Dott.sa Debora Rasio

Medico, specialista in oncologia medica, ricercatrice presso la Sapienza Università di Roma, nutrizionista Rai, Mediaset e La7, autrice dei bestsellers “Death by Medicine” -Axios Press; “La dieta non dieta” -Mondadori- e il recente “La dieta per la vita” -Longanesi, vanta una notevole attività di ricerca anche all’estero – fra le collaborazioni quella con il Kimmel Cancer Center della Thomas Jefferson University di Philadelphia. Proprio l’attività come oncologa e i suoi studi nel campo della biologia molecolare l’hanno portata a interessarsi di alimentazione come strumento per tutelare la salute

Colesterolo LDL: davvero un nemico da abbattere a ogni costo?

Indice

Per anni ci è stato ripetuto che il colesterolo LDL è “cattivo” e va abbassato a tutti i costi. Linee guida, campagne sanitarie e prescrizioni mediche si sono basate sull’idea che più il colesterolo scende, più riduciamo il rischio cardiovascolare. 

Ma cosa succede se invece di ragionare per ipotesi guardiamo ai fatti? Ecco che, d’un tratto, le regole cambiano e le certezze iniziano a scricchiolare.

Una crescente mole di ricerche focalizzate sulla popolazione over 60 – quella in cui il rischio di mortalità dovrebbe diventare più evidente – suggerisce una relazione molto più complessa, e addirittura invertita, tra i livelli di colesterolo LDL e l’aspettativa di vita, mettendo in discussione la validità dell’ipotesi del colesterolo come fattore di rischio universale.  

Non facciamo di tutta l’erba un fascio

Quasi tutte le raccomandazioni sul colesterolo derivano da studi su adulti di mezza età. Ma analizzando il rapporto tra colesterolo e mortalità negli individui di età superiore ai 60 anni, la correlazione tra LDL e mortalità si indebolisce, svanisce o addirittura si inverte, associandosi addirittura a una sopravvivenza maggiore. 

Dai 60 anni in poi, cioè, il colesterolo non si comporta più come un fattore di rischio ma sembra diventare un indicatore di resilienza e lunga vita. 

Lo studio AMORIS: 35 anni di dati che ribaltano il paradigma

Uno dei lavori più recenti è lo studio svedese AMORIS, condotto si 44.600 persone di 64-99 anni al momento dell’arruolamento, di cui 1.224 sono diventate centenarie. Metà dei partecipanti è stata seguita per più di 10 anni e il 13 percento per oltre 20. Gli individui più longevi non avevano il colesterolo basso ma, al contrario, moderatamente alto.

Chi presentava valori più elevati mostrava una maggiore probabilità di vivere a lungo, mentre chi aveva il colesterolo più basso aveva il 33 percento di probabilità in meno di diventare centenario. Risultati in aperto contrasto con le linee guida cliniche sui livelli di colesterolo, ma in perfetta coerenza con studi precedenti che dimostrano come livelli più alti siano spesso favorevoli alla longevità. 

Non un caso isolato: i dati si ripetono

Negli anziani – over 60, over 80 e centenari – avere un colesterolo LDL (il cosiddetto “cattivo”) alto si associa a una maggiore probabilità di vivere a lungo.

La revisione sistematica di Ravnskov 

Ravnskov e colleghi hanno analizzato 19 studi di coorte su 68.094 persone di età pari o superiore a 60 anni, ha fornito la prova più chiara di questo paradosso. I ricercatori hanno riscontrato un’associazione inversa tra mortalità per tutte le cause e livelli di LDL nel 92% dei partecipanti in cui questa associazione era stata registrata. Nei restanti casi, nessuna associazione.  

Anche per la mortalità cardiovascolare, nella maggior parte delle coorti analizzate (sette su nove) non è stata trovata alcuna correlazione con il colesterolo LDL; in due coorti, anzi, la mortalità cardiovascolare era più alta in chi aveva i valori di LDL più bassi.

Gli autori concludono: “Livelli elevati di LDL sono inversamente associati alla mortalità nella maggior parte delle persone di età superiore ai 60 anni. Questo risultato è incoerente con l’ipotesi del colesterolo (ovvero, che il colesterolo, in particolare l’LDL, sia intrinsecamente aterogenico). Poiché gli anziani con livelli elevati di LDL vivono altrettanto a lungo o addirittura più a lungo di quelli con livelli bassi di LDL, la nostra analisi fornisce motivo di mettere in discussione la validità dell’ ipotesi del colesterolo. Inoltre, il nostro studio fornisce il razionale per una rivalutazione delle linee guida che raccomandano la riduzione farmacologica del LDL negli anziani come strategia di prevenzione cardiovascolare.”

Lo studio Framingham  

Il celebre studio Framingham, durato oltre trent’anni, ha esaminato la relazione tra colesterolo e mortalità in un ampio gruppo di uomini e donne inizialmente sani. I risultati indicano che, sotto i 50 anni, livelli elevati di colesterolo si associano a una mortalità generale e cardiovascolare maggiore. Dopo i 50 anni, però, questa relazione scompare. Anzi, un calo dei livelli di colesterolo nei primi anni di follow-up è risultato associato a un aumento della mortalità negli anni successivi. 

In sintesi, il rischio legato al colesterolo cambia con l’età: ciò che può essere un fattore di rischio a 40 e 50 anni, può diventare un fattore protettivo a 70.

Esempi concreti nelle popolazioni longeve

Sardegna – Blue Zone

  • Nei nonagenari, chi aveva LDL ≥130 mg/dL viveva più a lungo rispetto a chi aveva valori più bassi.

Svezia – Studio AMORIS

  • Colesterolo totale più alto = più probabilità di arrivare a 100 anni.

Helsinki Birth Cohort

  • LDL più elevato in tarda mezza età = maggiore invecchiamento sano.
  • Chi assumeva farmaci ipolipidemizzanti aveva il 40% in meno di probabilità di invecchiare in salute.

Le funzioni protettive del colesterolo

Il colesterolo è una molecola essenziale per la vita, non solo un indicatore di rischio cardiovascolare. 

Svolge ruoli fondamentali in numerosi processi fisiologici:

  • Strutturale – È un componente chiave delle membrane cellulari: ne regola fluidità, stabilità e comunicazione.
  • Neuroprotettivo – È indispensabile per la formazione della mielina e per la funzione sinaptica.
  • Ormonale – È il precursore di tutti gli ormoni steroidei (cortisolo, aldosterone, estrogeni, progesterone, testosterone).
  • Vitamina D – Fornisce la base per la sintesi cutanea della vitamina D3 sotto l’azione dei raggi UVB.
  • Mitocondriale –contribuisce alla produzione del Coenzima Q10, cruciale per la produzione di energia e la difesa antiossidante.
  • Immunitario e detossificante – Le lipoproteine (LDL e HDL) legano e neutralizzano tossine liposolubili e componenti batteriche (LPS), riducendo infiammazione e carico tossico.
  • Riparativo – Favorisce la rigenerazione delle membrane cellulari e la riparazione dei tessuti dopo danno ossidativo o infiammatorio.

Il colesterolo è dunque molto più di un numero in un’analisi del sangue: è un alleato del sistema immunitario, un fattore di riparazione cellulare, una protezione contro infezioni, degenerazione e perfino alcune forme di cancro. 

Evitare gli estremi

Gli studi mostrano inoltre che:

  • Un LDL estremamente alto (es. >190 mg/dL) aumenta il rischio cardiovascolare in età avanzata.
  • UN LDL troppo basso (<70 mg/dL) aumenta la mortalità totale, il rischio di ictus e probabilmente di infezioni.

Una molecola necessaria

L’idea che il colesterolo LDL sia sempre dannoso è biologicamente infondata.

  • Non vale allo stesso modo a tutte le età.
  • Non è vero per chi ha più di 60 anni.
  • Le linee guida sono costruite su popolazioni più giovani.
  • Continuare ad abbassarlo  in età avanzata potrebbe essere inutile o perfino dannoso.

Un cambio di paradigma

Alla luce di questi dati, abbassare il colesterolo in prevenzione primaria dopo i 60 anni potrebbe non solo essere inutile, ma controproducente.
Il colesterolo non è il problema, è la risposta dell’organismo a un problema più profondo: infiammazione cronica, stress ossidativo, cattiva alimentazione, carenze nutrizionali.
La vera prevenzione non consiste nel sopprimere un numero, ma nel ripristinare l’equilibrio biologico che quel numero riflette.
Invecchiare in salute significa preservare energia, integrità cellulare e capacità di riparazione – tutte funzioni di cui il colesterolo è parte integrante.

È tempo di smettere di combatterlo e cominciare a comprenderlo per ciò che è: un segnale di riparazione, equilibrio e vitalità.

Fonti

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Rong S, Li B, Chen L, Sun Y, Du Y, Liu B, Robinson JG, Bao W. Association of Low-Density Lipoprotein Cholesterol Levels with More than 20-Year Risk of Cardiovascular and All-Cause Mortality in the General Population. J Am Heart Assoc. 2022 Aug 2;11(15):e023690. doi: 10.1161/JAHA.121.023690. Epub 2022 Jul 29.  

Ravnskov U, de Lorgeril M, Diamond DM, Hama R, Hamazaki T, et al. The LDL paradox: Higher LDLCholesterol is Associated with Greater Longevity. A Epidemiol Public Health. 2020; 3(1): 1040. 

Errigo A, Dore MP, Portoghese M, Pes GM. The Cholesterol Paradox in Long-Livers from a Sardinia Longevity Hot Spot (Blue Zone). Nutrients. 2025 Feb 21;17(5):765. doi: 10.3390/nu17050765.Benn M, Emanuelsson F, Tybjærg-Hansen A, Nordestgaard BG. Low LDL cholesterol and risk of bacterial and viral infections: observational and Mendelian randomization studies. Eur Heart J Open. 2025 Feb 3;5(1):oeaf009. doi: 10.1093/ehjopen/oeaf009.

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