Se qualche volta ti è balenata in testa l’idea di andare a Lampedusa in camper devi considerare alcuni aspetti. Il mezzo più veloce per arrivare a Lampedusa è naturalmente l’aereo. Ci si può andare in camper? Sì, a condizione di avere tempo a disposizione, spirito di adattamento, un mezzo non troppo ingombrante. Ma anche la possibilità di muoversi in bassa stagione.
Sull’isola esiste un solo campeggio (in verità piuttosto spartano) e la traversata in traghetto da Porto Empedocle richiede circa dieci ore. In alternativa, se si vuole raggiungere l’isola via mare, si può valutare di lasciare il camper in un parcheggio custodito a Porto Empedocle. Se ci si va alla fine di un tour della Sicilia, imbarcandosi su un aliscafo che raggiunge l’isola in quattro ore soltanto.
Una volta a Lampedusa, il primo impatto potrebbe non essere dei migliori. Il porto è spesso intasato dai tir che scaricano le merci e le vie sono strette. Molte spiagge sono raggiungibili solo a piedi, in barca o in bicicletta. Ma in loco non manca la possibilità di noleggiare bici (anche elettriche) e scooter e di effettuare escursioni marine sui battelli turistici.
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Lampedusa crocevia di civiltà: dalla Porta d’Europa all’arte di Arnaldo Pomodoro

Lampedusa è più vicina alle coste africane che a quelle siciliane. Dista circa centotredici chilometri da Mahdia, in Tunisia, e oltre duecento chilometri da Porto Empedocle. Molte civiltà hanno lasciato qui il loro segno, dai Fenici ai Greci, dagli Arabi ai Normanni. Lo si vede chiaramente nei gesti quotidiani dei pescatori e nelle tecniche di coltivazione. Ma anche nei profumi che si sprigionano dalle cucine delle case, nei nomi delle località. Antesignana del moderno autogrill, Lampedusa fu nei secoli un approdo per le flotte in navigazione che si fermavano per fare rifornimento di acqua e provviste. Dal greco antico lampàs, ossia torcia o luce, l’isola per la luce delle lampare usate dai pescatori visibili dalle coste africane.

Oggi è la Porta d’Europa a fungere da faro per chi arriva dal mare: un monumento in ceramica refrattaria e ferro zincato che assorbe la luce nelle ore diurne e la rilascia di notte riflettendo la luce della luna. Realizzata dall’artista Mimmo Paladino e inaugurato nel 2008, l’installazione si ispira al dramma delle migliaia di migranti che, affrontando incredibili avversità, tentano – troppo spesso invano – di raggiungere l’Europa alla disperata ricerca di un destino migliore.

Ai pescatori e ai caduti di tutte le guerre lo scultore Arnaldo Pomodoro ha dedicato nel 1988 l’obelisco in bronzo Cassodoro che svetta davanti al Municipio in Piazza Libertà. Un pescatore nel mare è anche il soggetto dell’opera in marmo di Andrea Cascella, una fontana in Piazza Brignone che i lampedusani chiamano Piazza Bianca.
“Dedicato a tutti quelli che stanno scappando”. La frase che scorre sui titoli di coda di Mediterraneo, il film di Gabriele Salvatores ambientato in un’isola dell’Egeo, vincitore di un Oscar nel 1992 come migliore pellicola di lingua straniera, potrebbe essere il leitmotiv di un’avventura nell’arcipelago delle Pelagie. Una fuga in un luogo remoto eppure vicino che intreccia un’immersione in un ambiente marino spettacolare alle tracce di una storia antica.
3 esperienze top per vivere Lampedusa: natura, mare e tradizioni
1. Un bagno all’Isola dei Conigli: il paradiso terrestre delle Pelagie

Al centro di un’ampia baia a sud-ovest di Lampedusa, inserita nella Riserva Naturale Orientata gestita da Legambiente, è considerata tra le isole più spettacolari al mondo. Non a caso Domenico Modugno scelse questo tratto di mare incontaminato per costruire la sua villa che prima era un ristorante. L’accesso alla Spiaggia dei Conigli è contingentato da giugno a metà ottobre per tutelarne l’ambiente costiero; in questo periodo è possibile raggiungerla solo in due fasce orarie (dalle 8.30 alle 13.30 e dalle 14.30 alle 19.30, prenotazione obbligatoria sul sito.

Ci si arriva percorrendo a piedi un sentiero di terra battuta e pietre di circa ottocento metri: la struggente bellezza dell’incontro tra mare e rocce, acque turchesi e pietre plasmate dagli elementi naturali ripaga lo sforzo della camminata. Qui le tartarughe marine Caretta Caretta depongono le uova sulla sabbia finissima.
2. Escursione sul galeone: alla scoperta della Tabaccara e di Cala Madonna

Solcare il mare cristallino e vivere un giorno da pirata. L’esperienza nasce da un’idea di Pasquale Altiero, che ha recuperato una vecchia imbarcazione per regalare un sogno a grandi e piccini. Tra racconti e aneddoti il capitano conduce a scoprire gli angoli più affascinanti dell’isola: dalla Tabaccara, raggiungibile solo via mare, a Cala Madonna, il cui nome è legato al santuario della Madonna di Porto Salvo affacciato sulle grotte naturali, utilizzate dagli antichi Romani per fare il garum, la colatura di alici.

La Vergine è molto venerata sull’isola: una sua riproduzione sorge a quindici metri di profondità accanto allo scoglio che affiora proprio davanti l’Isola dei Conigli, meta gettonata dai turisti subacquei.
3. Aperitivo al tramonto e Dammusi: il fascino selvaggio di Punta Ponente
È nel punto più occidentale dell’isola che si deve andare per godersi il tramonto migliore: uno spiazzo dove vengono posizionati dei grandi cuscini per ammirare lo spettacolo del sole che cala sull’acqua. Per arrivarci si attraversa l’entroterra caratterizzato dai tipici valloni, grosse incisioni che tagliano i pianori e finiscono nel mare. Il paesaggio è brullo, punteggiato da lentisco, mirto e carrubo superstiti dell’antica vegetazione.
Di tanto in tanto ci s’imbatte nei dammusi, costruzioni tipiche delle Pelagie e di Pantelleria risalenti ai Fenici, con il tetto a cupola utilizzato per la raccolta dell’acqua piovana che andava a confluire nelle cisterne e le pareti spesse per favorire l’isolamento termico. Casa Teresa, in contrada Ponente, èil dammuso più antico e meglio conservato dell’isola, composto da vari ambienti costruiti in pietra viva e accessibile gratuitamente. È d’obbligo il passaggio su Via Roma, l’arteria principale dell’isola, su cui affacciano bar e negozi.
Lampedusa e il cinema: il racconto d’autore da Mediterraneo a Fuocoammare
Nel 2016, alla 66ma edizione del Festival Internazionale del Cinema di Berlino, è un’opera italiana ad aggiudicarsi l’Orso d’Oro come miglior film. Si tratta di Fuocoammare di Gianfranco Rosi, un documentario crudo e poetico che contrappone la tragica realtà dei migranti a Lampedusa alla vita quotidiana dell’isola, vista attraverso gli occhi del piccolo Samuele. Un racconto senza filtri dell’emergenza umanitaria che continua a essere di estrema attualità, trasformando la cronaca in una riflessione di portata universale.
Linosa in giornata: escursione alla perla nera vulcanica dell’arcipelago

A differenza della vicina Lampedusa, un’estensione della placca africana, Linosa è un’isola di origine vulcanica. Il suo paesaggio è dominato dai coni di quattro vulcani considerati spenti, Monte Vulcano, Monte Rosso, Monte Nero e Monte Bandiera. Utilizzata dai Romani come base di appoggio durante le Guerre Puniche, è stata nei secoli approdo di pirati, Arabi e Normanni.
Il primo insediamento stabile risale al 1845 su iniziativa dei Borbone, che indissero un bando pubblico per incentivare l’acquisto di terre. Il perimetro, percorribile a piedi tra distese di capperi, fichi d’india e giglio marino che d’estate sprigiona un intenso profumo, misura solo undici chilometri di strada: il contrasto tra la roccia nera e il mare cristallino è sorprendente, con la pietra lavica che domina il paesaggio insieme ai muretti a secco, al lentisco e al timo selvatico.

Con un po’ di fortuna potreste scorgere la berta maggiore, specie in via d’estinzione che, pur nidificando sulla terraferma, trascorre gran parte del proprio tempo in mare aperto. L’unica spiaggia di sabbia dell’isola è quella nera della cava di Pozzolano, con le pareti rocciose color ocra e ruggine a fare da cornice. Il sentiero Monte Nero è uno dei percorsi escursionistici più interessanti: parte dal centro abitato, con le facciate delle case color pastello, e s’inerpica nel punto più alto a circa cento metri di quota, da cui si ammira una vista imperdibile su Linosa e Lampedusa.
Info pratiche 2026: come arrivare e dove sostare in camper a Lampedusa

Lampedusa è raggiungibile via mare da Porto Empedocle con collegamenti operati tutto l’anno dalle compagnie Siremar e Liberty Lines, più frequenti nei mesi estivi. La nave impiega dalle otto alle dieci ore, l’aliscafo circa quattro ore. In aereo l’isola è raggiungibile tutto l’anno con partenze giornaliere
da Palermo e tre volte alla settimana da Catania; in estate i collegamenti vengono ampliati con voli diretti organizzati da diverse compagnie con partenze dalle principali città italiane.
Linosa è raggiungibile esclusivamente via mare con aliscafi e traghetti operati da Siremar e Liberty Lines da Porto Empedocle che fanno scalo a Lampedusa; più frequenti i traghetti da Lampedusa che impiegano circa un’ora per la traversata.
testo di Ida Santilli, foto di Edoardo Boni

Sosta camper a Lampedusa
A Porto Empedocle c’è l’area camper Punta Piccola Park con fondo in ghiaia sulla spiaggia della Scala dei Turchi, puntapiccolapark@gmail.com. Per raggiungerla percorrere la SS115 e svoltare al km 178+700 verso la zona Lidi, proseguendo per un chilometro in direzione Realmonte; servizio navetta per la Valle dei Templi a pagamento.
A Lampedusa c’è il Camping La Roccia.

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