Dott.sa Debora Rasio

Medico, specialista in oncologia medica, ricercatrice presso la Sapienza Università di Roma, nutrizionista Rai, Mediaset e La7, autrice dei bestsellers “Death by Medicine” -Axios Press; “La dieta non dieta” -Mondadori- e il recente “La dieta per la vita” -Longanesi, vanta una notevole attività di ricerca anche all’estero – fra le collaborazioni quella con il Kimmel Cancer Center della Thomas Jefferson University di Philadelphia. Proprio l’attività come oncologa e i suoi studi nel campo della biologia molecolare l’hanno portata a interessarsi di alimentazione come strumento per tutelare la salute

Alimenti ultra-trasformati: ecco perché sono pericolosi

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Brutte notizie, decisamente, per gli amanti degli alimenti ultra-processati (UPF): una nuova ricerca, pubblicata sul British Medical Journal, ha confermato ancora una volta i rischi per la salute legati al loro consumo. Lo studio in questione (https://doi.org/10.1136/bmj-2023-077310) è il più vasto mai condotto sul tema, avendo incluso quasi 10 milioni di partecipanti adulti.

I risultati? Inequivocabili: il consumo elevato di prodotti altamente trasformati aumenta il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari, disturbi mentali comuni e diabete di tipo 2. E non è tutto: l’assunzione di questi alimenti si associa anche a un incremento generale della mortalità per tutte le cause, oltre a disturbi respiratori, insonnia, obesità. 

Perché i cibi ultra processati fanno così male?

Ci sono diverse ragioni per cui gli alimenti molto trasformati fanno male. La prima è che essi “disalimentano”, sostituendosi a cibi nutrienti naturali. Sono infatti carenti di preziose vitamine e minerali, ovvero di quelle sostanze che, come sosteneva Albert Szent-Györgyi, premio Nobel per la medicina nel 1937, “ci fanno ammalare se non le mangiamo”. Inoltre, la lavorazione estrema ne modifica la digeribilità e l’impatto sul nostro microbioma intestinale, oltre a ridurre la loro capacità di saziare, spingendoci a mangiare di più. Infine, si tratta di prodotti spesso ricchi di zuccheri aggiunti, oli di semi e additivi a spiccata azione pro-infiammatoria. E quando buona parte delle calorie quotidiane proviene da cibo privo di sostanze nutritive, ma ricco di elementi infiammatori come zuccheri e acidi grassi omega-6, è facile prevedere le conseguenze negative a lungo termine.

Gusto artefatto

Un’accusa che viene mossa contro gli alimenti ultra-processati è che le i produttori li rendano molto appetibili, puntando tutto sul consumo eccessivo e il profitto. Gli UPF sono ovunque perché costano poco, vengono pubblicizzati in modo aggressivo e sono studiati per essere pratici (pensate agli snack già confezionati o i cibi precotti surgelati). Inoltre, le aziende investono risorse ingenti per studiare le combinazioni di ingredienti, consistenze e aromi per indurre dipendenza nei consumatori. E il risultato finale è che se ne consumano sempre di più offrendoli  quotidianamente anche ai bambini, senza tener conto dei numerosi rischi per la salute. 

Che fare? La soluzione è in cucina

Di fronte a queste preoccupanti evidenze sugli effetti negativi degli alimenti ultra-processati, la soluzione è intuibile: limitarne il più possibile il consumo. La soluzione è a portata di tutti: puntare su una dieta ricca di cibi freschi e minimamente lavorati: frutta, verdura, cereali in chicco, legumi, frutta secca oleosa, carni di qualità, pesce pescato, uova bio e latticini di animali a pascolo sono tutti alimenti salutari. E preparare il cibo in casa con ingredienti di qualità è il modo migliore per controllare ciò che mangiamo.

Non significa che nella vita moderna gli alimenti trasformati a livello industriale vadano evitati del tutto. Ma possiamo ridurne drasticamente la quota, trattandoli come eccezioni occasionali e non come elementi della dieta quotidiana. E soprattutto imparando a scegliere anche tra alimenti “processati”: piatti pronti, snack confezionati e bevande zuccherate vanno limitati al massimo, mentre cibi come legumi in vetro, yogurt intero e kefir bianchi, formaggi, miele grezzo, cioccolata fondente e pasta sono soluzioni a portata di mano che possono rientrare in un regime alimentare equilibrato. Insomma, più cibo vero e meno prodotti ultra-trasformati. Una semplice regola che può davvero fare la differenza tra salute e malattia. 

Fonte: The British Medical Journal (BMJ) “Ultra-processed food Exposure and adverse Health Outcomes: ombrella review of epidemiological meta-analyses”. Pubblicato il 28 febbraio 2024

DOI: https://doi.org/10.1136/bmj-2023-077310  Autori: Melissa M Lane, Elizabeth Gamage, Wolfgang Marx et al.

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