Rodi non è solo una grande isola ma anche una città unica nel Mediterraneo, ricca di strade e incroci presenti nei moderni quartieri meridionali. Per raggiungere il centro storico e l’antico porto di Mandraki basta seguire i bastioni di pietra che cingono l’antica città medioevale e arrivare fino al forte di San Nicola che con le sue alte colonne elevano al cielo una coppia di cervi all’ingresso del porto. La loro presenza è presto spiegata: secondo una leggenda furono questi animali, importati sull’isola su consiglio di un oracolo, a liberarla dai serpenti che la infestavano.
Non sono tuttavia i grossi ruminanti cornuti a simboleggiare l’isola, bensì le rose; e non per i fiori – come pure verrebbe da pensare osservando la lussureggiante vegetazione floreale presente in città – ma per il mito. Si narra infatti che il toponimo abbia origine dal nome della ninfa Rodo (in greco antico, rosa), figlia di Afrodite e Poseidone… o di altre divinità, a seconda della versione.

Tant’è, il simbolo della rosa compare sovente sulle facciate dei palazzi e dei monumenti, secondo una tradizione che attraversa varie epoche e diverse dominazioni, come racconta la storia dell’isola: tra alleanze e dominazioni, l’isola passò dai Micenei ai Dori, dagli Ateniesi agli Spartani, dai Greci ai Romani, dagli Arabi ai Crociati; nel Medioevo divenne sede dell’ordine dei Cavalieri di San Giovanni, a cui si deve la costruzione della splendida città fortificata che ammiriamo oggi, inserita dall’Unesco nell’elenco dei patrimoni dell’umanità.
Inespugnabile per un lungo periodo, fu Solimano il Magnifico a conquistarla e a sottometterla all’Impero Ottomano, sino all’arrivo degli Italiani nel 1912: vi rimasero fino al 1947 quando, a seguito della sconfitta nella Seconda Guerra Mondiale, Roma cedette le isole del Dodecaneso alla Grecia. Questa brevissima sintesi storica serve a comprendere il genius loci nelle sue molteplici forme, dalla lingua alle tradizioni, dalla cucina alle architetture.
Il Palazzo dei Grandi Maestri
Il viaggio alla scoperta della città inizia dal museo archeologico, realizzato nelle ampie sale di quello che fu l’ospedale di San Giovanni. Nel corso della visita ammiriamo i manufatti di terracotta, gli splendidi pavimenti a mosaico, la statua di Afrodite, le armi utilizzate durante le Crociate. Percorrendo le strade lastricate all’interno dei bastioni, si raggiungono il museo d’arte decorativa e il museo bizan tino, che completano le informazioni sulla storia e sugli influssi culturali che gli abitanti dell’isola hanno subito durante migliaia di anni. Sulla sommità della collina racchiusa all’interno delle mura, è da non mancare una visita al Palazzo dei Grandi Maestri, la sede dei governanti che si succedettero nei secoli. Oggi le sue sale ospitano mostre di pittura, incontri ed eventi.

Passeggiando nei vicoli e nelle piazze della città medioevale, tra negozi di souvenir e ristoranti, si scoprono singolari accostamenti architettonici e culturali come la cattedrale a fianco della moschea, luoghi evidenziati dalla presenza del campanile e del minareto che si fronteggiano sulla parte più alta dell’antica città, a poche decine di metri l’uno dall’altro. La visita alla cittadella fortificata prosegue con una passeggiata all’interno del fossato che costeggia i bastioni e si conclude sul lungomare del porto di Mandraki, tra yacht e barche di pescatori. La parte nuova della città di Rodi si può meglio apprezzare a sera, quando le strade si affollano e nei bar compaiono bibite fresche e colorati aperitivi.
A zonzo tra i castelli di Rodi
Il nostro tour si svolge in senso antiorario in modo da visitare per prima la parte meno abitata, ovvero la costa occidentale. Usciti da Rodi in direzione dell’aeroporto si attraversano piccoli paesi, mentre la strada sale e scende lungo la costa rocciosa mostrando fortezze di epoca medioevale che svettano sul bosco come il castello di Kritinia: costruito dai Veneziani nel 1472, è oggi in fase di ristrutturazione ma si può comunque visitare.

Più a sud si trova un’altra costruzione – anch’essa veneziana – arroccata sulla cima del monte Akramitis, una scoscesa rupe di roccia calcarea sulla quale si notano appena le mura del castello di Monolithos, raggiungibili tramite una lunga scalinata scavata nella roccia. Ai suoi piedi, una strada secondaria conduce ad alcune spiagge molto frequentate durante il periodo estivo ma deserte fuori stagione, dunque ideali per trascorrere qualche ora di relax.

L’isola-promontorio di Prasonisi
Lasciata la costa dei castelli, continuando sulla strada costiera si raggiunge la punta meridionale per scoprire uno dei luoghi più curiosi di Rodi: l’isola-promontorio di Prasonisi è collegata alla costa da un istmo sabbioso che l’alta marea sommerge, facendo incontrare le acque del Mar Egeo con quelle del Mare di Levante. Superata a piedi la lingua di sabbia – i veicoli rischiano l’insabbiamento, an-che se non manca chi osa – il sentiero conduce al faro e ad alcune baie con spiagge riparate dal vento: si tratta di una passeggiata davvero piacevole.
Iniziamo la risalita della costa orientale da Plimmiri: seguiamo una lunghissima spiaggia di sabbia e ciottoli passando davanti al paese di Gennadi e raggiungendo il villaggio di Kiotari. Questo tratto di costa è ben riparato dal Meltemi – il vento proveniente da nord – ma non dalle mareggiate, che a volte sommergono i moli dei porticcioli. Notiamo diverse aree erbose e ombreggiate dove sostano viaggiatori itineranti perlopiù francesi e tedeschi, che pernottano a lungo approfittando delle taverne dove gustare piatti tipici.

Le case di Lindos
Dopo Kiotari la strada lascia le spiagge per salire sulle scogliere che conducono a Lindos, una manciata di case bianche costruite su un altopiano compreso tra le montagne dell’entroterra e una rupe sul mare dove svettano l’acropoli e il tempio dorico di Atena. Considerato uno dei più caratteristici villaggi dell’isola, fuori stagione Lindos diventa una piacevole oasi di pace. La bella baia orlata di sabbia è il luogo di sosta migliore per qualche ora di bagni di sole e di mare, mentre passeggiare nei vicoli del villaggio è una buona occasione per scoprire botteghe di artigiani, studi di pittori e scultori e piccole taverne dove gustare calamari e pesci alla griglia appena pescati. Per raggiungere l’acropoli si sale un ripido sentiero che inizia alla fine del paese: una volta raggiunte le mura, dal camminamento delle sentinelle tra merli e torri, ecco lo spettacolare panorama della costa con il bianco abitato sottostante e il vicino centro di Lardos.

Per chi vuole godersi un po’ di fresco e assaporare i profumi dei boschi, proprio da Lardos inizia una strada che percorre la dorsale dell’isola spesso mantenendosi a quote tra i 700 e i 900 metri. Sentieri ben tracciati e pannelli di informazioni turistiche permettono di effettuare escursioni in montagna per raggiungere isolati luoghi sacri, alcuni ancora in funzione: è il caso del monastero di Tharri, dove i monaci accolgono i visitatori offrendo loro biscotti al miele fatti in casa. Un modo davvero piacevole per concludere una bella esperienza fuoristagione tra ambienti medioevali, spiagge deserte e una natura inaspettatamente rigogliosa, con la possibilità di fare la conoscenza di turisti itineranti che, come noi, hanno scelto di scoprire l’isola delle rose.

Kastellorizo, l’estremo oriente greco
Nonostante la sua notorietà per aver ospitato il set del film Mediterraneo diretto da Gabriele Salvatores, l’ultimo avamposto orientale della Grecia resta un’isola per pochi, non foss’altro che per la dimensione. Nota agli antichi come Megìsti, cioè la “massima” – con riferimento alla miriade degli scogli che la circondano – Kastellorizo è in realtà un isolotto grande appena nove chilometri quadrati e abitato da duecento anime concentrate nel porto di Mandraki.
Privo di strade (eccetto quella che collega il porto al minuscolo aeroporto) e di spiagge, ma in compenso ricco di scogliere baciate da acque limpidissime, porta evidenti i segni della sua posizione periferica e della prossimità alla Turchia. Deve il nome odierno al colore rossastro del promontorio roccioso su cui nel XIV secolo si ergeva un maniero dei Cavalieri di Rodi, chiamato per l’appunto Castello Rosso. Nell’agenda delle cose da fare, oltre alla visita ai resti della fortezza gerosolimitana, c’è il bagno ai piedi della penisola di sasso all’estremità sudorientale chiamata Ro, dove è vissuta l’ormai mitica Signora di Ro. Ai tempi del secondo conflitto mondiale e fino alla sua morte – avvenuta nel 1982 – fu l’unica residente dell’isola, e ogni mattina issava la bandiera greca quasi a voler sfidare il potente vicino. Che sia stata lei a suggerire a Salvatores il personaggio di Vassilissa, la regina?

Interessante anche il museo archeologico, ospitato nel convento medioevale intitolato a San Nicola, e i due monasteri chiamati “dei monti” e dedicati ai Santi Giorgio e Giovanni. Per raggiungere quest’ultimo bisogna salire 401 gradini, ma il panorama che si gode in cima ripagherà della fatica, in particolare al tramonto. Da non trascurare è la stessa Mandraki, con le case colorate affacciate sul porto che si specchiano nel mare a creare una quinta pittoresca, e da non perdere il blu intenso della Grotta Azzurra, prin- cipale attrazione turistica che deve i suoi effetti cromatici a un fenomeno di rifrazione analogo a quello riscontrato nell’omonima grotta marina di Capri. A soli venti minuti di navigazione è poi quasi d’obbligo una puntata al mercato di Kas, sulla costa turca.
Kastellorizo è un lembo di terra cosmopolita sospeso tra due culture, l’ellenica e l’islamica, e due continenti, testimone piccolo ma verace della nostra storia recente: basta addentrarsi verso l’interno per toccare con mano le ferite inferte dalla Seconda Guerra Mondiale, ma anche le atmosfere fuori dal tempo che hanno ispirato al regista italiano il film vincitore del premio Oscar nel 1991. Un nido ideale per chi è in fuga dalla contemporaneità, o più semplicemente una pausa rigenerante alternando i tuffi dagli scogli alle soste nei caffè sul lungo molo detto Kordoni, magari fingendosi rampolli di sangue blu visto che qui sostarono i principi di Galles ai tempi di Lady Diana. Prima di passare da questo sogno a quelli della notte, dopo una cena in una delle ottime taverne locali.
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