Dott.sa Debora Rasio

Medico, specialista in oncologia medica, ricercatrice presso la Sapienza Università di Roma, nutrizionista Rai, Mediaset e La7, autrice dei bestsellers “Death by Medicine” -Axios Press; “La dieta non dieta” -Mondadori- e il recente “La dieta per la vita” -Longanesi, vanta una notevole attività di ricerca anche all’estero – fra le collaborazioni quella con il Kimmel Cancer Center della Thomas Jefferson University di Philadelphia. Proprio l’attività come oncologa e i suoi studi nel campo della biologia molecolare l’hanno portata a interessarsi di alimentazione come strumento per tutelare la salute

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Caffè e fibrillazione atriale: lo studio che ribalta un dogma

Indice

Per anni, a chi soffriva di fibrillazione atriale è stato detto di evitare il caffè. Un consiglio ripetuto quasi automaticamente, frutto dell’idea che la caffeina potesse scatenare aritmie. L’idea di fondo era semplice: la caffeina accelera il battito, quindi può scatenare aritmie.
Poi, a novembre 2025, un rigoroso trial clinico condotto dal gruppo UCSF–University of Adelaide e pubblicato su JAMA ha scalfito una convinzione radicata per decenni, costringendoci a guardare questa bevanda quotidiana con occhi nuovi.

Quando il cuore perde il ritmo
La fibrillazione atriale (FA) è l’aritmia più frequente dell’età adulta. Gli atri non si contraggono più in modo coordinato ma “fibrillano”, generando un battito irregolare che spesso accelera senza preavviso.
Il rischio più temuto è la formazione di coaguli che possono portare a un ictus. Nella vita quotidiana, però, pesano soprattutto palpitazioni, affanno, stanchezza. La FA tende a ripresentarsi perché nasce in un atrio già vulnerabile. Infiammazione, fibrosi e squilibri del sistema autonomico creano un terreno instabile, facile da riattivare.

Una bevanda che ha attraversato la storia
Dall’Etiopia alle prime botteghe veneziane, fino ai caffè letterari europei, il caffè ha accompagnato viaggi, idee, dialoghi, solitudini creative.
È uno dei fitocomplessi più ricchi della nostra alimentazione quotidiana: non è mai solo caffeina, ma un insieme di polifenoli, melanoidine, diterpeni e molecole aromatiche che interagiscono con il nostro metabolismo, il microbiota e il sistema nervoso autonomo.

Lo studio DECAF: un cambio di prospettiva

Il DECAF Randomized Clinical Trial (Does Eliminating Coffee Avoid Fibrillation?) è il primo studio rigorosamente controllato che ha messo alla prova la relazione fra consumo di caffè e recidiva di fibrillazione atriale.
Duecento pazienti con FA persistente o flutter con storia di FA, programmati per cardioversione elettrica, sono stati randomizzati per 6 mesi a:
• almeno 1 tazza al giorno di caffè caffeinato;
• astensione completa da caffeina e caffè, anche decaffeinato.
Tutti i partecipanti sono stati monitorati con ECG continuo tramite dispositivi indossabili.

I risultati parlano chiaro
Il gruppo che ha continuato ad assumere caffè tutti i giorni ha avuto il 40 percento di recidive in meno, rispetto a chi aveva sospeso ogni forma di caffeina.
Un risultato notevole, soprattutto perché riguarda pazienti già affetti, già trattati e proprio nella fase più delicata della gestione della FA, la prevenzione delle recidive.

Perché il caffè potrebbe stabilizzare il ritmo cardiaco
I motivi possibili sono diversi e si sommano.

  1. Antagonismo dell’adenosina. La caffeina riduce l’azione dell’adenosina, una molecola che può facilitare circuiti elettrici atriali instabili. Ridurne l’azione significa rendere l’atrio meno “eccitabile”.
  2. Effetto antinfiammatorio. Polifenoli e melanoidine abbassano l’infiammazione e lo stress ossidativo, due fattori che rendono l’atrio più sensibile alle aritmie.
  3. Regolazione del sistema autonomico. Nei consumatori abituali, il caffè non produce picchi adrenergici: spesso favorisce un miglior tono autonomico, una maggiore vigilanza fisiologica e una migliore gestione della frequenza cardiaca.

Cosa cambia nella pratica clinica?
Il messaggio è semplice: il motto “se hai fibrillazione atriale evita il caffè” non è più sostenibile.
In chi è abituato a berlo, continuare ad assumerlo ogni giorno è non solo sicuro ma persino associato a meno recidive.

Oltre la fibrillazione: un alleato per il cuore

Negli ultimi anni, gli studi sul caffè convergono su un punto: un consumo moderato e costante porta diversi benefici sul piano cardiometabolico, non solo sul ritmo. Tra i più solidi:
• una funzione endoteliale più efficiente, con arterie più elastiche
• una riduzione dello stato infiammatorio
• un rischio minore di sviluppare diabete tipo 2
• una riduzione del rischio di scompenso cardiaco in chi beve una o due tazze al giorno
• una lieve ma costante protezione dallo ictus ischemico.

Il caffè: non un nemico, ma un alleato

Alla fine, il quadro che emerge è distante dal vecchio dogma. Il caffè è un fitocomplesso che, nelle giuste dosi e nel giusto contesto, sostiene ritmo, circolazione, metabolismo e perfino umore. Una o più tazze al giorno possono diventare parte di una strategia nutrizionale che sostiene il cuore – e il cuore, lo sappiamo, sostiene tutto.

Fonte 
Marcus GM, Modrow MF, Schmid CH, et al. Individualized Studies of Triggers of Paroxysmal Atrial Fibrillation: The I-STOP-AFib Randomized Clinical Trial. JAMA Cardiol. 2022 Feb 1;7(2):167-174.

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