Nel viaggio di questi 3 giorni in Sila Grande, le rare voci che si sentono sono quelle dei ciaspolatori nei pressi del villaggio di Silvana Mansio, a ridosso della pista di fondo di Carrumango. La località, a metà strada tra Camigliatello Silano e Lorica, è raggiungibile grazie alla SP211 e si presenta come un piccolo agglomerato di baite in legno perfettamente in armonia con l’ambiente. Appena partiti, i racchettisti hanno ancora fiato da spendere.
Con Antonello Martino, guida ambientale escursionistica di Cammina Sila, si segue la strada coperta di neve, un tracciato facile e alla portata di tutti – compresi i bambini a partire dagli otto anni – che ha una durata di circa due ore e mezza. Il sentiero prosegue lungo un percorso gratificante, alternando brevi strappi a tratti pianeggianti sulle Montagne della Porcina, e non è rara la possibilità di avvistare qualche capriolo.

Per rifocillarsi dopo l’escursione, il gruppo viene invitato a degustare mostaccioli e pitta ‘mpigliata, un dolce natalizio della tradizione silana a base di pasta sfoglia, noci, uva sultanina, cannella e bucce d’arancia essiccate e macinate. La gustosa merenda viene accompagnata da una tisana ai frutti di bosco. Antonello saluta i partecipanti e dà appuntamento alla prossima ciaspolata.
Il calendario di marzo è fitto: condizioni del manto nevoso permettendo, si cammina con le racchette ai piedi ogni sabato e domenica e in via eccezionale anche l’8 marzo; a seconda della stagione, inoltre, l’associazione propone nel suo calendario uscite di water-trekking, sci di fondo nell’alta valle del Tacina e sui pianori di Macchialonga, escursioni a cavallo e in mountain bike.

Un parco per tutti i gusti
Imboccando la SS107 Silana Crotonese raggiungo la Riserva Naturale Biogenetica di Fallistro fino a ritrovarmi al cospetto dei Giganti, gli oltre sessanta esemplari di pini larici ultracentenari dalle imponenti dimensioni: basti pensare che la base dei loro tronchi ha un diametro di circa due metri. Il Parco Nazionale della Sila è un mosaico di ecosistemi naturali e biodiversità, un assortito campionario di paesaggi e una palestra all’aria aperta in tutte le stagioni. Boschi, pascoli e laghi compongono il contesto dell’area protetta, da scoprire a piedi, in bici, a cavallo, in kayak e persino in battello. Uno spettacolo da contemplare in appagata solitudine.

Nel territorio di Spezzano della Sila un punto di riferimento per gli escursionisti è il Centro Visite Cupone, a ridosso del Lago Cecita: l’antica segheria è stata recuperata e trasformata in un centro di educazione ambientale con un museo e un giardino zoologico. Sono presenti sentieri didattici a misura di famiglie, un osservatorio faunistico che consente di avvistare cervi, daini, caprioli e lupi nel loro habitat e un orto botanico che consente di scoprire la flora autoctona muovendosi su un apposito percorso delimitato da una staccionata con corrimano.
Tra inverno e primavera
La gita a bordo del traghetto elettrico sul Lago Arvo, al cospetto del Monte Botte Donato, regala un punto di vista privilegiato sui boschi di conifere e latifoglie. Ancora di più la pedalata con la bike boat: montata su due galleggianti, questa versione acquatica del velocipede permette di spingersi nelle insenature più remote del lago e ammirare il colpo d’occhio sulle sfumature di verde di pini larici e faggi.

Accanto alla partenza della vecchia cestovia di Lorica è presente una pista da bob su rotaia. La patente non è necessaria, basta salire a bordo del bob a due posti, spingere la leva e lasciarsi trasportare godendo della vista spettacolare che si apre tra le curve e i rettilinei.
Per tutto il mese di marzo chi vuole approfittare degli ultimi scampoli d’inverno trova un ampio ventaglio di proposte nel comprensorio sciistico di Lorica: accanto alla pista del bob su rotaia, sul tapis roulant i bimbi possono iniziare a muovere i primi passi sulla neve o perfezionare il proprio stile sotto l’attenta guida di un maestro di sci. Sui pianori di Carlomagno e sulla Strada delle Vette si dipanano le piste per il fondo e non mancano le piste da discesa servite dagli impianti di risalita (una cabinovia a otto posti, due skilift e una seggiovia).

Celestino, il maestro del telaio
Sfilate le pedule, a Camigliatello Silano decido di concedermi una passeggiata lungo Via Roma, su cui affacciano negozi e botteghe artigianali. Cattura la mia attenzione l’insegna al civico 66: è il laboratorio di Mario Celestino, artigiano che porta avanti con passione una tradizione nata negli anni Trenta del secolo scorso a Longobucco.

Il maestro del telaio crea stoffe utilizzando vari materiali: dalla ginestra al lino, dalla canapa al cotone, dalla seta alla lana e realizza disegni a mano dalle affascinanti simbologie legate alla tradizione popolare. Come il “punto del giudice”, un disegno che una madre avrebbe realizzato per sdebitarsi con il giudice che aveva reso giustizia al figlio: per la decorazione la signora utilizzò la sega, il pino, la vite con i grappoli d’uva, la bilancia e le colombe, simboli di pace, giustizia e abbondanza. Il negozio è tappezzato di arazzi ornati con disegni di chiara ispirazione asiatica, e questo dettaglio fa pensare che la tessitura di Longobucco abbia origini orientali.
Il paese della ginestra
Chi ha tempo e modo prolungare la permanenza non perda il Museo della Ginestra, della Lana e della Seta che s’incontra inerpicandosi nelle viuzze di Longobucco. L’edificio racconta in tre sale espositive la tradizione della lavorazione dei tessuti, che la famiglia Celestino porta avanti da tre generazioni: un’attività casalinga che dal 1930 è diventata un’impresa grazie a Eugenio Celestino.

Il telaio a mano era diffusissimo nelle case di Longobucco, famoso per la produzione di coperte. Si utilizzavano il cotone, la lana, la ginestra; nelle case abitate dalle ragazze in età da marito si allevava il baco da seta per ottenere la materia prima con cui preparare il corredo. La produzione di manufatti tessili si intensificò proprio per la dote da matrimonio: si faceva a gara a chi produceva le decorazioni più belle utilizzando quello che la natura metteva a disposizione.
La ginestra, che cresce in abbondanza intorno al paese, ha uno stelo lungo e liscio che viene messo a macerare e battuto. Se ne ricava una stoppa che viene trasformata in filo col fuso. La filatura è più o meno sottile a seconda dell’utilizzo del tessuto: si va dalle trame rustiche per realizzare tappeti e sacchi per il trasporto dei cereali a quelle più sottili per l’abbigliamento intimo e le lenzuola. Il maestro aprì un ginestrificio che durante il ventennio fascista produceva per tutto il territorio nazionale, candidandosi per confezionare le divise dei gerarchi.

San Giovanni in Fiore: la capitale della Sila
Lasciato il camper nel parcheggio situato alle spalle dell’imponente complesso monastico, mi addentro nel nucleo più antico di San Giovanni in Fiore. Vale la pena di perdersi e indugiare tra i vicoli dove si fanno notare gli ornamenti in ferro battuto delle ringhiere dei balconi e delle scale esterne alle case.
L’Abbazia Florense
L’Abbazia Florense è il luogo di culto più importante della zona, e uno tra gli edifici religiosi più grandi della Calabria. La facciata in stile romanico con il portale dalle arcate a sesto acuto non lascia presagire un interno barocco. Eppure il complesso, più volte rimaneggiato, si apprezza soprattutto per l’altare in legno dorato realizzato da un ebanista nel 1740.

Nella cappella di destra, un’urna custodisce le spoglie del teologo Gioacchino da Fiore: le litografie del Liber Figurarum, la raccolta dei suoi scritti, sono esposte in una navata laterale. Sulla piazza cittadina si affaccia la chiesa di Santa Maria delle Grazie con la sagrestia impreziosita da un’opera raffigurante il battesimo del teologo. Tempo di ammirare i palazzi che sono tutti concentrati a pochi passi dalla chiesa (Palazzo Lopez di fine Settecento, Palazzo Nicoletti e Palazzo Romei) e ci rimettiamo in viaggio.
Non lasciatevi trarre in inganno dal periodo: il paese sorge sul Monte Difesa a circa 1.150 metri di quota, e le temperature non scnedono mai troppo nemmeno nei mesi di luglio e agosto. È il paese più popolato e vasto della Sila e si apprezza ancora di più a fine luglio in occasione di un festival jazz che richiama musicisti provenienti da tutto il mondo. La cittadina, che richiede una visita di un paio d’ore in tutto, si apprezza meglio in abbinata alle vicine località incastonate nel rigoglioso paesaggio del Parco Nazionale della Sila.





