In Friuli, fra le Prealpi Carniche pordenonesi c’è un pugno di paesini immersi tra le faggete e lambiti da un torrente che scorre limpido verso la pianura. La Val d’Arzino è un gioiello friulano tutto da scoprire, a piedi e in camper. L’agricampeggio Gelindo dei Magredi a Vivaro è un’ ottima base di partenza per questo itinerario.
Se il Friuli-Venezia Giulia è, per così dire, tra le Italie meno note, la Val d’Arzino è un microcosmo davvero sconosciuto ai più. Un corridoio di paesaggi stretti e obliqui, chiuso ai due lati dalPrealpi Carniche, punteggiato da paesi spopolati. Tante curve e pochi rettilinei lungo una strada provinciale dove affacciarsi ogni tanto su un torrente limpido e solitario. E quel che abbiamo fatto noi, rispettando i valori di un territorio da scoprire, perché no, proprio in autunno.

Riserva Naturale Regionale del Lago di Cornino
Il nostro itinerario in Friuli nella Val d’Arzino inizia dal casello di Gemona sulla A23 Palmanova-Tarvisio. Scendendo per un breve tratto verso sud con la statale 463 e svoltando a destra si raggiunge il ponte sul Tagliamento, uno dei fiumi più belli d’Italia grazie al grande alveo libero da briglie in cui si intrecciano i diversi rami del corso d’acqua. Seguendo le indicazioni per la Riserva Naturale Regionale del Lago di Cornino si raggiunge un parcheggio con un visibile cartello che reca l’indicazione Progetto Grifone, dove si lascia il camper. Da qui un breve tragitto pedonale conduce all’ingresso del ben realizzato centro visite.
Vi si trovano una piccola esposizione sulla natura dell’area protetta, libri, mappe e altro. Nel giardino retrostante sono ospitate alcune voliere con animali in difficoltà tra cui capovaccai, poiane e, naturalmente, grifoni. All’esterno del centro, sempre fruibili anche negli orari di chiusura, ci sono due possibilità. La prima è un facile percorso circolare che rasenta le sponde del piccolo Lago di Cornino. La seconda è il piccolo belvedere alla fine del prato che si trova appena a sinistra dell’ingresso del centro visite. Da qui è ottima la visuale sul vicino punto di alimentazione degli avvoltoi e sul sottostante recinto dei mammiferi, che in occasione della nostra visita ospitava un giovane cervo.

Il Progetto Grifone
Il Progetto Grifone nacque negli anni Ottanta, quando diversi esemplari di questo avvoltoio furono portati qui dalla Spagna. Furono ftti ambientare e quindi liberati. La colonia attuale, che ha i nidi sulle vicine pareti rocciose, conta oggi circa centocinquanta uccelli che frequentano buona parte delle Alpi orientali. Grazie alla facilità con cui si osservano i grifoni la riserva è la preferita tra birdwatcher e fotografi naturalisti. Per osservare i grifoni in volo, è utile specificarlo, sono preferibili le ore del mattino.
Ripreso il camper, da Cornino si sale a Vito d’Asio e quindi alla vicina Clauzetto. Alle porte di quest’ultima, subito dopo aver passato la chiesa, si lascia il camper nel piccolo parcheggio al bordo della strada. Qui si trova l’indicazione per gli uffici comunali. Proprio di fronte ci s’incammina in salita per la pieve di San Martino.
Dopo alcune case si entra nel bosco e in pochi minuti di piacevole passeggiata si raggiunge la chiesetta. Al suo interno si ammira un bell’altare cinquecentesco, opera di Giovanni Antonio Pilacorte (1455-1531). Recenti restauri hanno inoltre fatto rinvenire sulla parete absidale un affresco raffigurante la crocifissione di Gesù. La pieve è inserita tra i luoghi del cuore del Fondo Ambiente Italiano, una campagna con la quale si chiede alle persone di segnalare i luoghi del patrimonio culturale e naturale da non dimenticare. Prima di andare informarsi sull’apertura telefonando al parroco, don Italico, allo 0427 80197.

Le grotte di Pradis
Da Clauzetto si prosegue per la vicina frazione di Pradis. La nostra meta sono le omonime grotte. E’ un complesso carsico lungo la profonda forra scavata dal torrente Cosa. Si lascia il camper in uno spiazzo tra i faggi, di fronte all’ingresso. Senza più segnaletica, c’è anche un’area attrezzata con diverse piazzole, acqua e pozzetto. Per trovarla bisogna entrare nel bosco subito prima del suddetto spiazzo, in corrispondenza di due grandi cartelli informativi.
Dall’ingresso alle grotte, a pagamento, si comincia con l’accedere alla cosiddetta grotta della Madonna. Il primo a valorizzarla fu ormai un secolo addietro il parroco di Pradis di Sotto, don Giacomo Bianchini. Una scalinata consente di scendere sul fondo della forra. Qui il percorso s’infila tra i massi fino a una cascata e, dalla parte opposta, a una serie di cavità. Infine, risaliti alla biglietteria, un tracciato circolare di più recente realizzazione consente in circa quindici minuti di cammino di ammirare l’orrido dall’alto, attraversando il bosco.
Ripreso il camper, la strada porta all’abitato dove si trova il Museo della Grotta. Fino al 1976 l’edificio ospitava la scuola del paese, ma dopo il terremoto fu destinato a ospitare resti paleontologici e archeologici rinvenuti nel territorio.

Il Castello Ceconi dalla bizzarra architettura
Seguiamo quindi le indicazioni per il Castello Ceconi. Superato il cimitero di guerra di Pradis di Sopra, la stretta e solitaria strada con magnifiche vedute verso il Monte Taiet addobbato dai colori autunnali scende a raggiungere Pielungo. Fatta inversione nella piazzetta principale si può imboccare la stretta discesa a gomito per il castello fino a un comodo parcheggio.
In bella posizione panoramica, il castello è di proprietà privata e non visitabile. Ugualmente vale la pena ammirarne dall’esterno la bizzarra architettura, il cui progetto fu seguito dallo stesso conte Giacomo Ceconi, eclettico imprenditore e impresario che si occupò in particolare di ferrovie. Dal parcheggio parte una pista forestale, percorribile a piedi, che s’inoltra in una magnifica faggeta – la foresta Ceconi – costituita a seguito di varie acquisizioni del conte e oggi di proprietà demaniale.

Dopo Pielungo una discesa porta in breve alla strada provinciale 1, che seguiamo verso nord svoltando a sinistra. In fondo alla stretta valle c’è l’Arzino, che qui è un torrente di mezza montagna. Noi proseguiamo a salire raggiungendo la frazione di Valentins, dove alcune aree picnic lungo il fiume invitano alla sosta. La valle a questo punto si allarga. Alla successiva San Francesco un’area attrezzata segnalata offre di nuovo acqua, pozzetto e tranquillità.

Pozzis e le cascate dell’Arzino
Dopo un paio di tornanti e di gallerie giungiamo a Pozzis, base di partenza per scoprire una delle più belle attrazioni della valle e cioè le cascate dell’Arzino. Si parcheggia nello slargo al lato della strada in corrispondenza del cartello che indica la discesa per il borgo, che imbocchiamo invece a piedi. In due minuti ci si trova in un microcosmo tra i monti. Dopo le prime case, all’ultima svolta prima di un divieto di accesso si prende a seguire una traccia verso destra che, appena visibile, ci consente di raggiungere il torrente.
Grazie alle rocce si guada senza difficoltà e sull’altra sponda si raggiunge una pista forestale comoda e larga. Nella faggeta camminiamo per mezz’ora abbondante fino a raggiungere, preceduto dal suo rumore, il sorprendente salto d’acqua della cascata principale. Risalendo lungo il viottolo si aprono altri scorci fino a un ponte sull’orrido e quindi, ormai in vista della strada sovrastante, a una radura con rudimentali panche di legno. Alle loro spalle conviene dedicare un altro po’ di tempo a esplorare la sponda per ammirare le numerose cascatelle che forma il torrente.
Raggiunto poi l’asfalto si prende a seguire verso destra la stradina che nella direzione opposta, stretta e tortuosa, porterebbe nella Val Preone, con un ristorante e l’attacco di un sentiero geologico-paleontologico piuttosto impegnativo. Noi invece scendiamo, sbuchiamo in breve sulla provinciale e da qui torniamo al camper per chiudere l’anello: in tutto si possono calcolare tre ore di cammino.
Ripresa la salita sulla provinciale si raggiunge in breve la Sella Chianzutan, ai cui piedi sorge l’Arzino. A fondovalle ci sono Tolmezzo, poi subito l’autostrada, e il mondo del silenzio a svanire impiega davvero solo un attimo.
Ti è piaciuo questo itinerario in Friuli nella Val d’Arzino?

_____________________________________________________
Tutti gli itinerari di PleinAir sul Friuli Venezia Giulia li puoi leggere sulla rivista digitale sul pc, sul tablet o sullo smartphone. Con un anno di abbonamento a PLEINAIR (11 numeri cartacei) hai a disposizione gli inserti speciali, la rivista digitale e l’archivio digitale dal 2015 (con gli allegati).
Con l’abbonamento a PleinAir ricevi i prossimi numeri comodamente a casa e risparmi!


