Dott.sa Debora Rasio

Medico, specialista in oncologia medica, ricercatrice presso la Sapienza Università di Roma, nutrizionista Rai, Mediaset e La7, autrice dei bestsellers “Death by Medicine” -Axios Press; “La dieta non dieta” -Mondadori- e il recente “La dieta per la vita” -Longanesi, vanta una notevole attività di ricerca anche all’estero – fra le collaborazioni quella con il Kimmel Cancer Center della Thomas Jefferson University di Philadelphia. Proprio l’attività come oncologa e i suoi studi nel campo della biologia molecolare l’hanno portata a interessarsi di alimentazione come strumento per tutelare la salute

Caffe

Caffè sì, ma all’ora giusta

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Ogni mattina, lo stesso gesto: una tazzina stretta tra le dita, il primo sorso caldo, e il corpo che si rimette in moto. È un rito che attraversa i secoli e le culture. Dalle veglie notturne dei Sufi, che usavano il caffè per restare svegli durante la preghiera, ai caffè europei del Settecento, luoghi di pensiero e rivoluzione, fino al primo espresso italiano: bere caffè è sempre stato un momento carico di significato. Non solo una routine, ma un modo per ritrovare il ritmo del giorno che riparte, un sorso alla volta. E oggi, scopriamo che quel rito quotidiano, se fatto al momento giusto, può diventare anche una medicina.

Più che una spinta: un elisir di lunga vita?

Un’analisi su larga scala, basata sui dati del National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES) e confermata da studi come il Nurses’ Health Study, rivela un dettaglio sorprendente: non basta bere caffè, conta anche quando lo bevi.

In un campione di oltre 40.000 adulti, chi beveva da 1 a 3 tazze solo al mattino mostrava una riduzione della mortalità totale del 16% – e addirittura del 31% per quella cardiovascolare – rispetto a chi non beveva affatto. Chi invece lo consumava anche nel pomeriggio o in serata non aveva gli stessi vantaggi.

Cronobiologia e caffè: una questione di ritmo

Il motivo? I nostri ritmi circadiani. Bere caffè nel tardo pomeriggio o di sera può ridurre la produzione di melatonina del 30%, disturbando il sonno e aumentando lo stress ossidativo.

La melatonina non è solo “l’ormone del sonno”: è un potente antiossidante naturale che protegge le cellule e regola la pressione, l’infiammazione e il sistema cardiovascolare. Alterarla in modo cronico può farci perdere i benefici che il caffè, altrimenti, potrebbe offrire.

Decaffeinato? Anche lui fa la sua parte

Non è solo la caffeina a contare. Anche il caffè decaffeinato, grazie a polifenoli, acido clorogenico e altri composti bioattivi, ha dimostrato effetti protettivi. E proprio al mattino, quando le citochine infiammatorie sono più alte, questi effetti risultano più forti.

Quanto e quando: la misura conta

Il consumo ideale? Da 1 a 3 tazze prima delle 11 di mattina. Superare le 5 tazze al giorno – o distribuirle lungo l’intera giornata – non porta ulteriori benefici, e anzi può ridurne l’efficacia.

Un’abitudine che vale oro

Scegliere caffè di qualità (biologico, senza zuccheri o additivi) può diventare una vera alleanza quotidiana: migliora la vigilanza, sostiene il cuore, aiuta a prevenire il diabete di tipo 2 e può contribuire alla longevità.

Bere caffè non è solo un modo per partire: è un gesto consapevole, un piccolo rituale con grandi effetti. E forse, anche un modo per guadagnare qualche anno in più.

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