La nostra bussola d’autunno ci porta nell’Abruzzo interno, quando la montagna cambia colore e i paesi diventano uno spazio di rifugio e accoglienza. In questo giro d’ottobre incontriamo borghi camper friendly raccolti e cammini brevi, in un periodo dell’anno che regala uno dei volti più preziosi della regione.

Il gruppo Facebook Borghi in camper ha infatti scelto per ottobre tre mete camper friendly nella provincia dell’Aquila. A guidare il viaggio è Santo Stefano di Sessanio, nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, un borgo di pietra legato alla pastorizia e alla lana. Più a sud, Scanno unisce il centro storico al lago, ai sentieri del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e a un immaginario fotografico che ha reso riconoscibile il borgo ben oltre i confini regionali. Pacentro, ai piedi del Morrone e della Majella, chiude il percorso con le sue torri, le strade in salita e un paesaggio che invita a uscire dal nucleo storico.
Santo Stefano di Sessanio (AQ)

A Santo Stefano di Sessanio (di cui parliamo anche qui) si arriva per leggere una forma di vita costruita in quota, sul versante aquilano del Gran Sasso, dentro un paesaggio severo che per secoli ha imposto regole precise: difendersi, conservare, resistere, spostare greggi e merci lungo le vie della transumanza. Il centro storico conserva un impianto medievale compatto e racconta più delle decorazioni. Le case in pietra, i portali, i passaggi coperti e le strade raccolte spiegano il rapporto tra abitato, clima e montagna e mostrano come l’architettura sia stata modellata prima di tutto dalle necessità.

Dopo il rischio dello spopolamento, il borgo ha conosciuto una nuova stagione a partire dagli anni Novanta grazie all’imprenditore italo-svedese Daniele Kihlgren, che qui ha realizzato uno dei primi esempi italiani di albergo diffuso. Il recupero di vecchie abitazioni, condotto nel rispetto dell’identità architettonica del luogo, ha favorito l’apertura di ristoranti e nuove attività. Oggi l’antica piazza Medicea con la sua Torre, ricostruita dopo il sisma del 2009, è tornata a essere uno dei punti della socialità del paese. Il nome rimanda al lungo legame con i Medici, che acquistarono il feudo nel Cinquecento e ne rafforzarono il ruolo economico, soprattutto attraverso il commercio della lana “carfagna”, legato alla pastorizia e agli altopiani di Campo Imperatore.
Lo stesso territorio ha conservato produzioni nate dall’adattamento a condizioni non semplici. La più rappresentativa è la Lenticchia di Santo Stefano di Sessanio, Presidio Slow Food: piccola, scura, con buccia sottile e rugosa, viene tradizionalmente accompagnata dalle patate, dalle volarelle, una pasta fatta a mano, o dalle salsicce. A completare la geografia gastronomica dell’area ci sono le carni di agnello di Campo Imperatore, formaggi come il Canestrato di Castel del Monte e lo zafferano coltivato sull’altopiano di Navelli.
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La Notte delle Lumère
A fine ottobre il borgo trova un ulteriore motivo di visita nella Notte delle Lumère, legata al periodo di Ognissanti. Zucche illuminate, racconti, riti popolari e memoria dei defunti trasformano per una sera vicoli e piazze in un piccolo teatro diffuso, recuperando una tradizione che affonda le radici nella cultura contadina abruzzese.
Area camper Santo Stefano di Sessanio
Scanno (AQ)

Lungo la strada che collega Villetta Barrea ad Anversa degli Abruzzi, Scanno appare a un migliaio di metri di quota, vicino all’omonimo lago che apre il paesaggio verso una dimensione più morbida, fatta di acqua, boschi e montagne. Il lago si raggiunge facilmente e diventa il punto di partenza per passeggiate e fotografie, ma la visita non dovrebbe fermarsi lì. Il Sentiero del Cuore, breve e panoramico, permette di osservare dall’alto la forma del bacino e di leggere meglio il rapporto tra il borgo, le gole e il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.

Nel centro storico meritano tempo le botteghe legate all’artigianato locale e numerose chiese. Tra queste Santa Maria della Valle, documentata già nel Medioevo e rimaneggiata nei secoli successivi, conserva diverse opere d’arte, mentre l’oratorio delle Anime Sante è oggi utilizzato anche per mostre e incontri culturali. Il patrimonio storico non si concentra però in un solo punto, ma accompagna il percorso tra vicoli, slarghi e scalinate. Ne fanno parte Casa Mosca, alcuni palazzi signorili e la fontana Sarracco, con le sue cannelle incorniciate da mascheroni in pietra.

A rendere Scanno così riconoscibile sono soprattutto le tradizioni che continuano a legare il paese alla sua comunità. Il costume femminile, ancora indossato in alcune occasioni e custodito dalle donne del borgo, racconta un’identità che si è trasformata nei secoli senza scomparire. La stessa continuità si ritrova nell’artigianato, nei pizzi lavorati al tombolo, un tempo destinati a vestiti e corredi, e nell’oreficeria, che conserva tecniche antiche come la fusione nell’osso di seppia e l’incisione a bulino. Tra i gioielli della tradizione locale c’è la presentosa, con il suo intreccio di filigrana e simboli amorosi: un oggetto che da ornamento è diventato nel tempo uno dei segni più riconoscibili dell’identità abruzzese.
Pacentro (AQ)

Posto su un colle alle pendici del Monte Morrone, Pacentro appare come una vedetta a guardia della Valle Peligna. Siamo nei confini del Parco Nazionale della Maiella, palestra all’aperto che attira in tutte le stagioni gli amanti dell’outdoor. Per questo le strade interne sono strette: occorre lasciare il mezzo fuori dal centro e poi scegliere se dirigersi verso il borgo o spingersi subito verso la montagna.
Il nucleo medioevale del paese – da cui discende la famiglia di Madonna Louise Veronica Ciccone, in arte Madonna – è caratterizzato da numerosi edifici storici di alto pregio. Fra tutti spicca l’imponente castello Caldora-Cantelmo dell’XI secolo, una delle strutture fortificate meglio conservate in Abruzzo. Da vedere anche l’antica parrocchiale di Santa Maria Maggiore con l’altissimo campanile e il meraviglioso pulpito ligneo settecentesco.
Come meta camper friendly di ottobre, Pacentro è uno dei migliori borghi, anche se regala il suo meglio fuori le mura. Il suo carattere emerge appena si esce verso i sentieri, le faggete e le strade che salgono in direzione di Passo San Leonardo e Fonte Romana. Da qui si snodano diversi itinerari e sentieri immersi nel verde della natura; all’interno del territorio si trova il Monte Amaro, che con i suoi 2.800 metri d’altitudine è la vetta più alta della Majella.
Ottobre accompagna bene questa dimensione. Le faggete iniziano a cambiare colore, le temperature rendono più piacevoli le escursioni alle quote intermedie e, tornando in paese, la montagna lascia spazio alla cucina dell’entroterra peligno. Nello stesso periodo il calendario locale conserva la Festa della Madonna del Rosario, legata alla tradizione de lu pallon: un grande pallone di carta decorata che viene preparato per l’occasione, acceso e fatto innalzare sopra il paese. Un gesto effimero che per qualche minuto sposta gli occhi dalle montagne al cielo.