Distano solo trenta chilometri dall’Arena i pendii nevosi che i veronesi frequentano nelle belle giornate invernali: si trovano nel Parco Naturale Regionale della Lessinia e si stendono lungo l’altopiano che dalla Val d’Adige raggiunge la Valle del Chiampo nel Vicentino, lambendo le più elevate montagne del Trentino che spuntano a settentrione dietro le cime imbiancate. Per arrivarci si può percorrere la SP6 che dal centro città si alza progressivamente fino ai 1.100 metri di Bosco Chiesanuova, considerato il centro amministrativo della Lessinia. In alternativa ci si può inerpicare fin lassù seguendo una delle due strade – tortuose ma assai panoramiche – che si staccano dalla valle dell’Adige, una da Sdruzzinà di Ala e l’altra da Peri; entrambe percorribili seppure con cautela da qualunque tipo di mezzo.
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In camper in Lessinia
Nonostante la giornata plumbea e la minaccia di neve, abbiamo deciso di raggiungere la Lessinia per il weekend, e per raggiungerla imbocchiamo la strada che parte da Ala. Quasi irreale è il silenzio che ci avvolge di buon mattino a Passo delle Fittanze della Sega: qui si erge un monumento dedicato ai Caduti di tutte le guerre, collocato simbolicamente dove oggi corre il confine tra Veneto e Trentino, un tempo tra Regno d’Italia e Impero asburgico. Una camminata di poco più di cinque chilometri – quasi tutti pianeggianti – conduce a Malga Lessinia e alle vicine trincee scavate durante la Prima Guerra Mondiale. Dal passo si può anche raggiungere a piedi la Malga Lavacchione, ma noi consigliamo la più breve escursione da Sega di Ala, dove è presente un campeggio.

Rientrati al camper, parcheggiato nel grande piazzale che all’occorrenza può fungere da base per la notte, proseguiamo l’esplorazione dell’altopiano tornando verso Villaggio San Michele per poi imboccare la SP12 fino a località Tommasi. Qui un parcheggio, comodo anche per un eventuale pernottamento, permette di dedicarsi alla passeggiata che porta al Passo di Rocca Pia, dove sono visibili le trincee che consentivano ai soldati italiani di controllare la Valle dell’Adige, e poi al Corno d’Aquilio.
La prima tappa è raggiungibile anche con la neve, visto che non si devono superare grandi dislivelli e il sentiero è ben segnalato; non così purtroppo la seconda, pertanto dobbiamo limitarci a visitare i camminamenti e i cunicoli in cui le guarnigioni si riparavano dalle pallottole nemiche e dai rigori dell’inverno.
Un ponte con il passato
Di nuovo in camper, partiamo alla volta di Sant’Anna d’Alfaedo, uno dei centri storicamente più frequentati per l’alpeggio dei bovini da latte e per la produzione di lastre di pietra utilizzate per la copertura dei tetti, come ancora oggi è possibile notare osservando la struttura delle abitazioni. Le preare, ovvero le cave più produttive della Lessinia, si trovano nel suo territorio e hanno permesso a molte famiglie di raggiungere un certo benessere, anche se oggi anche i tagliapietre sono stati costretti a fare i conti con la crisi economica.

Pochi chilometri più a sud si trova una delle più famose attrazioni del territorio, ovvero il Ponte di Veja, visitabile in ogni stagione e sempre impressionante: lasciato il camper all’ampio parcheggio dominato da un carrarmato americano Sherman, monumento dedicato ai carristi per onorare quanti non hanno più fatto ritorno dal fronte, imbocchiamo un breve sentiero che in pochi minuti ci porta davanti a una delle più incredibili meraviglie che la natura abbia prodotto da queste parti.
Si tratta di un arco di roccia naturale lungo più di quaranta metri, probabilmente formatosi dopo il crollo di una caverna carsica di cui costituiva l’architrave più resistente: a causa della sua conformazione è diventato rifugio e riparo di una nutrita comunità di uomini di Neanderthal, le cui inconfondibili tracce sono state rinvenute nelle grotte che si trovano nelle vicinanze e conservate presso il locale museo di paleontologia.
Puntiamo poi la prua del camper verso Bosco Chiesa-nuova, il centro più popoloso del comprensorio: qui facciamo una rapida visita al suo minuscolo centro storico, dominato dalla mole della chiesa intitolata ai santi Benedetto e Tommaso, diamo un’occhiata al vicino palazzetto del ghiaccio all’aperto e acquistiamo qualche assaggio dell’eccellenza gastronomica del territorio, in particolare il gustosissimo formaggio Monte Veronese.
Sci stretti e paleontologia
Ripartiamo alla volta di Malga San Giorgio, dove fino a qualche anno fa funzionavano ancora due impianti di risalita; oggi rimane il punto di partenza di un ampio circuito dedicato alla pratica dello sci da fondo. Prima di arrivare a destinazione, lungo la strada, dedichiamo una breve sosta alla visita della cosiddetta Giassara del Grietz, costruzione circolare di metà Ottocento adibita in passato alla conservazione del ghiaccio.

Il tempo di affrontare qualche tornante ed eccoci ai 1.500 metri di Malga San Giorgio, per antonomasia la montagna dei veronesi. Oggi si sale fin qui per dedicarsi al fondo (oltre trenta chilometri di piste di ogni difficoltà) o per scendere dai morbidi declivi con bob e slittini. Ma si può anche fare qualche bella escursione nella neve sia con gli scarponi ai piedi, salendo lungo il sentiero pianeggiante che conduce a Malga Malera, che indossando le ciaspole, imboccando uno dei tanti percorsi creati accanto alle piste da fondo che portano verso le malghe circostanti.
Una manciata di chilometri a sud ecco la Conca dei Parpari, dove si trovano lo stadio del fondo, tre anelli da cinque, sette e dieci chilometri a disposizione di tutti gli appassionati degli sci stretti, e un’area di sosta non usufruibile d’inverno. Ci si può comunque fermare nell’ampio parcheggio che si trova all’ingresso delle piste nei pressi del monumento ai caduti.
A Camposilvano si trova invece il Museo Geopaleontologico: oltre alle sale espositive si può visitare il famoso covolo, una caverna abitata fin dall’epoca preistorica profonda oltre ottanta metri. L’ultima tappa prima di fare rientro alla base, serbando negli occhi le immagini di una montagna che ha scelto di rimanere fedele a sé stessa senza cedere a compromessi.
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