Dott.sa Debora Rasio

Medico, specialista in oncologia medica, ricercatrice presso la Sapienza Università di Roma, nutrizionista Rai, Mediaset e La7, autrice dei bestsellers “Death by Medicine” -Axios Press; “La dieta non dieta” -Mondadori- e il recente “La dieta per la vita” -Longanesi, vanta una notevole attività di ricerca anche all’estero – fra le collaborazioni quella con il Kimmel Cancer Center della Thomas Jefferson University di Philadelphia. Proprio l’attività come oncologa e i suoi studi nel campo della biologia molecolare l’hanno portata a interessarsi di alimentazione come strumento per tutelare la salute

Omega-3: una carenza invisibile che mette a rischio la salute globale

Indice

Gli omega-3 non sono solo “grassi buoni”: sono molecole messaggere, registe del metabolismo e architetti della salute cellulare. Eppure, secondo una revisione pubblicata su AJPM Focus, l’85% della popolazione mondiale è cronicamente carente di EPA e DHA, con implicazioni che toccano ogni sistema biologico: cervello, cuore, immunità, sviluppo fetale e persino il microbiota.

Non si tratta solo di una carenza nutrizionale. È una crisi sanitaria e ambientale alimentata da filiere alimentari industriali, oceani impoveriti e squilibri sistemici.

I quattro pilastri della salute costruiti con omega-3

Cervello: il grasso che pensa

Il DHA (un omega-3 a catena lunga presente solo nei grassi animali) costituisce il 40% dei grassi presenti nel cervello. È essenziale per la plasticità sinaptica, la memoria e l’equilibrio emotivo. Una carenza di DHA è stata associata a depressione, ansia, disturbo dell’attenzione e iperattività, demenza e ritardi cognitivi nello sviluppo infantile.

La lucidità mentale non è solo una questione psicologica: è anche  una questione biochimica.

Infiammazione: il fuoco che non si spegne

Gli omega-3 non “spengono” semplicemente l’infiammazione: la guidano a compimento. Producono molecole attive come resolvine e protectine che guidano la risoluzione e la riparazione tissutale.

Senza di loro, l’infiammazione resta attiva in sottofondo, accelerando l’invecchiamento e promuovendo malattie croniche: diabete, aterosclerosi, obesità viscerale, artrite, malattie autoimmuni.

Sistema immunitario: equilibrio tra difesa e tolleranza

Gli omega-3 potenziano le cellule regolatorie, rafforzano le mucose intestinali e modulano la produzione di citochine. Aiutano l’organismo a distinguere tra ciò che deve combattere e ciò che deve tollerare. Sono determinanti per evitare autoimmunità, allergie, permeabilità intestinale e squilibri del microbiota.

Un sistema immunitario ben funzionante è prima di tutto un sistema ben nutrito.

Cuore e metabolismo: i benefici invisibili

Gli omega-3 abbassano i trigliceridi, migliorano la variabilità della frequenza cardiaca (HRV), aumentano la sensibilità insulinica e combattono il fegato grasso. Sono fondamentali nella prevenzione delle sindromi metaboliche e delle malattie cardiovascolari.

L’Omega-3 Index: un nuovo marcatore di rischio, modificabile

L’Omega-3 Index è un indicatore biologico che misura la percentuale di EPA e DHA presenti nelle membrane dei globuli rossi, riflettendo l’assunzione di omega-3 a lungo termine. Valori ≥8% sono considerati protettivi, mentre valori ≤4% indicano un rischio aumentato.

Chi presenta un Index ≤4% ha fino all’80% in più di rischio di morte cardiaca improvvisa rispetto a chi ha un Index ≥8%. 

Ma c’è di più: avere un omega-3 index ≥8%, rispetto a ≤4%, si associa a una riduzione della mortalità cardiovascolare complessiva del 35–50%, e della mortalità totale del 30%.

Essenziali per tutte le cellule

Gli omega-3 sono indispensabili per il funzionamento dei mitocondri, la comunicazione ormonale, la fluidità delle membrane cellulari e la neurogenesi. Il corpo umano non funziona pienamente senza il giusto apporto di EPA e DHA, e la loro carenza compromette i segnali biologici fondamentali.

Quando mancano gli omega-3, il corpo perde la sua grammatica: le cellule non comunicano più efficientemente. 

Il rapporto omega-6/omega-3: un equilibrio spezzato

Gli omega-3 e gli omega-6 usano gli stessi enzimi per essere metabolizzati. Ma oggi consumiamo 20 volte più omega-6 di quanto dovremmo, alterando l’equilibrio lipidico e ostacolando la conversione degli omega-3.

Nell’alimentazione tradizionale il rapporto omega-6/omega-3 era di 1:1 o 2:1. Nella dieta moderna occidentale questo rapporto medio è passato a 20:1 o peggio.

Questo squilibrio trasforma i segnali antinfiammatori in allarmi perpetui, causando infiammazione cronica, alterazioni immunitarie e problemi metabolici.

Il problema non è solo mangiare più omega-3. È anche smettere di rimpinzarci di omega-6.

Come agire: due strategie fondamentali

Aumentare l’introito di omega-3

  • Consumare pesce azzurro (alici, sardine, sgombro, aringhe) 2–3 volte a settimana
  • Integrare olio di pesce purificato da fonti certificate
  • Per vegani/vegetariani: olio algale ricco in DHA ed EPA

Ridurre gli omega-6  

  • Evitare oli raffinati (mais, soia, girasole, arachidi)
  • Limitare i cibi ultratrasformati (snack industriali, biscotti, cracker, salse, merendine, cornetti…)
  • Evitare fritture industriali o casalinghe in oli di semi 
  • Limitare carni, uova, pesce e derivati del latte da allevamento intensivo

Riequilibrare il rapporto tra omega-6 e omega-3 è essenziale per riattivare la capacità del corpo di risolvere l’infiammazione e ripararsi.

Una carenza che ha conseguenze su larga scala

Ricerche recenti hanno evidenziato che la carenza cronica di omega-3 a livello globale contribuisce all’aumento di:

  • nascite pretermine
  • disturbi mentali (ansia, depressione, demenza, disturbi del neurosviluppo)
  • malattie infiammatorie croniche (artrite, asma, malattie infiammatorie croniche intestinali)
  • malattie cardiovascolari, metaboliche ed epatiche
  • tumori ormono-sensibili (mammella, prostata, colon).

Con oltre l’85% della popolazione mondiale carente di omega-3, il declino delle sue fonti rappresenta non solo una sfida medica, ma una vera e propria emergenza nutrizionale e ambientale globale.

Un diritto naturale da difendere

Gli omega-3 marini derivano dal plancton, alla base della catena alimentare. Ma oggi gli oceani stanno cambiando: inquinamento, pesca eccessiva e surriscaldamento stanno riducendo la produzione naturale di questi nutrienti.

Serve un ripensamento radicale dei sistemi produttivi, dalla pesca, agli allevamenti, alla coltivazione, per garantire a tutti l’accesso a omega-3 puri, sicuri, sostenibili. Perché la salute dell’essere umano è inseparabile dalla salute degli ecosistemi che lo nutrono.

Fonti 

Albert CM, Campos H, Stampfer MJ, Ridker PM, Manson JE, Willett WC, Ma J. Blood levels of long-chain n-3 fatty acids and the risk of sudden death. N Engl J Med. 2002 Apr 11;346(15):1113-8. Doi: 10.1056/NEJMoa012918. 

Timothy H Ciesielski. Global Access to Uncontaminated Omega-3 Polyunsaturated Fatty Acids Requires Attention. AJPM Focus, 2025; 100341 DOI: 10.1016/j.focus.2025.100341

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