La Puglia in camper? Si può, grazie ai numerosi agricampeggi sparsi in tutta la regione e alla calorosa accoglienza dei proprietari. Seguici in questo itinerario che parte da Castellana Grotte e arriva a Locorotondo attraversando campagne punteggiate da trulli e masserie.
Segui anche il nostro itinerario nell’Alta Murgia barese che si allunga fino a Matera, città dei Sassi.
Castellana, non solo grotte
Troppo spesso ignorata dai turisti in transito verso l’affascinante complesso carsico, Castellana Grotte, situata sull’altopiano calcareo della Murgia dei Trulli e porta d’ingresso della Valle d’Itria, merita senz’altro una visita. L’itinerario potrebbe partire da Largo San Leone Magno dove si staglia la cattedrale – con il pregevole portale settecentesco – che conserva alcuni capolavori dello scultore Aurelio Persio e del pittore Vincenzo Fato, e quella del Purgatorio, con la facciata ingentilita da una scalinata rotonda. Si prosegue verso Piazza Nicola e Costa, su cui si affaccia la chiesa di San Francesco d’Assisi con l’altare barocco della Madonna del Carmine, opera del frate Luca Principino, i bassorilievi policromi del pulpito e il paliotto con la scena del Diluvio Universale.
Sulla stessa piazza svetta la Torre dell’Orologio con l’adiacente Municipio, ex convento, di cui sopravvivono solo alcune celle, attualmente adibite a uffici pubblici. Di particolare attrattiva è la Sala delle Cerimonie la cui volta, decorata da Alfio Tomaselli, offre un patriottico scorcio di Italia risorgimentale. Da vedere la raccolta permanente di tele dell’artista castellanese De Bellis, un omaggio alla sua Puglia.
Durante il nostro tour tra case in pietra, vicoli e corti, assaggiamo un saporito calzone con le olive e gli sponsali, i bulbi non ingrossati della cipolla, dal sapore decisamente più dolce e delicato. Ancora più buono se gustato caldo.

Quando arriviamo sulla soglia della Grave, l’enorme cavità di accesso alle grotte, l’attenzione viene catturata dalle incredibili forme delle concrezioni. Ci addentriamo in un dedalo di caverne di grande suggestione tra canyon, fossili, cristalli e veli creati dall’acqua che scivola lungo le pareti inclinate. Scegliamo il percorso da tre chilometri, lungo un percorso agevole e praticabile da tutti, che culmina nella Grotta Bianca, dove le concrezioni in lucentissimo puro alabastro bianco si fanno sempre più fitte man mano che si procede. Ma si può anche optare per il sentiero più corto, di circa un chilometro e mezzo, che comunque offre al visitatore uno spettacolo affascinante.
Il fitto calendario di repliche dello spettacolo Hell in the cave, che racconta il viaggio di Dante nell’Inferno della Divina Commedia, è un’ottima occasione per apprezzare gli ambienti sotterranei. Gli attori si muovono indossando gli abiti dei dannati in un gioco di luci, immagini e musica di grande suggestione.
Per la sosta c’è l’area attrezzata e gratuita presso l’Oleificio Sociale Cooperativo Angelo Viterbo.
Polignano a mare, il gioiello di Modugno

A ridosso della Valle d’Itria, Polignano a Mare, noto per aver dato i natali a Domenico Modugno, è affacciato su uno sperone roccioso a strapiombo sull’Adriatico. Le rocce a picco sulle acque marine, con il borgo antico appollaiato sopra, regalano uno splendido colpo d’occhio al visitatore. Basta affacciarsi dalle balconate che dagli stretti vicoli lasciano intravedere l’azzurro del mare per accorgersi di quanto la natura sia stata generosa con questo lembo di Puglia.
L’arco marchesale, ingentilito da una tela del Cinquecento raffigurante la crocifissione di Cristo, ci accoglie e ci introduce in Piazza Vittorio Emanuele II dove svetta il medievale Palazzo dell’Orologio, un tempo sede dell’Università, con un orologio che sostituì una meridiana. Ancora oggi esso è caricato a mano in modo che possa continuare a scandire il tempo lavorativo e festivo dei polignanesi. Qui si affaccia anche la chiesa di Santa Maria Assunta che conserva le reliquie del santo patrono Vito e il presepe di Stefano da Putignano, monumento nazionale.
Dalla piazza si diramano a raggiera piccole stradine, lastricate con pietre levigate dal tempo che aprono sull’incantevole specchio d’acqua con uno stacco nel vuoto di ventiquattro metri.

Una volta ritornati alla Porta Grande è d’obbligo una sosta alla storica gelateria di Mario Campanella, il Super Mago del Gelo. Per la cena, l’osteria Antiche Mura in Via Roma 11 è l’indirizzo giusto per gustare una cucina di mare sfiziosa. Il menù spazia dai ciccotelli con purea di fave e frutti di mare agli sporcamuss, i tipici quadratini di pasta sfoglia ripieni di crema pasticcera e spolverati di zucchero a velo serviti rigorosamente caldi, quasi bollenti.
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Non andate via senza prima aver visitato l’atelier di Peppino Campanella, che realizza a mano lampade e altri oggetti luminosi. L’artista è abile nell’assemblare pezzi di vetro, spesso recuperati da vetrerie dismesse, creando vere e proprie opere d’arte che vengono esposte nel laboratorio ricavato in un vecchio frantoio.
La terrazza, che regala un punto di vista privilegiato sull’incantevole caletta di Lama Monachile, è un museo a cielo aperto: qua e là sono sparsi complementi d’arredo di altri artisti: le sculture di terra cruda, argilla e bronzo dell’argentino Hermann Mejer, gli oggetti in ferro riciclato di Simone Bellotti e i dipinti di Giuseppe Teofilo, Niki Carmosino e Tony Prayer.
Martina Franca, elegante e barocca
Arriviamo a Martina Franca all’ora di pranzo in un’atmosfera quasi surreale. La piazza antistante la porta di accesso al borgo antico è deserta. Situazione ideale per fotografare l’elegante città settecentesca adagiata su uno dei punti più alti delle Murge dominando la Valle d’Itria. L’impatto con il barocco pugliese è immediato quando oltrepassiamo la porta di accesso al nucleo antico. Su Piazza Plebiscito, la facciata della Basilica di San Martino, con l’altorilievo del santo patrono che sovrasta il portale della chiesa, spicca su tutto il resto. All’interno, catturano l’attenzione l’altare in marmi policromi e l’elegante Cappellone del SS. Sacramento in stile tardo barocco.

Impossibile non notare i raffinati palazzi signorili (Marino Motolese, Fanelli Torricella, Magli Lella e Casavola Marinosci) con i balconi in ferro battuto e i portali decorati con stemmi e angeli scolpiti nella pietra. Su Piazza Roma, ingentilita dalla fontana dei delfini, si affaccia lo splendido Palazzo Ducale, residenza estiva della famiglia Caracciolo e oggi sede del Municipio.
Costruito su un precedente castello che vanta trecento stanze, il teatro, le cappelle e le stalle, vi si accede da un’ampia scalinata. Riccamente decorate da Domenico Carella nel 1776 la Cappella dei Duchi, la Sala dell’Arcadia, la Sala del Mito e la Sala della Bibbia.
- Possibilità di sosta nell’area camper del ristorante Paradiso di Puglia in Via Alberobello zona C 132 (tel. 080 4400576, 338 1980237, www.paradisodipuglia.it).
- Per una confortevole sosta rurale, ci sono gli agriturismi La Corte dei Fragni (tel. 330 783473, www.cortedeifragni.it) e Green Park (tel. 080 4400580, 360 828768, thepark@live.it).
Tra i trulli spunta Cisternino
La strada che porta a Cisternino regala un bellissimo colpo d’occhio sui tipici trulli immersi nel mosaico di uliveti e vigneti. Molti sono privati e impiegati come rimessaggio di attrezzi agricoli, altri ospitano deliziosi bed&breakfast circondati dalla campagna. L’intricato gomitolo di stradine con le case bianche addossate le une alle altre, i cortili ciechi e le scalette davanti alle porte ricordano una tipica città greca. Si dice infatti che Sturno, compagno di Diomede reduce della guerra di Troia, fondò il borgo che successivamente i Romani chiamarono Sturninum.
Intorno alla grande Piazza Vittorio Emanuele su cui svetta la bella Torre dell’Orologio si snodano stretti vicoli con archi e sottopassi. Merita una visita la chiesa romanica di San Nicola che conserva la pregevole Madonna del Cardellino, scultura del Cinquecento di Stefano da Putignano. Un comodo approdo in paese è l’area camper comunale in Via Francesco Clarizia.

Locorotondo, il paese delle cummerse
Percorrendo la strada statale 172 dei Trulli che sale tra vigneti e ulivi dai tronchi contorti e corrosi in forme bizzarre dal vento, il borgo appollaiato sulla sommità di una collina si mostra in tutto il suo fascino. Con le case in calce bianca che quasi abbagliano per la luce che emanano, Locorotondo – dalla forma tondeggiante – domina l’intera Valle d’Itria. Il nome Locus Rotundus dal tardo latino deriva proprio dallo sviluppo del nucleo antico acciambellato su un’altura e cinto da mura.

Quando arriviamo al cospetto dell’antica Porta Napoli, Piazza Vittorio Emanuele è gremita di gente: un musicista di strada imbraccia la sua fisarmonica intrattenendo un divertito gruppo di turisti mentre due coppie di giovani sorseggiano un drink seduti ai tavolini del Caffè della Villa. Per trovare un’atmosfera più intima bisogna perdersi nelle stradelle: così vengono chiamati i vicoli su cui si affacciano le cummerse, le tipiche abitazioni con i tetti spioventi ricoperti da lastre di pietra. Le chiamano chiancarelle e sono termoisolanti: trattengono il caldo in inverno e non assorbono la calura estiva.
É piacevole camminare sulle chianche, la bellissima pavimentazione in pietra locale, tra scalette, balconi fioriti impreziositi da tendine di merletto e mascheroni. Impossibile non notare la Torre dell’Orologio e l’adiacente palazzo Morelli in stile barocco con l’elegante portale e i balconcini con ringhiere in ferro battuto a petto d’oca. In Piazza Rodio, che dista qualche metro, sorge la chiesa madre dedicata a San Giorgio che conserva un pregevole bassorilievo di fine Cinquecento con storie del Nuovo e Vecchio Testamento e alcune tele del napoletano Gennaro Maldarelli.

Vale la pena cercare, nell’intricato dedalo di vicoletti, la piccola chiesa di San Nicola con la copertura in chiancarelle, le volte affrescate e un bassorilievo in pietra raffigurante la Crocifissione. Nonostante disti venticinque chilometri dal mare, il paese è conosciuto per il suo lungomare: è Via Nardelli e cinge il nucleo antico.
Da Largo Bellavista lo sguardo spazia su un mosaico di piccoli vigneti segnati da muretti a secco, macchie di bosco mediterraneo, uliveti che circondano antiche masserie e innumerevoli trulli sparsi nelle oltre cento contrade. Un’anziana signora fa capolino dalla finestra e ci avverte che qui soffia chepvint, capovento che – secondo la leggenda – in alcuni momenti della giornata raccoglie tutti i venti del mondo.
Per scoprire la Valle d’Itria in bici è possibile pedalare lungo la Ciclovia dell’Acqua – con partenza dalla contrada Figazzano – che si snoda per circa dieci chilometri nella campagna. Un percorso realizzato sul camminamento di un canale principale dell’acquedotto pugliese, la galleria centenaria che trasporta le acque del fiume Sele dall’Irpinia alla Puglia.
Numerosi gli approdi per i camper nel comune di Alberobello, che dista circa dieci chilometri da Locorotondo. Consultali sul Portolano, in allegato al numero di maggio di PleinAir!
Per fare incetta di prodotti tipici consigliamo Cummè, un piccolissimo negozio affacciato su Piazza Vittorio Emanuele II che ogni giorno sciorina pane caldo, mozzarelle di bufala e vini di produzione propria. Vasto l’assortimento di olio, taralli e orecchiette, vendute anche in versione integrale (tel. 393 931 7044, info@cumme.it).
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