Il diabete mellito di tipo 2, detto anche diabete dell’adulto, rappresenta il 90% dei casi di diabete ed è una malattia diversa – per cause, età d’insorgenza, sintomi, cure e prevenzione – da quello di tipo 1, detto anche diabete giovanile (che rappresenta il 10% dei casi). Il diabete è una condizione caratterizzata da elevati livelli di glucosio nel sangue ed è dovuta a un’alterazione della quantità o del funzionamento dell’insulina. In Italia affligge il 6% della popolazione, cioè circa 3.5 milioni di persone. Si stima, tuttavia, che vi siano circa un milione e mezzo d’individui che hanno la malattia senza ancora saperlo. Nel 2021 l’International Diabetes Federation (IDF) ha calcolato che oltre 530 milioni di persone nel mondo tra 20 e 79 anni sono diabetiche.
LA MALATTIA DELLE CATTIVE ABITUDINI
Trattandosi di una malattia fortemente correlata a sovrappeso e obesità, dieta scorretta, sedentarietà e condizioni socioeconomiche svantaggiate, il diabete di tipo 2 è, in larghissima parte, prevenibile intervenendo sullo stile di vita, in particolare su alimentazione e attività fisica. In questo contesto si inserisce un importante studio australiano, dell’Università di Adelaide, che evidenzia come distribuire le calorie nella prima parte della giornata sia un metodo molto efficace per controllare i valori di glucosio nel sangue e ridurre il rischio di diabete. Più efficace della classica dieta prescritta a ogni diabetico.
DIGIUNO A TEMPO LIMITATO PER TRE GIORNI A SETTIMANA
Per capirlo i ricercatori hanno reclutato 209 partecipanti con prediabete e li hanno divisi in due gruppi: uno ha seguito una dieta a forte restrizione calorica (<800 kcal/die) mangiando esclusivamente tra le 8:00 e le 12:00 per tre giorni non consecutivi a settimana e mangiando invece liberamente negli altri 4 giorni; un altro gruppo ha seguito una dieta con restrizione calorica del 30% tutti i giorni. Dopo sei mesi, i risultati in termini di perdita peso erano comparabili per entrambi i gruppi. Ma, rispetto a quelli che avevano seguito la dieta ipocalorica giornaliera, chi aveva digiunato 3 volte a settimana ha mostrato una maggiore tolleranza al glucosio, una migliore sensibilità all’insulina e una maggiore riduzione dei lipidi nel sangue.
L’ORARIO DEI PASTI FA LA DIFFERENZA
Trova così ulteriore conferma che al fine di preservare lo stato generale di salute non conti solo cosa e quanto si mangi, ma anche quando: i benefici di una dieta ipocalorica sono, infatti, rafforzati dal controllo dell’orario dei pasti. Ricordiamo che vi sono diverse possibilità per allungare la finestra di digiuno: una delle tecniche più semplici è cenare presto, ad esempio intorno alle 19.00 e approfittare delle ore di sonno per non toccare cibo fino alle 8.00 del mattino successivo, avendo così incamerato ben 13 ore di digiuno. Chi invece non riesce a cenare presto può trarre beneficio dal posticipare la colazione il giorno dopo.
Dr.ssa Debora Rasio
Medico, specialista in oncologia medica, ricercatrice presso la Sapienza Università di Roma, nutrizionista Rai, Mediaset e La7, autrice dei bestsellers “Death by Medicine” -Axios Press; “La dieta non dieta” -Mondadori- e il recente “La dieta per la vita” -Longanesi, vanta una notevole attività di ricerca anche all’estero – fra le collaborazioni quella con il Kimmel Cancer Center della Thomas Jefferson University di Philadelphia. Proprio l’attività come oncologa e i suoi studi nel campo della biologia molecolare l’hanno portata a interessarsi di alimentazione come strumento per tutelare la salute.
FONTE: Xiao Tong Teong, Kai Liu, Andrew D. Vincent, Julien Bensalem, Bo Liu, Kathryn J. Hattersley, Lijun Zhao, Christine Feinle-Bisset, Timothy J. Sargeant, Gary A. Wittert, Amy T. Hutchison, Leonie K. Heilbronn. Intermittent fasting plus early time-restricted eating versus calorie restriction and standard care in adults at risk of type 2 diabetes: a randomized controlled trial. Nature Medicine, 2023; DOI: 10.1038/s41591-023-02287-7