Nel dialetto locale si usa l’espressione Si truvatë panë, latte e cucchiérë (cucchiaio) per dire “hai trovato tutto ciò che ti serve”. Succede a Castel del Giudice, borgo di trecento anime che s’affaccia verso la Valle del Sangro e guarda in lontananza la Maiella: un paese dove le idee e i progetti sono più numerosi degli abitanti. In questo angolo di Molise al confine con l’Abruzzo un lungimirante sindaco, insieme alla sua comunità, ha dato vita a un modello di sostenibilità sociale, economica e ambientale che rappresenta un caso unico in un territorio altrimenti destinato allo spopolamento.

Il regno delle mele
Sulla strada provinciale SP84 Nuova Sangrina si viaggia lentamente per godersi le continue sorprese sul tragitto: i borghi appollaiati sulle alture, i monti che incombono sulla strada, i boschi rigogliosi attraversati dal fiume Sangro, i prati puntellati da greggi di pecore al pascolo. Via via che s’avanza, spunta una manciata di case in pietra aggrappate alla collina. Prima di addentrarmi nelle strette viuzze rimango a osservare il borgo da lontano, assaporando il panorama ingentilito dalle ginestre.
Il giardino delle mele antiche, che ospita centocinquanta varietà a rischio di estinzione, è un buon punto di osservazione. L’occhio cade sulla Zitella, che prende il nome dalle donne nubili che ne usavano la polpa come cosmetico. Simone dell’azienda agricola Melise spiega che questo prodotto locale, insieme ad altri quali la Limoncella, la Tinella e la Florina, viene venduto in azienda e tramite gruppi d’acquisto e cooperative, oppure utilizzato per succhi di frutta e marmellate.
Il meleto biologico ha preso il via nel 2003 riqualificando circa cinquanta ettari di terreni in disuso con l’idea di dare vita a una produzione che rispettasse l’integrità del territorio. Il progetto ha coinvolto il Comune, alcuni imprenditori della zona e una cinquantina di abitanti. E non è l’unico che unisce pubblico e privato in una forma di azionariato popolare con la partecipazione diretta dei cittadini in qualità di soci investitori.

Un borgo che si fa in quattro
Passeggiando tra le piante si notano decine di casette colorate. Sono gli alveari posizionati tra i meleti dell’Apiario di Comunità, creato con l’obiettivo di tutelare il territorio e la sua biodiversità attraverso metodi di coltivazione che aboliscono l’uso di pesticidi e rispettano la natura e le api. Vicino agli alberi crescono le piante di luppolo e di orzo, recuperate da antiche coltivazioni che germogliavano un tempo su queste terre, dalle quali ha origine l’apprezzata produzione del birrificio agricolo Maltolento.
Qui si organizzano su richiesta passeggiate nei meleti fino alla chiesetta romanica della Madonna in Saletta, che sorge a ridosso del tratturo Ateleta-Biferno. Basta oltrepassare di qualche metro la chiesa e volgere lo sguardo a destra per avere un altro punto di vista privilegiato sull’antico Castrum Judicis che si presenta raggomitolato su un’altura.

La visita può prendere il via dalla piazza principale intitolata a Giacomo Caldora, signore del paese, su cui affaccia il Palazzo Comunale. Con pochi passi si raggiunge la chiesa barocca di San Nicola a tre navate con un’edicola che custodisce la statua del santo di Bari. Dove c’era il castello dei Caldora ora sorgono la torre dell’orologio e alcune dimore private.
Agli albori del Duemila l’attuale sindaco Lino Gentile invitò i cittadini a firmare i documenti con cui si impegnavano a vendere alcune stalle in disuso per realizzare un progetto di albergo diffuso. «Accorsero vestiti a festa», racconta quasi commuovendosi. Borgotufi è oggi un vero e proprio borgo nel borgo che comprende accoglienti abitazioni dalle architetture in pietra e legno, alcune soppalcate e con cucine attrezzate, una grande piazza-terrazza, un centro benessere e un ristorante dove provare i piatti della tradizione rivisitati dallo chef Marco Pasquarelli utilizzando i prodotti del territorio, primo fra tutti il tartufo.
Sangro attivo
Da Castel del Giudice si dipanano sentieri che attraversano boschi e costeggiano ruscelli: uno di questi conduce alle sorgenti di acqua sulfurea, un altro segue il corso del fiume fino al centro Sangro Outdoor Experience. Entrambi sono percorribili a piedi, con una bici muscolare o in sella a una delle e-bike disponibili a Borgotufi.
Chi è in cerca di adrenalina può cimentarsi nella discesa in gommone lungo le rapide del Sangro, immerso in una natura lussureggiante sotto la supervisione delle guide del centro rafting; la discesa ha una durata di un’ora e mezza e comprende una sosta a metà percorso per concedersi un tuffo nelle limpide acque del fiume.

Riprendendo la SP84 Nuova Sangrina, in mezz’ora di guida si può raggiungere Borrello, in provincia di Chieti, per effettuare una piacevole escursione nella Riserva Naturale Regionale Cascate del Rio Verde. Alcuni sentieri che si snodano tra aceri, lecci e abeti bianchi consentono di ammirare le rapide del fiume che precipitano con un salto di quasi duecento metri nel mezzo di un canyon roccioso: lo spettacolo risulta ancora più sorprendente dal punto panoramico raggiungibile con un apposito percorso a scalini.
A questo punto chi desidera proseguire le avventure a tema d’acqua può tornare sulla provinciale e spostarsi di cinquanta chilometri in direzione sud per arrivare alle cascate di Carpinone, incastonate in un bosco poco fuori dall’abitato; un gruppo di volontari ha reso il sito fruibile al pubblico facendolo diventare un’attrazione turistica anche grazie a un vivace programma di acquatrekking.
Il trekking nei boschi
Spostandosi invece di una quindicina di chilometri appena da Borrello, il Bosco degli Abeti Soprani a Pescopennataro è una delle più grandi foreste di abete bianco in Europa che vanta esemplari di grandi dimensioni. Nei mesi invernali qui è possibile possono noleggiare ciaspole, scarponi e sci da fondo all’ostello Dimora Montagna Amica, che offre camere confortevoli e un ristorante. Chi ama i brividi in verticale ha a disposizione una bellissima falesia: le pareti di roccia si stagliano in paese a pochi metri dalle abitazioni.
Si cammina tra aceri di monte, abeti e piante di tarassaco percorrendo i sentieri S8, S9 e S10 della Riserva Mab Unesco di Collemeluccio-Montedimezzo che portano al Re Faione, un imponente faggio secolare. Il tracciato della SP84 ci guida ora alla volta di Capracotta, (1.421 m), il comune più alto dell’Appennino. Stretto fra la catena delle Mainarde, il massiccio della Maiella e la valle del Trigno, è una palestra a cielo aperto in tutte le stagioni con un serbatoio di sentieri per il trekking e piste per lo sci da discesa e soprattutto per il fondo.

Quei paesini sospesi nel tempo
San Pietro Avellana
Riprendendo la SP84 Nuova Sangrina si arriva a San Pietro Avellana, con la piazza principale aperta sui boschi della Riserva della Biosfera Mab; già nota per il tartufo locale, la scorsa estate la località ha attirato l’attenzione delle cronache per la scacchiera gigante all’aria aperta con tanto di pezzi da richiedere gratuitamente alla Pro Loco. Da non perdere il delizioso Museo dell’Alto Molise che ricostruisce scene di vita contadina, oltre a raccogliere cimeli di epoca sannita. Il foliage d’autunno invita a incamminarsi sul sentiero che porta all’Eremo di Sant’Amico, immerso in un fitto bosco di faggi in un’atmosfera surreale.

Pesche
Posto una trentina di chilometri più a sud, con le case di pietra innestate su uno sperone roccioso a mo’ di presepe, Pesche è appollaiato alle falde del Monte San Marco, poco lontano verde dall’omonima Riserva naturale orientata. Parcheggiato il v.r nella piazza del bar, salendo per Via San Pietro si arriva ai ruderi del castello passando per un intricato dedalo di vicoli e ripide scalinate. Quando si raggiunge Piazza della Santissima Trinità, con le croci stagliate sul cielo azzurro, il colpo d’occhio sull’abitato di Isernia da un lato, e sulle case del paese abbarbicate ai monti dall’altro, è spettacolare.

Santa Maria del Bagno
Accanto al cimitero, la chiesa di Santa Maria del Bagno ricorda che qui sgorgavano le acque sulfuree considerate medicamentose che alimentavano un complesso termale di epoca romana, perse con il violento terremoto del 1805. Isernia è a una manciata di chilometri, eppure il borgo sembra sperduto nel nulla: capita di frequente, fra le pieghe di quel Molise che esiste e resiste.
———————-
Ti piace il Molise? Qui c’è l’itinerario per Sepino!
Tutti gli itinerari di PleinAir sul Molise i viaggi in camper li puoi leggere sulla rivista digitale sul pc, sul tablet o sullo smartphone. Con un anno di abbonamento a PLEINAIR (11 numeri cartacei) hai a disposizione gli inserti speciali, la rivista digitale e l’archivio digitale dal 2015 (con gli allegati).
Con l’abbonamento a PleinAir ricevi i prossimi numeri comodamente a casa e risparmi!












