Dott.sa Debora Rasio

Medico, specialista in oncologia medica, ricercatrice presso la Sapienza Università di Roma, nutrizionista Rai, Mediaset e La7, autrice dei bestsellers “Death by Medicine” -Axios Press; “La dieta non dieta” -Mondadori- e il recente “La dieta per la vita” -Longanesi, vanta una notevole attività di ricerca anche all’estero – fra le collaborazioni quella con il Kimmel Cancer Center della Thomas Jefferson University di Philadelphia. Proprio l’attività come oncologa e i suoi studi nel campo della biologia molecolare l’hanno portata a interessarsi di alimentazione come strumento per tutelare la salute

I nutrienti essenziali per un cervello giovane

Indice

L’invecchiamento del cervello è un processo naturale, ma non tutti i cervelli invecchiano allo stesso ritmo. Cosa determina questa differenza? E, soprattutto, possiamo influenzare questo processo attraverso le nostre scelte alimentari? La ricerca continua a produrre risposte importanti.

Uno studio pubblicato su Nature (https://www.nature.com/articles/s41514-024-00150-8#Abs1), ha provato a fare luce – è il caso di dirlo – su cosa aiuta il cervello a mantenersi giovane, partendo da come alcuni nutrienti, in particolare alcuni grassi e vitamine antiossidanti, possano influenzare la struttura e la funzione del cervello nel corso del tempo. I ricercatori hanno esaminato 100 adulti di 65-75 anni di età in buona salute neurologica, ovvero senza segni di decadimento cognitivo, attraverso test cognitivi, scansioni cerebrali avanzate e analisi di 13 biomarcatori nutrizionali nel sangue. In questo modo sono riusciti a identificare due diversi modelli di invecchiamento cerebrale: alcuni partecipanti mostravano un invecchiamento accelerato altri un invecchiamento “ritardato”. Questi ultimi mostravano caratteristiche cerebrali notevolmente migliori: volumi cerebrali maggiori, migliore integrità della materia bianca e una connettività funzionale più efficiente. La differenza era evidente anche nell’età cerebrale stimata: in media, il gruppo con invecchiamento “ritardato” aveva un’età cerebrale di 59,7 anni, ben 5,4 anni in meno rispetto ai 65,1 anni del gruppo con invecchiamento accelerato. E ciò si rifletteva anche nelle prestazioni cognitive: il gruppo con invecchiamento “ritardato” ha ottenuto punteggi più alti nei test di intelligenza, funzione esecutiva e memoria. Ma cosa determinava queste differenze così marcate tra i due gruppi?

Cosa nutre il cervello?

I ricercatori hanno scoperto che il profilo nutrizionale giocava un ruolo cruciale. Il gruppo con invecchiamento cerebrale “ritardato” aveva concentrazioni più elevate di specifici nutrienti nel sangue. Tra questi, spiccavano:

  • Acidi grassi omega-3, in particolare EPA (acido eicosapentaenoico) e ALA (acido alfa-linolenico) presenti nel pesce, nei semi di lino, di chia e di canapa e nei loro oli, a spiccata azione antinfiammatoria.
  • Acidi grassi monoinsaturi come l’acido vaccenico e gondoico, che hanno dimostrato effetti benefici sulla salute cerebrale. Il primo si trova nel latte, nel burro, nei formaggi e nella carne di animali ruminanti a pascolo, il secondo nelle crucifere, nell’olio di pesce e soprattutto nell’olio di fegato di merluzzo. 
  • L’acido lignocerico, un acido grasso saturo a catena lunga presente nel rivestimento esterno dei cereali in chicco, associato a un minor declino cognitivo.
  • Carotenoidi come luteina e zeaxantina, particolarmente abbondanti in uova, verdure a foglia e vegetali colorati, potenti antiossidanti che si accumulano nel tessuto cerebrale.
  • Vitamina E, un altro importante antiossidante di cui sono ricchi avocado, olio extravergine di oliva, semi e frutta oleosa.
  • Colina, essenziale per la produzione di neurotrasmettitori e per l’integrità delle membrane cellulari, le cui fonti principali sono fegato, uova, carne, seguiti da legumi e frutta oleosa.

Di questi nutrienti conosciamo, da tempo, le proprietà antinfiammatorie e antiossidanti che potrebbero spiegare il loro effetto protettivo sul cervello. La loro azione combinata sembra creare un ambiente ottimale per la salute cerebrale, rallentando il processo di invecchiamento.E probabilmente è così, visto che secondo lo studio, altri fattori come i dati demografici, i livelli di fitness e le misure antropometriche non spiegavano le differenze osservate nell’invecchiamento cerebrale. Insomma la dieta potrebbe avere un impatto ancora più significativo di quanto si pensasse in precedenza sulla salute del cervello durante l’invecchiamento. La sfida ora è tradurre queste scoperte in strategie alimentari pratiche e accessibili per sostenerci nel corso della vita.

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