Un itinerario in camper tra Dolceacqua, Seborga e Airole, i borghi dell'entroterra ligure tra forre e carruggi
Indice dell'itinerario

La Liguria, si sa, non è una regione facile da approcciare con il camper ma questo itinerario che ti proponiamo nell’entroterra di Imperia è pensato per chi viaggia con il v.r. Si parte da Dolceacqua, Borgo bandiera Arancione dove ha sede l’Associazione Paesi Bandiera Arancione.

“Il luogo è superbo, vi è un ponte che è un gioiello di leggerezza”: così scriveva Claude Monet nel 1884 a proposito di Dolceacqua. Fra il 18 gennaio e il 3 aprile di quell’anno l’artista francese soggiornò a Bordighera, e nelle lettere rivolte alla compagna Alice e al mercante d’arte Paul Durand-Ruel descrisse con entusiasmo i paesaggi della Riviera di Ponente.

Quel periodo gli ispirò oltre cinquanta tele, fra cui due dedicate al piccolo borgo dell’entroterra di Ventimiglia: Le Château de Dolceacqua e L’antico ponte sul Nervia. La prima è stata esposta nel 2019 nella sua versione originale all’interno del castello Doria, richiamando oltre trentacinquemila visitatori, mentre le copie di entrambe campeggiano nei punti in cui l’artista francese posizionò il cavalletto ritraendo due diverse prospettive del ponte medievale a schiena d’asino che è il simbolo stesso della località ligure.

Tra le strade di Dolceacqua

panoramica-Dolceacqua.

È affascinante addentrarsi nei carruggi della Téra (così viene chiamato l’abitato antico, collegato dal ponte del Diavolo all’altro nucleo, il Burgu): catturano l’attenzione le case dai portali in pietra, la chiesa quattrocentesca di Sant’Antonio Abate e quella di San Giorgio, edificata nel XII secolo e successivamente rimaneggiata, con la cripta dove riposano le spoglie di Stefano e Giulio Doria.

Fra le storie legate alla famiglia nobiliare ve n’è una che rende ancora più suggestiva la visita del borgo, legata alla rivale dinastia dei Grimaldi. Nel 1491 Francesca Grimaldi, sorella del signore di Monaco Lucien, sposò Luca Doria, signore di Dolceacqua. Nel 1523 il loro figlio, Bartolomeo, uccise lo zio Luciano con l’obiettivo di conquistare la rocca di Monaco.

L’episodio scatenò una rivolta dei monegaschi e Bartolomeo fu costretto a fuggire lasciando senza reggente il suo feudo che includeva Apricale, Isolabona e Perinaldo. Il 3 novembre 1523 i fiduciari di queste località prestarono fedeltà ad Agostino Grimaldi, vescovo di Grasse e signore di Monaco: è possibile vedere una copia digitale del documento all’interno della sala multimediale del castello Doria. Dal canto suo, il polittico di Santa Devota, dipinto da Ludovico Brea all’inizio del Cinquecento e commissionato da Francesca Grimaldi, suggella il legame tra le due casate: è attualmente custodito nella chiesa di Sant’Antonio.

Il 3 novembre 2023, a distanza di cinquecento anni dalla firma di quel patto di fedeltà, le comunità di Dolceacqua e di Monaco rinnoveranno l’amicizia con un fitto carnet di eventi. «Quando il primo cittadino di Monaco, Georges Marsan, ci ha proposto un gemellaggio è stata una grande sorpresa per noi», afferma Fulvio Gazzola, sindaco della località ligure. «Un grande onore e una grande occasione che ci consentirà di accrescere la nostra notorietà a livello internazionale».

Airole: forre, gole e carruggi

Tornati sulla Via Aurelia, puntiamo ora verso Ventimiglia e da lì imbocchiamo la SS20 che segue il corso del fiume Roia sino alla frontiera con la Francia. Dopo una decina di chilometri o poco più, con una piccola deviazione si raggiunge Airole. Attraversando i carruggi, le strette stradine che intersecano la via principale del paese, ci si ritrova nella piazzetta della chiesa intitolata ai santi Giacomo e Filippo con la facciata ottocentesca.

L’interno, decorato negli anni Venti dal pittore Luigi Morgari, conserva una bellissima scultura lignea della Vergine con il Cristo Morto. Impossibile non notare le architetture rurali: volte in pietra, ballatoi, un antico lavatoio e le torri di avvistamento lungo le antiche mulattiere che si dipanano dal santuario situato poco fuori dall’abitato. Il monastero di Nostra Signora delle Grazie, che si staglia su un promontorio circondato da uliveti, custodisce la pregevole statua in legno raffigurante la Madonna e un grazioso altare in marmo bianco sormontato da un soffitto decorato da toni azzurri e figure di angeli.

Le piante centenarie sui terrazzamenti incorniciano il paese raccontano un territorio dove la coltura dell’ulivo ha radici antiche. Per averne la prova basta entrare nel piccolo Museo dell’Olio e della Civiltà Contadina, che dal 1998 raccoglie una significativa collezione di attrezzi per la raccolta e la spremitura delle olive.

Seborga: di principi e principesse

Per raggiungere Seborga, la prossima meta, occorre riprendere la Via Aurelia fino a raggiungere Ventimiglia, e da lì procedere decisi nell’entroterra per circa dodici chilometri seguendo la strada che tocca anche Sasso di Bordighera.

“Benvenuti nell’antico Principato di Seborga”, recita un cartello all’ingresso del paese posto a cinquecento metri di quota. È certamente singolare la storia dell’abitato fondato alla fine del X secolo dall’abate benedettino dell’isola di Sant’Onorato, posta al largo di Cannes. Il religioso acquistò il feudo nel 954 dal conte Guido di Ventimiglia, fregiandosi del titolo di principe. La vendita della proprietà ai Savoia nel 1729 non scalfì l’orgoglio degli abitanti: ancora oggi il cosiddetto Principato di Seborga si autodichiara indipendente e ha il suo principe, la sua moneta (i Luigini) e persino patenti e passaporti.

Del centro storico, un intreccio di stretti vicoli che ospitano botteghe artigianali, è degna di nota Piazza San Martino, su cui affacciano la seicentesca chiesa omonima e il Palazzo dei Monaci, antica sede della Zecca con un porticato e lo stemma del principato sulla facciata. Interessante l’esposizione permanente di strumenti musicali, che comprende oltre un centinaio di strumenti antichi di varie epoche. All’ingresso dell’abitato merita una visita il piccolo oratorio di San Bernardo risalente al XIII secolo con una pregevole tela raffigurante la Madonna con Bambino.

Non ultimo, lascia a bocca aperta il panorama che si offre dal belvedere: la vista spazia sui terrazzamenti coltivati e abbraccia un ampio tratto di costa del ponente ligure.  

Il futuro del turismo è green (e arancione)

La pandemia ha limitato i viaggi all’estero regalando una nuova opportunità ai piccoli borghi; come si sono organizzate le località dell’entroterra per rispondere a questa nuova domanda di turismo? Lo abbiamo chiesto a Fulvio Gazzola, sindaco di Dolceacqua e presidente dell’Associazione Paesi Bandiera Arancione.

«I borghi erano già predisposti alla domanda di vacanza post CoViD-19. Piccoli comuni ricchi di storia e cultura, tradizioni e prodotti tipici, contesti naturali e attività all’aria aperta. La ricerca di posti meno affollati e di un “vivere sano” sono elementi che hanno sempre distinto questi piccoli centri, ancor di più quelli che hanno saputo meritare il marchio di Bandiera Arancione, garanzia del buon vivere in un luogo pulito, accessibile, ricco di attività».

Quali sono i progetti futuri dell’associazione?
«Proporre ed implementare nuove forme di turismo all’area aperta cercando di unire le caratteristiche paesaggistiche, siamo essi monumentali che ambientali, alla valorizzazione del patrimonio agroalimentare. Riuscire a raccontare una storia del luogo per farne apprezzare maggiormente l’appartenenza. Le piccole comunità dei borghi non hanno le risorse per farsi conoscere e promuovere: il nostro compito è lavorare insieme in questa direzione».

Informazioni pratiche

Dove sostare

  • Dolceacqua Parcheggio semi-attrezzato in Località Praelli sul lungofiume argine destro.
  • Ventimiglia Campeggio Por la mar, Corso Nizza 107, località Latte, tel. 0184 229626, 333 1352239, wwwcampingporlamar.com;  aperto tutto l’anno. 15%

Dove mangiare

  • Dolceacqua Agriturismo i Gumbi, Via Sanbiagio 7, tel. 333 6530088, 329 734 5419, www.igumbi.it.
  • Agriturismo U Fundu, Via Doria 12, tel. 0184 206784 o 347 4789007, www.agriturismoristoranteufundu.it.
  • Ristorante Casa&Bottega, Piazza Giuseppe Garibaldi 2, tel. 320 3339444. tel. 0184 205038, eww.ristocasaebottega.it.

Indirizzi utili

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