Mai viaggiato in camper? Fai come il nostro inviato: prendi un camper a noleggio e concediti una pausa rigenerante fra le colline del Chianti Classico.
Indice dell'itinerario

Visitando le aziende che aderiscono al progetto Gallo Nero en plein air, messo a punto dal Consorzio Chianti Classico in collaborazione con Laika e Caravanbacci, potrete passeggiare tra le vigne, degustare grandi vini, sostare quegli ospiti graditi a due passi da alcune delle cantine più prestigiose d’Italia.

È sera quando arriviamo alla Caravanbacci di Lavorìa, alle porte di Pisa. Giusto il tempo di caricare i bagagli sul camper: «Ragazzi, questo Laika Ecovip 610 sarà all’altezza di una bella vacanza nel Chianti Classico. E mi raccomando, bevete bene e dormite meglio», ci dice il titolare Paolo Bacci salutandoci. È proprio ciò che ci ha spinto fin qui: il desiderio di assaporare grandi vini e godere di un finesettimana all’insegna del ritmo lento, senza orari né vincoli, con la libertà che solo il camper regala.

Sono fotoreporter e videomaker, e in questo modo di viaggiare cercherò nuove inquadrature. Cinzia invece è pianista, compositrice e direttrice d’orchestra, e come tutti gli artisti non perderà l’occasione per andare a caccia di nuove ispirazioni. Sensibile (fin troppo) ai peccati di gola, la butto presto sul mangiare.

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Gaiole in Chianti

Del resto sono le nove di sera quando ci installiamo nell’area di sosta di Gaiole in Chianti: una cena a base di pane senza sale con la finocchiona – il salume toscano al vino rosso e semi di finocchio – ci rimette in sintonia con il mondo, e buonanotte. La mattina seguente resisto alla tentazione di poltrire e di buon’ora mi infilo scarpe e tuta per una corsetta e un primo sguardo al paesaggio. Al ritorno Cinzia mi accoglie con un bel caffè fumante, e dopo una robusta colazione eccoci a passeggio nel piccolo centro.

Dalla chiesa neogotica di San Sigismondo, con la facciata rivestita di pietre locali, raggiungiamo Piazza Ricasoli, quindi la porta d’accesso al borgo e il vicinissimo Gallo Nero, un’opera in ferro battuto alta più di tre metri dell’artista Fabio Zacchei, il cui soggetto è ispirato a una leggenda medioevale. Per stabilire i confini fra le repubbliche rivali di Firenze e Siena, nelle terre intermedie del Chianti fu concordata una singolare sfida: due cavalieri sarebbero partiti rispettivamente verso la città avversaria al canto di un gallo, e sul loro punto d’incontro sarebbe stato segnato il confine.

Accadde però che il gallo bianco dei senesi cantò regolarmente all’alba, mentre quello nero dei fiorentini, innervosito da un lungo digiuno, fece il verso ben prima che sorgesse il sole. Uno stratagemma che permise al cavaliere della città del giglio di guadagnare un bel po’ di terreno.

A Gaiole in Chianti c’è l’azienda di Barone Ricasoli convenzionata con la tessera del PLEINAIRCLUB!

In alto i calici

Il Gallo Nero è il simbolo del Chianti Classico Docg, ovvero a denominazione di origine controllata e garantita. «Il Chianti Classico è un vino rosso prodotto esclusivamente nel territorio tra Firenze e Siena delimitato fin dal 1716 da Cosimo III de Medici» ci spiega Marilena Mele, addetta alla ricettività enoturistica di Casa Chianti Classico.

In questa struttura, allestita nella splendida cornice di un ex convento francescano di Radda in Chianti, il Consorzio Chianti Classico organizza seminari, corsi, degustazioni e visite all’enoteca e al museo enologico. Scopriamo così che questo vino deve essere prodotto con uve sangiovese in una percentuale pari ad almeno l’ottanta per cento, mentre per il restante venti per cento è consentito l’uso di altri vitigni autoctoni o varietà internazionali.

Sono tre le tipologie previste dal disciplinare: l’Annata, ottenuta con dodici mesi d’invecchiamento in legno e tre di affinamento in bottiglia; la Riserva, che invecchia ventiquattro mesi e affina per tre nel vetro; e la Gran Selezione, trenta mesi d’invecchiamento in legno e tre di affinamento in bottiglia. Quest’ultima, inoltre, deve essere fatta rigorosamente con uve prodotte dalla stessa azienda che pone l’etichetta.

Vicino Radda in Chianti c’è il borgo medievale di castello dl Albola, pieno di convenzioni con la tessera del PLEINAIRCLUB!

Santa Maria al Prato

A questa piccola lezione seguono un meritato assaggio in enoteca, un giro nel museo, la foto in terrazza e una visita a Santa Maria al Prato, la chiesa duecentesca collegata al convento. La pala d’altare di Neri di Bicci è un capolavoro di pittura medioevale, ma trovare dentro la chiesetta un pianoforte a coda è per Cinzia una sorpresa forse maggiore: e grande è la nostra l’emozione mentre ci regala un Preludio di Bach.

A questi momenti di magia segue il lungo ruggito del camper, ormai lanciato su curve segnate da cipressi, oliveti, vigneti e boschi che a tratti si diradano offrendoci lo sguardo su colline disegnate ad arte. Questo scenario ci accompagna fino al Castello di Brolio, una cantina con una tenuta di milleduecento ettari coperti da vigne, bosco e ulivi.

Qui siamo accolti da Francesco Ricasoli, trentaduesimo barone di una dinastia che annovera il quadrisavolo Bettino Ricasoli, per due volte primo ministro d’Italia. La collezione di bici d’epoca, con esemplari dal 1875 al 1952, è un omaggio all’Eroica, la classica manifestazione cicloturistica a cui si prende parte con mezzi e abbigliamento d’epoca che si svolge ogni anno nel mese di ottobre e fa immancabilmente tappa a Madonna di Brolio.

La sala d’assaggio, su due livelli, è un esempio di architettura contemporanea inserita in un edificio rurale, mentre la visita ai giardini e al museo del castello ci riporta al passato: vediamo la collezione dell’armeria dei Ricasoli, la stanza che ospitò Vittorio Emanuele II, i ritratti di Bettino, le onorificenze, le lettere.

E tutto è a portata di camperista.

«Bisogna un po’ adattarsi con le strade strette. Ma quando arrivate a Brolio potete parcheggiare a un chilometro dal castello e salire quassù a piedi, visitare il museo e i giardini, scendere in cantina per una degustazione o concedervi un picnic tra le vigne con un cestino colmo di specialità».

Francesco Ricasoli

Greve in Chianti

Il mattino seguente già vengo meno ai miei buoni propositi e seguo i consigli di Paolo Bacci sulle lunghe dormite: sveglia posticipata e niente jogging. Sarà che la giornata di ieri è stata impegnativa, sarà che il tepore nel camper ha stuzzicato la pigrizia. Ma sarà pure che il materasso di questo Laika è proprio comodo?

Con calma, liberi dalle imposizioni dell’orologio, puntiamo dritti su Greve in Chianti e le sue allettanti opportunità: una passeggiata in Piazza Matteotti, un caffè sotto i portici, un assaggio di salumi alla frequentatissima Antica Macelleria Falorni, attiva sin dal 1806, con tanto di bistrot interno sotto una fila di prosciutti appesi.

Castello di Verrazzano

Poi saliamo al Castello di Verrazzano, una tenuta di duecentotrenta ettari che ha mantenuto intatti i propri confini da quasi mille anni. La famiglia da cui prende il nome vanta l’esploratore Giovanni da Verrazzano, che nel 1524 scoprì la baia dove sorge New York (a lui è dedicato il Verrazano-Narrows Bridge, il ponte che unisce Brooklyn a Staten Island).

Al nostro arrivo siamo accolti da Luigi Giovanni Cappellini, rappresentante della famiglia che dal 1958 detiene la proprietà della tenuta: ci guida personalmente alle cantine storiche, al giardino e alle fontane sotto la torre dell’anno Mille. «Da noi potete anche mangiare in osteria», afferma «e bere un bicchiere del nostro Chianti Classico».

Ma noi dobbiamo rimetterci alla guida e la giornata è ancora lunga; riusciamo a resistere alla tentazione ma ci portiamo via almeno una bottiglia (insieme a due calici di vetro e un cavatappi del castello) che stapperemo dopo cena nel “nostro” Laika, nella tranquillità della sosta notturna che abbiamo previsto di effettuare a Panzano in Chianti.

Perché proprio qui? Perché nella piccola frazione di Greve incontreremo il “re della ciccia” Dario Cecchini: vulcanico, simpatico, incontenibile, è lui l’ultimo gestore dell’Antica Macelleria Cecchini, fondata duecentocinquanta anni fa. La serata continua in allegria all’osteria con brace a vista dell’Officina della Bistecca, proprio sopra la macelleria: seduti a una lunga tavolata facciamo amicizia con due giovani appassionati di teatro. Il menu è naturalmente tutto di… ciccia.

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Domani è un altro giorno

Al terzo risveglio per tirarci giù dal letto ci vuole un caffè doppio. Oggi andremo a Castelnuovo Berardenga per l’ultima visita in cantina, non prima di aver effettuato un’altra tappa intermedia a Radda in Chianti. Qui, aggirandoci tra le bellezze del borgo con cavalletto, attrezzatura e macchina fotografica, attiriamo l’attenzione dell’assessore al turismo Daniele Barbucci, che si presta volentieri a indicarci alcuni dei tesori locali come la chiesa di San Nicolò, i camminamenti medioevali e Piazza Ferrucci, sistemata dall’architetto Adolfo Coppedè.

Chianti Cashmere

Recuperiamo il camper nell’area dedicata a cento metri dal borgo e in pochi minuti raggiungiamo la sede di Chianti Cashmere, l’allevamento di capre cashmere più grande d’Italia e l’unico in Europa certificato Wildlife Friendly. «All’inizio – racconta la proprietaria Nora Kravis, origini newyorkesi, toscana d’adozione – ritenevo che il mio lavoro principale fosse quello di produrre cashmere.

Ma da una ventina d’anni una parte preponderante della nostra attività consiste nel recupero sostenibile dei terreni abbandonati e marginali, pascolando la capra nel sottobosco, lungo il fiume e i sentieri non più mantenuti. Con questa gestione si apre al turista la possibilità di passeggiare in campagna. Volete anche voi sperimentarvi Pastori per un giorno?». Purtroppo la tabella di marcia ci impone di rimandare quest’insolita esperienza a un viaggio futuro.

Fattoria dell’Aiola

Così, dopo una difficoltosa risalita – guidando attentamente su uno sterrato con qualche chiazza di fango, rischiando invero di rimanere impantanati – siamo di nuovo sulla strada asfaltata, dove ora si viaggia a briglie sciolte. Curve, salite, discese, vigne, ulivi.

Cinzia al volante sorride e associa le colline a delle sensazioni musicali. Io, camera ben stretta tra le mani, scatto, registro, riprendo. Dopo quarantacinque minuti arriviamo alla Fattoria dell’Aiola, azienda estesa su cento ettari – di cui trentasei a vigneto – che vanta una produzione annua di centomila bottiglie e un castello quattrocentesco gradualmente trasformato in villa rinascimentale.

Dal 2012 la fattoria appartiene all’imprenditore moscovita Ilia Elissev. Ci accoglie la giovane Daria Ivleva, addetta alla ricettività enoturistica. «Prego, parcheggiate in quest’area tra gli ulivi dedicata ai camper, sotto le mura del castello» ci dice in ottimo italiano, illustrando le attività che ci aspettano: una pedalata sui percorsi dell’Eroica, una visita al giardino, alla villa e alla cantina e per concludere un calice di vino in terrazza.

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Il cibo nel Chianti

Dopo esserci cimentati sul percorso cicloturistico più vintage del mondo ci regaliamo una cena al bistrot AnoniMax di Castelnuovo Berardenga, a due passi da Villa Chigi Saracini, dalla torre medioevale e da Piazza Castellare, cuore del borgo. Massimiliano Adorno, origini napoletane e senese d’adozione, ci accoglie con gli gnocchetti al Chianti Classico: «Il vino diventa ingrediente sotto forma di riduzione, accompagnato da una salsa di crema di latte vaccino e guanciale croccante di maiale». È l’ultima sera e questo piccolo piacere di gola ce lo siamo proprio meritato.

Testo e foto di Massimiliano Rella

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