Aumentare il consumo di acidi grassi omega-3 a scapito degli omega-6 rallenta l’invecchiamento. Normalmente, però, si verifica il contrario, cioè che i grassi omega-6 proinfiammatori prevalgono sugli omega-3 antinfiammatori a causa di un’alimentazione in cui i cibi poco salubri, pronti e molto trasformati industrialmente vincono gli alimenti freschi, genuini e cucinati in casa.
DAL DNA SI CAPISCE L’ETÀ DELLE CELLULE
Questo rapporto squilibrato tra omega-3 e omega-6 accelera l’invecchiamento come si deduce dall’osservazione dei telomeri. I telomeri sono le porzioni terminali del Dna che proteggono i cromosomi dal deterioramento e che si accorciano man mano che invecchiamo. Quando lo stress ossidativo e l’infiammazione danneggiano le cellule ne risentono anche i telomeri che si accorciano garantendo meno longevità alle cellule. I telomeri corti, quindi, sono un campanello di allarme per un organismo che invecchia.
A OGNI GIORNO I SUOI OMEGA-3
Sono varie le ragioni che conducono le cellule a invecchiare, dunque i telomeri ad accorciarsi, e tra queste un recente studio ha individuato proprio lo sbilanciamento tra omega-6 e omega-3. A tale conclusione i ricercatori sono arrivati prendendo in esame 106 adulti di età compresa tra i 40 e gli 85 anni, in sovrappeso e con uno stile di vita sedentario. I partecipanti sono stati poi divisi casualmente in tre gruppi al primo dei quali sono stati somministrati 1,25 grammi di omega-3 al giorno, al secondo 2,5 grammi e all’ultimo semplicemente un placebo. A tutti è stata misurata la lunghezza dei telomeri come indicatore dell’efficacia dei supplementi di omega-3 rispetto al placebo.
Dopo quattro mesi è risultato che entrambi gruppi che avevano assunto il supplemento di omega-3, indipendentemente dal dosaggio, avevano telomeri più lunghi e livelli di omega-6 nel sangue diminuiti, rispetto al gruppo che aveva preso il placebo. Ancora, in coloro trattati con omega-3 gli indicatori di stress ossidativo erano scesi del 15% rispetto a chi era stato trattato con il placebo.
GLI INTEGRATORI NON SONO TUTTI UGUALI
Se ne deduce che consumare acidi grassi omega-3 in quantità sufficiente a contenere la presenza nel sangue dei grassi omega-6 può rallentare l’invecchiamento. Gli omega-3 possono essere assunti in forma di integratori o consumando almeno 500 grammi a settimana di pesce, anche in scatola come sardine e sgombro, ad elevato potere alcalinizzante. Nel primo caso, invece, sono preferibili supplementi a base di olio di krill. Per orientarsi nella vastissima offerta commerciale di questi prodotti un buon metodo per testarne la qualità è aprire una capsula, versarla sul fondo di un bicchiere e aspettare qualche ora: se il bicchiere si buca significa che sono presenti nell’olio residui di solventi utilizzati per deodorizzarlo, indice di un prodotto scadente.
UN EQUILIBRIO PRECARIO
Oltre al pesce, soprattutto grasso, fonti di omega 3 sono noci, semi di chia, canapa, lino e loro olii, avocado. Gli omega 6 ossidanti nei quali tendiamo ad eccedere sono presenti invece negli olii vegetali raffinati, molto utilizzati nella ristorazione collettiva e nei cibi industriali che andrebbero limitati se vogliamo riequilibrare il rapporto con gli omega 3. Tale rapporto dovrebbe mantenersi tra 1:3 e 1:4, significa che per ogni grammo di omega 3 dovremmo consumarne 3/4 di omega 6. Per noi italiani l’olio extravergine di oliva rappresenta già una buona fonte di omega 6 di ottima qualità e dovremmo ridurre fonti aggiuntive quali biscotti, merendine, cracker, pizza e altri alimenti precotti per non rendere il rapporto con gli omega 3 troppo sbilanciato e difficile da correggere: se consumo 20 gr di omega 6 al giorno, mi sarà pressoché impossibile ‘compensare’ con 6 grammi di omega 3.
FONTE Omega-3 fatty acids, oxidative stress, and leukocyte telomere length: A randomized controlled trial. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/23010452/
Dr.ssa Debora Rasio
Laureata in medicina e chirurgia e specialista in oncologia, direttore del master di II livello in Medicina Integrata presso l’Università Telematica San Raffaele di Roma, autrice del bestseller Mondadori “La Dieta Non Dieta”, Debora Rasio vanta una notevole attività di ricerca anche all’estero – fra le collaborazioni quella con il Kimmel Cancer Center della Thomas Jefferson University di Philadelphia. Proprio l’attività come oncologa e i suoi studi nel campo della biologia molecolare l’hanno portata a interessarsi di alimentazione come strumento per tutelare la salute.