Ben attrezzato per il turismo all’aria aperta con una fitta rete di campeggi e aree di sosta, il quarto lago italiano per dimensione sta vivendo una nuova rinascita in chiave turistica
Indice dell'itinerario

Per visitare il San Gottardo molti percorrono il tunnel autostradale che lo sottopassa, altri lo sorpassano a 2.108 metri da Airolo per ridiscendere ad Andermatt e dirigersi verso il Lago di Lucerna. Noi l’abbiamo visitato da tutti i lati compiendo 4 itinerari in trekking.

Il Reno attraversa la Germania e sfocia nel Mare del Nord, il Rodano solca la Francia e si getta nel Mediterraneo, il Ticino confluisce nel Po e le sue acque arrivano nell’A­driatico. Eppure questi grandi fiumi sgorgano a pochissima distanza fra loro, in un raggio di appena quattordici chilo­metri intorno al San Gottardo. Non si fatica a immaginare come quest’angolo delle Alpi svizzere costituisca un nodo idrografico così importante: il merito è di ghiacciai ancora imponenti e di un’eccezionale ricchezza delle acque, e ovunque si ammirano cascate, sorgenti, laghi, nevai.

Ma ci sono anche gli antichi paesi Walser dell’Obergoms, l’incontro con le culture di quattro cantoni (Ticino, Vallese, Uri, Grigioni) in cui si parlano quattro lingue diverse (ita­liano, francese, tedesco, romancio). E poi la storica ferrovia a vapore del Furka, facili sentieri ben segnalati, bellissime strade che scavalcano i cinque colli della zona, tutti oltre i 2.000 metri: i panorami emozionanti sono assicurati per tutti, camminatori e sedentari, adulti e bambini.

Tra San Gottardo, Oberalppass e sorgenti del Reno

Dall’Italia si risale il corso del Ticino percorrendo la Val Leventina fino ad Airolo. Qui si evita il tunnel autostradale per salire con una comoda strada al Passo del San Gottardo (2.108 m). Al colle sale da Airolo anche l’antico tracciato a tornanti utilizzato ora dai ciclisti e dalle carrozze a cavalli che fanno rivivere ai turisti le sensazioni – e le angosce – dei viaggiatori del Settecento e dell’Ottocento; Goethe valicò tre volte il San Gottardo nei suoi viaggi verso l’Italia. Gli edifici dell’ospizio hanno mantenuto il ruolo di ospitalità per i viaggiatori con un rifugio-ostello, un ristorante, due alberghi, ma anche un interessante museo dedicato alla storia dei transiti attraverso il colle (da notare lo schema delle corse delle diligenze, redatto con elvetica precisio­ne). Sul colle si può percorrere a piedi l’antica via selciata che transita in modo scenografico sull’istmo fra due laghi.

Poi, tornati alla guida, si scende nella stretta valle della Reuss, sul versante del Canton Uri, fino a Hospental – con i suoi vecchi alberghetti – e ad Andermatt (1.447 m). Nella bella cittadina c’è un museo etnografico (Talmuseum Ursern) allestito in un edificio del Settecento perfettamente conser­vato. Da qui è d’obbligo una breve digressione – in camper o con il trenino – all’Oberalppass (o Cuolm d’Ursera in romancio), il colle tra i cantoni di Uri e dei Grigioni, per la prima escursione a una sorgente. A piedi, appena superato il valico (2.044 m), si prende sulla destra il sentiero che si abbassa fra i pascoli, poi va a lungo in mezza costa verso sud offrendo ampi panorami sulla valle del neonato Reno, si alza con alcune svolte, procede in diagonale e con una serie di tornanti sale alla conca del Lai da Tuma (2.345 m, un’ora e mezzo), il bel laghetto da cui nasce il Reno.

Ridiscesi all’Oberalppass (un’ora e un quarto) si torna ad Andermatt e si prosegue verso il Furkapass: la strada percorre l’ampio fondovalle di prati e cascine fino a Realp, poi si alza con lunghi tornanti sul ripido pendio di pascoli, infine con un panoramico tratto in quota arriva al Furka­pass (2.431 m), il colle che si apre sul Vallese.

Il Furkapass e il ghiacciaio del Rodano

Si parcheggia al passo per proseguire a piedi sul sentiero che si alza in diagonale verso ovest (indicazione Belvedere, settanta minuti) poi va in piano a mezza costa con magnifici panorami sulla valle del Rodano, sulle nevi perenni e sulle cime del Vallese, fino ad affacciarsi sul Rhonegletscher. Salendo a destra il panorama si apre su tutto il ghiacciaio, imponente e spettacolare. Ma è anche uno di quelli che più ha sofferto per l’aumento delle temperature del pianeta: lo si nota dal colore delle rocce dove arrivava il ghiaccio fino a pochi decenni fa, occupando tutta la conca ora costellata di laghetti dove scorre il neonato Rodano. In basso si notano anche i teli di plastica bianca che difendono dal calore la storica “grotta di ghiaccio”, meta di visitatori fin dal 1870.

Il sentiero che scende sul crinale della morena porta all’albergo Belvedere e al chiosco che dà accesso – a paga­mento – alla grotta e alla conca di rocce lisciate dall’azione del ghiacciaio. Il ritorno al Furkapass si può fare a piedi lungo i due chilometri di strada, oppure con il bus postale o l’autostop.

Tornati alla guida si ripercorre la stessa strada che scende a tornanti e prosegue sul versante opposto, con un bellissimo colpo d’occhio sul pendio solcato dalle cascate del Rodano: un secolo fa tutta la conca era occupata dal ghiacciaio che scendeva fino alla piana di Gletsch (1.757 m), minuscolo centro turistico nato nel 1860 a pochi passi dal fronte glaciale.

Il Grimselpass e il trenino del Furka

A Gletsch inizia la breve digressione sulla strada che sale al lago del Grimselpass (2.165 m), porta di accesso all’Oberland Bernese. Con piccoli veicoli o in bici si può proseguire sulla strada per l’Oberaarsee: è a senso unico, con fasce orarie per percorrerla in un senso o nell’altro, e con sei chilometri di mezza costa arriva al grande bacino artificiale. A piedi si percorre il coronamento della diga, poi il sentiero che costeggia il lago con lievi saliscendi e sale dolcemente all’Oberaar Gletscher (fra andata e ritorno sono tre ore di cammino senza fatica).

Una gita ancora più panoramica parte dal Grimselpass: si percorre a piedi per 300 metri la stessa stradina e si prende a sinistra il sentiero che risale il pendio con vista su due immensi laghi artificiali (Grimselsee e Räterichs-see), poi prosegue sulla cresta nord-orientale del Sidelhorn fino a raggiungerne la vetta (2.764 m, due ore di salita), che offre un panorama a trecentosessanta gradi sul paesaggio circostante.

Ridiscesi a Gletsch è d’obbligo una sosta per fotografare gli antichi alberghi e il passaggio del trenino a vapore che collega Oberwald a Realp: per farci un viaggio si deve prenotare i posti con grande anticipo, ma sul posto si possono trovare i biglietti (più economici) per il treno d’epoca trainato da un locomotore diesel che fa servizio tra Oberwald e Gletsch dal venerdì alla domenica. In tal caso conviene proseguire fi no a Oberwald, risalire con il trenino diesel fi no a Gletsch (è possibile trasportare le bici), quindi tornare a Oberwald in bus, in bici oppure a piedi.

Il sentiero si stacca dalla strada subito dopo il tornante, sta sulla sinistra orografi ca prima vicino allo spumeggiante torrente, poi alto in mezza costa, quindi scende ripido a un ponte di legno da cui prosegue sulla destra del Rodano, tocca la cappella di San Nicolao e scende nella piana di Oberwald dove attraversa il fi ume, due suoi affl uenti e il bosco che circonda il paese.

Il Passo della Novena e le sorgenti del Ticino

Da Oberwald si percorre per quattro chilometri l’ampio fondovalle dell’Obergoms fino a Ulrichen, dove si svolta sulla strada che risale il vallone di Aegina, bell’esempio di valle glaciale sospesa. Si raggiunge così il Nufenenpass o Passo della Novena (2.478 m): il colle infatti riporta in Canton Ticino e alla lingua italiana.

La strada carrozzabile transita un poco più in alto del colle: una traccia si abbassa verso sud e conduce ai 2.440 metri del vero valico, dove transita l’antica via pedonale. Qui si può dividere l’equipaggio: chi preferisce guidare scende fi no alla piana dell’Alpe Cruina (2.003 m), mentre chi vuole camminare percorre il sentiero lungo il vallone raggiungendo l’insieme di ruscelli che costituiscono l’area delle sorgenti del Ticino (2.150 m). Con precisione svizzera il cippo di pietra ci fa notare che non si tratta di un’unica vena d’acqua! Una salita alternativa segue brevemente il sentiero che dall’Alpe Cruina risale sulla destra orografi ca il neonato Ticino.

Ora non resta che seguire il corso del Ticino sulla strada della Val Bedretto, chiudendo ad Airolo l’anello stradale in questo straordinario angolo delle Alpi.

Citiamo le fonti

Le escursioni alle sorgenti sono state risegnalate nel 2011 durante la realizzazione del Sentiero delle quattro sorgenti nel Massiccio del San Gottardo (Chemin des quatre sources in francese, Vier-Quellen-Weg in tedesco), un trekking che tocca le sorgenti di Reno, Reuss, Ticino e Rodano.

L’itinerario inizia all’Oberalppass e in cinque giorni di cammino conduce al ghiacciaio del Rodano formando un semianello che si chiude utiliz­zando il bus postale per Andermatt e un trenino. Il tracciato è descritto nella guida Sentiero delle quattro sorgenti (29 franchi), corredata da estratti della Carta Nazionale Svizzera in scala 1:50.000 e reperibile nel Canton Ticino.

Il Parco paesaggistico della Valle di Binn

Chi cerca antichi villaggi e testimonianze di cultura alpina, prima di salire al Passo di Novena può percorrere l’ampio fondovalle tra i paesi Walser dell’Obergoms: Ulrichen, Geschinen, Münster, Reckingen, Gluringen, Grafschaft, Blitzingen e Niederwald. Questi due ultimi villaggi fanno parte del parco paesaggistico della Binntal, che comprende anche Grengiols e Bister nella valle principale, e due località splendide che meritano una breve digressione.

Prima di entrare a Lax si gira a sinistra per superare il Rodano e risalire al bel nucleo di Ernen dove la strada si biforca: un ramo in piano termina a Mühlebach, minuscolo villaggio che conserva molte case di legno: le targhe sugli edifici e un opuscolo in tedesco permettono di individuare gli edifici più antichi. L’altro ramo passa una galleria e arriva a Binn. Anche qui case tradizionali, un ponte di pietra, la chiesa in cima a un dosso, lo sfondo dei ghiacciai. La strada risale la verdissima valle che dà il nome al parco paesaggistico toccando un campeggio e arriva a Fäld, villaggetto restaurato ad arte.

Per salire in quota si prosegue a piedi sulla mulattiera nel bosco, e nei pascoli di Brunnebiel si percorre per due chilometri la pista sterrata; quindi si prende a destra il sentiero che sale alla conca di Blatt tra laghetti, torbiere, piccole cascate. Su passerelle o lastre di pietra si attraversano le zone umide della piana e si sale alla Binntalhütte. Pochi passi separano il rifugio dall’Albrunpass o Bocchetta d’Arbola, un valico già utilizzato da Celti e Romani.

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