Il massiccio della Presolana, situato a quarantotto chilometri da Bergamo e a meno di cento da Milano, si presta bene per una fuga dalla città con famiglia al seguito: piste facili, rifugi accoglienti, tante opportunità per passeggiare con le ciaspole. E nel fondovalle borghi e sapori che valgono il viaggio.
Indice dell'itinerario

Simbolo della Val Seriana e del Parco delle Orobie, la Presolana è tra le montagne più amate e frequentate del Bergamasco. La cima occidentale supera di poco i 2.500 metri di quota: se la si osserva da Castione appare austera e rocciosa d’estate e immacolata nella veste invernale, ma sempre delicatamente tinta di rosa al tramonto.

La regina delle Orobie

Alla Presolana sono ispirate numerose leggende: una lega il suo nome a Presa-Alana, riferendosi allo scontro tra i bellicosi Alani e i Romani, che ebbero la meglio. L’etimologia del nome secondo alcuni deriverebbe dal termine dialettale praizzola (praticello) mentre per altri a presa di Lana, in ricordo della sconfitta del re Lana e delle tribù barbare che avevano un presidio nella cosiddetta Grotta dei Pagani. Di certo l’antro, situato a 2.259 metri di altitudine, d’estate non è particolarmente fotogenico ma d’inverno regala scorci suggestivi con le bizzarre stalattiti e stalagmiti di ghiaccio.

Se le condizioni di sicurezza del manto nevoso lo consentono, si raggiunge in circa tre ore di cammino con ciaspole ai piedi; chi è meno allenato può limitarsi ad arrivare al Rifugio Baita Cassinelli, posto sul versante meridionale della montagna (circa un’ora di cammino privo di difficoltà, partenza dall’albergo Spampatti prima del Passo della Presolana). In passato era un punto d’appoggio per i malgari durante la bella stagione, oggi lo è per gli escursionisti e gli scalatori.

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Il Pizzo della Presolana

Da qui si accede alla Via Normale al Pizzo della Presolana, percorsa per la prima volta nell’autunno del 1870 da Carlo Medici, guida alpina di Castione, Federico Frizzoni e Antonio Curò, naturalista ed entomologo nonché primo presidente della sezione orobica del Club Alpino Italiano. Quest’ultimo descrisse così la Presolana: “…una bella montagna grigia dalle forme austere, che domina tutte le altre, e sino a tarda primavera, quando queste sono già da tempo spoglie di neve, conserva ancora la sua candida veste.

Più maestosa appare al viandante che si aggira nelle pianure del Serio, solo a chi percorre la bella strada che da Clusone per Giogo mette a Vilminore, o parte qualunque della Val di Scalve, si manifesta in tutta la sua severa bellezza.”

Grotta dei Pagani

La via dei primi scalatori, con passaggi di secondo grado, attacca sulla destra della Grotta dei Pagani, poi continua per rocce e cenge detritiche fino alla cresta. Carlo Medici tornò sulla montagna nel 1875; piantò un chiodo ad anello per assecondare la richiesta di Antonio Curò, che voleva salire di nuovo in vetta per verificarne la quota.

In seguito quell’ancoraggio fu più volte utilizzato da scalatori più o meno illustri, tra i quali il sacerdote Achille Ambrogio Damiano Ratti di Desio, destinato a diventare papa Pio XI nel 1922. In ricordo di quell’ascesa all’esterno della grotta è stato eretto un semplice altare di pietra. E lo scorso agosto a mezz’ora di cammino dall’antro, nei pressi della Cappella Savina è stato inaugurato il nuovo bivacco Città di Clusone, dotato di sei posti letto e a circa 2.000 metri di quota.

Il Parco delle Orobie Bergamasche

La Presolana, con le sue belle pareti di roccia dall’aspetto dolomitico e gli scenari mozzafiato, rientra nei confini del Parco delle Orobie Bergamasche, un territorio di foreste, pascoli e cime che superano i 3.000 metri. L’area protetta abbraccia una superficie di circa 70.000 ettari, tre valli e 44 comuni; un territorio molto vario, attraversato da oltre un migliaio di chilometri di percorsi di notevole interesse naturalistico e paesaggistico, come il Sentiero delle Orobie che conta circa 85 chilometri. La parte occidentale del tracciato, da Cassiglio al Rifugio Fratelli Calvi, richiede sei giorni; quella orientale, per lo più articolata tra i 1.500 e i 2.800 metri di altitudine, si sviluppa in otto tappe, dalla Valcanale al Passo della Presolana in Val Seriana.

Escursioni e ciaspolate

Questo valico è un buon punto di partenza per molte escursioni con ciaspole; oltre alla già citata gita al Rifugio Baita Cassinelli, ci si può incamminare sull’altro versante fino alla Cima Scanapà. Si parte nei pressi del Bar Rododendro e dopo un’ora di cammino si arriva alla croce di vetta. Dalla sommità di questo ardito sperone roccioso si ha una splendida vista sulla valle e sui paesi: Bratto, Castione della Presolana e Dorga. Da quest’ultimo borgo si accede al Monte Pora, con oltre 20 chilometri di piste per lo più rosse e blu, perciò facili o di media difficoltà. Unica nera del comprensorio è la Muro del Vareno.

C’è anche uno snowpark, illuminato il venerdì sera, che è largamente apprezzato dagli amanti del freestyle e dello snowboard. Punto di ristoro per sciatori ed escursionisti è il Rifugio Baita Termen, raggiungibile con gli impianti di risalita. Adagiato a 1.610 metri sul livello del mare su un altopiano in bilico tra la Val Seriana e la bresciana Valcamonica, è un buon appoggio per escursioni facili, prive di dislivelli importanti, su tracciati ben battuti. Con le ciaspole ai piedi si può raggiungere prima il Rifugio Magnolini (mezz’ora di cammino), quindi la panoramica cima del Monte Alto (altri venti minuti).

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Borghi, botteghe e sapori

Anche il fondovalle conta diverse escursioni adatte a tutti: si può passeggiare in Val Tede, nella Valle dei Mulini dove fu portata alla luce una spada metallica di circa 2.500 anni fa o al parco naturale di Predusolo. A quest’ultimo si accede da Lantana, frazione posta a sud di Dorga, celebre per il santuario eretto dove un tempo si trovava un oratorio dedicato a San Silvestro Papa.

Nel Quattrocento l’edificio fu ampliato e in seguito più volte rimaneggiato; negli anni si aggiunsero il campanile di pietra a base quadrata e il portico ad archi. All’interno si possono ammirare alcuni ex voto ottocenteschi e importanti affreschi della prima metà del Quattrocento. Sulla parete di sinistra spicca l’affresco raffigurante la Madonna con Bambino e a destra Cristo crocifisso e Sant’Antonio Abate.

Castione della Presolana

Castione della Presolana merita una visita la chiesa di Sant’Alessandro Martire, ricostruita nel Settecento su progetto di Giovanni Tonioli in un’area già occupata da un edificio sacro. Custodisce i dipinti di Pietro Vecchia e di Domenico Carpinoni, la cupola affrescata raffigurante La gloria di Sant’Alessandro e il bell’altare intarsiato del Fantoni. Della stessa bottega è anche quello della settecentesca chiesetta di San Giacomo a Rusio, un borgo rurale che ha conservato le stradine di ciottoli, i muretti a secco, le case fatte con la pietra, il materiale più facilmente reperibile in loco.

I paesi dell’Alta Val Seriana spesso ospitano interessanti edifici storici come il palazzo comunale di Castione della Presolana con il portico e il leone della Serenissima Repubblica, che governò quest’angolo della Lombardia dal 1428 fino alla sua caduta nel 1797. Nell’Ottocento la valle visse un importante sviluppo turistico: fu spesso frequentata da notabili milanesi e personaggi illustri che fecero erigere ville prestigiose, talvolta progettate da architetti famosi come Gio Ponti e Giovanni Greppi, Emilio Alemagna e Giovanni Barboglio. In stile liberty, déco, con torri, bovindi o singolari elementi architettonici, questi edifici talvolta presentano caratteristiche singolari non sempre legate alla tradizione montana.

Splendidamente inserito nell’ambiente, in armonia con l’architettura locale è il cinquecentesco mulino di Castione della Presolana. Si erge all’imbocco della Valle dei Mulini, frequentata dall’uomo fin dalla preistoria, dove un sentiero s’insinua fra il torrente e le pareti rocciose, i noccioli e le sorgenti le cui acque azionarono macine, folli e segherie.

Ben restaurato e funzionante, grazie all’impegno del proprietario Sergio Percassi, dal 1982 il mulino ospita un museo etnografico. Articolata su più piani e varie sale, l’esposizione comprende una notevole quantità di oggetti di uso quotidiano come gli enormi scarponi di legno scolpiti dal proprietario agli attrezzi impiegati da mugnai, contadini, artigiani e casari.

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I mulini e i loro prodotti

L’attività dei caseari alle pendici della Presolana è ancora florida nelle malghe e in piccoli caseifici del fondovalle. Non a caso il fiore all’occhiello della produzione locale è la Formaggella della Valseriana, già inserita nell’elenco nazionale dei prodotti agro-alimentari tradizionali. Si produce con latte vaccino, intero e parzialmente scremato per affioramento. La stagionatura è generalmente compresa tra le due settimane e i tre mesi; il sapore, inizialmente delicato e aromatico, diventa più deciso e intenso nella versione stagionata.

Ottimo anche il Bombolone del Monte Pora: dalla caratteristica forma tondeggiante, è un formaggio a pasta semicotta, stagionato fino a novanta giorni. Agli amanti dei salumi consigliamo la Bergna, fatta con la coscia di pecora privata dell’osso, quindi salata e stagionata per circa trenta giorni. Si può gustare al Pegher Fest, tradizionale appuntamento organizzato a Bratto da oltre vent’anni. In alcune macellerie questa specialità viene ancora preparata artigianalmente.

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La cucina di Castione della Presolana

La bottega di Fabrizio Ferrari di Castione della Presolana è un punto di riferimento per i buongustai: oltre a salami, bresaole di manzo e d’asino, salsicce e prosciutto di cinghiale, si possono acquistare una gran varietà di paste fresche. Come i Casoncelli – in dialetto Casonsei – una sorta di ravioli ripieni con carne macinata di maiale e di mucca, grana grattugiato, pera non troppo matura, prezzemolo. Si servono conditi con burro di malga, salvia e pancetta rosolata.

Presente in tutti i menu dei ristoranti della valle è anche la polenta bergamasca, spesso cotta sul fuoco a legna nel paiolo di rame. I cuochi prediligono il mais del territorio, come lo Spinato di Gandino e quello Rostrato di Rovetta, di un bel colore rosso. Talvolta la polenta è accompagnata da abbondante formaggio fuso e funghi trifolati: per i buongustai, una delizia che merita da sola il viaggio.

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