5 libri sul Grande Nord da leggere prima di partire

Ecco cinque libri che non devono mancare nella biblioteca dell’appassionato di viaggi nei luoghi freddi, a nord e a sud del mondo
libri grande nord

Questi sono i cinque libri che secondo noi non possono mancare nella vostra biblioteca del Grande Nord. Con l’aggiunta di una citazione che potrebbe farvi venire voglia di leggerli.

Perché il Grande Nord – ma anche il Grande Sud – esercita un fascino magnetico su noi viaggiatori. Ogni camperista non vede l’ora di volgere le ruote verso Capo Nord. O magari di raggiungere con una nave l’Islanda per una scorribanda in quella splendida isola

1. Endurance, Alfred Lansing

L’idea era già impegnativa: attraversare l’Antartide a piedi nel 1915. L’Antartide Shackleton e i suoi ventisette uomini non lo attraversarono ma fecero molto di più: 10 mesi intrappolati nel pack sulla nave, altri 5 accampati sul ghiaccio dopo che questa fu frantumata, 7 giorni di navigazione su tre scialuppe a -20 gradi verso l’inospitale isola Elephant, 1.500 chilometri nel tempestoso Canale di Drake su una scialuppa di 7 metri e infine 36 ore di marcia fra i picchi ghiacciati e inesplorati della Georgia del Sud. E Shackleton riuscì avventurosamente a portare in salvo tutti i membri dell’equipaggio. Una lettura appassionante che ti fa sentire piccolo rispetto all’audacia, alla perseveranza e al coraggio di questi uomini.

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“Per organizzare un lavoro congiunto di tipo scientifico e geografico, datemi Scott; per un viaggio d’inverno, Wilson; per una capatina al Polo e nient’altro, Amundsen; ma se mi trovo in un dannato buco e voglio uscirne, datemi Shackleton tutte le volte”.

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2. Nelle terre estreme, Jon Krakauer

C’è un ragazzo, un uomo ormai, seduto davanti a un vecchio autobus verde. Il viso smunto esprime quella serenità che non puoi spiegare se non la raggiungi. Pochi giorni dopo morirà.

1990, Chris McCandless, studente brillante, termina gli studi, molla tutto e inizia a viaggiare nell’ovest degli Stati Uniti alla ricerca della libertà nel contatto con la natura incontaminata. Giunge infine in Alaska dove, senza attrezzature e senza preparazione, s’inoltra nei territori selvaggi. Un fucile per procurarsi da mangiare, un autobus abbandonato (soprannominato Magic Bus) come rifugio. 112 giorni dopo muore e il suo corpo viene ritrovato da alcuni cacciatori vicino alle pagine di un diario, con i suoi ultimi pensieri.

Con la consueta abilità narrativa e investigativa Jon Krakauer ripercorre le tappe di Chris in un’indagine profonda delle scelte, gli errori, le motivazioni che hanno condotto un sognatore alla ricerca di uno stato di purezza assoluta a contatto con una natura incontaminata.

nelle terre estreme

“C’è tanta gente infelice che tuttavia non prende l’iniziativa di cambiare la propria situazione perché è condizionata dalla sicurezza, dal conformismo, dal tradizionalismo, tutte cose che sembrano assicurare la pace dello spirito, ma in realtà per l’animo avventuroso di un uomo non esiste nulla di più devastante di un futuro certo”.

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3. Ali sul Polo, Umberto Nobile

In questo volume il generale Umberto Nobile, che a bordo dei dirigibili Norge e Italia fu protagonista di pagine memorabili della storia dell’aviazione, racconta i tentativi di conquista del Polo dall’aria: dall’impresa in mongolfiera di Salomon August Andrée nel 1897, ai primi aeroplani nelle regioni artiche, fino alla tragedia del dirigibile Italia nel 1928, costruito e comandato proprio da Nobile e che diede il via alla prima spedizione internazionale di soccorso nella zona del Polo Nord.

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“Quando nel 1924 venne in Italia Amundsen, il norvegese, lui non era un tecnico, era semplicemente un esploratore che aveva scoperto il Polo Sud e voleva arrivare anche al Polo Nord. Questa era tutta la sua ambizione; a lui non premeva il come arrivarci ma arrivarci, essere trasportato lì. Lui pressappoco mi ha considerato un taxista, uno che possiede un taxi, al quale si dice: “Portami all’Opera”. E io l’ho accompagnato all’Opera. Pressappoco questo è stato”.

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4. La spedizione della Fram, Davide Sapienza

Fino alla fine dell’800 il problema era ancora insoluto: l’Artico era mare ghiacciato o terra ricoperta di ghiaccio? Il norvegese Fridtjof Nansen scommise sulla prima ipotesi e, sulla base di relitti siberiani trovati fra i ghiacci groenlandesi, concepì un progetto folle: costruire una nave resistentissima che facendosi intrappolare dai ghiacci fosse portata dalla deriva verso o forse addirittura fino al Polo Nord. Poi procedere a piedi, mentre la nave avrebbe proseguito fino a essere liberata dai ghiacci. La nave era la Fram, avanti in norvegese: avanti perché era un’impresa senza vie di fuga.

L’impresa

E così partirono il 24 giugno 1893 per essere intrappolati nel settembre dello stesso anno. il 14 marzo 1895 Nansen e Johansen iniziarono la marcia verso il Polo con slitte, sci e kayak, trovando condizioni meteorologiche pessime e arrivando il 7 aprile a 86°14’ N, la latitudine più elevata mai raggiunta. Il 28 agosto si accamparono sulla Terra di Francesco Giuseppe trascorrendo un inverno nella notte artica, cibandosi di orsi e trichechi. Fra altre vicissitudine tornarono quindi in Norvegia il 20 agosto 1896. La Fram fu utilizzata in seguito da Amundsen per raggiungere l’Antartide per la conquista del Polo Sud e fa ora bella mostra di se nell’omonimo museo a Oslo. Nansen fu poi diplomatico e Premio Nobel per la pace nel 1922.

la spedizione della fram

“Domenica 14 ottobre. Ancora la stessa bufera. Sto leggendo la storia delle interminabili sofferenze patite dai primi esploratori artici per ogni grado e ogni minuto della loro rotta verso nord. Mi fa quasi provare una sensazione di disprezzo per noi qui seduti su comodi divani caldi dove si passa il tempo a scrivere, leggere, fumare e sognare mentre la tempesta strappa e tira il cordame sopra di noi, e con il mare che è una grande massa di neve sferzante attraverso il quale, grado dopo grado, veniamo portati verso nord diretti alla meta per la quale i nostri predecessori hanno lottato consumandosi invano di fatica. E tuttavia… Cala il sole, viene la notte”.

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5. Il richiamo della foresta, Jack London

Uno dei libri per eccellenza sul Grande Nord. Un tempo era un classico per bambini e invece è un libro crudo, a tratti brutale, che assorbe e si legge tutto d’un fiato. Il cane Buck dalla tranquilla esistenza californiana alla dura e selvaggia vita nelle terre del nord durante la corsa all’ora del Klondike. Una riscoperta progressiva della propria natura che lo libera dalle convenzioni e dalle pastoie della civiltà e lo riconsegna a una vita libera e selvaggia.

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“Questo primo furto mise in evidenza che Buck era capace di sopravvivere nell’ostile ambiente del Nord: mise in rilievo la sua capacità di adattamento alle mutevoli condizioni, la cui mancanza avrebbe significato morte pronta e terribile. Nello stesso tempo segnò la decadenza o addirittura lo sfacelo delle sue qualità morali, vano ingombro nella selvaggia lotta per l’esistenza. Nel Sud, sotto la legge dell’amore e dell’amicizia, il rispetto della proprietà privata e dei sentimenti personali erano buone cose; ma nel Nord, sotto la legge del bastone e della zanna, chi avesse dato importanza ad esse sarebbe stato un pazzo, e finché le avesse osservate avrebbe avuto ben pochi vantaggi”.

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