Sembra fantascienza, ma l’idea di poter combattere una delle malattie più temute del nostro tempo con un frutto potrebbe essere più vicina alla realtà di quanto pensiamo. Secondo un nuovo studio, un composto presente nei melograni può migliorare la memoria e rallentare il declino cognitivo negli anziani con Alzheimer, malattia neuro-degenerativa che – ricordiamolo – solo in Italia colpisce 600 mila persone.
È la conclusione a cui è giunto un team di ricercatori dell’Università di Copenaghen (https://alz-journals.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/alz.13847), che ha puntato i riflettori su un composto presente in alcuni frutti e in particolare nei melograni: l’urolitina A. Ne conoscevamo già i benefici, ma non il potenziale nella lotta all’Alzheimer. I risultati invece lasciano ben sperare: i ricercatori hanno condotto esperimenti su dei topi, notando che l’urolitina può alleviare i problemi di memoria e altre conseguenze della demenza. E il modo in cui lo fa, è ripulendo il cervello, dai mitocondri danneggiati che si accumulano nelle cellule cerebrali dei pazienti con Alzheimer.
Come agisce l’urolitina?
L’urolitina A in pratica sembra agire in modo simile a una molecola chiamata nicotinamide riboside (integratore NAD), che svolge un ruolo chiave nelle malattie neurodegenerative come Alzheimer e Parkinson. Entrambe le sostanze aiutano a rimuovere i mitocondri danneggiati o disfunzionali, favorendo la salute mitocondriale complessiva. Molti pazienti con malattie neurodegenerative sperimentano una disfunzione mitocondriale, nota come mitopatia, che interferisce con la capacità di questi organelli di fornire energia alle cellule per svolgere le loro funzioni. Nelle malattie neurodegenerative il cervello ha difficoltà a rimuovere i mitocondri deboli, che si accumulano impattando negativamente le funzioni cerebrali. Stimolare la rimozione dei mitocondri deboli fornisce benefici perché attiva il rinnovamento mitocondriale aiutando a garantire ai neuroni e alle altre cellule del cervello l’elevato apporto energetico necessario per il loro corretto funzionamento. Senza dimenticare che l’urolitina A svolge anche un’importante azione protettiva antiinfiammatoria e antiossidante.
Dosaggio e potenziale effetto preventivo
Lo studio non si sofferma sulla quantità esatta di urolitina A necessaria per migliorare la memoria e alleviare i sintomi dell’Alzheimer. Si ipotizza che il dosaggio sia superiore a quello contenuto in un singolo melograno (al giorno), ma in questo caso la buona notizia è che la sostanza è anche disponibile in forma di integratore mentre i ricercatori stanno cercando di determinare il dosaggio corretto. Presto, dunque, ne sapremo di più. La speranza è che l’urolitina A possa infatti essere utilizzata anche a scopo preventivo, con effetti collaterali minimi. Nel frattempo, prendiamo nota: quando arriva l’autunno non trascuriamo il melograno e il suo prezioso succo, che di benefici ne ha tanti: altri studi indicano che possiede anche un’azione antitumorale e anticoagulante, oltre a ottimizzare il profilo lipidico e a ridurre il colesterolo ossidato, proteggendo dalle malattie cardiovascolari.