Dott.sa Debora Rasio

Medico, specialista in oncologia medica, ricercatrice presso la Sapienza Università di Roma, nutrizionista Rai, Mediaset e La7, autrice dei bestsellers “Death by Medicine” -Axios Press; “La dieta non dieta” -Mondadori- e il recente “La dieta per la vita” -Longanesi, vanta una notevole attività di ricerca anche all’estero – fra le collaborazioni quella con il Kimmel Cancer Center della Thomas Jefferson University di Philadelphia. Proprio l’attività come oncologa e i suoi studi nel campo della biologia molecolare l’hanno portata a interessarsi di alimentazione come strumento per tutelare la salute

Bimbi più intelligenti se le mamme prendono vitamina D in gravidanza

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Le mamme che assumono dosi adeguate di vitamina D durante la gravidanza avranno bimbi con un quoziente intellettivo (IQ) più alto. È quanto suggerisce uno studio statunitense recentemente pubblicato e basato sui numerosi dati raccolti da un altro studio, il CANDLE, frutto della raccolta d’informazioni da donne incinte appositamente reclutate e seguite poi per anni insieme ai loro figli per analizzarne la crescita, lo sviluppo e le condizioni di salute. Incrociando i dati relativi al consumo di vitamina D delle mamme e allo sviluppo cognitivo dei figli è stato visto che bimbi nati da madri con maggiori livelli di vitamina D in gravidanza hanno poi mostrato un IQ più alto tra i 4 e i 6 anni.

L’IMPORTANZA DELLA VITAMINA D ANCORA TRASCURATA
Del resto, non è un segreto per gli scienziati che la vitamina D trasmessa in utero dalla mamma al figlio incida sullo sviluppo del feto, incluso quello neuro-cognitivo. Perciò dovrebbe essere massima l’attenzione nei confronti di questo nutriente da parte dei medici e degli operatori di sanità pubblica, mentre a una puerpera raramente vengono prescritte le analisi per misurare i livelli di vitamina D nel sangue. Ciò è vero negli Stati uniti come in Europa, Italia inclusa: siamo spesso del tutto ignari di un’eventuale deficienza di vitamina D.

UNA CARENZA DIFFUSISSIMA
La carenza di vitamina D è, invece, frequentissima. Lo conferma anche questo studio nel quale ben il 46% delle donne prese in esame presentava livelli di vitamina D al di sotto di quelli raccomandati in gravidanza. Di queste, la maggioranza era afroamericana, circostanza prevedibile dal momento che la pelle scura respinge i raggi UV più di quella chiara e se, da una parte, è maggiormente protetta dai danni del sole, dall’altra riduce molto la produzione di vitamina D. Ricordiamo, infatti, che il nostro fisico non è in grado di sintetizzare vitamina D autonomamente e deve affidarsi a fonti esogene, la più ricca delle quali è proprio la luce del sole: in estate basta esporsi al sole 20-30 minuti al giorno tra le 11.00 e le 14.00 per assicurarsi una dose adeguata di vitamina D, in inverno bisogna ricorrere a integratori. Ecco perché in uno stile di vita come il nostro – caratterizzato da lavori di ufficio e, in generale, da uno scarso monte ore trascorso all’aperto – il deficit di vitamina D riguarda ampissime fasce di popolazione. In alcuni casi nemmeno dosaggi standard d’integratori sono in grado di colmare queste deficienze, soprattutto durante la gravidanza quando l’attenzione alla vitamina D dovrebbe essere massima, specialmente in gruppi vulnerabili come, appunto, le donne di colore o che non si espongono al sole.

VITAMINA D, ALLEATO DI SALUTE DALLE OSSA AL CUORE
Peraltro, la vitamina D è un nutriente prezioso non solo per le donne incinte. Nota per la sua capacità di aumentare l’assorbimento di calcio e assicurare la tenuta delle ossa prevenendo l’osteoporosi, essa svolge anche un ruolo – forse meno conosciuto, ma altrettanto cruciale – nel buon funzionamento del sistema immunitario che si è rivelato utile anche nel contrasto al Covid-19. Ancora, la vitamina D si è dimostrata molto efficace nella prevenzione di problemi cardiovascolari, inclusi ictus e infarto.

FONTI ALIMENTARI E INTEGRATORI
Da qui la necessità di rivedere le direttrici di salute pubblica che ancora tendono a trascurare il controllo della vitamina D e fissano in 600 unità internazionali (UI) il dosaggio raccomandato, laddove il dibattito scientifico è apertissimo sulla necessità di aumentarle, finanche raddoppiarle. Nel frattempo, le statistiche parlano di consumi medi inferiori alle 200 UI, sottolineando l’urgenza di informare e responsabilizzare la popolazione in merito a un ruolo tanto cruciale della vitamina D per la salute.

 

Dr.ssa Debora Rasio
Laureata in medicina e chirurgia e specialista in oncologia, direttore del master di II livello in Medicina Integrata presso l’Università Telematica San Raffaele di Roma, autrice del bestseller Mondadori “La Dieta Non Dieta”, Debora Rasio vanta una notevole attività di ricerca anche all’estero – fra le collaborazioni quella con il Kimmel Cancer Center della Thomas Jefferson University di Philadelphia. Proprio l’attività come oncologa e i suoi studi nel campo della biologia molecolare l’hanno portata a interessarsi di alimentazione come strumento per tutelare la salute.

FONTE: Maternal Plasma 25-Hydroxyvitamin D during Gestation Is Positively Associated with Neurocognitive Development in Offspring at Age 4–6 Years. The Journal of Nutrition, 2020; DOI: 10.1093/jn/nxaa309

 

 

 

 

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