“Capitale del paese dei balocchi”: così, nella seconda metà dell’Ottocento, la scrittrice ed egittologa inglese Amelia Edwards definì Ortisei (in ladino Urtijëi), il capoluogo della Val Gardena. L’autrice di Untrodden Peaks and Unfrequented Valleys (Cime inviolate e valli sconosciute) scrisse a proposito delle Dolomiti: “Ad appena settantadue ore da Londra si trova una rete di valli letteralmente sconosciute, ove si fugge all’affollamento dei turisti nei grandi alberghi e allo squallore dei pasti negli hotel”. Amelia ed “L”, sua compagna di viaggio, rimasero affascinate dalle “gentili fanciulle sorridenti” della pensione Cavallino Bianco di Ortisei, dall’austera bellezza di pareti inviolate dai “profili e dai colori strani”, ma anche da inaspettate e fiorenti attività artistiche ed artigianali.

Gli artigiani del legno
Già allora, nella valle che si distende all’ombra del Sassolungo e delle Odle, si producevano giocattoli e sculture di legno di ottima fattura. Fin dal Seicento gli artigiani gardenesi si specializzarono nella creazione di pastori per il presepe, di figure sacre, animali, bambole e giocattoli intagliati a mano. Per secoli la vendita di quei manufatti costituì una fonte di guadagno importante per famiglie la cui economia dipendeva dalla pastorizia e dall’agricoltura. Caricata la mercanzia in una sorta di basto detto crama, gli uomini s’incamminavano verso fiere e mercati del Veneto o alla volta della Valle Isarco: si muovevano probabilmente lungo il Troi Paian, lo storico Sentiero dei Pagani già noto in epoca precristiana.

A metà del Settecento si contavano circa cinquanta intagliatori, un secolo dopo erano più di duemilacinquecento. “L’industria casalinga” del giocattolo convolse tutti, anziani e bambini, uomini e donne; lavoravano soprattutto nei mesi autunnali e invernali, quando le attività contadine erano ferme e quelle nelle stalle ridotte all’essenziale. Il commercio crebbe dopo il 1856, anno in cui divenne praticabile la prima strada carrozzabile per Ponte Gardena.
Nel 1885 venne fondata l’Associazione per l’abbellimento di Ortisei, con l’esplicito obiettivo di accogliere i primi turisti: intraprendenti viaggiatori vittoriani spesso armati di taccuino e di pennelli, audaci scalatori e studiosi di scienze naturali desiderosi di toccare con mano le cime decantate dal geologo e mineralogista francese Deodat de Dolomieu.
Le bambole, dalla Val Gardena a Londra
Torniamo ai giocattoli: erano splendide realizzazioni apprezzati da bambini, ma non solo. Alcune bambole della prima metà del secolo scorso sono ospitate al Museum of Childhood del Vic–toria & Albert Museum di Londra, mentre al Museo della Val Gardena (Museum Gherdëina) di Ortisei si può ammirare una ricca esposizione di balocchi lignei, realizzati da artigiani locali tra il XVIII secolo e il 1940.
La Collezione di Giovanni Senoner Vastlé spazia dai cavalli a dondolo ai piccoli animali, dai burattini alle bambole gardenesi. Queste ultime erano chiamate “le “olandesi” perché proprio dai porti d’Olanda partivano le navi con i manufatti della Val Gardena destinati a varie località europee e d’oltreoceano.

Le bambole erano, e sono, dei capolavori: hanno braccia e gambe snodabili, sono sapientemente dipinte a mano, ma non indossano alcun vestito. A Ortisei, al 18 di Pedetliva Strasse, Judith Sotriffer continua a produrre bambole ispirate a quelle commerciate dal suo bisnonno. Composte da diciassette pezzi opportunamente sagomati, queste deliziose “creature dalle gote rosse, gli occhi azzurri e i capelli neri”, alte pochi centimetri o anche più di un metro, sono complementi d’arredo o allegre “compagne di gioco” da vestire e coccolare. Le realizza in pino cembro (o cirmolo), un legno poco gradito ai tarli, ma particolarmente duttile e perciò apprezzato dagli scultori.
Le botteghe e la Chiesa di Santa Cristina
Per toccare con mano le sculture degli artisti gardenesi conviene visitare le loro botteghe e la Chiesa di Santa Cristina, con un altare barocco attribuito alle famiglie dei Vinazer e dei Trebinger. Merita una visita anche l’esposizione permanente Art52 dedicata all’artigianato della Val Gardena. Sacre o profane, dal design classico o innovativo, le sculture più ambite sono realizzate interamente a mano, senza l’ausilio di macchinari alimentati ad energia elettrica. Sono manufatti unici, irripetibili, e per questo più costosi rispetto alle sculture fatte a macchina.

Arriva la funivia
I resoconti delle epiche avventure riportate dai primi scalatori inglesi solleticarono l’interesse di turisti e di escursionisti d’Oltralpe, che sempre più numerosi approdarono in quest’angolo delle Dolomiti. Nel 1890 Ortisei, che poteva contare su centoquarantasei posti letto, registrò ben millecentotrenta arrivi. In quegli anni furono costruiti i primi rifugi. Nel 1935, in presenza dei principi di Savoia, fu inaugurata la funivia Ortisei-Alpe di Siusi, una cabina di legno che in una manciata di minuti portava sedici passeggeri dal fondo valle al più vasto alpeggio d’Europa, all’ombra dello Sciliar. Con il turismo prosperò anche la scultura. Già nella seconda metà dell’Ottocento era attiva una scuola d’arte dove gli allievi imparavano ad usare gli attrezzi del mestiere: scalpelli, mazzuole e pennelli per il decoro finale.

Un paradiso invernale
Le tre località della valle – Ortisei, Santa Cristina e Selva di Val Gardena – nel periodo invernale mettono a disposizione degli appassionati di sci alpino cinquecento chilometri di piste di tutte le difficoltà, servite da quindici impianti di risalita. I più esperti possono cimentarsi con la nera La Ria che parte dalla stazione a monte Dantercepies (Selva di Val Gardena): uno scivolo molto tecnico, lungo oltre un chilometro, con un dislivello di trecentodieci metri. Adrenalina pura. Il comprensorio sciistico della Val Gardena annovera discese che hanno ospitato competizioni di Campionati del Mondo e piste straordinariamente belle, ricche di storia e di aneddoti, alle quali gli abitanti del territorio sono particolarmente affezionati.

Alba a duemila metri
Una vacanza in questo territorio regala emozioni fin dall’alba: alle sette del mattino si può salire ad oltre 2.300 metri sul livello del mare, al Dantercepies Mountain Lounge, per ammirare il sorgere del sole e gustare una robusta colazione a buffet. Per smaltire le golosità si hanno a disposizione centoquindici chilometri di piste di fondo, trentacinque dei quali articolati sul Monte Pana, sopra Santa Cristina. In genere percorribili da dicembre a marzo, si contano cinque percorsi, per principianti ed esperti, amanti della tecnica classica o dello skating.
Oltre il Centro di Fondo ci si può incamminare con le ciaspole su un tracciato generalmente battuto che passa ai piedi del Sassolungo e del Sassopiatto; in circa due ore e un quarto di cammino si raggiungono una romantica chiesetta gotica e l’adiacente Rifugio Zallinger. Qui, anche d’inverno, potete concedervi qualche peccato di gola.

Canederli e costolette
A pranzo e cena trionfano i piatti della tradizione locale: dai canederli di speck in brodo alla zuppa d’orzo, dalle costolette di maiale al forno al Kaiserschmarren, una sorta di frittata servita con abbondante zucchero a velo e confettura di mirtilli rossi. Una curiosità: pare che questo dolce – creato per errore, si dice, da un cuoco che dimenticò una crêpe sul fuoco – fosse il preferito dell’imperatore (Kaiser) Francesco Giuseppe d’Austria.

Un tour in e-fatbike
La vacanza invernale in Val Gardena presenta molte sfaccettature: accompagnati dalle guide alpine, ci s’incammina con le racchette da neve in Vallunga (Selva Gardena) o al Rifugio Firenze nel Gruppo delle Odle (accesso da Col Raiser). In alternativa, si può optare per una divertente discesa in slittino; le più gettonate sono la Pista Icaro sul Monte Piz (Alpe di Siusi) e la discesa dal Monte Rasciesa, lunga sei chilometri, servita dalla funicolare che parte da Ortisei.
Se avete ancora energie, potete concedervi un tour con una e-fatbike, speciali biciclette a pedalata assistita adatte adatte ad affrontare percorsi innevati non particolarmente ripidi, come quelli dell’Alpe di Siusi e del Monte Pana. Tra le esperienze più suggestive, infine, c’è la fiaccolata serale sul Troi Unika.

Inaugurato nell’estate del 2016, questo sentiero tematico ad anello, si sviluppa all’ombra del Monte Pana e comprende nove stazioni con altrettante opere di artisti locali, anche di grandi dimensioni (si raggiunge da Strada Pana 44 a Santa Cristina). Il percorso mescola arte e natura, sculture e paesaggi straordinari: gli stessi che stregarono Amelia Edwards un secolo e mezzo fa.
Testo e foto di Alberto Campanile
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Qui puoi scoprire un altro itinerario da fare in camper fuori stagione in Alto Adige. In Val Gardena non ci sono campeggi né aree di sosta. A Selva di Val Gardena puoi usufruire dei parcheggi dove è consentita la sosta anche ai camper.









