Le malattie infiammatorie intestinali, come il morbo di Crohn e la rettocolite ulcerosa, sono ancora in parte un mistero per la medicina. Ma recentemente, un nuovo e inaspettato “colpevole” è finito sotto i riflettori: le microplastiche.
Uno studio pubblicato sull’Environmental Science & Technology dell’American Chemical Society
( https://pubs.acs.org/doi/abs/10.1021/acs.est.1c03924 ) ha gettato luce su un legame tra questi minuscoli frammenti di plastica e le cosiddette MICI (malattie infiammatorie croniche intestinali). I dati emersi hanno rivelato un fatto inaspettato: i pazienti con malattie infiammatorie intestinali mostravano una presenza più elevata di microplastiche nelle feci rispetto ai soggetti sani. Per essere precisi, si parla di 41,8 particelle per grammo di sostanza secca nei pazienti con MICI, contro le 28 particelle riscontrate nelle persone sane. Non è ancora chiaro se le persone con MICI siano più inclini ad accumulare microplastiche a causa di un intestino che fatica a eliminarle, o se sia l’eccesso di microplastiche a scatenare l’infiammazione. Ma il legame tra microplastiche e MICI è evidente.
Cosa sono le microplastiche?
Le microplastiche sono frammenti di plastica minuscoli, fino a cinque volte più sottili di un capello umano. Invisibili a occhio nudo, si presentano in diverse forme: fili, frammenti, palline. Da quando la scienza ha iniziato a studiarle, le microplastiche sono state trovate in tutto il corpo incluso l’espettorato, i polmoni, il cuore, il fegato, il sangue, l’endometrio, i testicoli e, purtroppo, anche nel liquido amniotico e nella placenta. E ora nelle feci: il nuovo studio ne ha individuato 15 tipi diversi con il polietilene tereftalato (PET) e la poliammide particolarmente diffuse.
Ma da dove provengono questi minuscoli frammenti che invadono il nostro corpo? Le fonti principali sembrano essere gli imballaggi di cibo e acqua. Ma le microplastiche si trovano anche nella moquette domestica, nei vestiti e nella polvere di casa, rendendo il loro incontro un evento tutt’altro che raro. La buona notizia però è che possiamo limitare i loro effetti sulla salute, adottando abitudini che ne minimizzano l’esposizione. Piccoli cambiamenti che possono fare una grande differenza per il nostro benessere intestinale (e generale).
Microplastiche e salute: consigli utili per ridurne l’esposizione
Preferiamo l’acqua del rubinetto: le bottiglie di plastica sono una fonte significativa di microplastiche. Uno studio recente ha rilevato una media di 250.000 particelle di microplastiche per litro nell’acqua imbottigliata in plastica, rispetto a qualche migliaio di particelle per litro nell’acqua potabile del rubinetto. Questo significa che l’acqua imbottigliata può contenere fino a centinaia di migliaia di particelle di microplastiche in più, rispetto all’acqua del rubinetto.
In alternativa, optiamo per bottiglie in acciaio o vetro, evitando il riutilizzo di quelle in plastica che possono rilasciare ancora più particelle.
Inoltre, per limitare l’inquinamento da plastica possiamo:
- Trattare l’acqua del rubinetto: far bollire l’acqua del rubinetto, raffreddarla e filtrarla può ridurre efficacemente le microplastiche. In alternativa, un filtro di qualità può essere una soluzione utile.
- Ripensare la conservazione del cibo: contenitori in vetro possono sostituire quelli in plastica per conservare alimenti. Evitiamo poi di esporre oggetti in plastica come cucchiai o utensili a calore elevato, luce solare, acidi e abrasioni.
- Fare attenzione al microonde: riscaldare cibo in contenitori di plastica favorisce il rilascio di microplastiche. Usiamo alternative in vetro o ceramica.
- Lavare a mano utensili e contenitori in plastica: le alte temperature della lavastoviglie degradano la plastica favorendone il rilascio.
- Usare taglieri in legno o bambù: quelli in plastica rilasciano particelle durante l’uso.
- Purificare l’aria: la polvere domestica contiene microplastiche. Un purificatore d’aria con filtro HEPA certificato può catturare particelle fino a 0,003 micrometri. Ma prima di acquistarlo verifichiamo la certificazione e la superficie filtrante per garantire l’efficacia.