Da dove nasce la Festa dei Banderesi a Bucchianico? Tradizione vuole che mentre l’esercito chietino cingeva d’assedio il borgo di Bucchianico, il patrono Sant’Urbano apparve in sogno al Sergentiere (il comandante custode della serpentina, un’alabarda simbolo della sua funzione) suggerendogli la strategia vincente. Egli allora ordinò ai Banderesi (i capi di ciascuna contrada che governano quanti combattono sotto la loro bandiera) di trasferirsi con tutti gli abitanti del contado all’interno delle fortificazioni cittadine. Così dalle vicine campagne giunsero numerosi carri trainati da buoi, stipati con quanto i contadini avevano potuto salvare dei loro beni, non tralasciando le scorte di viveri che le donne trasportarono dentro grosse ceste poste sul capo.
A questo punto il Sergentiere attuò l’espediente consigliatogli nel sogno: ordinò che tutti indossassero uniformi, fasce colorate e cappelli ricoperti da lunghe e vistose piume variopinte, e che corressero a zig-zag lungo i camminamenti. Clangore e confusione indussero i chietini a ritenere il paese difeso da un gran numero di soldati: temendo di soccombere in uno scontro impari, gli aggressori abbandonano finalmente l’assedio.

Come funziona la festa?
Da tempo immemore l’insperata vittoria viene rievocata in concomitanza con i festeggiamenti in onore di Sant’Urbano, e poco importa se i buoi sono stati sostituiti dai trattori e il corteo di contradaioli si muove in auto anziché a piedi: ai lunghi preparativi collabora l’intera comunità, coinvolta fin dal giorno in cui ha termine la manifestazione precedente.
Infatti, già da giugno, nel giorno del Tiro della Banira, si estrae il nominativo del Banderese che organizzerà l’evento l’anno successivo. Egli sceglierà i membri di ogni contrada, che nelle lunghe serate invernali saranno impegnati nella creazione dei carri e nella confezione dei fiori di carta colorata che orneranno i cesti. Per la realizzazione di tali lavori il Banderese accoglie nella sua abitazione i propri contradaioli offrendo loro ospitalità. Le notevoli spese da affrontare per l’intera organizzazione sono sostenute con il contributo volontario di tutti i partecipanti.

Sette secoli per una festa
Quest’anno la kermesse avrà luogo dal 23 al 27 maggio, seguendo un copione ben definito. Il mattino della prima domenica vede Piazza de Lellis impegnata dai concorrenti che si cimentano nel tiro con balestra e arco. Nel pomeriggio del sabato seguente si svolge la suggestiva sfilata dei carri allegorici dedicati a temi come il pane, il vino, la legna e altri aggiuntisi nel corso degli anni. I primi tre ricordano simbolicamente la fuga dei contadini dalle campagne; il quarto era destinato al Banderese che, non potendo ogni sera rientrare nella lontana abitazione di campagna, lo utilizzava come alloggio durante la permanenza in città. Uno scoppio di petardi proveniente dalle campagne annuncia la partenza del carro del Banderese che dopo alcune ore arriverà, insieme a quelli delle altre contrade, nell’ampio parcheggio di Via Piana.

Le sfilate e i cortei
Qui si compongono i cortei che, preceduti da un vitello e da un tamburino, ripartono alla volta del centro storico: un lungo serpentone formato da donne in costume tradizionale che portano sul capo canestri pieni di fiori di carta. L’unica sosta è presso il monumento ai caduti dove avviene la consegna del ramajetto, un mazzolino di fiori freschi appuntato sull’abito del Banderese dal Sergentiere quale lasciapassare per l’ingresso in città.
Di lì a poco entrambi raggiungeranno la chiesa di Sant’Urbano, mentre nella vicina Piazza de Lellis una compagnia di sbandieratori intrattiene il pubblico in attesa di assistere alla tradizionale ciammaichella. Riproponendo lo stratagemma adottato durante l’assedio, il corteo percorre lentamente la piazza in senso trasversale, con uno schema a serpentina: un fluttuante tappeto multicolore riempirà l’intera piazza con un effetto scenografico in grado di suscitare grande suggestione. Uno spettacolo di musici, balestrieri e sbandieratori conclude la manifestazione serale nel centro cittadino, mentre nelle varie contrade i festeggiamenti proseguono fino a notte fonda presso le abitazioni dei Banderesi.

Le celebrazioni continuano il 24 maggio con l’apertura pomeridiana della Porta Santa nella chiesa di Sant’Urbano, dove verrà concessa l’indulgenza plenaria. Per ottenere il perdono i contradaioli usciranno dalla chiesa svariate volte per rientrarvi tramite un altro ingresso, camminando sulle ginocchia fino all’altare dove baceranno una statua in bronzo del santo. In serata nella piazza principale si svolge il gioco del Tizzo, che vede due contendenti sfidarsi in una singolare corsa tra cadute, spintoni, urla di incitamento e battimani.
Il 25 maggio è il giorno dedicato al santo patrono. Nelle prime ore del mattino dopo la funzione religiosa ha luogo l’offerta dei ceri, seguita dalla premiazione dei carri e dei canestri che hanno sfilato la domenica precedente. Dopo la Messa delle 10 ha luogo la processione con le reliquie del santo e l’ennesima ciammaichella, al termine della quale Sergentiere e Banderesi consegneranno spade e vessilli alle autorità civili e religiose affinché le custodiscano fino all’anno seguente. L’ultimo atto si svolge la mattina del 26 maggio con il corteo dei Banderesi, che tocca le chiese cittadine per la cerimonia del ringraziamento con la benedizione dei quattro cantoni e delle sante reliquie.

Da Bucchianico a Guardiagrele
Circondato da ulivi e vigneti, il centro di Bucchianico occupa la sommità di un colle posto tra il litorale adriatico e il massiccio della Majella. La città nel 1550 diede i natali a San Camillo de Lellis, fondatore dell’ordine dei Chierici Regolari Ministri degli Infermi: nella piazza principale si può visitare il santuario voluto da padre Camillo nel 1605, caratterizzato da una facciata disadorna e da un’architettura semplice. All’interno si ammirano una scultura in legno policromo e un ciclo di affreschi del 1690, mentre nella cripta sono esposti numerosi ex voto e le reliquie del santo. Lungo la stradina che digrada dal portico di San Silvestro sono inoltre visibili la stalla in cui nacque Camillo de Lellis e una parte della sua abitazione.
Casalincontrada
Nel raggio di pochi chilometri non mancano le destinazioni che meritano una sosta. Poco a sud-ovest, il comune di Casalincontrada è noto per la presenza di 124 abitazioni in terra cruda, una tecnica costruttiva molto diffusa in Abruzzo che utilizza pani ricavati dell’impasto di terra, paglia e acqua, messi in opera dopo la loro essiccazione. Oggi nella piccola cittadina si cerca di rivitalizzare l’uso di questi edifici sia a fini residenziali che turistici, all’insegna di uno sviluppo sostenibile del territorio. Un esempio è dato da Borgocapo, una casa abitata dai coniugi Conti, che oltre a essere impegnati nella valorizzazione di questa modalità costruttiva sono disponibili ad accogliere ospiti nel loro casolare.

Vacri
Spostandoci in direzione sud-est raggiungiamo Vacri per una visita alle cantine della fattoria Buccicatino, giovane azienda vitivinicola che coltiva Montepulciano, Trebbiano e Cabernet Sauvignon. Alla produzione annua di oltre centomila bottiglie, destinate anche all’esportazione, è affiancata quella di un eccellente olio extra vergine di oliva. Nella sala degustazioni, previa prenotazione è possibile testare alcune produzioni aziendali come l’ottimo Don Giovanni, un Montepulciano d’Abruzzo Doc.

Casacanditella
Procedendo in direzione sud conviene ora puntare verso Casacanditella e il castello di Semivicoli, edificato tra il XVII e il XVIII secolo dal barone Perticone. Acquistato dalla famiglia Masciarelli nel 2004, dopo lunghi lavori di restauro è tornato agli antichi splendori divenendo un elegante albergo: ogni lunedì è possibile visitare le sale comuni arredate con mobili d’epoca, le antiche cucine, le modernissime stanze degli ospiti e le cantine, per concludere con una passeggiata tra i vigneti e un buon bicchiere di vino della casa.

Guardiagrele
Guardiagrele merita una tappa per la cattedrale di Santa Maria Maggiore, il cui interno e l’attiguo museo custodiscono numerose opere di Nicola da Guardiagrele, ma anche per le sise, un dolce inventato dalle clarisse composto da tre montagnette di pan di spagna farcite con crema e spolverate con zucchero a velo. La città è famosa anche per l’antica tradizione artigianale legata alle lavorazioni dell’oro, del rame sbalzato a mano e del ferro battuto. Tra i laboratori e i negozi che contornano Porta San Giovanni visitiamo l’officina del maestro Filippo Scioli, autentico testimone dell’attenzione di questa terra alle proprie radici e alla trasmissione degli antichi saperi.
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