Tra i borghi più belli del Lazio, Sperlonga con i bianchi vicoli del suo centro storico, le ampie spiagge, un importante sito archeologico e un accogliente area di sosta camper ne fanno una meta invitante per un weekend en pleinair.
Indice dell'itinerario

Sembra già quasi Campania. Sarà la parlata, sarà il luccichio del Tirreno che riverbera sotto i raggi del sole, saranno i sapori e i profumi della cucina: lungo la costa del Lazio meridionale sono tanti gli elementi che tradiscono la vicinanza con la regione di Napoli. E questa sensazione avvolge anche il viaggiatore in visita a Sperlonga: non caso il borgo peschereccio – divenuto uno dei principali centri turistici del litorale laziale – appartenne al Regno di Napoli e poi a quello delle Due Sicilie, e solo nel 1927 fu annesso alla provincia di Latina.

Il promontorio su cui si sviluppa l’abitato, estrema propaggine della catena degli Aurunci, divide due ampie e lunghe spiagge di sabbia fine; quella posta sul versante occidentale dell’abitato in direzione di Roma deve il nome alla sorgente da cui sgorga un’acqua fresca che viene raccolta in un’apposita vasca; quella dell’Angolo, ai piedi del versante sud del paese, termina con la Grotta di Tiberio di cui diremo più avanti.

Il centro storico di Sperlonga

Quanto al centro storico, è un gioiello ben conservato che mantiene l’atmosfera raccolta dei borghi marinari. I vicoli dal lucido lastricato si annodano sotto archi e passaggi, le edicole votive spuntano tra piante e vasi fioriti, a destra e sinistra si scende presto agli affacci sul mare. Merita una sosta la ex chiesa di Sanctae Mariae de Speloncae, già citata nell’anno 1135 nel Codex Caietanus: vi sono conservati affreschi risalenti al XII secolo nonché un capitello di età romana rinvenuto in mare nel 2018. A lungo chiusa, dopo il crollo del tetto della navata è stata restaurata e oggi è adibita a polo culturale. Sulla punta estrema del promontorio sorge la Torre Truglia, una fortificazione quadrata la cui edificazione originaria risale probabilmente alla fine del XIV secolo, benché sullo stesso luogo sorgano anche le rovine di un faro d’epoca imperiale.

Vero simbolo della località laziale, l’edificio è ancora chiuso per i danni subiti in seguito all’alluvione dell’autunno 2018. Al suo interno, oltre a un punto informativo del Parco Naturale Regionale Riviera di Ulisse, ospita una piccola esposizione permanente sulle risorse dell’area protetta. Dal porto turistico sottostante partono le gite in barca verso le grotte di cui è ricco questo tratto del litorale e alla volta della celebre Montagna Spaccata, suggestiva fenditura nella roccia in prossimità di Gaeta. Non ultimo, occorrerà dedicare un tempo adeguato alla visita della Villa di Tiberio, la principale emergenza culturale del territorio di Sperlonga.

Torre Truglia

A casa dell’Imperatore Tiberio

Tutto ebbe inizio nel 1957, quando durante i lavori per la realizzazione della nuova Via Flacca tra le località di Terracina e Gaeta furono rinvenuti alcuni resti archeologici che presto furono identificati con la dimora di Tiberio, imperatore dal 14 al 37 dopo Cristo. Fu allora che si decise di eseguire delle ricerche all’interno della grande grotta marina – in seguito ribattezzata Grotta di Tiberio – che si apre sulla falesia a sud dell’abitato: qui venne alla luce una vasca circolare del diametro di dodici metri contenente migliaia di frammenti marmorei databili intorno al I secolo dopo Cristo.

I più rilevanti, come emerse dagli studi successivi, risultarono appartenere ad alcuni gruppi scultorei dedicati alle imprese di Ulisse; ipotesi successivamente confermata dal ritrovamento, sulle pareti della grotta, di decorazioni ispirate all’Odissea. La scoperta ebbe subito un’enorme risonanza e finì sulle pagine dei giornali di tutto il mondo, ma accese anche l’orgoglio degli abitanti e il senso di tutela nei confronti del “loro” bene archeologico.

Tanto che, quando la Sopritendenza richiese il trasferimento dei reperti a Roma per motivi di studio, ricomposizione e catalogazione, gli sperlongani, timorosi di venirne espropriati, organizzarono il blocco degli automezzi che dovevano provvedere al trasporto, arrivando perfino a scavare nottetempo fossati e a posizionare massi lungo le vie di accesso. Solo a quel punto le autorità si convinsero a progettare in loco la realizzazione di un Museo Archeologico Nazionale, che venne inaugurato nel 1963.

Come organizzare la visita

Fu una carta vincente per lo sviluppo del territorio. Oggi circa cinquantamila persone all’anno visitano l’esposizione, luminosa e ben organizzata, dove le sculture sono proposte sia in originale che nella ricostruzione dei gruppi grazie ai calchi appositamente realizzati. In esposizione anche un elmo in bronzo d’età repubblicana (III-II sec. a.C.), rinvenuto da un sub nelle acque prospicienti la villa nel 2003. La visita al museo ha il suo naturale completamento con l’accesso alla villa imperiale, cui si scende per un breve sentiero tra olivi e carrubi. Tiberio la fece erigere su una serie di terrazzi proprio a ridosso della linea di costa, corredandola dalle vasche delle peschiere e appunto dai decori della grotta naturale dov’erano collocate in origine le statue.

A visita ultimata consigliamo vivamente, prima di spostare il camper dal parcheggio (situato in uno spazio prospiciente), di raggiungere a piedi il successivo cancello sulla Flacca. Da qui si ha l’accesso a un sentiero pressoché pianeggiante che, tra magnifiche vedute fino a Sperlonga e al Circeo, offre la prospettiva dall’alto degli scavi. Per non dire dei colori e dei profumi della macchia mediterranea, già da soli uno spettacolo.

Testo e foto di Giulio Ilardi

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Grotta di Tiberio

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