La “regione che non esiste” si prende una rivincita non da poco, piazzandosi al 37° posto nella lista delle mete imperdibili stilata dal New York Times. Siamo andati a scoprire cosa c’è di bello in questo luogo dimenticato dal turismo di massa e perché piace tanto ai camperisti. La meta scelta è stata Sepino, un luogo che trasuda di fascino e storia.

L’antica città di Saepinum
Là dove il corso del Tammaro incontra le ultime propaggini del Matese, una città romana si fa largo nella pianura. Vi facciamo ingresso da Porta Bojano, dove un’epigrafe rivela che furono Tiberio e Druso, figli adottivi dell’imperatore Augusto, a commissionare la costruzione della cinta muraria reticolata intervallata da quattro porte. Dalla chiave di volta del portale Ercole osserva austero chi attraversa la soglia, mentre lungo la strada lastricata si dispiega una scenografia con le fondamenta di edifici, tabernae e solchi lasciati dalle colonne che formavano il porticato: la maestosità della composizione lascia immaginare l’importante passato dell’antica Saepinum.
L’insediamento originario era però altrove: per trovare i resti della fortificazione sannita di Saipins bisogna salire a 950 metri di altitudine, su un’altura chiamata Terravecchia posta a sudovest rispetto all’area archeologica di Altilia Sepino. Come tramanda Tito Livio, nel 293 avanti Cristo con la terza guerra sannitica quel villaggio fu espugnato dai Romani, e la popolazione si trasferì nella pianura dando origine a un agglomerato urbano cinto da mura e protetto da torri.

La città, che nel medioevo avrebbe preso il nome di Altilia, sorgeva all’incrocio di due importanti direttrici: il tratturo Pescasseroli-Candela, e il tracciato che dal Matese scendeva verso il mare. Non a caso Roma impose il dazio sul passaggio del bestiame, poiché l’economia della città si basava proprio sulla pastorizia: la lana veniva utilizzata per l’abbigliamento quotidiano, il latte per la produzione del formaggio, la pelle per rivestire l’interno delle navi.
Intorno al cardo e al decumano si aprivano il foro, le terme, una basilica e il macellum, ovvero il mercato. Poco più in là, tra Porta Bojano e Porta Tammaro, è ben conservato il teatro romano attorniato da caseggiati rurali, uno dei quali ospita il Museo della città e del territorio di Sepino.
Il sito, posto circa tre chilometri più a nord rispetto all’insediamento moderno, è ancora abitato da alcune famiglie locali: una particolarità che rende quest’area archeologica unica in Italia, insieme all’assenza di recinzione e alla possibilità di accedervi senza un biglietto d’ingresso.
Santa Cristina, la santa superstar
I più devoti s’inginocchiano per baciare il braccio d’argento contenente l’unica reliquia custodita nella cappella del Tesoro. Alcune donne toccano con un fazzoletto il busto della santa ricoperto di gioielli, qualcuno avvicina i bambini al simulacro. Intanto le campane suonano a intervalli regolari per richiamare i cittadini alla festa.
Il nove gennaio a Sepino si festeggia Santa Cristina, giovane vissuta tra il III e il IV secolo a Bolsena, martirizzata per aver abbracciato la fede cristiana. Nell’XI secolo due ignoti pellegrini, durante una sosta nella città dell’alto Lazio, trafugarono alcune ossa della santa; successivamente, di passaggio a Sepino, si trovarono costretti a lasciarvi le reliquie. Ancor oggi il paese rievoca l’arrivo delle spoglie della patrona che successivamente, intorno al 1099, vennero donate alla cattedrale di Palermo.
Nel corso della festa il sindaco consegna ai bambini una candela e il cartoccio, un cestino ripieno di dolci. Il corteo delle Verginelle, le bambine in abito bianco che indossano una coroncina di fiori in testa, si muove verso la chiesa portando un cero con un ramoscello d’ulivo sulla sommità e oro, incenso e mirra da offrire alla santa. Intanto nella sacrestia si sorteggiano i nomi delle persone che durante la notte si alterneranno sul campanile per suonare le campane, e quelli di coloro che porteranno la statua in processione, indossando una veste rossa con ricami dorati e una cintura azzurra.
Il rito della crianzola, la tradizionale cena che la sera dell’8 gennaio coinvolge il sindaco, la giunta comunale e una parte della popolazione, è un momento d’incontro con gli abitanti, un’occasione per fare il punto sull’anno appena concluso, un segnale di vicinanza ai cittadini e un rito che accresce il senso di appartenenza alla comunità. Del resto, le occasioni per venerare la patrona del paese non mancano. «La festa più grande è quella del 24 luglio, in cui si ricorda il martirio della santa, mentre la prima domenica di maggio si commemora il trasferimento della salma a Palermo.
Anche in pieno inverno chi arriva a Sepino comprende di essere approdato in un posto unico. Nel raccolto centro storico d’impianto medievale si fa notare il rinascimentale palazzo Attilio con le eleganti finestre e i portali in pietra rosa. Ed è impossibile non entrare, anche solo per un momento, nella chiesa dedicata alla santa per ammirarne il busto argenteo. Una scalinata di marmo conduce alla cripta che ospita un ciclo di affreschi dedicati alla vita e al martirio della fanciulla e la cappella del Tesoro voluta nel 1609 dalla famiglia Carafa, con i busti in bronzo di otto santi. Infine, una volta usciti, non dimenticate di alzate lo sguardo verso ru buttiglion: così viene chiamata la struttura in ferro battuto dalla curiosa forma a cipolla che sormonta il campanile.

Sulle tracce di Ciro
Il versante campano del Matese offre opportunità a tutto tondo per gli amanti dell’outdoor. Attraversando le creste della montagna calcarea costituita da rocce formatesi oltre sessanta milioni di anni fa si arriva alle Gole di Caccaviola. La forra alta del Titerno, tra la Civita di Pietraroja e il Monte Mutria, è praticabile da maggio ad ottobre in un crescendo di scenari naturali incantevoli, cascate e piscine naturali. Oltre alla possibilità di effettuare discese di canyoning, in compagnia di guide autorizzate che forniscono l’apposita attrezzatura, nelle Gole di Caccaviola è presente anche una via ferrata su percorso misto che comprende divertenti passaggi in teleferiche. In questo territorio nel 1980 è stato rinvenuto un cucciolo di dinosauro perfettamente conservato, lo Scipionyx Samniticus, che i paleontologi hanno simpaticamente ribattezzato Ciro (si veda il numero 580). Misura circa trenta centimetri e il suo scheletro è conservato nel museo-laboratorio di geologia e paleontologia di Pietraroja.
Una riserva speciale
Situata nel versante molisano del Matese, l’Oasi WWF di Guardiaregia-Campochiaro si distingue per la presenza di tre contesti naturali ammantati dalle faggete: l’area della montagna di Campochiaro, quella del Monte Mutria e le gole del Quirino, con la spettacolare cascata di San Nicola e canyon profondi dove trova dimora la Salamandrina dagli occhiali, una specie rara di anfibio. L’area protetta, inserita fra le Zone a Protezione Speciale, è una delle principali riserve gestite dall’associazione ambientalista.

La Tintilia della fratellanza
Riconosciuta prima cantina urbana d’Italia perché la lavorazione delle uve avviene in un capoluogo di regione, la Cantina Herero di Campobasso è sede di Officina Creattiva, un laboratorio sartoriale che promuove l’integrazione fra popoli coinvolgendo gli immigrati in diversi progetti d’inclusione (non a caso il suo nome è dedicato a un gruppo etnico della Namibia).
Dal 2012 Michele Lauriola e Concetta Fornaro coltivano il vitigno autoctono Tintilia a Toro, a pochi chilometri dalla città, e hanno ricevuti diversi riconoscimenti: merito di una tecnica di coltivazione definita eroica dagli operatori del settore perché prodotta in un territorio non proprio favorevole per altitudine e pendenza, che tuttavia influenza positivamente le caratteristiche del vino.
La cantina ha fatto una scelta di sostenibilità ambientale: utilizza bottiglie di vetro leggere per ridurre le emissioni di CO2, sfrutta l’energia prodotta dal proprio impianto fotovoltaico e realizza un’etichetta che può essere usata come segnalibro. Sono tre i vini commercializzati dall’azienda: San Mercurio, Herero ed Herero.16; quest’ultimo è un vino secco e strutturato che viene sottoposto a diciotto mesi di affinamento in barrique di rovere francese.
Non stupisce che abbia ottenuto riconoscimenti come la Gran Medaglia d’oro all’International Wine City Challenge 2019 e al Mondial des Vins Extrêmes 2019, la Silver medal al Mundus Vini – The Grand International Wine Award 2020 e il Premio Douja d’Or al Concorso Enologico Nazionale di Asti 2019 (Via de Petris 27C, Campobasso, tel. 320 1863976).
Per gli iscritti al PLEINAIRCLUB c’è il 10% di sconto sull’acquisto di vino.
Informazioni pratiche
DOVE SOSTARE
- Sepino Il parcheggio all’ingresso dell’area archeologica di Altilia si trova nelle vicinanze dell’accesso di Porta Terravecchia.
- Colle D’Anchise Punto sosta presso La Piana dei Mulini, Località Parco, SS647 Km 7, tel. 0874 787330, www.lapianadeimulini.it.
- Un albergo diffuso recuperato da un antico borgo rurale sulle sponde del fiume Biferno, dove un tempo sorgevano mulini ad acqua e una centrale idroelettrica. Sentieri e passerelle si dipanano nell’oasi che offre l’opportunità di rigeneranti camminate o escursioni in mountain bike e in canoa. 10% su ristorazione e pernottamento in camera
- San Giuliano del Sannio Agriturismo Scuderie del Peschio, Contrada Fontana Cappella 5, tel. 0874 797217, 335 12568395 o 329 4613168, scuderiedelpeschio.wixsite.com. L’azienda offre la possibilità di sosta senza servizi. A disposizione dei clienti ristorante, maneggio, una scuola di equitazione e trekking a cavallo. Il menù spazia dalle pallotte cacio e ova con sughetto al pomodoro ai crioli allardati, dal coniglio al caprino e pistacchio al torcinello con salsa alla menta, rucola e gelato di cipolla; si organizzano corsi di cucina.
COSA VISITARE
- Riserva Regionale Guardiaregia Campochiaro Oasi WWF, per visite guidate tel. 338 3673035, www.oasiguardiaregiacampochiaro.it, guardiaregia-campochiaro@wwf.it.
- Pietraroja Ente Geopaleontologico di Pietraroja, Piazza Vittoria 3, www.entegeopaleontologico.it.
DOVE MANGIARE
- Guardiaregia Agriturismo Le Coccole, Contrada Riponi, tel. 340 4954937, agriturismolecoccole.com, lecoccolesrl@hotmail.it. Un’accoglienza cordiale in un ambiente rustico. I piatti sono quelli della tradizione molisana: cavatelli al sugo, caponata, agnello, capocollo e salsiccia alla griglia con qualche digressione: capocollo in crosta con prosciutto crudo e salsa ai porcini e risotto con caciocavallo, tartufo, crema di peperoni arrosto e cialdina di cacao fondente.
- Vinchiaturo Casale Rosa, Contrada Monteverde 4 A, tel. 0874 34382, www.agriturismocasalerosa.it, pasq1966@gmail.com. La tavola dell’agriturismo presenta piatti della cucina molisana con un tocco di modernità, utilizzando materie prime a chilometro zero e prodotti stagionali abbinati a vini e birre artigianali.
INDIRIZZI UTILI
- Sepino Comune, tel.0874 790132, www.comune.sepino.cb.it.
- Matese escursioni tel. 340 0663113, www.mateseescursioni.it, matesescursioni@gmail.com.
- Molise Avventura tel. 328 9325008, 366 5933649, www.moliseavventura.com, oliseavventura@gmail.com.
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