Dott.sa Debora Rasio

Medico, specialista in oncologia medica, ricercatrice presso la Sapienza Università di Roma, nutrizionista Rai, Mediaset e La7, autrice dei bestsellers “Death by Medicine” -Axios Press; “La dieta non dieta” -Mondadori- e il recente “La dieta per la vita” -Longanesi, vanta una notevole attività di ricerca anche all’estero – fra le collaborazioni quella con il Kimmel Cancer Center della Thomas Jefferson University di Philadelphia. Proprio l’attività come oncologa e i suoi studi nel campo della biologia molecolare l’hanno portata a interessarsi di alimentazione come strumento per tutelare la salute

Un verme ci spiega perché è così difficile dimagrire

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Chi ha mai provato a seguire una dieta, sa quanto sia frustrante vedere il peso diminuire sempre più lentamente con il passare del tempo. Questo fenomeno, comune a molti animali, ha trovato una possibile spiegazione grazie a uno studio condotto sul verme C. elegans (https://www.nature.com/articles/s41467-024-51077-3 ). 

La molecola del digiuno: un messaggero inaspettato

Il C. elegans è molto utilizzato nella ricerca per la facilità con cui può essere studiato in laboratorio. Anche se è molto diverso dagli esseri umani, condivide con noi molti meccanismi biologici di base, rendendo il suo studio rilevante anche per la comprensione della nostra fisiologia. 

In particolare, il sistema nervoso centrale gioca un ruolo chiave nel controllo del metabolismo dei grassi in molte specie, inclusi i vermi e gli esseri umani. Segnali che provengono dalla periferia trasmettono informazioni su quando il corpo è in uno stato di abbondanza o di digiuno, comunicando queste informazioni al cervello. L’intestino, ad esempio, è un organo sensoriale e metabolico importante, che invia segnali al cervello e ad altri organi tramite ormoni intestinali.

In questo studio, i ricercatori hanno scoperto che, durante il digiuno, l’intestino del verme produce una molecola chiamata INS-7, appartenente alla famiglia ancestrale delle insuline. INS-7 viene rilasciata da cellule specializzate dell’intestino e inviata al cervello per bloccare un segnale che normalmente aiuta a bruciare i grassi. Quando il cibo scarseggia, la secrezione di INS-7 aumenta, rallentando il metabolismo per preservare le riserve di grasso.

L’altra insulina che rallenta il metabolismo

In precedenza, era già stato individuato un ormone nel cervello del verme, chiamato FLP-7, che stimola il consumo di grassi. Ma non era chiaro come l’intestino riuscisse a “parlare” con il cervello, dato che il C. elegans non ha nervi sensoriali nell’apparato digerente. Ora sappiamo che il messaggero che permette questa comunicazione è INS-7. 

A differenza dell’insulina che conosciamo, che regola la glicemia nei mammiferi, INS-7 agisce bloccando alcuni recettori dell’insulina nel cervello, impedendo così la produzione di FLP-7 e riducendo il consumo di grassi. In sostanza, INS-7 informa il cervello della scarsità di cibo in arrivo e rallenta il metabolismo per conservare l’energia. 

Dalle origini evolutive alla dieta moderna 

Questa scoperta ci riporta alle radici della nostra evoluzione. Per millenni, i nostri antenati hanno affrontato periodi di abbondanza e di scarsità di cibo. L’alternanza tra caccia, raccolta e carestia ha lasciato un’impronta profonda nella biologia umana plasmando il nostro metabolismo in modo da renderlo efficace nel risparmiare energia durante i periodi di digiuno. Oggi questo meccanismo di conservazione energetica può rendere più difficile perdere peso. Lo studio di Nature illumina un tassello di questo complesso mosaico, mostrando come il cervello e l’apparato digerente comunichino in entrambe le direzioni per controllare il metabolismo in base alla disponibilità di cibo. Una comunicazione evoluta per garantire la sopravvivenza in tempi di scarsità di cibo, che spiega uno dei modi con cui il nostro corpo resiste così tenacemente ai tentativi di perdere peso, rallentando il metabolismo in corso di dieta.

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