Un viaggio invernale che non segue le strade ma cambia direzione in base a tre modi diversi di vivere la montagna. I borghi-personaggio sono: Fénis, razionale e solida come il suo castello perfetto, Courmayeur, elegante, luminoso e capace di emozionare con un solo sguardo al Monte Bianco, La Thuile, generosa e concreta, fatta di neve, cucina di montagna e convivialità. La community Borghi in camper ha espresso la preferenza tra le mete più friendly da visitare a gennaio.

Fènis (AO)
Non è un borgo che ti conquista di impulso: ti studia, ti osserva e poi ti accoglie con la compostezza di chi ha una storia chiara da raccontare. Mentre ci entri, hai la sensazione di seguire un pensiero lineare: le case in pietra basse, i tetti in lose, le strade che si srotolano senza deviazioni inutili. È come incontrare qualcuno che ha allineato le idee molto prima del tuo arrivo.

Il suo castello è simbolo di eleganza e logica. Situato su un piccolo promontorio privo di difese naturali, l’imponente apparato difensivo protegge e racchiude una residenza signorile dalla storia quasi millenaria. La sua razionalità è una forma gentile di protezione, un modo di stare al mondo che unisce solidità e discrezione. Le torri disposte come virgole, i camminamenti multipli come parentesi, i cortili interni sembrano capitoli di un trattato medievale. Il maniero custodisce cicli pittorici in stile gotico tra i più famosi del Nord Italia – tra cui quelli dedicati a San Giorgio che uccide il drago – ommissionati dalla potente famiglia Challant, proprietaria del feudo.

Qui tutto parla di misura. Non c’è ostentazione, non c’è rumore: soltanto sobrietà. Quella che si respira al MAV-Museo dell’Artigianato Valdostano di tradizione, con oltre oltre mille oggetti di cultura materiale e una panoramica delle opere in legno o in pietra della tradizione valdostana.
Courmayeur (AO)
Rivela un talento naturale per far sentire chi arriva parte della scena. Non appena metterai piede su Via Roma ti sembrerà di entrare in un salotto di montagna: luci calde, vetrine vive, chalet che profumano di legno, cannella, cioccolata.

Tra le mete da incontrare ci sono l’Hotel de l’Ange, che si caratterizza per la piazzetta triangolare e i dehor di alcuni caffè alla moda, e Piazza Peitgax con la torre medievale dei signori Malluquin. Courmayeur è un borgo che ti prende sottobraccio senza invadenza, come un amico che sa come farti stare bene.
Passata la Dora Baltea, il fiume che attraversa la conca di Courmayeur, si raggiunge la frazione di Dolonne, con le case antiche e i balconi intagliati. La sua architettura alpina fatta di pietra a vista e legno racconta una montagna abitata, che protegge affettuosa, fatta di famiglie e storie che si intrecciano da generazioni. Ma non solo. Il Monte Bianco troneggia sul borgo e promette emozioni forti a chi ha voglia di viverlo. Una volta raggiunta la Punta Helbronner con la Funivia dei Ghiacciai, la vista non ha rivali.

Poi ci sono le Terme di Pré-Saint-Didier (con lo sconto PLEINAIRCLUB), il lato più intimo di Courmayeur. L’acqua calda già apprezzata ai tempi dei Romani, le vasche all’aperto avvolte da una coltre di vapore, la neve che cade lenta intorno: è come se il borgo ti dicesse “rilassati, prenditi il tuo tempo”.
La Thuile (AO)
Ti accoglie con il passo deciso e baldanzoso di chi ha già in mente il programma della giornata. È un borgo schietto, che ti batte una mano sulla spalla e sembra dirti: “Andiamo, oggi c’è da vivere.” Le piste dell’Espace San Bernardo scendono verso il paese come corridoi luminosi: sciatori che partono, che rientrano, che si raccontano la giornata davanti a un bicchiere di vin brûlé. Qui la montagna è di casa e permette di praticare ogni tipo di sport attivo invernale, dallo sci di fondo allo scialpinismo, dalle ciaspole allo snowkite.

Quando lasci gli sci e imbocchi i sentieri, la Thuile cambia ritmo: diventa un racconto di montagna sussurrato a voce bassa. Il percorso verso le cascate del Rutor è un susseguirsi di boschi e ponti, e non sono da meno quelli che portano al lago Verney, al vallone di Youlaz e fino alla grande montagna del Rutor con il ghiacciaio che sovrasta la valle.

Al calare della sera, la ciaspolata notturna sul sentiero delle antiche miniere di La Thuile è una delle esperienze che raccontano meglio il suo carattere, con le torce che danzano nel buio e la neve che scricchiola sotto i piedi nel silenzio dell’oscurità. E a tavola? Anche qui Thuile dà il meglio di sé: polenta concia, fonduta, la tradizionale zuppa Soca, la carne essiccata Motzetta, fino alla Tometta di La Thuile, il dolce tipico al cioccolato che chiude la giornata con un morso morbido che sa di montagna.





