La vacanza invernale in Val di Sole, in Trentino, è completa: oltre ai più attrezzati comprensori sciistici che mettono d’accordo sciatori e ciaspolatori, ci sono le terme e chi ama farsi coccolare trova anche campeggi di alto livello dotati di centro benessere.
Indice dell'itinerario

Viandanti, pastori, cacciatori, ma anche scalatori e contrabbandieri sono passati per la Val di Sole, questo angolo del Trentino adagiato ai piedi delle Dolomiti di Brenta e delle cime innevate dell’Adamello Presanella, dell’Ortles e del Cevedale. Al Passo del Tonale già nel 1127 esisteva l’ospizio di San Bartolomeo eretto per volontà di Domeni­co Commini De Marzi da Pizzano, che nel suo testamento dispose la costruzione di una chiesetta e di una struttura in grado di ospitare i pellegrini meno abbienti.

Vi soggiornò anche Douglas William Freshfield, esploratore nonché autore di ascensioni memorabili nell’arco alpino, sapientemente descritte nei suoi celebri diari. Accompagnato dalla guida Francois Devouassoud di Chamonix, dal portatore di Ver­miglio Bortolo Delpero e da altri due alpinisti, il 27 agosto 1864 effettuò la prima ascensione della Presanella (3.556 m). Raccontò di gole solitarie, di foreste, montagne selvagge, ghiacciai, cascate e borghi remoti come l’abitato di Dimaro, “un grappolo di case colorate dall’aspetto prosperoso a qualche distanza dalla carrozzabile, tra prati silenziosi e campi di alte piante di granoturco e di castagni”.

La via delle terme

Proprio negli anni del Gran Tour Al­pino fu realizzata la nuova strada imperiale del Tonale, voluta dal comandante Josef Radetzki per facilitare gli spostamenti verso le fortificazioni di confine come Forte Strino, oggi sede di un museo che ospita mostre temporanee e una rassegna permanente sulla Guerra Bianca. La realizzazione di questa importante via di comunicazione (vi transita l’attuale SS42) decretò il declino dell’ospizio di San Bartolomeo ma favorì il turismo, il cui sviluppo fino ad allora era principalmente legato alle terme di Pejo e di Rabbi, nell’omonima valle.

Già nel Seicento erano note le proprietà terapeutiche delle acque acidule di Pejo. Scrive Vigilio de Vescovi, illustre prelato della Corte dei Madruzzo: “Vi sono acque acidule prestatissime a molte infermità. Si può dire per speciale provvidenza di Dio, alle quali concorrono da diverse parti, et lontane molte persone al tempo dell’estate, quando la stagione è calda e serena”.

L’acqua più leggera è la Fonte Alpina, imbottigliata dal 1952 e apprezzata per le sue pro­prietà disintossicanti e diuretiche: povera di sodio, sgorga a circa 1.400 metri sul livello del mare, ai piedi dei ghiacciai dell’Ortles e del Cevedale. A questa si aggiungono l’acqua Antica Fonte, ricca di magnesio e di ferro, consigliata agli anemici e adatta alla cura dei disturbi articolazioni, alle vie respiratorie o a quelle urinarie; e la Nuova Fonte, ricca di bicarbonati e consigliata a chi ha problemi gastrici. La strut­tura, completamente rinnovata e ampliata, comprende una piscina, un’area wellness, una sala fitness e spazi riservata ai trattamenti estetici e ai massaggi.

Chi ama farsi coccolare potrà apprezzare il wellness center del Dolomiti Camping & Village Wellness Resort di Dimaro. Questo centro benessere di nuova realizzazio­ne fa parte del Vita Nova Trentino Wellness, un consorzio che riunisce le migliori strutture della regione dotate di spa. Aperta anche a chi non è ospite del campeggio, l’area wellness comprende piscina coperta con cascate e idromas­saggio, vasca per talassoterapia, bagno turco (con vapore alle erbe di montagna), sauna finlandese, docce aromatiche e una zona relax con caminetto, particolarmente suggestiva nelle ore serali.

Oli profumati alle erbe e fiori del Trentino, fieno d’alpeggio essiccato e sali del Mar Morto, creme e fanghi sono parte dei prodotti privi di coloranti e profumi sintetici utilizzati nelle pratiche estetiche e rivitalizzanti del centro benessere. Trattamenti specifici sono previsti per migliorare la funzionalità vascolare, respiratoria e articolare, ma anche per combattere lo stress e l’esaurimento fisico.

A tutto sport

Da anni il campeggio è un punto di riferimento per gli appassionati di trekking e di mountain biking ma anche per gli amanti delle attività acquatiche: le turbolenti acque del Noce sono una palestra ideale per il rafting, il kayak fluviale, la canoa e l’hydrospeed. L’acqua è protagonista di molte avventure anche d’inverno: armati di piccozze e ramponi si possono ad esempio affrontare le cascate ghiacciate della Val di Rabbi. Queste effimere strutture, generalmente percorribili da dicembre a febbraio (chi non ha esperienza può rivolgersi alle guide locali) sono apprezzate per il facile e breve accesso, ma anche per la varietà dei percorsi.

Quanto allo sci alpino, sono tre i comprensori del territo­rio. La ski area Campiglio Dolomiti di Brenta-Val di Sole-Val Rendena comprende 150 chilometri di piste articolate tra Folgarida, Marilleva, Madonna di Campiglio e Pinzolo. Pejo 3000, nel cuore del Parco Nazionale dello Stelvio, offre una ventina di chilometri di tracciati adatti a famiglie con bambini. E infine la ski area Ponte di Legno Tonale conta oltre cento chilometri di discese. I più esperti potranno apprezzare la mitica nera Paradiso, annoverata fra le piste più lunghe ed emozionanti dell’arco alpino: 700 metri di dislivello per tre chilometri di sviluppo. E poi ci sono i fuoripista, ambiti dai freeriders.

I più gettonati? Il Cantiere, Il Canalone del Diavolo e La Sgualdrina. Il nome di quest’ultima discesa è legato a una cima che durante la Prima Guerra Mondiale spesso passava dalle mani austroungariche a quelle italiane e viceversa.

Sul ghiacciaio del Presena, a oltre 3.000 metri di altitudine, la stagione dello sci si protrae dall’autunno alla primavera inoltrata. Complessivamente le tre aree citate consentono di percorrere con gli sci ai piedi 270 chilometri, la distanza che separa Milano da Venezia. Il divertimento è assicurato anche per i più piccoli che possono contare su diversi parchi giochi talvolta dotati di tapis roulant e figure gonfiabili, come nel caso del Fantaski del Passo Tonale. Lo ski pass per i bimbi di età inferiore a otto anni è gratuito purché un altro membro della famiglia ne acquisti uno per lo stesso periodo.

Cultura, arte e presepi

Realizzato dall’associazione culturale Centro Studi per la Val di Sole, il Museo Etnografico della Civiltà Solandra a Malè custodisce attrezzi d’uso quo­tidiano delle attività tradizionali della Val di Sole: dall’arti­gianato alla caseificazione, dall’agricoltura alla silvicultura e alla falegnameria. Curate nei minimi dettagli sono la ricostruzione della cucina e della stua, l’ambiente riscaldato con le pareti e il soffitto rivestiti di legno, e quella della camerada letto.

La sezione dell’artigianato comprende manufatti e utensili del calzolaio (cagliar), del ramaio (ciapèra) del fab-bro (feràr) e del falegname (marangon). La parte riguardan­te la filatura e la tessitura espone un arcolaio, pettini per cardare la lana e un telaio settecentesco ancora funzionante.

Infine una sezione è dedicata a don Giacomo Bresadola, padre della moderna micologia: nato e vissuto in Val di Sole, ebbe corrispondenza con oltre quattrocento micologi di tutto il mondo, il che gli permise di classificare funghi provenienti da oltre venti stati. Il museo occupa il piano terra del vecchio Palazzo Pretorile di Malè ed è aperto d’estate o su richiesta (tel. 0463 901780).

Merita una visita il castello di San Michele a Ossana, eretto in epoca longobarda su uno sperone di roccia. Il maniero fu abitato dai principi vescovi di Trento, dai conti del Tirolo, ma anche da personaggi illustri come la baronessa Bertha von Suttner, insignita del premio Nobel per la pace all’inizio del secolo scorso. Durante il periodo dell’Avvento ospita un mercatino e un presepe allestito per il centenario della Pri­ma Guerra Mondiale. Dal 27 novembre all’8 gennaio 2017 il borgo di Ossana ospiterà più di cento presepi, costruiti con vari materiali da artigiani, studenti e abitanti della valle: un motivo in più per fare rotta verso questo territorio accogliente e ricco di opportunità per il pleinair a tutto tondo.

Val di Sole vuol dire natura

Il territorio comprende due importanti aree protette: il Parco Naturale Adamello Brenta e il Parco Nazionale dello Stelvio. Il primo abbraccia una superficie di 620 ettari e si spinge fino alla Valle di Non e alle Giudicarie. Simbolo del territorio è l’orso bruno, reintrodotto alla fine del secolo scorso grazie ai finanziamenti Life dell’Unione Europea. Il Parco Nazionale dello Stelvio abbraccia il gruppo Ortles Cevedale e si sviluppa tra Lombardia e Trentino Alto Adige. Sono innume­revoli le escursioni praticabili in tutte le stagioni, compresa la più fredda.

Gli appassionati delle ciaspole possono contare su tren­tacinque percorsi contrassegnati da tabelle, la cui descrizione è riportata nell’opuscolo A piedi d’inverno in Val di Sole (reperibile gratuitamente presso l’Azienda di Turismo), mentre le tracce sono scaricabili su smartphone. Da Pejo si parte alla scoperta del parco (12 km, 7 ore) e dell’antica traccia degli alpeggi (9 km, 6 ore), da Malé alle Malghe di Bolentina (7,7 km, 3 ore), dal Passo Tonale per El Farinel (3 km, 2 ore). Infine, una curiosità: l’etimologia del nome Val di Sole non è legata alla stella attorno alla quale la terra orbita ma a Sulis, la divinità celtica legata all’acqua.

Antichi sapori

Morbido, dai piacevoli sentori di latte e d’erba, il casolét vanta una tradizione secolare. Non c’è quindi da mera­vigliarsi se questo formaggio prodotto in Val di Sole rientri nell’e­lenco dei presidi Slow Food. Il termine casolét deriva da caseolus: piccolo formaggio, perché un tempo era principalmente fatto in autunno, quando le mucche producevano poco latte.

Si ottiene da latte vaccino intero di due mungiture, scaldato a una temperatura compresa tra 35 e 39°C. Dopo l’aggiunta del caglio e la successiva rottura della cagliata in granuli della dimensione di una susina, la pasta ottenuta è separata dal siero e riposta in stampi di plastica del diametro di circa una decina di centimetri. Le forme, dopo aver riposato in salamoia per alcune ore, passano alla stagionatura (da dieci giorni a due mesi). Il colore è più tendente al bianco se fatto con latte di mucche alimentate con fieno, al giallo se sono nutrite con erba.

Oggi si può acquistare in vari caseifici. Tra questi segnaliamo il Presanella dove si può scoprire un interessante percorso didattico per osservare dal vivo tutte le fasi di lavorazione. Ci si può rivolgere anche al caseificio turnario di Pejo, l’ultimo del Trentino (Piazza San Giorgio 2, tel. 328 1570139).

Il casolét 

Per le sue caratteristiche il casolét si presta ad essere utilizzato in tantissime ricette, dall’antipasto al dolce. Per rendersene conto si può andare all’osteria alla Corte dei Toldi: il menù degustazione a filiera trentina costa 37 euro se servito singolarmente, 34 euro se scelto da tutti i commensali.

Nelle cantine secolari si servono piatti a base di prodotti presidio Slow Food e un menù ricco di golosità: dai funghi con crema di casolét e tartufo ai canederli, dai tortei de patate al gelato. Ai buongustai impenitenti segnaliamo Il casolét nella cucina solandra, due settimane dedicate al più tipico for­maggio della valle che si tengono tra la seconda metà di agosto e i primi di settembre.

Durante l’evento sono previste visite guidate a malghe e caseifici, degustazioni e spettacoli. Infine, quest’anno ad agosto si è svolta la seconda edizione dell’asta dei formaggi di malga della Val di Sole presso Castel Caldes; un’ottima occasione per conoscere e acquistare formaggi nostrani, talora stagionati e affinati per sette lunghi anni.

Testo e foto di Alberto Campanile

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