L‘Umbria, con il suo mosaico di vigneti distesi sulle colline, invita a un vacanza in camper più bici. Segui il nostro itinerario intorno al Lago Trasimeno e scegli l’area sosta camper per ogni tappa. Costruisci il viaggio tra borghi, oasi e frantoi tenendo d’occhio le strutture convenzionate con il PLEINAIRCLUB.
Indice dell'itinerario

Lo storico dell’arte Cesare Brandi lo definì “un velo d’acqua su un prato”, e questo rende bene il concetto che se volete farvi un bagno non è sempre detto che il livello dell’acqua lo consenta (dipende dalle stagioni e dalla piovosità, perché il lago Trasimeno non ha immissari o emissari naturali, tant’è che la profondità massima è di solo sei metri); mentre il paesaggio naturale che lo incornicia regala grandi emozioni specialmente al tramonto, con la luce calda che indora le tre isole e i paesi affacciati sulle rive.

Un velo d’acqua su un prato

Quarto per estensione nel nostro paese e primo dell’Italia peninsulare con i suoi dodici chilometri quadrati, il Lago Trasimeno è frutto di una depressione tettonica e non di un vulcano spento come la sua forma circolare potrebbe far pensare. Oggi tutelato dal più esteso dei parchi regionali umbri, questo specchio d’acqua sa affascinare chi vuole darsi il tempo di scoprirlo a ritmo lento. Visitarlo in bicicletta è un’ottima scelta grazie alla presenza di una pista ciclabile che ne segue le sponde per lunghi tratti; la partenza dell’anello – lungo una sessantina di chilometri, con un dislivello di circa 450 metri – può avvenire dal paese di Passignano sul Trasimeno o da Punta Navaccia, valida base nel verde a metà strada tra Passignano e Tuoro.

In canoa all’Isola Maggiore

La rocca medievale di Passignano sul Trasimeno è un ottimo punto d’osservazione e il centro storico che si estende ai suoi piedi merita una passeggiata. Da qui (o in alternativa da Tuoro) è possibile imbarcarsi verso l’Isola Maggiore, che si staglia proprio di fronte: lungo l’unica strada su cui affacciano case del XIV e XV secolo si coglie la vita della piccola comunità residente; da visitare il museo dei merletti, legato a un’antica tradizione locale, il Palazzo del Capitano e le due chiese raggiungibili con una passeggiata, mentre purtroppo l’immensa villa che si vede avvicinandosi all’isola è in abbandono. Per gli amanti della canoa l’isola è una delle mete più indicate da raggiungere per la vicinanza alla costa e la piacevolezza della circumnavigazione.

Uscendo da Passignano verso la parte alta del paese, da Via Don Nazzareno Tabarrini, si apre una piccola rete di sentieri percorribili a piedi o in mountain bike che si mantengono sulla cresta delle colline.

Monte del Lago

Pedalando invece in senso orario ci si dirige verso Monte del Lago e s’imbocca quasi subito la ciclabile. A Monte del Lago spicca Villa Palombaro, sede dell’Istituto di Idrobiologia e Piscicoltura, ristrutturata a fine Ottocento dal senatore Guido Pompilj.

Originario di Magione, questo politico e studioso riuscì a evitare il prosciugamento del bacino commissionando ai fotografi Fratelli Alinari una serie di vedute che dovevano aiutarlo nel suo impegno a salvaguardia del territorio. Per fortuna ci riuscì, altrimenti il lago amato da Goethe e da Byron avrebbe fatto la fine del Fucino e oggi saremmo qui a raccontare di campi di patate e girasoli. A Monte del Lago merita una visita il frantoio Luca Palombaro che conserva una sala con gli antichi orci per l’olio in terracotta.

In bici all’oasi La Valle

La prossima tappa della nostra pedalata è l’oasi La Valle, istituita dalla Provincia di Perugia, che tutela un ampio tratto di canneto lungo l’emissario del lago di epoca medioevale. Basta fare pochi passi sul pontile per godersi le piroette del martin pescatore o ancora osservare gli aironi, gli svassi e gli altri uccelli che qui nidificano. L’oasi è gestita da una piccola cooperativa, i cui addetti forniscono ai visitatori binocoli e informazioni sulle specie avifaunistiche. Se si è fortunati si può assistere anche all’inanellamento degli uccelli, un’attività scientifica non invasiva che consente di studiarne le migrazioni. Vicino all’ingresso è presente un’attività di lavorazione delle canne palustri con cui si realizzano oggetti decorativi e di uso quotidiano.

Dal lago all’entroterra: San Feliciano

Da qui, sempre lungo la ciclabile, si pedala tra i campi fino a San Feliciano, la località che più ha conservato il legame con l’attività della pesca, alla quale è dedicato un museo che conserva attrezzi e imbarcazioni. Presso la locale cooperativa è possibile prenotare un tour del lago in compagnia dei pescatori: una buona occasione per una visita all’Isola Polvese che in estate è comunque accessibile a tutti grazie ai traghetti che partono da San Feliciano. Verde e disabitata, la più grande fra le tre isole del Trasimeno – è estesa circa settanta ettari – conserva il monastero olivetano di San Secondo e la Rocca medioevale. Vi è anche la possibilità di pernottare nell’ostello Fattoria Il Poggio, accogliente punto di riferimento sul versante occidentale dell’isola.

Panicale e Paciano

Tornati sulle rive del lago si può valutare a questo punto una deviazione nell’entroterra alla volta di Panicale, in bella posizione collinare; da vedere il teatro settecentesco e la chiesa di San Sebastiano, che ospita il Martirio di San Sebastiano del Perugino e l’affresco di una Madonna attribuito a Raffaello. Nel vicino paese di Paciano all’interno di un palazzo nobiliare si trova il TrasiMemo, un originale museo dedicato alla valorizzazione delle tradizioni e delle pratiche artigianali della zona. Andate a cercare il vicolo abbellito in maniera originale con degli ombrelli: un tocco di fantasia che non guasta.

Castiglione del Lago

Tornando invece a seguire la costa puntiamo ora su Castiglione del Lago, con la sua spiaggia e il lungolago alberato. Probabilmente il paese più scenografico, ha un’imponente rocca visitabile collegata al Palazzo della Corgna, con maestosi ambienti affrescati dal Pomarancio, tra cui la Sala del Trono. Vale la pena dedicare un po’ di tempo alla visita di questo gioiello e del paese dall’originale impianto urbanistico con le mura e tre porte. Da Castiglione inizia il tratto più bello della pista ciclabile, ma non è ben segnalata e per imboccarla bisogna andare verso l’ex aeroporto militare.

Da lì si percorre la sponda, pedalando vicinissimo all’acqua, facendo involare anatre e aironi cenerini. Superata la punta della Badiaccia si può mettere in conto una deviazione verso l’interno e salire in collina su una strada sterrata al castello di Montegualandro. L’interno non è visitabile, ma la struttura circolare dell’anno Mille e la vista sul lago meritano la salita. Con il veicolo ricreazionale è meglio fermarsi sulla strada principale perché la strada è stretta e dissestata.

Tuoro

Proseguendo la circumnavigazione del lago arriviamo a Tuoro: alcune tabelle ricordano il luogo dove avvenne la famosa battaglia del Trasimeno, prima grave disfatta subita dai Romani a opera dell’esercito cartaginese, guidato da Annibale Barca nel 217 avanti Cristo. Visitabile gratuitamente tutto l’anno è Campo del Sole, una galleria a cielo aperto composta da ventisette sculture disposte intorno a una tavola centrale a formare una spirale del diametro di quarantaquattro metri. L’opera è stata realizzata alla fine degli anni Ottanta con il coordinamento di Pietro Cascella e con il contributo di scultori di tutto il mondo, tra cui l’italiano Giò Pomodoro. Un sorta di Stonehenge contemporanea che ben si presta a chiudere il nostro tour fra la natura e l’arte del Trasimeno.

Una festa di sapori al lago Trasimeno

La cucina del lago è improntata al pesce e ai legumi, spesso uniti nelle preparazioni. La Fagiolina del Trasimeno è un legume che nel 2000 è stato riconosciuto tra i Presidi Slow Food; grazie al paziente e assiduo lavoro di alcuni giovani agricoltori e alla collaborazione con l’università di Agraria di Perugia è stato possibile scongiurarne il rischio di estinzione. Tra i pesci del lago ci sono il luccio, il persico, la tinca, il boccalone e la carpa. Quest’ultima, per la sua corposità, ha sempre ricordato il maiale e così la fantasia si è sviluppata con piatti come la carpa regina in porchetta, ovvero cotta con le stesse erbe e aromi che si usano per insaporire la carne. La tinca si trova anche affumicata sotto forma di paté da spalmare sulla bruschetta.

Testo e foto di Gabriele Salari

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