Nel mondo le cosiddette ‘zone blu’ sono quelle dove si vive più a lungo e meglio, con un’alta percentuale di centenari e una bassa presenza di persone affette da malattie croniche. Se confrontiamo queste aree con quelle caratterizzate da un’alta incidenza di obesità, in cui si muore relativamente presto per malattie cardiovascolari, diabete, sindrome metabolica, ma anche Alzheimer e altre malattie dell’invecchiamento, noteremo che la differenza più rilevante è sostanzialmente una: l’alimentazione.
Proprio su questo aspetto si è di recente concentrata l’università di Washington che ha passato in rassegna i principali trend alimentari negli Stati uniti, paese dove obesità e malattie croniche sono ormai diffuse a livello endemico. Ne è emerso come l’abitudine prevalente sia il consumo di cibi ultra trasformati a livello industriale che finiscono nel piatto in una versione completamente diversa rispetto a quella in cui ce li consegna madre natura.
CALORIE VUOTE, INFIAMMAZIONE E MALATTIA
Patate e snack imbustati, bevande zuccherate, dolciumi, ma anche carboidrati molto raffinati, così come salumi e altre carni lavorate: sono tutti nemici giurati della salute e non dovrebbero essere che un’eccezione a tavola. Veloci da preparare e molto economici, questi prodotti non assicurano un apporto adeguato di fibre alimentari, vitamine e nutrienti, ma ci consegnano a un pericoloso aumento degli additivi alimentari, in particolare gli emulsionanti, tra i primi complici dell’obesità, soprattutto femminile. Si tratta, infatti, di calorie vuote, che non ci danno energia, ma solo dipendenza e malattia in quanto tutte le sostanze aggiunte sono principalmente finalizzate a un solo scopo: volerne ancora. Il senso di sazietà è miratamente inibito dagli additivi ed è stato visto su diversi studi su topini in vitro che gli emulsionanti causano iperfagia (aumento della sensazione di fame), alterano la composizione del microbiota – la popolazione di miliardi di batteri intestinali “buoni” d’importanza cruciale per la nostra salute psico-fisica – aumentano la glicemia a digiuno, provocando aumento di peso, adiposità e danneggiando il fegato (che diventa grasso e meno sensibile agli stimoli ormonali). Recenti sperimentazioni sull’uomo, inoltre, hanno collegato gli alimenti ultraprocessati al peggioramento di indicatori biochimici predittivi di malattia, inclusi quelli che denotano infiammazione e aumento dei livelli di colesterolo.
All’opposto, le popolazioni i cui trend alimentari sono legati al basso consumo di carne, alto contenuto di fibre e alimenti minimamente trasformati presentano molte meno malattie croniche, tassi di obesità più bassi e aspettative di una vita più lunga e in salute.
IL CIBO, LA PRIMA MEDICINA
Di fronte a queste evidenze si ripropone uno dei grandi temi della scienza medica contemporanea: quello di considerare il cibo come un vero e proprio farmaco il cui utilizzo è da anteporre a quello dei farmaci di sintesi contro i problemi derivati dall’obesità e dalle malattie croniche. Gran parte di queste, infatti, sono causate dallo stile di vita e dall’alimentazione, due fattori culturali, prima ancora che medici, sui quali puntare per invertire i trend di malattia nelle popolazioni a rischio come quella degli Stati uniti e dell’intero Occidente industrializzato. Aumentare il consumo di verdure fresche, legumi, frutta fresca e a guscio, acqua da bere può, infatti, essere più efficace delle medicine nel proteggerci da una vecchiaia di malattia.
CIBI CONFEZIONATI: IMPARARE A DISTINGUERE
Ecco perché quando si parla della sfida tra cibo genuino e cibo processato è sempre utile fare riferimento al metodo di classificazione degli alimenti NOVA basato proprio sul grado di lavorazione industriale e che ci permette di non fare di tutta l’erba un fascio salvando quegli alimenti che, pur lavorati e confezionati, ci garantiscono adeguata qualità nutritiva. La classifica Nova distingue tra:
1) alimenti non trattati (animali o vegetali);
2) alimenti naturali trattati con ingredienti quali olio, farina, zucchero, spezie, aglio ecc.;
3) alimenti trasformati con gli ingredienti del punto 2, ma in questo caso già presenti all’interno della confezione. Ad esempio tonno e legumi in scatola, pane, verdure precotte, pomodori conservati, yogurt bianco senza zuccheri o additivi aggiunti: conservano buona parte delle loro proprietà nutrizionali e fisiche;
4) cibi ultraprocessati, sottoposti a molteplici processi industriali, nessuna componente è non trattata. Sono quelli assolutamente da ridurre al minimo o evitare e includono: bevande zuccherate; succhi di frutta; snack confezionati dolci o salati; gelato preconfezionato; caramelle; margarine; biscotti, pasticcini e torte preconfezionati; barrette; bevande aromatizzate alla frutta; bevande al cacao; estratti di carne e pollo; salse “istantanee”; torte e pizze; pollame e pesce sotto forma di “pepite” o “bastoncini”; salsicce, hamburger e würstel industriali; zuppe, noodles e dessert “istantanei” in polvere e preconfezionati.
Per dimagrire e stare bene, insomma, dobbiamo imparare di nuovo il valore del cibo preparato in casa.
Dr.ssa Debora Rasio
Laureata in medicina e chirurgia e specialista in oncologia, direttore del master di II livello in Medicina Integrata presso l’Università Telematica San Raffaele di Roma, autrice del bestseller Mondadori “La Dieta Non Dieta”, Debora Rasio vanta una notevole attività di ricerca anche all’estero – fra le collaborazioni quella con il Kimmel Cancer Center della Thomas Jefferson University di Philadelphia. Proprio l’attività come oncologa e i suoi studi nel campo della biologia molecolare l’hanno portata a interessarsi di alimentazione come strumento per tutelare la salute.
FONTE: Janese Laster, Leigh A. Frame. Beyond the Calories—Is the Problem in the Processing? Current Treatment Options in Gastroenterology, 2019; 17 (4): 577 DOI: 10.1007/s11938-019-00246-1