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MANGIARE SECONDO NATURA

I rischi degli integratori di ferro

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20180503-integratori-ferro-rischi3 maggio 2018

Pallore, spossatezza, debolezza. Spesso associamo tali sintomi alla mancanza di ferro, elemento che il nostro corpo sarebbe in grado di assicurarsi nelle quantità necessarie attraverso un’alimentazione varia ed equilibrata in cui non manchino legumi, cereali integrali, pesce, carne, verdura, frutta. Ciononostante è molto frequente il ricorso autonomo a integratori di ferro senza consulto medico: abitudine scorretta in generale che può rivelarsi ancora più dannosa nel caso specifico, dopo che un recente studio ha collegato alcuni componenti del ferro al possibile aumento del rischio di tumore al colon.

FERRO E CANCRO AL COLON
Gli scienziati della Charlmers University of Technology, in Svezia, con la collaborazione dell’Università di Cambridge e del Consiglio per la ricerca medica del Regno Unito, si sono concentrati sul citrato di ferro e sul ferro-EDTA, due componenti molto utilizzati negli integratori di ferro attualmente in commercio che studi sui topi avevano dimostrato in grado di peggiorare un tumore al colon già sviluppato. Non essendoci i presupposti etici per riprodurre certi test direttamente sull’uomo, i ricercatori hanno studiato gli effetti di normali dosaggi di citrato di ferro e di ferro-EDTA su cellule umane di tumore del colon in coltura. Come controprova sono stati misurati anche gli effetti del solfato di ferro, un’altra formulazione molto comune negli integratori.

IL MERCATO È UNA GIUNGLA: EVITARE IL FAI DA TE
Se il solfato di ferro non ha prodotto effetti sulle cellule, il citrato di ferro e il ferro-EDTA hanno causato un aumento dell’anfiregulina, un bio marcatore del tumore al colon. Ciò si è verificato anche a seguito di bassi dosaggi portando alla conclusione che i due elementi siano potenzialmente cancerogeni, anche se la sperimentazione condotta in vitro non è tale da presupporre l’assoluta certezza scientifica. Ma si tratta di risultati che dovrebbero perlomeno indurre a una certa precauzione considerando la vasta disponibilità sul mercato di integratori di ferro dietro la cui generica dicitura “ferro” si nascondono fino a una ventina di elementi senza che in etichetta sia necessariamente specificato quali. Se il più innocuo solfato di ferro è effettivamente molto comune è anche vero che il citrato di ferro è, ad esempio, largamente impiegato perché ritenuto meno aggressivo per lo stomaco. Così, il ferro-EDTA è ammesso in quanto fortificante sia negli USA, sia in UE; nei grandi mercati asiatici lo troviamo aggiunto alla farina o ai cosiddetti energy drink; in paesi come Francia e Regno Unito è presente in alcuni farmaci destinanti a bambini con carenza di ferro. Il consumatore più attento avrà quindi cura di imparare a distinguere tra i diversi componenti di ferro scartando i prodotti con indicazioni generiche.

IL FERRO È UN’ARMA A DOPPIO TAGLIO
Al di là delle problematiche messe in luce da questo nuovo studio, parlando di ferro è bene ricordare che rappresenta un’arma a doppio taglio: una sua carenza può portare all’anemia, ma un eccesso può aumentare il rischio di cancro, di malattie cardiache e di infiammazione. Ciò accade perché il ferro è un pro-ossidante e favorisce la produzione di radicali liberi, l’ossidazione dei grassi, i danni al DNA e sembra poter contribuire allo sviluppo di tumori. Dal momento che il nostro organismo non è in grado di eliminare l’eccesso di ferro, abbiamo sviluppato un meccanismo rigido per regolarne l’assimilazione: se le nostre scorte di ferro sono scarse, il nostro intestino ne stimola l’assorbimento, mentre se le riserve sono piene, l’intestino blocca l’assorbimento di ferro per mantenerci ad un livello ottimale, poiché eccessi comporterebbero danni nel corpo. Le donne, ad esempio, fino a che mestruano sono protette dalle malattie cardiovascolari ma al sopraggiungere della menopausa non eliminando più ferro risultano più esposte al sovraccarico tanto che il loro rischio cardiovascolare si impenna divenendo persino superiore a quello degli uomini. Il noto ruolo negativo del ferro nelle malattie croniche ha portato diversi ricercatori a sfruttare con successo i salassi come terapia per ridurre il rischio di tumori, malattie cardiovascolari e del fegato. Ecco perché soltanto coloro ai quali è stata diagnosticata un’anemia da carenza di ferro (diagnosticabile dosando non soltanto la sideremia, ma anche la ferritinemia e la transferrinemia per conoscere i livelli di ferro depositato nei tessuti) dovrebbero considerare l’assunzione di integratori. E considerarla con cautela, senza mai prescindere da un consulto medico.

 

FONTI: Ferric citrate and ferric EDTA but not ferrous sulfate drive amphiregulin-mediated activation of the MAP kinase ERK in gut epithelial cancer cells. Oncotarget, 2018.


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