Se sei di quelli che rifugge le spiagge affollate e soffre la calura estiva, Creta non è la destinazione ideale nei mesi di luglio e agosto. Scopri l’isola greca in bassa stagione approfittando degli sconti della CampinCard ACSI.
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Creta in camper
Sono passati trent’anni dal nostro primo viaggio a Creta a bordo di una Renault 4 con tenda al seguito. Le coste meridionali ancora selvagge, l’impeto del meltemi (il vento che, soprattutto d’estate, soffia sull’Egeo), le palme di Vai e i gipeti di Omalos, l’acqua che scorreva nei tubi neri di gomma di una rete di distribuzione a dir poco arretrata: sono tutti frammenti di un ricordo potente, capace ancora oggi di farci emozionare.
Questa volta la perlustriamo con il camper. L’isola è grande. In duecentocinquanta chilometri di lunghezza e fino a sessanta di larghezza – un terzo della Sicilia, quaranta volte l’Elba – trovano spazio montagne che raggiungono i 2.500 metri, altopiani, gole rocciose, promontori. Su un mare di una limpidezza imbarazzante affacciano spiagge da sogno, ripide scogliere, piccole cale alle foci dei corsi d’acqua. Chi ama affiancare la ricerca del sacrosanto ozio alla scoperta avrà in premio paesaggi maestosi, perle di natura, gemme di storia e arte.
La stagione estiva, con le temperature elevate e il richiamo del bagnasciuga, toglie all’isola parte del suo fascino per via dell’affollamento e suggerisce di lasciar fuori molte delle mete. E dunque, a chi può concederselo, consigliamo di andare in bassa stagione: troverete colori, profumi, silenzi e l’emozione dell’incontro con una terra davvero mitica.

I tesori della civiltà minoica
Per chi arriva a Creta con il traghetto da Atene tutto ha inizio dalla capitale Heraklion. La visita della città può prendere il via dall’imperdibile museo archeologico, ospitato dal 2013 in un grande e moderno edificio in posizione panoramica. Il tempo da dedicare all’esposizione, distribuita su due piani, dipende ovviamente dal proprio interesse ma in ogni caso non occorre una preparazione particolare per gustarsi le ceramiche fantasiose, i mobili raffinati, i gioielli, le pitture murarie di sorprendente freschezza.
Davvero la civiltà minoica, tra le prime del Mediterraneo, dopo quasi quattro millenni ha mantenuto intatto il suo fascino. La capitale offre naturalmente anche altro – a cominciare dalle fortificazioni veneziane – ma è bene tener conto che il terremoto del 1933 e i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale hanno cancellato buona parte del tessuto urbanistico antico.
Visitata la città, il prosieguo inevitabile (a sei chilometri dal centro) è il più celebre dei palazzi minoici di Creta, vale a dire quello di Cnosso. I resti dei vari complessi, disposti su vari livelli in un fondovalle, aiutano a farsi un’idea di questo luogo un tempo sontuoso. Le ingenti ricostruzioni dell’archeologo inglese Arthur Evans, che guidò gli scavi a partire dagli inizi del Novecento, hanno colmato molte lacune sia architettoniche che pittoriche. Il risultato generalmente delizia i visitatori e scandalizza gli addetti ai lavori: si tratta in ogni caso di un insieme unico, la cui visita non lascia indifferenti.

Palme e ouzo
Nell’entroterra di Iraklio, presso Kasteli, la chiesetta di Agios Panteleimon è la prima delle tante mete minori dell’isola (sconsigliata purtroppo ai mezzi più ingombranti) e non ce la lasciamo sfuggire: tre piccole absidi sbucano dal bosco accanto a una grande quercia, ma non riusciamo a visitare l’interno.
Le guide a questo punto propongono il vicino altopiano di Lassithi, che però come nel viaggio precedente ci delude.
I piccoli villaggi lungo la strada che ne percorre il margine sono abbastanza degradati, e i numerosi mulini non hanno il telo bianco ma solo le nude pale metalliche. Il nome dell’altopiano è indissolubilmente legato alla mitologia: a Psykhro infatti si trova la grotta di Dikti, sull’omonimo monte, dove il neonato Zeus fu nascosto dalla madre Gea per evitargli di essere divorato dal padre Cronos.
Da qui raggiungiamo la costa del golfo di Mirampelou e proseguiamo tirando dritto fino a Sitia, tralasciando l’assai turistica Agios Nikolaos. In solitudine puntiamo verso Vai (in tutto da Kastelli calcolare circa 130 chilometri e due ore e mezzo di guida), dove ci fermiamo a dormire con il camper nel parcheggio deserto. Quella di Vai è l’unica spiaggia del Vecchio Continente con un grande palmeto spontaneo, ed è una fama che costa cara: d’estate si deve fare attenzione anche a dove mettere i piedi.
Ma noi al risveglio la troviamo incredibilmente deserta e questo, come molti altri che verranno, è un regalo esclusivo di una vacanza cretese fuoristagione. Il palmeto si estende anche nell’entroterra lungo il corso d’acqua che forma uno stagno prima della spiaggia, dove un airone rosso ci fa sobbalzare spiccando il volo all’improvviso. La spiaggia ora è tutta per noi: il piccolo ristorante che sorge a una delle due estremità è chiuso, come i chioschi del vicino parcheggio. Tornando sui nostri passi visitiamo il monastero di Toplou, che possiede buona parte dei terreni di questo settore dell’isola. Entriamo nella piccola e buia chiesa e fotografiamo i pope mentre conversano con alcuni fedeli davanti a un bicchierino di ouzo.

Da Zakros a Moni Preveli
A poco meno di un’ora di strada si visitano le rovine del palazzo minoico di Zakros, affacciate sull’estrema costa orientale. Quindi, passando di nuovo per Sitia e poi per Kavousi (è questa la strada migliore, nonostante quello che mostra la mappa), scendiamo sulla costa sud a Ierapetra. Superiamo l’anonimo centro per seguire la strada nazionale che qui corre a pochi metri dal mare; ma il degrado toglie ogni fascino al paesaggio e ci induce a tornare nuovamente sulla costa nord. Andiamo quindi a riprendere la più veloce E75/EO90; tra i luoghi che meritano una deviazione segnaliamo la penisola di Spinalonga, nonché Malia e la sua area archeologica.
Superata di nuovo Eraklion seguiamo la strada 97 in direzione di Matala, sulla costa sud. Poco prima di questa località balneare con una deviazione si raggiunge un altro dei palazzi minoici, quello di Festo, con il sito archeologico che sorge in cima a una collina. Da Festo risaliamo fino al monastero di Moni Arkadi, il più famoso dell’isola. Dopo aver trascorso la notte nel grande parcheggio all’ingresso (dotato di servizi igienici) visitiamo l’affascinante complesso con la piccola chiesa e il cortile interno.
La successiva tappa, di nuovo sulla costa nord, è la città di Rethymno. Anche qui si possono ammirare le fortificazioni veneziane: dal XIII al XVII secolo Creta fu dominata dalla potente città marinara, che ne fece il suo principale possedimento coloniale. Ora puntiamo a sud in direzione Agia Galini lasciando la strada principale dopo Pale, dove una segnalazione sulla destra indica il monastero di Moni Piso Preveli. Comoda e tra magnifici e verdeggianti paesaggi, la via supera la splendida gola di Kourtalioti – dove è facile avvistare il volteggio dei grifoni, ma anche i gracchi corallini e il passero solitario – e quindi scende fino a lambire le sponde del fiume.
Una taverna ha collocato i suoi tavolini presso un vecchio ponte: per una manciata di euro, accompagnato da un calice di fresco vino bianco, gustiamo un polpo arrostito degno di un ristorante a quattro stelle. Poco oltre ecco il monastero “basso”, che è il più antico, chiuso perché in rovina. Proseguendo per qualche chilometro la strada termina al complesso di Moni Preveli, alto sulla costa, con numerosi edifici attorno alla chiesa.
Tornando sui propri passi, prima di un monumento con un soldato e un monaco (dedicato al ruolo che questi ultimi ebbero durante la Seconda Guerra Mondiale), una stradina scende verso il mare con una ripida rampa in cemento. Una piccola freccia indica la spiaggia di Preveli, ma ci si deve fermare in un parcheggio che d’estate è a pagamento. Oltre il cancello un ripido ma breve sentiero a gradini porta a un belvedere mozzafiato e quindi all’incantevole spiaggia, stretta tra gli scogli e chiusa all’interno da un palmeto che seguendo le sponde del torrente s’infila in una piccola gola rocciosa sotto il volo dei rondoni maggiori.
Tornati al bivio di Pale conviene dirigersi per qualche chilometro verso sud-est in direzione della vicina Spili e dell’altopiano di Gious Kambos.

Spiagge segrete
Ancora una volta torniamo sulla statale 90 che seguiamo verso ovest fino al bivio per Hora Sfakion, sulla costa meridionale: la prossima meta è Loutro, piccolo paesino costiero raggiungibile solo a piedi o in barca. Alle porte del centro costiero di Chora Sfakion, il sentiero parte dal primo tornante della strada che sale verso Anopoli, indicato in modo bizzarro da un segnale stradale per la Fresh Water Beach (Glika Nera). Si lascia il camper cento metri prima, in un piccolo spazio accanto alla strada (salendo, è sul rettilineo dopo la deviazione per la taverna Ilingas).
Ben indicato da segni gialli e neri, il sentiero scende fino al mare raggiungendo la splendida spiaggia di Glika Nera, dove cresce un filare di straordinarie tamerici. Dopo una salita si prosegue a mezzacosta, si tocca una chiesetta bianca, una piccola baia e quindi, superata una seconda salita a gradoni, eccoci al villaggio di Loutro. Vi sorgono gli edifici bianchi di alberghi e piccoli ristori, e il sentiero per arrivarci, l’assenza di auto e lo splendido mare rendono l’esperienza magnifica e da consigliare. Ci vogliono due ore di cammino normale all’andata e lo stesso per il ritorno. A parte una manciata di escursionisti incontriamo solo gabbiani, corvi imperiali e tante capre.
Da Chania all’altopiano di Omalos
Da Hora Sfakion risaliamo i numerosi tornanti, avendo sulla destra la profonda incisione della gola di Imbrou che ha i suoi accessi lungo la strada (si può percorrerla quasi fino al mare e poi tornare indietro in taxi). Ritorniamo sulla statale e da qui, in breve, raggiungiamo la piccola ma interessante area archeologica romana di Aptera, alta su un colle tra gli ulivi, che precede di poco l’arrivo a Chania. È questa la più bella cittadina di Creta, dove è un vero piacere passeggiare nel dedalo di stradine del centro alle spalle del vecchio porto e fino alla piccola moschea dei Giannizzeri (XVII secolo).
Seguendo quindi le indicazioni per l’aeroporto vale la pena non mancare alcune mete che si trovano sullo stesso promontorio dove sorge lo scalo, ovvero la penisola di Akrotiri: si tratta dei monasteri ortodossi di Agias Triados, Gouvernetou e Katholiko. Facilmente accessibile, il primo ha la chiesa affacciata su un cortile interno con un aranceto. Del secondo, in fase di restauro al momento della nostra visita, si ammira soprattutto la posizione appartata dopo aver percorso una stradina asfaltata che attraversa una piccola gola rocciosa dove crescono carrubi. Ma il meglio deve ancora venire.
Dal cancello poco oltre il monastero s’inizia subito a scendere a piedi per il ben evidente sentiero lastricato, tra begli scorci sui rilievi ammantati di macchia che scendono fino al mare. In circa venti minuti si raggiunge una grotta ampia e con una piccola cappella votiva. Poi si scende ancora, ora più ripidamente e quindi con gradini, fino al monastero di Katholico – in parte scavato nella roccia – con resti di vari edifici e di un massiccio ponte (ci vogliono tre quarti d’ora fin qui e poco più per il ritorno. Dal ponte, volendo, una traccia scende nel fondo del vallone e da qui fino alla vicina costa.

Tornati a Chania, le montagne all’orizzonte – e si tratta dei Lefka Ori, i monti Bianchi – sono un richiamo sempre più irresistibile e dunque imbocchiamo senza indugi la strada che dalla città punta all’interno verso l’altopiano di Omalos. Quasi sempre larga e panoramica, la via conduce all’accesso di un’altra delle più famose attrazioni di Creta, le gole di Samaria. Sedici chilometri di percorso in discesa fino al mare di Agia Roumeli per mille metri di dislivello, tra pareti imponenti dove si possono osservare rapaci come il gipeto e la rinselvatichita capra kri-kri, rendono l’escursione indimenticabile.
E infatti ricordiamo bene quando l’effettuammo, compresa la risalita del ritorno all’indomani; mentre la maggior parte dei visitatori preferisce, dopo il pernottamento, tornare al punto di partenza in barca e taxi. Per tutto l’inverno e fino al primo maggio il sentiero delle gole è chiuso ai visitatori per rischio di frane e caduta sassi. Anche il rifugio nei pressi, campo base degli escursionisti, adesso è chiuso e la partenza del percorso è sbarrata da un cancello e perennemente sorvegliata.
Ma vale ugualmente la pena salire quassù per ammirare il severo paesaggio dei picchi di roccia circostanti, e non solo. L’altopiano di Omalos è infatti un mondo a sé, un pianoro perfetto sospeso a mille metri di quota che da metà marzo a metà aprile serba una sorpresa sconosciuta ai più: vi fioriscono migliaia di tulipani selvatici, uno spettacolo autentico seppure discreto visto che i campi sono tutti recintati e i fiori sono meno appariscenti di quello che ci si potrebbe attendere.
Le spiagge più belle
Spiaggia di Balos
Per raggiungere alcune delle spiagge più famose dell’isola ci spostiamo adesso verso la costa occidentale. La prima tappa, la spiaggia di Balos, è quella che ci colpisce maggiormente: situata all’estremità settentrionale della penisola di Gramvousa, è inserita nella rete dei siti d’interesse comunitario dell’Unione Europea.
Il luogo è rimasto quasi selvaggio, salvo la stradina sterrata (percorribile con il camper) che ne segue il lato est. Per imboccarla si lascia la statale seguendo le indicazioni per Balos; prima del paesino di Kaliviani occorre svoltare a destra seguendo le indicazioni per il Balos Beach Hotel: infatti la strada che transita all’interno del paese è davvero stretta e sconsigliata ai veicoli di grandi dimensioni. Lungo il percorso si aprono splendidi panorami sul mare e s’incontrano solo una chiesina e un posto di controllo dove d’estate si paga un ticket di accesso. Al termine, si lascia il veicolo in uno spiazzo presso un altro caseggiato, da dove parte sulla sinistra un sentiero che in dieci minuti conduce ad affacciarsi sulla spettacolare vista della spiaggia. Il ritorno è per la stessa via.
Spiaggia di Falasarna
Poco più a sud ecco la spiaggia di Falasarna, per raggiungere la quale dobbiamo tornare a Kaliviani e da qui alla strada principale seguendo le indicazioni. Raggiungiamo un piccolo parcheggio alle spalle della spiaggia, presso un bar ristorante dove pernottiamo. La spiaggia è bella, suddivisa in varie lingue di sabbia ma mortificata da un certo degrado e dal retrostante pianoro occupato da serre e cementificazioni varie.

Infine, un altro arenile di fama sul fronte occidentale dell’isola è la spiaggia di Elafonissi. Mentre guidiamo su una strada costiera lunga e tortuosa, grifoni e corvi imperiali sorvolano i picchi verso l’interno. Arrivati sul posto accolti da ristoranti piuttosto squallidi, l’asfalto termina e l’ultimo tratto fino al mare è su sterrata assai sconnessa (col camper molto meglio parcheggiare e proseguire a piedi). La spiaggia è enorme, come assai vasta è l’area lagunare antistante, con acque trasparenti e sabbia dalle singolari sfumature rosa. Un luogo unico, ma molto dispersivo. Ancora una volta il pensiero va alla stagione estiva e alle sue invasioni di folla, mentre ora non resta che trovarsi un cantuccio e godersi luogo e momento. Quella di Creta è davvero la primavera degli dei.
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