Il Cuneese e la Valle Pesio in caravan tra borghi, città d’arte, santuari, tesori ipogei, aree attrezzate e campeggi per la sosta camper: tutto quel che serve per una vacanza di qualità all’insegna del pleinair, inclusi i genuini sapori della tradizione.
Indice dell'itinerario

L’itinerario prende il via dalla rigogliosa Valle Pesio, ammantata sul fondovalle da castagneti secolari e, più in quota, dalle foreste di abeti e faggi tutelati dal Parco Naturale del Marguareis. Posizionata la caravan presso il Camping Pianbosco, facilmente raggiungibile dall’uscita Mondovì della A6, andiamo alla scoperta del vicino borgo di Chiusa di Pesio: da vedere i ruderi del Castello di Mirabello, i resti della chiesa di Sant’Andrea, la chiesa parrocchiale e il neoclassico Castello di Mombrisone del XIX secolo.

Le tradizioni artigianali del territorio sono documentate tradizionale da alcune interessanti collezioni come il Museo della Regia Fabbrica dei Vetri e Cristalli e delle Ceramiche di Chiusa, il Museo della Resistenza e la Collezione Fotografica Michele Pellegrino. Non andate via senza assaggiare il Marrone di Chiusa a cui è dedicata un’annuale festa ottobrina (quest’anno non risulta in programmazione, ndr) e il Testun, un formaggio a pasta cruda da latte ovino e vaccino duro e compatto.

Proseguendo verso l’alta valle è d’obbligo una tappa presso la Certosa di Pesio fondata nel 1173 da San Brunone, fondatore dell’ordine dei Certosini (si veda anche il numero 571). Modificata più volte nel corso dei secoli, nella metà del XVII secolo venne ridisegnata dall’architetto della corte dei Savoia Giovenale Boetto, che fece costruire l’elegante loggiato che si estende in fondo al viale d’ingresso.

Con la soppressione napoleonica degli ordini monastici il suo patrimonio artistico andò disperso e le mura del monastero ospitarono uno stabilimento idroterapico che chiuse i battenti con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Il monastero tornò a nuova vita a partire dal 1934, quando i Padri Missionari della Consolata vi fondarono un centro di spiritualità tutt’oggi attivo. Dell’importante complesso si ammirano l’ampio chiostro cinquecentesco e la chiesa abbaziale superiore, costruita su un preesistente edificio del XII secolo e impreziosita di affreschi.

Parco Naturale del Marguareis

La stretta SP42 si snoda nei boschi del Parco Naturale del Marguareis fino al Rifugio Pian delle Gorre, a 1.040 metri di quota. Qui la strada termina con un ampio parcheggio a pagamento da dove partono vari itinerari escursionistici. La nostra scelta cade sul percorso ad anello del Rifugio Garelli (1.970 m), una struttura con novanta posti letto, cucina, spazi comuni e un locale invernale. La regina del menù è la polenta, accompagnata da formaggi, carne e selvaggina, ma si possono gustare anche ottimi risotti, pasta e gnocchi fatti in casa.

Ci troviamo nell’area carsica alpina più vasta del Piemonte, un altopiano a duemila metri che emerge da boschi di faggio e abeti con ampie praterie e splendidi panorami sulle vette più alte. I sentieri portano alla scoperta di meraviglie botaniche e di paesaggi talvolta dall’aspetto lunare, regno del camoscio, del lupo, del gallo forcello. Per meglio conoscere la biodiversità di questo luogo sospeso fra le Alpi e la Provenza consigliamo una visita alla sede del Parco naturale Marguareis di Chiusa di Pesio; nelle sue vicinanze è allestito il giardino fitolamurgico, ovvero una sorta di orto in cui sono ospitate specie vegetali spontanee utilizzate come ingredienti di molti piatti locali.

Tornati alla base, la giornata si conclude con un incontro ravvicinato con l’animale simbolo dell’area protetta: all’ora di cena un gran numero di caprioli vengono a cibarsi ai margini del campeggio, e noi ci godiamo lo spettacolo dalla nostra veranda affacciata sul bosco.

ll giorno successivo ci si può concedere un po’ di relax alle Terme di Lurisia, le cui acque oligominerali, leggere e diuretiche, sono indicate per il trattamento di numerose patologie legate all’apparato respiratorio, urinario, gastrointestinale e riproduttivo; il luogo giusto dove regalarsi un trattamento di benessere in un ambiente esclusivo e confortevole.

Dagli Inferi al Magnificat

La tappa successiva è il labirinto di sale e gallerie delle Grotte dei Dossi, che si sviluppano a un paio di chilometri dal centro di Villanova Mondovì. L’ipogeo fu scoperto nel 1797 e, un secolo dopo, fu il primo in Italia ad essere illuminato con la luce elettrica. Le sorprendenti tonalità che distinguono le concrezioni (“la grotta più colorata d’Italia”, recita il sito del complesso) sono dovuti ai sali minerali disciolti nelle acque di superficie che percolano nella cavità formando stalattiti, stalagmiti e colonne. Per la visita si consiglia di calzature adeguate e di coprirsi adeguatamente, considerando che la temperatura interna è di circa nove gradi centigradi.

La cupola di Vicoforte

Da una meraviglia della natura puntiamo a Vicoforte per ammirare uno spettacolo realizzato dall’uomo: il santuario che si eleva al cielo con una fra le più grandi cupole ellittiche al mondo, progettata nella prima metà del Settecento dall’architetto Francesco Gallo. Il complesso architettonico si compone di stili diversi: la parte inferiore è rinascimentale, il tamburo e la cupola sono barocchi, i campanili di architettura eclettica. L’interno è costituito da un’unica navata centrale, con un tempietto che custodisce l’originario pilone quattrocentesco recante un dipinto dedicato alla Madonna con Bambino. La leggenda narra che nel 1592 un cacciatore colpì inavvertitamente l’effigie della Vergine con un colpo di fucile: dalla scrostatura, in corrispondenza del ventre, sarebbero sgorgate delle gocce di sangue. In seguito all’episodio il luogo divenne meta di pellegrinaggi che portarono all’erezione di un vero e proprio santuario mariano.

Fu Carlo Emanuele I, nel 1596, a incaricare l’architetto Ascanio Vitozzi di realizzare un’opera maestosa per celebrare la devozione del popolo e la grandezza di Casa Savoia. Il progetto prevedeva l’impianto ellittico, ma il cantiere ebbe un iter lungo e laborioso, che vide prima la morte del progettista poi la costruzione di un’enorme cupola anch’essa ellittica – settantaquattro metri di altezza per un diametro di trentasei metri – da parte dell’architetto monregalese Francesco Gallo. Il completamento del complesso avvenne nel 1884, più di un secolo dopo.

La volta della cupola accoglie il più vasto affresco a tema unico al mondo, la storia della salvezza attraverso la Madonna che si conclude con la sua assunzione nell’Empireo. Questa maestosa opera è osservabile da vicino grazie all’iniziativa Magnificat un’emozionante esperienza di visita che permette di gustare da vicino questo capolavoro del Barocco piemontese. Muniti un percorso coinvolgente permette di scoprire passo dopo passo – o meglio gradino dopo gradino – le tante curiosità di questo santuario. a indossando casco e imbrago, percorrendo i camminamenti utilizzati dalle maestranze per la realizzazione degli affreschi: la salita di sessanta metri fino alla sommità del Santuario è di per sé un’avventura indimenticabile.

Mondovì

Capoluogo del Monregalese, Mondovì si compone di una parte alta d’impianto medioevale con edifici barocchi e di una parte bassa, più moderna. La prima, chiamata Piazza e raggiungibile grazie alla moderna funicolare progettata da Giorgetto Giugiaro, è posizionata su di un colle racchiuso tra mura medievali che domina i rioni sottostanti. Il fulcro è la bella Piazza Maggiore, circondata da portici ed eleganti edifici tra cui la chiesa intitolata a San Francesco Saverio, detta La Missione.

A pochi passi si trova il Museo della Ceramica Vecchia Mondovì, un interessante museo multimediale; in Via della Misericodia si trova il Museo Civico della Stampa, la più completa raccolta pubblica di macchine e attrezzature per la stampa esistente in Italia (al momento è chiuso al pubblico a causa di lavori di ristrutturazione in corso). Poco oltre la cattedrale di San Donato merita una passeggiata il giardino del Belvedere, sulla sommità del colle, dove si trova anche la Torre Civica.

Come souvenir della visita alla cittadina si possono acquistare le tradizionali ceramiche decorate con il disegno del gallo, simbolo della città di Mondovì; inoltre gli amanti dello shopping possono approfittare inoltre l’outlet Mondovicino, vicino uscita A6, con una galleria di oltre cento negozi, diversi ristoranti e dotato anche di un’area attrezzata per la sosta dei camper.

Cuneo, l’ultima tappa

Cuneo, l’ultima tappa del nostro tour, deve il nome alla forma dell’altopiano su cui sorge, in suggestiva posizione alla confluenza tra il torrente Gesso e il fiume Stura. Il cuore della città è la grande Piazza Galimberti, sede del mercato del martedì, mentre l’asse viario principale è Via Roma, caratterizzata dai portici medievali. Poco oltre la piazza s’incontra il duomo, la chiesa di Santa Maria del Bosco, che vanta al suo interno pregevoli decorazioni ottocentesche e la splendida pala dell’altare maggiore. Tra gli edifici affacciati su Via Roma si segnalano il Palazzo Comunale e l’imponente Torre Civica di fronte all’ex collegio dei Gesuiti del XVII secolo.

In Piazza Virginio il complesso monumentale dell’ex chiesa e convento di San Francesco ospita le collezioni archeologiche ed etnografiche del Museo Civico. Da visitare è la zona pedonale di Contrada Mondovì, un tempo il ghetto ebraico, dove si trovano la sinagoga e diversi negozi di prodotti artigianali, oltre alla Confraternita di San Sebastiano con il Museo Diocesano. Polmone verde della città è invece il Parco Fluviale Gesso e Stura che fa da cerniera di collegamento tra area montana e pianura. Con un’incetta di un souvenir gastronomici, cuneesi al rum in primis, salutiamo un territorio dove le attività all’aria aperta ben si alternano alle visite culturali e agli sfizi per il palato: gli elementi giusti per agganciare la caravan – o salire sul nostro camper – e partire.

Valle Ellero

Roccaforte Mondovì è la porta d’accesso della Valle Ellero, che scorre parallela alla Valle Pesio offrendo alcuni dei più suggestivi contesti naturali del Cuneese. Superato il ponte Murato, il percorso diventa a tratti sterrato fin sotto le pendici del Monte Cars, per arrivare il Piano Marchisio dove si lascia l’auto nel parcheggio.

La nostra meta è il Rifugio Mondovì Havis de Giorgio, raggiungibile in un’ora con una facile ma spettacolare passeggiata attraversando l’ampio anfiteatro naturale di Pian Marchisio. Il rifugio è un’oasi di pace a oltre 1.700 metri di altezza e la cucina di Mariolino conquista il visitatore con le sue mitiche crostate di mirtilli, le fondute, il Raschera d’alpeggio e tante altre prelibatezze.

La pralina di Ernest

Qual è l’origine della prelibatezza di cui andava ghiotto anche Hemingway? Verso la fine dell’Ottocento il pasticcere Pietro Galletti di Dronero ideò una stuzzicante crema liquorosa per rendere compatte le meringhe immerse nel cioccolato fondente. La ricetta si diffuse tra i pasticceri di Cuneo dove incontrò una clientela più ampia e si aggiudicò il nome di cuneese al rum; i dolcetti iniziarono ad essere prodotti in numerose varianti: al cointreau, oppure con limoncello, caffè, cherry, amaretto, zabaione o fernet.

Da allora le classiche praline della Granda fanno bella mostra di sé nelle vetrine delle pasticcerie, avvolte nei loro incarti luccicanti rossi, blu, verdi e trasparenti. Nel 2006 l’Associazione per la tutela e la valorizzazione del cuneese al rhum ne ha codificato l’autentica ricetta: l’involucro esterno dev’essere di puro cioccolato extra fondente; la farcitura, racchiusa tra due meringhe, è composta da uova, latte, zucchero, cioccolato fondente e rum dei Caraibi; la forma deve essere tondeggiante, con fondo piatto e sommità a calotta, l’aspetto esterno lucido e l’interno più chiaro e morbido al centro.

Testo e foto di Vismara Claudio

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