Dott.sa Debora Rasio

Medico, specialista in oncologia medica, ricercatrice presso la Sapienza Università di Roma, nutrizionista Rai, Mediaset e La7, autrice dei bestsellers “Death by Medicine” -Axios Press; “La dieta non dieta” -Mondadori- e il recente “La dieta per la vita” -Longanesi, vanta una notevole attività di ricerca anche all’estero – fra le collaborazioni quella con il Kimmel Cancer Center della Thomas Jefferson University di Philadelphia. Proprio l’attività come oncologa e i suoi studi nel campo della biologia molecolare l’hanno portata a interessarsi di alimentazione come strumento per tutelare la salute

Il farmaco contro la caduta dei capelli collegato a depressione e suicidio

Indice

Può un farmaco prescritto contro la caduta dei capelli o l’ipertrofia prostatica alterare l’umore fino al suicidio? E perché lo scopriamo solo ora?  

Il punto di partenza

La finasteride, approvata nel 1997 per la caduta dei capelli maschile e per l’ipertrofia prostatica benigna, è oggi uno dei farmaci più popolari fra gli uomini adulti. 

Ma dietro la sua apparente innocuità si nasconde una storia complessa: da oltre vent’anni si accumulano segnalazioni di effetti neuropsichiatrici gravi, tra cui depressione, ansia, ideazione suicidaria e suicidio, che talvolta persistono anche dopo la sospensione del farmaco.

Una recente revisione, pubblicata sul Journal of Clinical Psychiatry, ha riunito per la prima volta le prove emerse in due decenni, rivelando non solo la consistenza del rischio, ma anche le ragioni del suo tardivo riconoscimento.

Cosa sappiamo oggi

Tra il 2017 e il 2023 otto studi indipendenti – quattro basati sui database di farmacovigilanza di FDA e OMS, e quattro su archivi sanitari nazionali di Canada, Svezia, Francia e Israele – hanno documentato un aumento significativo del rischio di depressione, ansia, autolesionismo e suicidio tra gli uomini trattati con finasteride per alopecia androgenetica.

I risultati sono stati sorprendentemente coerenti:

  • Tutti gli studi hanno registrato un aumento dei disturbi dell’umore e dei comportamenti suicidari.
  • Nei dati FDA si osservano 3–5 volte più ideazioni suicidarie e fino a 9 volte più suicidi completati rispetto a che assumeva altri farmaci.
  • Il database VigiBase dell’OMS conferma un incremento fino a 4 volte nelle segnalazioni di distress psicologico.
  • Le analisi dei registri nazionali indicano un rischio di depressione o autolesionismo superiore dal 20 al 210 %, con un aumento dei suicidi rilevato nello studio francese nei soggetti con disturbi dell’umore preesistenti.

L’insieme di dati sperimentali, clinici e di farmacovigilanza sostiene quindi un pesante nesso causale tra finasteride e reazioni neuropsichiatriche gravi, specie in ambito di alopecia, di cui possono non essere a conoscenza né i medici prescrittori né i pazienti.

Un problema sommerso 

Nonostante queste evidenze, la sottosegnalazione è stata impressionante: su circa 4,6 milioni di utilizzatori, la FDA ha ricevuto solo 18 segnalazioni di suicidio entro il 2011 e 320 entro il 2024, contro le migliaia attese in base ai tassi di popolazione.

Le cause di questa grave sottostima sono molteplici, tra cui il fatto che, dopo aver compiuto il suicidio, il paziente non può segnalarlo; la famiglia potrebbe non essere a conoscenza dell’assunzione di finasteride da parte del paziente; e sia la famiglia che il medico potrebbero non essere a conoscenza di un potenziale legame tra l’esposizione a finasteride e il suicidio

Si stima che, in vent’anni, centinaia di migliaia di persone abbiano sviluppato depressione correlata all’uso del farmaco e centinaia o migliaia possano essersi suicidate.

Plausibilità biologica

L’associazione tra finasteride e disturbi dell’umore ha basi biochimiche solide.
Il farmaco blocca l’enzima 5-alfa-reduttasi, un enzima attivo anche a livello cerebrale, necessario per produrre neurosteroidi come l’allopregnanolone, fondamentale per modulare tono dell’umore, ansia e risposta allo stress.

La riduzione di questi composti altera la neurogenesi ippocampale, favorisce la neuroinfiammazione e modifica l’espressione del Dna in modo epigenetico, spiegando perché gli effetti possano persistere anche dopo la sospensione del farmaco.

Un ritardo costato troppo caro 

Le prime segnalazioni di depressione legata a finasteride risalgono al 2002, ma il rischio è stato riconosciuto ufficialmente solo nel 2011 (FDA) e nel 2025 (EMA). Vi è stato, quindi, un ritardo di due decenni nella comprensione dell’incidenza e della gravità degli effetti neuropsichiatrici,
Nel frattempo, milioni di uomini hanno assunto il farmaco per un motivo estetico, senza che fossero noti i potenziali gravi rischi.

Le cause del ritardo

Questo “buco” informativo ha diverse ragioni: 

  1. Inazione del produttore (Merck): non ha condotto né pubblicato analisi post-marketing, pur disponendo dei dati.
  2. Assenza di richieste da parte delle autorità regolatorie (FDA, EMA) di studi indipendenti sui database di sicurezza.
  3. Conflitti d’interesse e scarsa trasparenza: parti dei documenti FDA risultano oscurate, e il riconoscimento ufficiale del rischio è arrivato con anni di ritardo.
  4. L’aggiornamento dei foglietti illustrativi è stato lento: il rischio “depressione” è entrato in scheda tecnica solo dal 2011 (FDA); l’ideazione/condotta suicidaria nel 2017 (EMA, come warning), 2022 (FDA, avvertenza), 2025 (EMA: riconoscimento esplicito del rischio).

Il risultato è un vuoto di sorveglianza che ha permesso danni evitabili da un farmaco prescritto per un problema cosmetico, con un rapporto rischio/beneficio oggi chiaramente sfavorevole.

Anche l’Italia denuncia

In Italia per aumentare la consapevolezza sui rischi della finasteride è stata fondata l’Associazione Vittime Finasteride (AVF), il cui obiettivo è diffondere la consapevolezza degli effetti collaterali che possono colpire gli utilizzatori (e persistere a lungo anche dopo l’interruzione del trattamento) e che includono perdita di libido, disfunzione erettile, depressione, impulsi suicidari, ansia, attacchi di panico, restringimento del pene, compromissione cognitiva e insonnia.

L’associazione riporta che secondo i dati internazionali raccolti sono stati registrate oltre 16.000 segnalazioni di eventi avversi e 61 suicidi confermati correlati all’uso del farmaco.

Cosa significa per la pratica clinica  

Domande da porsi prima della prescrizione per alopecia:

  1. Il beneficio atteso (frenare la perdita di capelli) giustifica un rischio che include depressione e possibili esiti fatali?
  2. Il paziente ha una storia personale/familiare di disturbi dell’umore, ansia, pensieri suicidari?
  3. È informato sul meccanismo neurosteroideo e sui segnali precoci (insonnia, anedonia, irritabilità, peggioramento ansioso-depressivo, pensieri suicidari)?

Il gioco vale la candela?

Per l’alopecia, la finasteride non è un farmaco “leggero”: le evidenze oggi indicano rischi neuropsichiatrici concreti, talvolta persistenti, e possibili esiti fatali. Informare, monitorare, segnalare e – dove serve – ripensare la prescrizione non è prudenza generica: è responsabilità clinica e tutela della salute dell’individuo oltre che della società civile.

Fonte 
Brezis M. Failing public health again? Analytical review of depression and suicidality from finasteride. J Clin Psychiatry 2025;86(4):25nr15862.

ultimi articoli

veicoli e accessori schede tecniche