Come recita il sito istituzionale, in Spagna il modo migliore per iniziare una giornata è far colazione con pane croccante farcito con pomodoro, olio e fette di jamón iberico della migliore qualità. C’è solo l’imbarazzo della scelta tra le varie denominazioni di prosciutti diversi per provenienza, lavorazione e stagionatura; ma al contrario di altre zone, nell’Estremadura la produzione di questi salumi deriva da animali allevati allo stato brado.
Ed è qui che il maiale a zampa nera (pata negra), pascolando liberamente tra i rilievi collinari ricoperti da boschi (dehesa), si nutre delle ghiande di querce, cibo che caratterizza fortemente un prodotto la cui denominazione d’origine diviene per l’appunto Dehesa de Extremadura. L’offerta gastronomica di questa regione non è legata esclusivamente al prosciutto ma anche alla tradizionale Torta del Casar, l’intenso e cremoso formaggio di pecora da consumare, come aperitivo o dessert, spalmato sul pane e accompagnato da un buon bicchiere di vino.

Montánchez
È tempo di passare dalle parole ai fatti e verificare se quanto abbiamo detto corrisponde al vero: ci rechiamo quindi nella cittadina di Montánchez, una cinquantina di chilometri a sud di Cáceres. Per raggiungere i suoi 700 metri d’altitudine percorriamo il caratteristico territorio montuoso della Sierra, su cui vegetano alberi da sughero e querce tra le quali non è difficile individuare le sagome scure dei maiali al pascolo.
Consigliamo di visitare Casa Bautista, uno dei principali produttori locali (è in attività dal 1925), dove degustare in un sol colpo le migliori categorie del jamón iberico de bellota (la ghianda), spalmare sul pane la Torta del Casar e completare il test con un pregiato vino rosso.

Un buon digestivo è rappresentato dalla lunga passeggiata in salita che si effettua per raggiungere il culmine dell’altura, occupato dal castello costruito su preesistenze romane e passato all’Ordine di Santiago nel 1230 dopo che Alfonso IX lo tolse ai musulmani. Siamo sul cosiddetto Balcone dell’Estremadura, da dove lo sguardo si perde sulla pianura intorno a Cáceres, sul fiume Guadiana e lungo la catena montuosa di Toledo.
Il paesaggio della regione è caratterizzato da un alternarsi di montagne, pianure, ampi pascoli, terreni coltivati, estese macchie arboree e da una bassa densità di popolazione; l’intero territorio sembrerebbe arido mentre è ricco di acque che scorrono nel sottosuolo e quando emergono in superficie diventano rifugio per l’avifauna.
In particolare le province di Cáceres e Badajoz sono meta preferita per il birdwatching, grazie alla presenza di centinaia di specie di uccelli che riposano durante le rotte migratorie o si fermano per nidificare. Il periodo migliore per gli avvistamenti è la primavera, quando fioriscono anche i ciliegi che vestono di bianco l’intera Valle del Jerte, a nord di Plasencia.
Leggi anche: “10 cose + 1 da vedere e da fare a Siviglia”

Cáceres, in visita al Rinascimento spagnolo
Il viaggio in Estremadura, affascinante territorio immerso nel silenzio della natura, non può riguardare solo la gastronomia locale poiché non dobbiamo dimenticare di essere in presenza di luoghi iscritti dall’Unesco nell’elenco dei patrimoni dell’umanità; tra questi non possiamo mancare una visita alla città di Cáceres.
L’area sulla quale sorge fu abitata già in epoca preistorica, come testimoniano i resti umani rinvenuti presso una cava nella grotta di Maltravieso: qui interventi successivi rivelarono anche la presenza di una serie di punti e di numerose impronte di mani sulla roccia. Resti di un’arte rupestre non più visibile in loco poiché, per ragioni di sicurezza, l’accesso non è consentito al pubblico che può comunque osservare i reperti presso il museo locale.

Nel corso dei secoli, così come per tante altre comunità, la città fu occupata da popolazioni celtiche, poi dai legionari romani e, con alterne vicende, dagli Arabi. Fu questo avvicendamento di poteri a dare vita alle emergenze architettoniche che ancora oggi possiamo ammirare e che proseguì nel Medioevo con i palazzi edificati intorno alle chiese e alla sinagoga.
Oggi Cáceres è sede di un’importante università, frequentata anche da studenti italiani del progetto Erasmus; cominciamo la visita attraverso le strette stradine fitte di negozi – tra i quali non mancano le rivendite di prosciutto – per giungere nella vasta Plaza Mayor, una delle più grandi di Spagna, costruita nel XII secolo per ospitare l’affollata fiera annuale e il mercato che si svolgeva all’ombra dei portici che la contornano; vi affaccia l’ottocentesco palazzo municipale, alla destra del quale si apre un ampio spazio un tempo occupato da una delle porte romane di accesso.

Il centro storico, la Ciudad Monumental
È ora di addentrarci nella Ciudad Monumental (il centro storico) e imboccando l’ampia scalinata protetta dalla Torre de Bujaco – una fortificazione araba del XII secolo – attraversiamo il quattrocentesco Arco de la Estrella superando così l’antica cinta muraria almohade i cui camminamenti offrono una vista panoramica sulla piazza. La strada lastricata ci conduce direttamente di fronte alla gotica e scenografica concattedrale di Santa María, nella piazza omonima.
In un angolo è situata la grande scultura moderna di San Pedro de Alcántara, oggetto delle attenzioni dei fedeli che hanno consumato le dita dei piedi della scultura per la consuetudine di baciarli e toccarli (come accade nella basilica papale in Vaticano al duecentesco bronzo di San Pietro in cattedra). All’interno delle tre navate sono da notare i bassorilievi lignei sulla pala d’altare, l’immagine del Cristo Negro, le cappelle nobiliari e il museo d’arte sacra.

I tre palazzi di Cáceres
Tornati all’aperto ci rendiamo conto di essere contornati da tre imponenti edifici, architetture che come in tutto il centro storico hanno conservato la struttura originaria, caratterizzata dalla pietra a vista che assume un colore sempre più caldo al calar del sole.
Di fronte abbiamo il Palacio Episcopal, dal grande portale bugnato incorniciato da colonne; sulla destra la Casa de los Ovando con il portale sormontato da un grosso medaglione araldico di pietra, e da un affresco ormai scolorito nel quale s’intravede l’immagine di un’aquila; più avanti il cinquecentesco Palacio de Carvajal, affiancato da una torre araba a pianta circolare abbandonata dopo un incendio: restaurata nel XX secolo è la sede attuale dell’ente del turismo.
Il nostro girovagare in quest’atmosfera d’altri tempi è accompagnato da un silenzio quasi irreale mentre osserviamo le complesse elaborazioni di elementi gotici, rinascimentali e platereschi che ornano il Palacio de los Golfines de Abajo, che ospitava i re e i principi cattolici durante le loro visite, o gli svettanti campanili bianchi che racchiudono l’alta facciata della chiesa di San Francisco Javier in Plaza de San Jorge.
Nelle immediate vicinanze troviamo la casa, costruita nel XV secolo sulle rovine dell’antico alcázar, detta delle Veletas, ossia dei pinnacoli che proprio come banderuole s’innalzano sul prospetto barocco. Le sale ospitano il museo cittadino, con reperti archeologici ed etnografici riferiti al territorio; ma forse l’ambiente più scenografico è rappresentato dall’antica cisterna araba situata sotto il piano stradale, le cui arcate ancora si specchiano nell’acqua.
Leggi anche: “10 cose + 1 da vedere a Valencia, la città delle arti e delle scienze”

Mérida: una piccola Roma iberica
Una settantina di chilometri a sud di Cáceres ci accoglie Mérida, voluta dall’imperatore Augusto e fondata dai veterani romani nel 25 avanti Cristo – il nome che scelsero, Emerita Augusta, non lascia spazio ad altre interpretazioni – per accogliere e premiare con proprietà terriere i soldati che lasciavano la vita militare.
Ogni angolo della città è pervaso da antiche testimonianze, spesso inglobate nelle abitazioni civili ma fortunatamente lasciate in vista. In pieno centro troviamo l’Arco di Traiano – che sembra emergere dal fondo stradale con i suoi quindici metri di altezza e nove di larghezza – e l’imponente Tempio di Diana, coronato da colonne di granito in stile corinzio.
Poco distante è il ponte di pietra lungo quasi 800 metri, odierno testimone dell’ingegneria romana che con i suoi sessanta archi ancora scavalca il fiume Guadiana; un viadotto divenuto pedonale in seguito alla costruzione del moderno Ponte Lusitania, opera dell’architetto Santiago Calatrava.

L’area archeologica di Mérida
Ma le maggiori emozioni ci vengono regalate quando, ormai integrata nel tessuto cittadino, ci addentriamo nell’area archeologica dove sono stati portati alla luce i monumenti più importanti dell’antichità. Raggiungiamo il teatro – il più grande di Spagna tra quelli di epoca romana – fatto costruire nel 16-15 avanti Cristo da Agrippa a ridosso della cinta muraria: le sue gradinate a semicerchio potevano contenere circa seimila spettatori suddivisi in tre settori.
La scena si apriva su un fronte lungo cinquantotto metri, scandito da un doppio ordine di colonne sovrapposte tra le quali erano posizionate sculture di divinità. Accanto al teatro sorge l’anfiteatro, anch’esso in buono stato di conservazione, che nelle sue tribune poteva accogliere quattordicimila persone per assistere alle lotte fra gladiatori e bestie feroci. Oggi in questi spazi sono proposte manifestazioni culturali, tra cui l’importante Festival Internacional de Teatro Clásico.

Abbandoniamo queste maestose vestigia con la sensazione di aver fatto una passeggiata nella storia, nel cuore della Città Eterna, pur sommersi dal vociare dei visitatori: è il loro inconfondibile idioma iberico a riportarci alla realtà di Mérida, capoluogo di quella Comunidad Autónoma de Extremadura che ci accingiamo a lasciare per riprendere la via di casa.
————————————————————————–
Vuoi fare un giro nell’entroterra spagnolo? Ecco il nostro itinerario per andare a vedere le gru alla Riserva naturale di Gallocanta.














