Otok-Bozava-Ph. Fernanda Benini
il porticciolo di Bozava

Sul lato nordorientale merita una giornata l’esplorazione di Božava e dei suoi dintorni. Il cuore del paesino è il minuscolo porto su cui si affacciano due negozietti e un paio di ristoranti. Arrivando all’ora del tramonto sembrerà di assistere a un fermo immagine di qualche decennio fa, con i pescatori chini a rammendare le reti e i ragazzini intenti a pescare nelle acque trasparenti con lenze improvvisate; non fosse per la mole del grande hotel che si staglia sul versante prospiciente il porticciolo, una delle poche concessioni – va detto – allo sviluppo turistico dell’isola. Dal molo parte un sentiero fra i pini marittimi e il mare che conduce a minuscole baie ritagliate fra gli scogli, ideali per qualche ora di mare in solitudine e tranquillità.

Procedendo qualche centinaio di metri verso nord si raggiunge un altro piccolo porto semiabbandonato nei pressi del quale, scavato dentro la collina che sovrasta il mare, si trova uno dei tre bunker in cemento dell’isola che ai tempi della Guerra Fredda ospitavano i sommergibili del Patto di Varsavia. Oggi costituisce un valido approdo per i velisti o per gli ardimentosi in cerca di tuffi mozzafiato.

A circa sei chilometri da Božava c’è il grazioso abitato di Veruni´c, adagiato alle spalle del camping Mandarino su una piccola penisola posizionata di fronte al paese di Veli Rat e alla sua marina. Qui pullulano i ristoranti frontemare dove gustare dell’ottimo pesce godendo di una vista davvero superba.

I bunker per i sommergibili

A sole sessanta miglia dall’Italia, Dugi Otok è stata un riferimento strategico dal punto di vista militare durante la Guerra Fredda. Qui la marina jugoslava decise di realizzare tre bunker in cui ormeggiare i sottomarini della sua flotta, che avrebbero potuto raggiungere l’Occidente in men che non si dica. Fortunatamente non è mai accaduto, e oggi i tre tunnel sono diventati vere e proprie attrazioni turistiche, soprattutto per chi raggiunge l’isola a bordo della propria imbarcazione.

Il centro

Croazia-Dugi Otok-Sali-porticciolo-barche sul mare
il porticciolo di Sali

La parte centrale di Dugi Otok va grosso modo da Božava fino a Sali, il paese più grande. Scendendo verso sud, merita subito una breve deviazione la chiesetta cinquecentesca di Male Gospe: la sua struttura architettonica non dice un granché, ma a catturare l’attenzione è il panorama che si gode da lassù.

Superata Dragove, dove si trovano gli altri due bunker sottomarini, imboccando una stradina sulla destra si arriva all’ampio parcheggio a pagamento della spiaggia di Veli Žal, dove volendo è possibile pernottare. Un grazioso bar fa da supporto a una lunga spiaggia di scogli e ciottoli caratterizzata da un mare dai colori così fluorescenti da sembrare finti. La presenza dell’isolotto di Mežanj, qualche decina di metri al largo, rende il panorama ancora più spettacolare.

Riprendendo l’esplorazione in direzione sud si oltrepassa il bivio per Brbinj; oltre al porto d’imbarco c’è ben poco, e si prosegue oltre. Poche decine di metri più avanti i più ardimentosi, purché dotati di un mezzo dalle dimensioni davvero ridotte, potranno inerpicarsi sulla strada che conduce alla baia di Brbiscica.

Attenzione: le pendenze sono elevate e la strada è strettissima, tanto da rendere problematiche le manovre in caso di incrocio con altri mezzi. Il parcheggio della spiaggia, inoltre, è poco spazioso. Il premio per chi riesce a superare tutti questi ostacoli è una spiaggia di ciottoli all’interno di un’insenatura con un mare davvero trasparente. Poco più in là si aprono delle grotticelle subacquee che attirano gli appassionati di snorkeling. Un’altra bella spiaggia assai più accessibile si trova invece dalla parte opposta, ai piedi della chiesa di San Pellegrino nel paesino di Sauro.

Il versante meridionale

La parte meridionale dell’isola è quasi interamente costituita dal parco naturale di Telaš´cica, un’ampia area protetta che dalla cittadina di Sali si protende a sud verso le vicine Isole Incoronate (Kornati). Proprio da Sali partono le imbarcazioni che conducono i turisti a visitare l’arcipelago, protetto da un parco nazionale e tra i maggiori spettacoli da visitare nel Mare Adriatico. A Sali si arriva anche per fare cambusa, visto che si trova lì il supermercato più fornito dell’isola, ma anche per godere delle belle atmosfere portuali sul far della sera, quando la baia si illumina e i locali iniziano a offrire le loro specialità.

Per arrivare al parco di Telaš´cica bisogna percorrere una strada stretta dopo aver pagato il biglietto d’ingresso presso un chiosco all’incrocio con la via principale. Con il camper si può raggiungere il parcheggio, distante cinque chilometri, durante i quali appaiono alla vista paesaggi marini davvero straordinari, con cale e calette che si rincorrono e giocano a rimpiattino con gli isolotti brulli che tempestano la baia. Da lì in poi per raggiungere il lago salato di Mir è possibile usufruire delle navette comprese nel prezzo del biglietto d’ingresso oppure arrangiarsi a piedi o in bicicletta, cosa che abbiamo preferito per godere al massimo di quella vista. Dal parcheggio alle sponde del lago la distanza non arriva a due chilometri.

Una volta raggiunto il lago ci siamo immersi nelle sue acque salmastre. La temperatura può raggiungere in estate i trentatré gradi centigradi, prima che arrivasse la folla trasportata dai barconi provenienti da Zara. Dopodiché siamo risaliti in sella alle nostre bici e abbiamo effettuato il periplo lungo un sentiero sterrato stretto ma comunque praticabile.

Giunti più o meno a metà, abbiamo lasciato le due ruote e ci siamo inerpicati lungo un pendio interamente occupato da centinaia di ometti di pietra innalzati dai turisti, in un paesaggio al confine fra l’artistico e il lunare. Sulla strada del rientro al camper abbiamo infine seguito le indicazioni per le scogliere (qui chiamate strmac). Per raggiungerle si percorre un erto sentiero che conduce fino alla loro sommità, dalla quale si gode una vista impareggiabile sull’intero sistema roccioso che piomba a capofitto nel mare cristallino.

Come arrivare

L’isola di Dugi Otok è raggiungibile da Zara con i traghetti della Jadrolinija. Una circonvallazione permette di raggiungere il porto direttamente dall’autostrada. La nave salpa una volta al giorno (due volte la domenica) secondo orari che cambiano di mese in mese. Conviene fare riferimento alle tabelle pubblicate sul sito della compagnia croata. Il tragitto dura un’ora e tre quarti e raggiunge il porto di Brbinj. Per arrivare a Zara, dal confine italiano nei pressi di Trieste la distanza è di 350 chilometri. In alternativa ci si può imbarcare ad Ancona e raggiungere la città croata dopo nove ore di navigazione. Anche in questo caso a bordo di un traghetto della Jadrolinjia.

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Strade e viabilità

La rete autostradale croata si è assai sviluppata negli ultimi anni e permette di raggiungere ormai quasi ogni località del paese. Il pedaggio si paga al casello, esattamente come in Italia. In Slovenia invece per usufruire delle autostrade bisogna dotarsi di una vignette, che si può acquistare nei punti vendita autorizzati oppure online. Si ricorda che l’attraversamento del territorio sloveno per raggiungere la Croazia si limita a 30 chilometri, che si possono percorrere su viabilità ordinaria uscendo dall’Italia a Pesek (uscita autostradale di Basovizza) e passando da Cosina sino al confine di Starod.

Sosta camper

Croazia-Dugi Otok-Telascica-Ph. Fernanda Benini

I campeggi sull’isola sono tre, ma uno di essi, il Camp Dugi Otok in località Luka (Luka 18,
è riservato esclusivamente a campeggiatori in tenda. Occorre arrivare in auto fino al parcheggio, quindi camminare per tre minuti fino alla reception. Qui si può ritirare il carrello elettrico per trasportare in piazzola tutto l’occorrente. Gli altri due campeggi, adatti anche ai camper, si trovano nella parte settentrionale dell’isola. Per entrambi si consiglia di prenotare, in particolare a luglio e agosto, quando si registra il boom degli arrivi.

A Soline c’è il Camp Mandarino, un campeggio nuovo dotato di ogni comfort, compresi ristorante vista mare e spiaggia privata dalle acque turchesi e trasparenti. A Veli Rat c’è il Camp Kargita collocato sulla punta nord occidentale dell’isola e circondato dal mare e dalla foresta, assai adatto alle famiglie.

È possibile inoltre pernottare al parcheggio della spiaggia di Veli Žal al costo di 5 euro (nei pressi si trova anche un fast food). Possibilità di pernottare anche nel parcheggio della spiaggia di Sakarun, dove i costi variano a seconda dell’estro del parcheggiatore.

Per organizzare la trasferta in Croazia e a Dugi Otok il punto di riferimento è il sito ufficiale dell’ente turistico croato. Altre notizie le trovi su croaziainfo.it e su dugiotok.hr, quest’ultimo curato dall’ente turistico locale.

testo di Fernanda Benini

Le Incoronate, la Polinesia dell’Adriatico

Un incantevole dedalo di scogli verticali, baie lambite da acque trasparenti e isole brulle che creano un irreale paesaggio lunare. Anche George Bernard Shaw rimase affascinato dall’arcipelago delle Incoronate (Kornati), protetto da un parco nazionale, che si sviluppa a sudest di Dugi Otok. Privo d’acqua e quasi disabitato, è la meta di gite in battello con partenza sia da Dugi Otok che da Murter, sulla costa zaratina. E non manca chi si avventura in kayak, potendo contare su pochissimi approdi e sui rifornimenti presso alcune marine frequentate dai velisti. In qualunque isola si decida di sbarcare, vale la pena indossare le scarpe da trekking per non perdersi vedute pazzesche sull’arcipelago. Le isole appariranno come bianche perle sfuggite da una collana e sparse nell’azzurro dell’Adriatico.

testo di Michela Bagatella

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