Sostare su una spiaggia deserta, sotto le mura di un castello o su una falesia sull’Atlantico, in compagnia di occasionali amici: il viaggio primaverile attraverso il Portogallo ci ha offerto emozioni impareggiabili, anche grazie allo scarso afflusso turistico e alle buone possibilità di sostare con il camper. Di seguito alcuni appunti dal nostro road book.
Qui la seconda parte del viaggio!
Da Zamora a Serra da Estrela

Passando per Zamora, facciamo ingresso in Portogallo dalla cittadina fortificata di Miranda do Douro. Da qui ci lasceremo trasportare verso sud al ritmo lento e assonnato dei paesini dell’interno. Seguiremo in parte il fiume Douro, il cui corso segna per un lungo tratto il confine con la Spagna scavando un verde e spettacolare canyon, sul quale sono stati costruiti diversi sbarramenti che alimentano alcune centrali idroelettriche.

L’altopiano su cui sorge la cittadina è caratterizzato da un ambiente naturale selvaggio, caratterizzato da estese macchie gialle di ginestre e viola di lavanda che stanno riconquistando gli antichi pascoli. Rari villaggi di case in pietra e infiniti muretti a secco raccontano di realtà rurali una volta autosufficienti, oggi inesorabilmente quasi disabitate. La strada 221 segue una bella ansa del Douro: qui i vigneti si fanno più numerosi e si alternano a coltivazioni di mandorli e ulivi. A Barca de Alva, punto di approdo delle crociere fluviali che prendono il via da Porto, lasciamo il Douro al suo corso che piega verso l’Atlantico.

Lontane cime innevate ci attirano a ovest verso la Serra da Estrela, il più alto gruppo montuoso del Portogallo che sfiora i duemila metri. Non è raro, in primavera, che rapide quanto forti perturbazioni ne coprano la sommità con abbondanti nevicate. Da non perdere, oltre alla cittadina di Manteigas, la Vale do Zêzere, una vallata glaciale che risaliamo lungo una stretta strada panoramica. I boschi finiscono in radure sul fondovalle, a ridosso di un impetuoso torrente, mentre le vecchie case di sasso sono le ultime testimonianze di eroici ed estremi insediamenti rurali.
Salendo verso la sommità di Torre, la cima più alta, la neve supera il metro e le strade sono state aperte con le turbine. In quota si trovano gli unici impianti sciistici del Portogallo, e in molti sono saliti come noi per ammirare il panorama innevato fuoristagione.
Monsanto

Il nostro itinerario a ridosso del confine tocca località che nei secoli dovettero contrastare le mire espansionistiche degli Spagnoli e dei Mori: molti di loro – come ad esempio la cittadella fortificata di Almeida – sono arroccati su impervie alture e conservano importanti testimonianze storiche, divenute oggi apprezzate mete turistiche. A sessanta chilometri in direzione sud ecco il borgo medievale di Sortelha, sormontato dalle rovine del castello e cinto da mura che racchiudono antiche abitazioni costruite in granito.

Monsanto, che raggiungiamo dopo un’altra ora di strada, si presenta con un’eccezionale particolarità: il paese è cresciuto su un pendio disseminato di giganteschi e tondeggianti megaliti. Sorte sopra, sotto e intorno a questi enormi blocchi di granito, le abitazioni sembrano quasi sopportarne l’immane peso, regalando al luogo un aspetto davvero originale. Dal giro di ronda della fortezza, arroccata nella parte alta del paese, si apre uno dei panorami più belli e ampi della regione della Beira.
Nell’Alentejo

Il nostro viaggio prosegue ora nell’Alentejo, vasta regione portoghese che nel versante settentrionale è montuosa, mentre scendendo verso sud si addolcisce via via fino lasciando spazio a tenute agricole con ampi pascoli punteggiati da rade querce da sughero, e poi ancora a distese di uliveti e frutteti.
Il parcheggio dedicato ai camper sotto le mura di Marvão è un irresistibile invito alla sosta. Le bianche casette che caratterizzano il centro si allungano su un costone di roccia completamente circondato da robuste fortificazioni. Successive linee difensive si ergono invece a protezione del mastio che domina il territorio.

Evitando la vicina Santo António das Areias e la sua discutibile corrida puntiamo quindi dritti alla volta di Estremoz: nota per le cave di marmo, è una vivace cittadina agricola dove il sabato si tiene un importante mercato. Domina l’abitato un antico palazzo reale, ora trasformato nell’elegante ed esclusiva Pousada de Rainha Santa Isabel, in parte visitabile.
Évora

Inserita nel patrimonio mondiale dell’Unesco dal 1986, Évora è una città dalla storia millenaria: chiamata dai Romani Ebora Cerealis per l’abbondanza di granaglie prodotte nella regione, visse il suo periodo di massimo splendore nel XV secolo quando divenne residenza dei re del Portogallo.
Cominciamo la nostra visita dalla centrale Praça do Giraldo, che con i suoi portici e la pavimentazione bicolore è il salotto buono della città. Siamo alla fine di aprile eppure il termometro segna ben trenta gradi: pregustiamo già la nostra cena all’aperto in uno dei locali che si affacciano sui vicoli del centro.
Vale la pena di salire fino alla cattedrale di Santa Maria Assunta, nella parte alta, per il panorama che si apre dal tetto della basilica e la visita al chiostro. Del foro romano, poco lontano, restano le quattordici colonne corinzie del tempio, realizzate in marmo di Estremoz, che un tempo rappresentava il fulcro del foro romano.

Facciamo il primo importante con gli azulejos nella vicina chiesa di San Giovanni Evangelista: la navata è sontuosamente rivestita di splendide mattonelle realizzate a mano nel 1711. La ricca chiesa di San Francesco sorge invece accanto alla famosa Capela dos Ossos, un vasto ambiente rivestito di ossa e crani che invita a una riflessione sulla precarietà della vita.
La presenza di camper anche durante la stagione invernale conferma il lavoro di valorizzazione turistica portato avanti dalla regione: sono infatti molti gli equipaggi che, avendo scelto di svernare in Algarve, si spingono fin qui per visitare le bellezze dell’entroterra.
Beja

Ci fermiamo quindi a Beja, cittadina di origine romana dominata da un maniero medievale, per visitare il convento de Nossa Senhora da Conceição. Sorto nel 1459 per accogliere le monache clarisse, si dice che fu testimone di una storia d’amore tra suor Mariana Alcoforato e un cavaliere francese, il conte Chamilly: cinque missive, i cui originali non sono mai stati trovati, sono raccolti in Lettere di una suora portoghese, pubblicato a Parigi nel 1669. Poco importa se la storia sia realmente accaduta o sia frutto di fantasia: il complesso religioso vale una visita per i ricchi interni che impreziosiscono la struttura gotica con arditi slanci manuelini.
Mértola

Continuando la nostra discesa verso sud raggiungiamo l’arroccata Mértola che si erge sulla ripida sponda destra del Rio Guadiana. Strette vie a tornanti risalgono il fianco dello sperone roccioso serpeggiando tra candide case orlate di giallo e azzurro, fino a raggiungere il severo castello sommitale. Da qui osserviamo il fiume scorrere calmo, solcato da piccole imbarcazioni e canoe, e individuiamo sulle sue sponde una comoda area per la sosta notturna.
Castro Marim

Estremo baluardo a difesa del confine, Castro Marim con le sue possenti fortificazioni domina il Rio Guadiana, che in Algarve separa il Portogallo dalla Spagna. Dalle mura del castello la vista spazia sulle saline verso il fiume e sulla riserva naturalistica che durante l’inverno si popola di fenicotteri. Pochi chilometri più a sud, Vila Real de Santo António invita a una sosta nella grande e frequentata area camper sul fiume.
Abbiamo fatto il nostro ingresso nella regione dell’Algarve, i cui inverni miti uniti hanno dato impulso a uno sviluppo turistico che in alcuni casi è degenerato in un’eccessiva speculazione edilizia. Un tratto di costa ancora autentico e con eccezionali aspetti naturalistici va da Cacela Velha a fin oltre Santa Luzia. Il primo è un piccolo e stupendo balcone sull’oceano, il secondo un porticciolo di pescatori che ha saputo conservare la sua marineria con un buon numero di imbarcazioni.
Isola di Tavira

Di fronte si allunga l’isola di Tavira: una stretta duna che si è formata parallela alla costa, separata dalla riva da una lingua d’acqua di ampiezza variabile. Due sono le possibilità di accesso: imbarcandosi sul battello a Quatro Aguas o con un simpatico trenino che parte da Pedras d’el Rei. Poche e discrete strutture, soprattutto ristoranti e bar, sorgono arretrati rispetto alla spiaggia che continua per oltre dieci chilometri. Una stupenda luce esalta il colore del cielo e della candida sabbia dove si spengono le spumeggianti onde dell’oceano. Le nostre orme incrociano quelle di pochi altri fortunati lungo questa magica distesa di sabbia.
Parque Natural da Ria Formosa

Le formazioni di lagune e dune costiere continuano ben oltre Olhão e Faro e sono protette dal Parque Natural da Ria Formosa. Proseguendo lungo la costa raggiungiamo una bassa falesia e, poco prima di Quarteira, ci fermiamo sotto la pineta di Praia da Lagoa, a pochi metri dall’oceano: è davvero un paradiso che condividiamo con pochi altri camper parcheggiati a poca distanza da noi.
Una breve deviazione sulla nostra tabella di marcia ci porta in collina nella località di Loulé, conosciuta per il mercatino dell’artigianato e per il frequentato mercato coperto. Ne approfittiamo per rifornirci presso un banco di pesce dove prendiamo tonno, gamberi e triglie che saranno il piatto forte della nostra cenetta in camper. Sulla via di rientro verso il il veicolo, la bella chiesa di San Lorenzo ci svela le dorate decorazioni barocche e gli azulejos custoditi al suo interno.

Proseguendo verso ovest i paesaggi dell’Algarve cambia radicalmente passando dalle lunghe spiagge ad alte e frastagliate falesie. Vale una sosta Nossa Senhora da Rocha, una bella chiesetta su uno sperone di roccia che si protende scenograficamente nel mare.
Le spiagge selvagge e il Percurso dos sete vales suspensos
La libertà che solo la vita pleinair consente ci regala una notte affacciati sulla Praia de Albandeira. Prima che faccia sera ne approfittiamo per seguire il sentiero che s’inoltra sulla falesia conducendoci a un imponente arco roccioso sul mare acceso dalla luce del tramonto.

Il mattino dopo, a Praia da Marinha, la luce radente esalta ancora di più le formazioni rocciose modellate dal mare e dal vento, responsabili dell’erosione delle superfici più tenere dell’arenaria. Il Percurso dos sete vales suspensos, un sentiero che segue il bordo delle falesie, regala affacci su faraglioni e archi di pietra: pareti rocciose si trasformano in tavolozze ambrate, gialle e arancioni che si stagliano sullo smeraldo del mare.
Dalla spiaggia di Benagil una gita organizzata in barca ci porta alla celebre grotta, accessibile solo dal mare; un’esperienza impagabile: racchiude un’incantevole mezzaluna di sabbia baciata dal sole che, in un’atmosfera a dir poco suggestiva, penetra da un ampio foro naturale nella volta.

Le emozioni si rinnovano con la visita alle falesie di Lagos: Ponta da Piedade, con il piccolo faro, è il punto di riferimento di un altro magnifico tratto di costa. Un giro in barca con le spiegazioni di Nazario, la nostra guida, ci rivela incredibili scenari. Passiamo tra faraglioni e sotto archi e ci infiliamo nelle anguste grotte illuminate solo dai riflessi delle acque cristalline. Piccole e incantevoli spiagge, come quella di Camilo, ci sorprendono dietro ogni punta. L’unico rammarico è che questi fragili ambienti sono deturpati in più punti da inspiegabili assalti edilizi. Il futuro dell’offerta turistica dell’Algarve dipende dalla salvaguardia paesaggistica e da una tutela più consapevole del territorio.
Algarve

Raggiunta Lagos la passeggiata sul Rio Bensafrim, gremita di bancarelle, ci conduce al porto turistico. Qui la cucina locale esalta il pesce fresco e noi ci lasciamo tentare dalla cataplana de mariscos, una gustosa zuppa di crostacei e molluschi che prende il nome dal tondeggiante tegame di cottura.
Di nuovo in marcia, seguiamo la costa fino alla solitaria e appartata Praia da Boca do Rio. La sosta è di quelle che piacciono a noi: dal finestrino la vista spazia su una bella spiaggia mentre alle spalle si apre una zona umida a pascolo. Più avanti il litorale di Zavial è un punto di ritrovo per surfisti, mentre nei dintorni della stupenda spiaggia di Ingrina alcuni anacronistici nipoti dei figli dei fiori si accampano tra la bassa vegetazione.

Arrivando a Sagres il paesaggio si fa più dolce, con basse vallate disegnate dai pascoli e dalle coltivazioni di cereali. Il promontorio su cui sorge la Fortaleza suggerisce l’immagine di una grande prua di nave in procinto di partire puntando decisa verso l’oceano. Non a caso fu proprio qui che Henrique de Avis detto il Navigatore, principe di Sagres, diede impulso allo studio delle tecniche di navigazione, di orientamento in mare e di costruzione navale, da cui trassero vantaggio le conquiste e lo sviluppo del Portogallo.

Sopra le fenditure della scogliera, dove le onde s’infrangono in profondità, l’installazione dell’architetto portoghese Pancho Guedes coglie il forte e ritmato respiro dell’oceano amplificandolo attraverso un imponente labirinto circolare.
Poco più a ovest il fascino delle alte scogliere si esalta a Cabo de São Vicente, la propaggine più sud-occidentale dell’Europa continentale. Avvolto dalla nebbia, battuto dai venti o incendiato dalla luce del tramonto, il colpo d’occhio che regala rimane d’immutata bellezza. Passare la notte qui è un privilegio che solo il camper può concedere. A sera, dopo che il sole scompare tra i flutti, si accende la lama di luce del faro, simbolo di questo luogo, che continuerà a ruotare ininterrottamente fino all’alba illuminando i mezzi sparpagliati sulla scogliera. E noi siamo qui, guardiani per una notte di questo incantesimo.

La locanda di Botequim da Mouraria
Nel quartiere arabo di Évora alle 12.30 in punto si apre la porta del Botequim da Mouraria, un minuscolo locale dove solo i primi nove clienti trovano posto su altrettanti sgabelli disposti intorno al bancone. Come un direttore d’orchestra Domingos, l’estroverso titolare, dirige le operazioni da dietro il banco. Non si accettano prenotazioni: una volta occupati i posti, il gestore chiude la porta a chiave per servire al meglio gli ospiti in una coinvolgente esperienza gastronomica. Pochi ma buonissimi, annaffiati da una selezione di etichette locali, i piatti sono preparati dalla moglie con prodotti locali: peperoni grigliati, prosciutto al coltello, sgombri in carpione, cipolle e funghi grigliati con olio e sale.

Il cibo portoghese
Principe della tavola portoghese è il bacalhau, preparato seguendo molteplici ricette, ed è presente sui menù anche nelle regioni interne. Un’altra specialità da non mancare è la cataplana, una zuppa di pesce o crostacei che prende il nome dal particolare tegame tondeggiante in cui è cucinata insieme alle verdure. Gli amanti dei dolci apprezzeranno le onnipresenti pasteis de nata, tortine di pasta sfoglia farcite con crema pasticcera, che rendono ancor più piacevole la pausa caffè. E per quanto riguarda l’ammazzacaffè, il ginjinha o ginja è un leggero liquore a base di amarene servito in piccoli bicchieri o in coppette di cioccolato.
Numerosi locali e bar servono pasti veloci a base di petiscos, ghiotti bocconcini di piatti tradizionali, formaggio, affettati, con olive e pane, accompagnati da ottimi vini, di cui il Portogallo è un grande produttore. Un’altra interessate possibilità per un pasto a prezzo contenuto sono le tascas, trattorie a conduzione familiare che propongono economici piatti della tradizione. Un’ultima curiosità: cimbalino, termine usato in alcune zone del Portogallo per il caffè deriva dal fatto che molti bar utilizzano la celebre macchina italiana Cimbali.
Testo e foto di Gian Carlo Bertuzzi

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