2ª PARTE - Il viaggio in libertà in Portogallo prosegue per abbracciare il puro pleinair con vista atlantico. Alcune località non sono attrezzate per la sosta camper ma la terra più occidentale d’Europa è la destinazione perfetta per chi ama il vento, le coste selvagge e il trekking costiero
Indice dell'itinerario

Seconda parte dell’itinerario lungo la costa portoghese insieme al nostro camper. Ecco le 10 tappe di un viaggio all’insegna del pleinair e alla scoperta del Portogallo.

Se l’hai persa, ecco qui la prima parte del viaggio!

Dalle scogliere di Cabo de São Vicente al faro di Cabo Sardão

Le scogliere di Cabo de São Vicente e le calde luci della costa meridionale del Portogallo si lasciano a malincuore, ma la curiosità di scoprire nuovi orizzonti è nello spirito di chi viaggia in camper e rende quindi inevitabile risalire verso nord lungo la costa atlantica. Ancora una volta, di fronte alla forza dell’oceano e alle sue atmosfere brumose che sfumano verso le scogliere, si ripresenta quell’inconscia attrazione per i grandi spazi ignoti. Forse è lo stesso spirito che spinse i navigatori a prendere il largo e ad avventurarsi in cerca di nuove conquiste. Non a caso all’ingresso dell’abitato di Carrapateira si legge “l’oceano è la nostra terra”.

Il bellissimo e incontaminato promontorio accanto a questo villaggio è caratterizzato da una costa alta e frastagliata. La strada sterrata che corre panoramica lungo il bordo collega due magnifiche e interminabili spiagge battute dai venti, inevitabilmente regno dei surfisti: a nord Bordeira e a sud Amado. Vicino a entrambe, ampi spazi per la sosta libera dei camper: un sogno. Il fascino del surf attira un’umanità varia e variopinta, da nostalgici figli dei fiori con vecchi Volkswagen gialli a giovani con potenti SUV di ultima generazione. Tutti imbracciano una tavola, e con i capelli al vento e lo sguardo lontano sfidano l’oceano alla ricerca dell’onda perfetta da prendere e cavalcare.

Ci sono immagini che si hanno in testa da sempre, magari ispirate da foto o spot pubblicitari, e poi improvvisamente ci si ritrova dentro. Un tramonto quasi finto, tanto è struggente, e il mattino dopo un’alba così straordinaria da chiedersi a chi dover pagare il copyright; in mezzo, una notte in cui il sogno è rappresentato dalla realtà. Questo è accaduto sulla falesia di Monte Clérigo. Il litorale atlantico fino a Porto Covo è una delle più belle zone d’Europa da vivere in camper, per la natura selvaggia della costa e la buona accessibilità delle spiagge, con incredibili punti sosta. Pochi piccoli insediamenti non ancora deturpati dal turismo di massa punteggiano un paesaggio naturale autentico, come il villaggio affacciato sull’ampia spiaggia di Odeceixe, tagliata dall’estuario del fiume che segna il confine tra Algarve e Alentejo.

Cabo Sardão, con il suo faro, è il punto di accesso a un meraviglioso tratto di costa alta. Le scogliere sono meta degli appassionati di birdwatching per la facilità con cui si possono osservare le cicogne, che solo qui nidificano su esposti pinnacoli rocciosi a strapiombo sul mare.

Vila Nova de Milfontes

La cittadina più organizzata dal punto di vista turistico è Vila Nova de Milfontes, in bella posizione tra la riva destra del fiume Mira e le spiagge; c’è qualche limitazione per i v.r., ma sono presenti un paio di campeggi. Vila Nova è una delle tappe intermedie del Trilho dos pescadores (sentiero dei pescatori), il trekking costiero che percorre il litorale per centoventicinque chilometri da Cabo de São Vicente fino a Porto Covo. Si tratta di una variante allo storico tracciato della più lunga Rota Vicentina, che segue un itinerario campestre praticabile anche in bicicletta.

Lo spettacolare trilho, nonostante i modesti dislivelli, si rivela impegnativo per i lunghi tratti con fondo sabbioso, come confermato dai caminhantes incontrati a Praia do Malhão, dove si può sostare nei pressi del percorso: ci sono ampi parcheggi ora senza divieti e scalinate di accesso alla profonda spiaggia. Con la bassa marea emergono nere rocce su cui vivono i perceves, pregiati e apprezzati crostacei.

Cabo da Roca

Porto Covo gli ultimi speroni di roccia della falesia abbracciano una serie di calette sabbiose prima di sfumare definitivamente in lunghe e morbide spiagge. Ma è a nord del promontorio di Sines che la duna alta e profonda offre lo spettacolo di un nastro dorato di sabbia che si spinge ininterrotto per decine di chilometri fino alla sottile penisola di Troia e all’estuario del Sado. Qui si rischia di finire gli aggettivi; meglio sedersi ad ammirare l’oceano, che modella con possenti onde il profilo della spiaggia. Il vento aiuta a non stancarci di guardare e rende più dolci i raggi del sole che, senza fine, rimescolano su una tavolozza di granelli dorati gli azzurri del cielo con i blu del mare.

Oltrepassate Setúbal e Lisbona (si veda il riquadro a fronte) la costa offre ancora molti approdi adatti a un campeggio libero che sa di un tempo andato. Il più frequentato è senz’altro Cabo da Roca, sperone roccioso con il monumento celebrativo del punto più occidentale del continente europeo. Affascinante passarci la notte per vivere quasi in solitudine la sua selvaggia natura dominata dall’iconico faro.

L’arte e l’architettura portoghese

Durante il Medioevo le congregazioni religiose ebbero un ruolo importante in molti stati europei e in Portogallo in particolare. Le abbazie e i conventi disponevano di protezione e risorse, e custodivano nelle loro biblioteche le più importanti fonti del sapere. I religiosi furono spesso al fianco dei conquistatori, fautori della conversione al cristianesimo di nuove popolazioni, con effetti spesso devastanti in nome della religione da imporre. Lo sfruttamento delle terre d’oltremare, compresa la tratta degli schiavi, portò ricchezze enormi nelle casse della corona; i successivi commerci arricchirono rapidamente coloro che parteciparono alle nuove imprese.

Molti degli edifici storici che oggi visitiamo ammirati furono costruiti o ampliati grazie ai proventi dello sfruttamento coloniale. All’inizio del XVI secolo, sotto il regno di Manuel I, uno stile architettonico autenticamente portoghese si sviluppò dall’incontro del tardogotico con esuberanti decorazioni d’ispirazione moresca, a tema naturalistico o religioso: corde attorcigliate, foglie, forme marine e croci caratterizzano il segno di quello che sarà poi definito stile manuelino.

La maggior parte delle imperdibili bellezze storiche e architettoniche portoghesi si trova tra Lisbona e Coimbra. Sono destinazioni note e molto frequentate anche da un turismo invadente e superficiale, più interessato a incorniciarsi in un selfie che a conoscere ciò che visita.

Sintra

A tal proposito Sintra, sempre molto affollata, è complicata da visitare anche per i parcheggi insufficienti. Su diverse alture coperte da fitti e rigogliosi boschi si trova un’insolita concentrazione di lussuose dimore settecentesche e bellissimi quanto eccentrici palazzi storici. Un esempio per tutti il Palácio da Pena, con la sua bizzarra e colorata architettura che svetta su un lussureggiante parco. Il centro storico è tutelato dall’Unesco e il Palácio Nacional, riconoscibile per i suoi alti camini conici gemelli, è l’attrattiva principale. Ampliato in fasi successive dai sovrani che lo abitarono, si arricchì di sale affrescate e fantasiose decorazioni.

Mafra

Nessun problema invece a Mafra, grazie a comodi parcheggi con zona camper. Un grande spazio pedonale fronteggia la monumentale facciata dell’immenso Palácio Nacional, che include la cattedrale e l’annesso convento. Fu residenza del re Joao V, che la fece costruire nella prima metà del Settecento grazie ad ingenti quantità di oro provenienti delle colonie brasiliane. Sorprendente è l’immensa biblioteca con volta a botte che raccoglie circa trentaseimila preziosi volumi.

Óbidos

La bianca cittadina murata di Óbidos, appoggiata sul fianco di una collina, è una delle più conosciute cartoline portoghesi. L’origine romana è confermata da un tratto di acquedotto che riforniva l’abitato. Fu in seguito roccaforte dei Mori, come testimonia il castello che domina il paese. All’interno della cinta muraria candidi edifici, con porte e finestre contornate di colori vivaci, si inseguono lungo stretti vicoli. Fra le tante proposte commerciali la Capinha d’Óbidos è un laboratorio che vende squisiti biscotti e vari tipi di pane preparati e cotti nel grande forno a legna sotto gli occhi dei clienti.

Nel grande monastero cistercense di Alcobaça vivevano centinaia di monaci; un chiostro enorme circonda il rigoglioso aranceto, decine di colonne sostengono le ampie volte del dormitorio e nelle cucine giganteggia un camino con una cappa di altezza impressionante. Ma la parte più originale è la chiesa, dove il ricco prospetto barocco nasconde all’interno l’austera severità dello stile gotico. Nel transetto due elaborate sepolture trecentesche accolgono le spoglie del re Pedro I e della sua amata Inês, fatta assassinare dal suocero e resa regina post mortem.

Batalha

Batalha il monastero di Santa Maria da Vitória fu costruito per commemorare la battaglia di Aljubarrota del 1385 contro i Castigliani. La complessa eleganza dell’esterno fa da contraltare alla stupefacente essenzialità degli interni, dove l’elemento verticale domina gli spazi e le emozioni. Le Capelas imperfeitas, costruite a partire dal 1434 come tomba del re filosofo Duarte I, è un tripudio di decori in stile manuelino che raggiunge qui il suo apice. La mancanza del tetto illumina ed esalta la pietra dorata traforata in spettacolari intarsi o scolpita come un pizzo nell’alto portale che si apre sulle sette cappelle che compongono questo pantheon tardogotico.

Tomar 

Sovrastano la piacevole cittadina di Tomar le mura merlate del castello dei templari. Racchiudono al loro interno lo straordinario complesso monumentale del convento di Cristo, cresciuto nei secoli facendo propri elementi gotici, manuelini e rinascimentali. Il monastero, fondato nel XII secolo, fu per secoli il quartier generale dei potenti cavalieri. Un’intrigante aura si percepisce nella serie di chiostri incastrati uno con l’altro e tutti diversi, nelle rovine dell’antico castello e in particolare nella Charola, l’alta chiesa, sobria e massiccia all’esterno, quasi una fortezza dall’insolita struttura circolare. L’interno a sedici lati spiazza per la ricchissima lavorazione che ricopre le volte della cupola e per le colonne che sembrano scendere a grappolo al centro.

Alla chiesa Manuel I fece aggiungere la navata occidentale, famosa per la straordinaria finestra decorata; scolpiti nella roccia la Croce dell’Ordine di Cristo, le sfere armillari, gli stemmi reali e la simbologia dell’età delle conquiste in un’esuberanza architettonica senza paragoni. L’approvvigionamento idrico del monastero di Tomar avveniva tramite un lungo acquedotto progettato probabilmente da Filippo Terzi alla fine del Cinquecento.

Festa dos Tabuleiros

Ogni quattro anni, all’inizio di luglio, migliaia di persone partecipano a Tomar alla grande Festa dos Tabuleiros (o dello Spirito Santo), un’antica e sentita ricorrenza religiosa e culturale. Per alcuni giorni le celebrazioni si susseguono e culminano nella processione con centinaia di ragazze in costume che sfilano per le vie addobbate della cittadina, portando in equilibrio sul capo colorate composizioni di pani e fiori di carta – i tabuleiros, per l’appunto – alti quanto le portatrici. La prossima edizione sarà nel 2023.

Sulla riva sinistra del Mondego, che costeggia il centro di Coimbra, si trova una vasta area ricreativa comoda anche come sosta camper. Un nuovo ponte pedonale attraversa il fiume e porta ai piedi della ripida collina su cui sorge la parte storica della città, che fu capitale del paese per più di cento anni tra il XII e il XIII secolo e divenne poi sede della più prestigiosa università portoghese. L’ateneo storico occupa l’ex palazzo reale sul Paço das Escolas, la panoramica terrazza che domina la città, sulla quale si affacciano anche la Cappella di San Michele e la favolosa Biblioteca Joanina. Molti giovani studenti animano una città apparentemente un po’ pigra.

Sulla Praça 8 de Maio si erge la facciata di Santa Cruz. Il suo elaborato portale introduce a una chiesa ricca di opere d’arte, tra cui le tombe dei primi due re del Portogallo, Afonso Henriques e Sancho I. Affascinanti sono la sacrestia, il chiostro detto del silenzio con antichi azulejos (si veda il riquadro qui accanto) e il sontuoso coro intagliato con raffigurazioni delle conquiste portoghesi.

Lungo la salita che conduce all’università, la severa cattedrale del XII secolo racchiude nella sua struttura di fortezza – con tanto di merlature – il sobrio stile romanico degli interni.

Promontorio di Peniche

Se alle intense giornate culturali si vogliono alternare rilassanti paesaggi marini con brevi spostamenti è facile raggiungere destinazioni interessanti. Il promontorio di Peniche offre la grande Fortaleza dove venivano rinchiusi i prigionieri politici durante la dittatura di Salazar, il faro di Cabo Carvoeiro con la scogliera dove il mare ha scavato profondi camini e una lunghissima spiaggia protetta da alte dune. Inoltre, per chi ha tempo e modo, di fronte alla costa si trova l’arcipelago e riserva naturale di Berlenga.

Dall’alto del faro di Nazaré la parte storica della cittadina sembra guardare con un po’ di supponenza la parte moderna, comodamente adagiata alle spalle dell’ampia spiaggia. Le unisce una storica funicolare. I panorami si allargano sull’oceano che d’inverno scarica verso la spiaggia onde gigantesche, magnetica attrattiva per tutti gli appassionati di surf.

Sono tante le esperienze che abbiamo vissuto regalandoci questa lunga vacanza su e giù per il Portogallo. Ce ne andiamo con tristezza, sulle languide note del fado. Ma torneremo al piacere di sorseggiare un calice di vinho verde seduti accanto al camper di fronte all’oceano, cullati dal suo ipnotico ritmo, nell’attesa che il sole vada a dormire.

L’eleganza e l’accoglienza di Lisbona

È la rappresentazione concentrata e a volte esasperata delle contraddizioni del Portogallo. Allegra, sempre piena di gente, con molte eccellenze sia storiche che contemporanee. C‘è un po’ di tutto, e tutto convive in armonia con picchi di fantasia e creatività, con un evidente sforzo per catturare l’interesse dei tanti visitatori. Nei trasporti urbani, per esempio, l’offerta è la più varia: bus e tram modernissimi convivono con vecchi tram elettrici e antiche funicolari. Anche nella proposta gastronomica la capitale offre veramente di tutto, per tutte le tasche e ad ogni ora.

La città storica si sviluppa su sette colline e ciò comporta anche un certo impegno fisico e organizzativo; più vivibile è la Lisbona che si affaccia sul Tejo, con una lunga passeggiata e una bella ciclabile che corre sulla sponda del fiume. Qui si trovano i monumenti simbolici della città: il Mosteiro dos Jerónimos e la Torre de Belém (nelle foto), entrambi gioielli dello stile manuelino, e il più recente Monumento do Descobrimentos. Vicino a questi edifici carichi di storia il Museo di Arte Contemporanea e l’ancor più avveniristico Museo di Arte, Architettura e Tecnologia. Agli spazi espositivi nella vecchia centrale elettrica si aggiunge una location eccezionale, con una nuova e avveniristica struttura che come un’onda si proietta di fronte allo spettacolare Ponte 25 Aprile.

L’arte degli azulejo

La parola azulejo è di derivazione araba: az-zulay, pietra lucidata, una piccola mattonella solitamente colorata, che nel Medioevo i musulmani usavano per decorare i pavimenti. Ovunque in Portogallo ebbe un’enorme diffusione e dal XVI secolo chiese, conventi, palazzi, case e fontane furono decorate con azulejos. Ovunque si possono ammirare esempi di pavimenti ma soprattutto rivestimenti murali realizzati con queste piastrelle, in principio piccole e con disegni geometrici di evidente ispirazione araba, poi riunite in più grandi ed elaborati rivestimenti. A Lisbona, in un bel convento del XVI secolo, ha sede l’interessante Museu Nacional do Azulejo, dove è illustrato il contesto storico e culturale in cui si sono sviluppati e la successiva evoluzione tecnica e artistica, con notevoli esempi delle diverse applicazioni.

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