Nel corso dell’evoluzione, il cervello umano è cresciuto notevolmente, triplicando le sue dimensioni rispetto a quello degli Australopitechi. Questa significativa espansione rappresenta uno dei tanti misteri della nostra storia, un enigma che gli studiosi ritengono legato, in parte, ai cambiamenti nel modo in cui ci siamo nutriti.
Il tessuto cerebrale richiede una grande quantità di energia per funzionare, e per i nostri antenati, procurarsi sufficienti calorie ha rappresentato una sfida quotidiana. Per sviluppare cervelli più grandi, è stato quindi essenziale un cambiamento nella loro dieta che potesse fornire il surplus necessario di energia.
Alcune teorie suggeriscono che la cottura degli alimenti abbia giocato un ruolo cruciale, rendendo il cibo più digeribile e più facilmente assimilabile. Tuttavia, le prime evidenze dell’utilizzo del fuoco risalgono a circa 1,5 milioni di anni fa, ben dopo l’incremento delle dimensioni cerebrali dell’Homo, che si stima sia avvenuto circa 2,5 milioni di anni fa.
Uno studio recente dell’Università di Aix-Marseille, pubblicato su Nature (https://www.nature.com/articles/s42003-023-05517-3), identifica nella fermentazione di cibi conservati o nascosti un fattore decisivo per l’evoluzione del cervello umano.
I cibi fermentati avrebbero offerto numerosi benefici: sono ricchi di enzimi che migliorano la digeribilità dei macronutrienti; apportano un’abbondanza di vitamine e minerali; favoriscono la salute del microbiota intestinale e sostengono le funzioni del sistema immunitario. Inoltre i batteri probiotici in essi contenuti producono neurotrasmettitori come la serotonina, la dopamina, il GABA, il glutammato, la serotonina, l’acetilcolina e l’istamina, e possono aver partecipato attraverso l’asse “intestino-cervello” allo sviluppo anatomico-funzionale del cervello dei nostri antenati.
Il consumo di cibi fermentati potrebbe aver giocato un ruolo cruciale nell’evoluzione del cervello umano, migliorando la biodisponibilità di nutrienti e riducendo l’energia necessaria per la digestione. Ciò avrebbe permesso la riallocazione delle risorse metaboliche dal sistema digestivo, metabolicamente costoso, al cervello. Questa ipotesi è supportata dal riscontro di una riduzione delle dimensioni del nostro colon che, in rapporto al cervello, sono del 60% inferiori rispetto a quanto previsto per un primate della nostra taglia. La diminuzione del volume intestinale, necessaria per liberare calorie per il cervello, suggerisce che i nostri antenati avevano accesso a cibi più nutrienti e già parzialmente digeriti grazie alla fermentazione.
La fermentazione potrebbe aver rappresentato nella storia umana una fortunata occasione, un effetto collaterale non pianificato della conservazione degli alimenti che ha favorito l’espansione cerebrale, permettendo ai nostri antenati di prosperare attraverso la selezione naturale.
Col tempo, le tradizioni culinarie hanno potuto evolversi in pratiche standardizzate che non solo favorivano la fermentazione ma la rendevano via via più stabile e affidabile. La presenza di cibi fermentati in ogni cultura, dai formaggi europei al kimchi coreano e al nattō giapponese, testimonia l’universalità di questa pratica.
Una ragione in più per integrare nella nostra dieta cibi fermentati come yogurt, kefir, kombucha e verdure fermentate. Questi alimenti, facilmente preparabili anche in casa, sono preziosi per il nostro benessere fisico e mentale, apportando preziosi batteri probiotici, enzimi, vitamine e minerali. In attesa di ulteriori conferme sul loro ruolo nella nostra evoluzione, consumarli regolarmente resta una scelta salutare per nutrire insieme all’intestino anche il nostro organo pensante.