Sai che gli abruzzesi chiamano questo massiccio dell’Appennino “montagna madre”? La Majella è uno scrigno di natura a cui il foliage dona l’abito migliore. Venire in camper quassù, con il privilegio della bassa stagione, offre più di una sorpresa. E parcheggi il camper senza problemi nelle aree di sosta e nei campeggi aperti solo su prenotazione.
Indice dell'itinerario

Sei continuamente a caccia di spunti per il trekking? La Majella è un gioiello sugli appennini in cui è possibile passeggiare, immergersi nel foliage o praticare del buon trekking.

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Il bosco di Sant’Antonio

Il più noto, e giustamente, è il bosco di Sant’Antonio, non lontano da Pescocostanzo. Una cattedrale della natura dove enormi faggi vecchi anche di sei secoli danno spettacolo allun­gando i rami nodosi e contorti. Alle quote inferiori crescono invece in formazioni miste roverelle, cerri, carpini e ornielli. Le faggete sono la casa dell’orso e del lupo, nonché rifugio e protezione per cervi e caprioli. Più in alto sono le distese di pino mugo a tappezzare i crinali avvolti da panorami aerei, prima che le pareti di nuda roccia si rendano percorribili solo ai camosci.

Il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise

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Se venite sulla Majella a celebrare l’autunno vi attendono paesaggi maestosi, incontri con gli animali, acque scroscianti, boschi multicolore e sgambate che non vi faranno rimpiangere le Alpi. La rete di sentieri si ramifica dalle vette ai fondovalle e consente a chiunque di avvicinare le bellezze di uno dei parchi nazionali più suggestivi e meno conosciuti d’Italia, complice soprattutto la vicinanza del tetto d’Appennino, il Gran Sasso, e del più antico Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.

Istituita nel 1995, l’area protetta della Majella comprende l’intero massiccio del Monte Amaro, la seconda cima appen­ninica (2.793 m), delimitato a nord dalla valle del Pescara, a sud-est da quella del Sangro e ad ovest dalla Valle Peligna (la piana di Sulmona e Pratola, occupata nel Pleistocene da un lago).

La valle del fiume Orta separa quindi la dorsale principale dal più occidentale massiccio del Morrone. I paesaggi sono vari e non di rado maestosi. Intanto per le quote raggiunte dai rilievi: più di trenta cime superano i duemila metri. Poi ci sono i pianori carsici di quota, veri deserti di pietra – una rarità nella nostra penisola – sulla sommità della montagna dove giungono i più aspri sentieri del parco. E tutt’intorno, quasi a raggiera, si diramano valloni scoscesi in particolare sul versante orientale, con pareti che si fronteggiano sino a sfiorarsi.

La fruizione in camper deve fare i conti con i valloni che obbligano a discese e salite, ai tornanti, a lavorare di sterzo insomma. In compenso la forte stagionalità della maggior parte delle strutture ricettive premia i turisti dell’abitar viaggiando, che possono godere delle più belle situazioni di sosta e pia­nificare in libertà spostamenti ed escursioni. E come spesso accade nelle oasi naturali, sono proprio le stagioni di mezzo a offrire le esperienze di viaggio migliori.

Il trekking in Majella

Fra le tante destinazioni proposte da un territorio così vasto ne abbiamo selezionate alcune frutto di vari decenni di esperienza diretta. Si tratta di escursioni a piedi, generalmente facili e alla portata di tutti, con dislivelli contenuti o assenti. Luoghi preziosi cui avvicinarsi in camper e spegnere la luce, quando fa sera, avvolti dalle atmosfere serene di una mon­tagna senza orpelli. Al risveglio ogni giornata, dopo il caffè che gorgoglia dalla moka a rianimare l’equipaggio, sarà una promessa di scoperte e divertimento.

Le gole dell’Orta

Difficoltà: media – Tempo di percorrenza: due ore dell’Orta

Dette anche Rapide di Santa Lucia o Marmitte dei Giganti alla Piana dei Luchi, sono una delle più spettacolari singola­rità naturali della Majella, qui nel suo settore settentrionale. Siamo lungo il torrente Orta, affluente di destra del Pescara, che sorge presso Passo San Leonardo e nel tratto compreso tra Musellaro e San Tommaso – frazioni rispettivamente di Bolognano e di Caramanico Terme – scorre incassato e sinuoso tra calcari stratificati arrotondati dall’erosione.

L’accesso è possibile da entrambe le frazioni. Partendo dalla fontana Musellaro, parcheggiato il camper, si prende a seguire una deviazione tra le case che sale e poi scende nel bosco fino al ponte. Segnato in bianco e rosso, il sentiero A2 svolta quindi a sinistra, prima lungo la sponda e poi a mez­zacosta verso destra tra boschetti e campi fino a un rudere. A destra si va a San Tommaso, frazione di Caramanico Terme da dove si può ugualmente partire seguendo il sentiero segnalato presso il piccolo ufficio postale; per il parcheggio del camper va bene lo spazio adiacente la vicina chiesa romanica di San Tommaso, con un portale riccamente decorato e, all’interno, begli affreschi del XIII secolo che ornano i pilastri.

Per le rapide, giunti in un modo o nell’altro al rudere (una mezz’ora comoda a piedi da entrambe le provenienze), si deve puntare verso il fiume proseguendo verso valle. A breve la traccia inizia a scendere ripidamente e questo tratto, seppur breve, deve essere percorso con molta attenzione per via del terreno scosceso: vanno evitate le giornate di pioggia (o subito successive) e in certi periodi, soprattutto d’inverno, l’accesso è precluso.

Giunti al livello delle sponde, oltre la vegetazione si sbuca all’aperto sulle rocce affacciate sul letto incassato del torrente. Anche qui la prudenza è d’obbligo, nonché buone calzature per evitare pericolosi scivoloni.

La voce dell’Orfento

Difficoltà: facile • Tempo di percorrenza: tre ore

Tra i più vivaci paesi del parco nazionale in estate, anche Caramanico Terme con l’autunno ritorna all’abi­tuale quiete di quasi tutti i paesi d’Appennino. Venendo dall’autostrada e dal casello di Alanno-Scafa, giusto alle porte dell’abitato s’incontra il ponte che supera un altro dei tanti canyon di questa maestosa montagna: stavolta è quello del torrente Orfento.

Ben ottanta metri più in basso, infatti, c’è un altro mondo d’intatta natura protetto fin dal 1971 da una riserva statale preesistente al parco nazionale e che tutt’oggi rappresenta uno dei suoi gioielli. Entrando in paese si parcheggia il camper nello spiazzo a lato strada, poco prima del ponte, e si inizia a scendere a piedi per i tornanti del sentiero sottostante, segnalato e ben evidente.

Un quarto d’ora è sufficiente per guadagnare il fondo della gola, quindi si cammina in piano costeggiando il torrente. Al ponte in pietra detto di San Cataldo una deviazione con­sentirebbe di riguadagnare, tramite i gradini scavati nella roccia delle Scalelle, le case del paese. Invece tirando dritto l’avventura prosegue e, uno scorcio dopo l’altro, eccoci nel cuore del vallone.

Roccioni sporgenti, rapide tra i massi, pa­reti che chiudono il cielo sono le sorprese continue lungo il cammino. Ci si può girare al ponte del Vallone, raggiunto in poco più di un’ora di comodo percorso, e tornare sui propri passi fino al camper dopo una ripida ma breve salita finale.

Dal rifugio Pomilio al bivacco Fusco

Difficoltà: media • Tempo di percorrenza: cinque ore e mezza

Uno dei più bei paesaggi in quota della Majella, a tratti quasi dolomitico per le guglie rocciose che contraddistinguono la parte finale del percorso, è quello attraversato dalla magnifica passeggiata che parte dai 1.900 metri del Rifugio Pomilio al termine della strada che sale da Pretoro e, tramite il passo Lanciano, porta in località Maielletta.

Parcheggiato il camper negli ampi spazi circostanti, tra antenne e ripetitori, si prose­gue a piedi per l’ultimo tratto della strada, opportunamente chiuso al traffico alcuni anni fa dal parco che ne ha ridotto la carreggiata, realizzando una staccionata e alcune piazzole con tabelle informative (il percorso, suggerito anche ai portatori di handicap poiché in salita appena accennata, è intitolato a Indro Montanelli). In quaranta minuti si è al piazzale terminale che precede la cima del Blockhaus, rivestita dai pini mughi. Da qui passando accanto alla Madonnina in legno e si sale fino ai pochi resti del fortino eretto sulla sommità dai Borbone e utilizzato poi dagli austriaci contro i briganti.

Tornato quasi pianeggiante, sempre sul filo di cresta, in un’ora e mezza di magnifico percorso sospeso tra la valle dell’Orfento (a destra) e il vallone delle Tre Grotte (a sinistra), il sentiero giunge alla Sella Acquaviva dov’è l’omonima dor­gente. Qualche minuto prima, un omino di pietra sul sentiero segnala la deviazione a destra per la Tavola dei Briganti, un gruppo di rocce dove pastori hanno inciso nei tempi passati frasi e simboli.

Per i più motivati, se il meteo lo consente l’escursione può proseguire. Dalla fonte ha inizio la salita sulle pendici del Monte Focalone, faticosa per il dislivello (400 metri) e per il fondo incoerente di sfasciumi di roccia. Senza possibilità di errore si sale, prendendo più avanti a sinistra una deviazione segnalata per il bivacco Fusco. Facendo attenzione, sui grossi roccioni accanto al sentiero si possono notare numerosi fossili di conchiglie.

In un’ora di salita si raggiunge il crinale, passato il quale in posizione più riparata sorge il bivacco (2.455 m) davanti allo spettacolare Anfiteatro delle Murelle, circo glaciale con le pareti calcaree che strapiombano su pascoli solitari dov’è facile avvistare i camosci. Di colore giallo, il bivacco è piccolo ma con ben nove brande e un tavolo. Fino al bivacco calcolare circa tre ore e mezza dal camper, due per il ritorno. Dal bivacco Fusco il sentiero prosegue fino alla vetta del Monte Amaro, ma in tal caso l’intera escursione prevede in totale 1.300 metri di dislivello ed è riservata ai più allenati.

Le gole di Santo Spirito

Difficoltà: facile • Tempo di percorrenza: un’ora

È poco più di una passeggiata quella che conduce dalla periferia di Fara San Martino al più spettacolare dei tanti canyon della Majella. Stiamo parlando delle gole di Santo Spi­rito, la cui titanica spaccatura si apre nel fianco orientale della montagna nei pressi del paese noto per alcuni pastifici che vi sorgono.

Entrando nell’abitato da sud si seguono le indicazioni per le gole e il monastero di San Martino, che portano a una svolta a sinistra da percorrere sino alla fine dell’asfalto e a un comodo parcheggio sterrato. Lasciato il camper si prosegue a piedi per pochi minuti fino all’imbocco evidente delle gole. L’ambiente è subito maestoso, con le alte rupi di roccia che si separano appena nella direzione del nostro cammino: nel tratto più suggestivo, aprendo le braccia, si arriva a toccare le due pareti opposte.

Poco dopo appare il monastero rupestre intitolato a San Martino, d’età medievale, i cui resti (bellissimi i rilievi delle colonne con le ghiande di quercia scolpite nella pietra) sono stati riportati alla luce da scavi recenti dopo essere stati sepolti a lungo dalle alluvioni del torrente Verde. Raggiunta una fontanella si può tornare sui propri passi fino al camper.

Dal parcheggio, tornando a salire verso la statale se si sceglie la deviazione di sinistra, si giunge alla chiesetta di San Pietro Apostolo quasi affacciata sulla pozza cristallina delle sorgenti del Verde: un altro piccolo angolo di natura che ben merita una sosta.

Dal punto di arrivo dell’itinerario sopra descritto è possibile proseguire fino alla vetta di Monte Amaro: con i suoi 2.400 metri di dislivello da superare è tra le escursioni più lunghe e impegnative dell’intero Appennino.

Il bosco di Sant’Antonio

Difficoltà: facile • Tempo di percorrenza: un’ora

Alla periferia settentrionale di Pescocostanzo, uno dei più bei paesi della Majella, presso una rotatoria una freccia indica la stradina che punta diritta in direzione della più bella foresta del parco nazionale. Si tratta del bosco di Sant’Antonio, da alcuni secoli protetto dal taglio, che ospita non solo faggi di dimensioni colossali ma anche magnifici esemplari di aceri, cerri, tassi. Superato un doppio tornante, la parte meglio conservata si trova sulla destra della strada che sale dal paese: l’accesso è facilmente individuabile dal parcheggio sterrato ai lati della provinciale.

Nel bosco non vi sono percorsi precisi da seguire. Superato l’ingresso, dove i segni della frequentazione turistica (assai intensa nei mesi estivi; questa è una riserva di aria fresca anche nelle giornate più calde) sono maggiormente evidenti, ci si addentra in punta di piedi come in un’autentica cattedrale vivente. La pratica della capitozzatura qui utilizzata in passato per potare gli alberi ha guidato la forma di alcuni faggi secolari “a candelabro”. Tra gli animali non è difficile ascoltare il verso dei picchi, presenti con diverse specie.

La Riserva Naturale di Lama Bianca

Difficoltà: facile • Tempo di percorrenza: un’ora e mezza

Da Sant’Eufemia a Majella si prende a seguire la strada per il magnifico Passo di San Leonardo. Più o meno a metà percorso, dopo due tornanti, una deviazione segna­lata a sinistra indica la riserva naturale di Lama Bianca. Ci troviamo in una magnifica faggeta che in autunno mostra il meglio di sé esponendo una calda tavolozza di colori.

Si parcheggia il camper presso l’area di sosta adiacente il Rifugio CAI Di Donato, attrezzata con tavoli, panche, punti fuoco per barbecue e servizi igienici (questi ultimi sono però chiusi, le chiavi vanno richieste al centro visite del parco a Caramanico Terme).

Ci s’incammina quindi lungo l’evidente e pianeggiante strada sterrata, presto seguita da una staccionata, che solca il bosco attraversando piccole radure e sfiorando begli esemplari di faggio. Sempre comodo e largo, il tracciato è stato realizzato anche per persone con disabilità e consente a tutti di godere della bellezza di questi ambienti in un silenzio interrotto solo dal canto degli uccelli.

In un’ora circa di passeggiata si arriva al termine della staccionata vicino alla sorgente di Fonte della Fratta, dove sorgono altri tavoli e panche. Da qui si ritorna al camper seguendo la pista carrabile che attraversa la riserva e che abbiamo percorso all’inizio prima di arrivare al parcheggio.

Testo e foto di Stefano Ardito

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