Sei a caccia di idee per una gita fuori porta nei dintorni di Torino? A un’ora e mezzo di strada il lago del Moncenisio offre splendidi panorami alpini e gratificanti passeggiate verso le fortificazioni dei Savoia.  Anche la sosta camper regala soddisfazioni: nei parcheggi vista lago lungo la statale il panorama si ammira in tutta la sua bellezza!
Indice dell'itinerario

Una coltre di nubi basse copre la pianura torinese, ma le previsioni annunciano il sole nelle alte valli alpine e sopra i 2.000 metri di quota. E allora eccoci in viaggio: autostrada fino a Susa, poi la lunga salita sulla statale 25 che s’alza con pochi tornanti e lunghe panoramiche diago­nali di fronte al Rocciamelone. Nella piana di San Nicolao attraversiamo il confine con la Francia, quindi risaliamo i sei tornanti e all’improvviso ci ritroviamo al sole e sotto di noi la Valle di Susa.

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La Valle Susa, un mare di nubi 

La Valle Susa è coperta da una compatta coltre bianca, un vero mare di nubi sullo sfondo delle acque azzurre del Lac du Mont Cenis. La diga italo-francese, terminata nel 1968, non ha stravolto troppo il paesaggio: si tratta di uno sbarramento in pietra a gravità, rettilineo e molto inclinato sui due versanti, con cui si alimentano le centrali di Villa­rodin in Francia e di Venaus (con un salto di 1.350 m) in Val Cenischia.

Il vasto bacino, situato a duemila metri di quota, è ideale per la sosta notturna, soprattutto se ci si allontana di poco dalla statale. Con la costruzione della diga è scomparso sotto le acque l’antico ospizio che per secoli ha dato ospitalità ai viaggiatori. Il valico del Moncenisio era infatti utilizzato fin dal Medioevo per i commerci a dorso di mulo e dai pelle­grini della Via Francigena. Poi Napoleone fece costruire la strada utilizzata ancora oggi, via via allargata e migliorata.

Con l’apertura del tunnel del Frejus gran parte del traffico pesante ha risparmiato il Colle del Moncenisio, che oggi è un itinerario ideale per chi d’estate desideri viaggia­re fra Italia e Savoia godendo dei panorami ed evitando il costoso pedaggio del traforo.

D’inverno invece il transito è vietato per il rischio di valanghe e per le piste da sci che incrociano la statale sul versante francese. A settembre gli alberghetti e i rifugi della zona iniziano a chiudere, ma la strada rimane aperta fino alle prime nevicate: il Lago del Moncenisio diventa così una meta ideale per chi cerca la quiete in un ambiente alpino di grande bellezza, ideale per gite a piedi e in mountain bike.

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Val Cenischia

Arrivando da Susa, dopo i tornanti si parcheggia in prossimità della larga curva a sinistra o si prende al suo esterno uno scomodo sterrato che porta subito a un grande slargo e al cartello di divieto di transito. Si continua a piedi o in bici sulla stradina che sale tra i pascoli e si biforca presso i ruderi di una caserma: seguendo il ramo di destra si sale ancora un poco fino ad aggirare un costone da cui appare il Rocciamelone.

Il paesaggio cambia repentinamente: la stradina taglia in piano gli scoscesi pendii che precipitano sulla Val Cenischia, fra bizzarre formazioni di terra erose dal vento e dall’acqua, poi prosegue a mezzacosta tra i pascoli da cui emergono torrioni di roccia (la strada segna il confine italo-francese fin presso l’Alpe Tour).

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Batteria la Court

Tornati al bivio presso la casermetta, si può seguire l’altro ramo che sale alla Batteria La Court, che domina il lago del Moncenisio: costruita nel 1908, venne fatta saltare in aria dai tedeschi in ritirata nel 1945. Da qui un tracciato a mezzacosta conduce in tre chilometri al Forte Roncia: la sua originale struttura a pianta circolare ne fa il forte più interes­sante e scenografico del Moncenisio (si sale anche dal Plan des Fontainettes con un tracciato più breve ma più ripido).

Colle del Moncenisio

L’area venne fortificata dopo il passaggio della Savoia alla Francia nel 1860: il Colle del Moncenisio divenne quindi zona di confine fra Italia e Francia, e vide la costruzione di molti forti a partire dal 1874, come il Roncia e il Varisello, ben visibile su un dosso che domina la diga sul versante opposto del lago. Per raggiungerlo si deve percorrere – in bici o con un motorizzato – il largo coronamento della diga (1,2 chilometri); al coronamento arrivano alcune sterrate non segnalate, ma soltanto due non sono troppo dissestate.

La migliore inizia a valle della statale poco dopo il curvone indicato nella prece­dente escursione, va in piano verso la diga, s’innesta su una strada che si segue in salita con due tornanti arrivando a un bivio dove inizia il coronamento. Al bivio si arriva anche da uno slargo della N6 a picco sulla diga, con un ripido sterrato in discesa che effettua due tornanti.

Raggiunta la sponda opposta del lago si trovano uno slargo e un trivio: si segue la stradina sulla destra e in mezz’ora si arriva al Forte Varisello, ottimo punto panoramico (la visita del forte è sconsigliata poiché si deve camminare su un asse del ponte levatoio e le strutture interne sono in cattive condizioni).

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Caserma del Malamot in Valle Susa

Su questo versante del lago c’è anche la lunga salita alla caserma del Malamot, costruita nel 1889 sulla sommità della Pointe Droset (2.917 m): ci si arriva con una stradina militare ideale per le mtb o per una lunga passeggiata (tre ore e un quarto). Al trivio si prende la strada di mezzo che sale in un valloncello fino a una sella; andando diritto, con la bici si può effettuare il periplo del lago (dieci chilometri di sterrati e sei di statale).

Per la cima invece si prende la stradina a sinistra che giunge presto a un incrocio dove si prosegue diritto in salita (il transito è vietato ai mezzo a motore) con molti tornanti e panorami sempre più ampi sul Colle del Moncenisio e sulle cime della Vanoise fino alla conca dove si trovano le caserme Giaset (2.634 m, due ore).

Se si è stanchi si può raggiungere in piano il Lac Blanc, ma è consigliabile proseguire ancora per un’ora fino alla fortificazione del Malamot e alla vicina Pointe Droest, che offre un paesaggio vastissimo: il Colle del Moncenisio, il vallone di Sevine con i suoi laghi e il Col Clapier, la parete del Giusalet, le cime della Val Susa, i ghiacciai della Vanoise.

Testo e foto di Chiaretta Furio

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