Dai centri storici che conservano preziose testimonianze d'arte e di cultura ai selvaggi ambienti fluviali del Parco dell'Adda Sud, circondati dall'opulento paesaggio agricolo della pianura lombarda: la giovane provincia di Lodi è un antidoto pleinair al vicino caos metropolitano, con tranquille soste libere nei paesi e nelle aree verdi, ampliando in bici o a piedi il raggio dell'esplorazione.
Indice dell'itinerario

I primi freddi autunnali gelano gli odori pungenti della campagna del Lodigiano, quando le brinate di fine settembre, sparita l’afa e ancora senza nebbia, ti lasciano assaporare il profumo delle foglie di tiglio, platano, salice, pioppo che iniziano a ricoprire i giardini cittadini, accese di rosso fuoco, arancio e giallo oro. Apriamo le finestre del nostro camperino e lasciamo entrare l’aria che sa di erba e muschio, in questo parcheggio al margine del Parco dell’Adda Sud dove abbiamo passato la notte.

E’ una natura inaspettata quella del Lodigiano, che sbuca fuori all’improvviso dalla campagna ancora così genuina a nemmeno 30 chilometri da Milano, con la lingua lucente e selvaggia del fiume popolata di aironi e gallinelle e l’acqua sorprendentemente cristallina dei canali che costeggiano i campi di grano e di riso.

Visitiamo questo territorio di castelli e fortezze, ville barocche e abbazie, riserve naturali e boschi planiziali, così diverso dalla caotica modernità metropolitana che lo assedia a pochi passi, trovando in ogni piccolo borgo parcheggi accoglienti, vecchie cascine restaurate che offrono prodotti dell’azienda, piazzole in erba al bordo di strade agricole, pascoli e rogge, che sono l’ideale per lasciare il v.r. e proseguire l’esplorazione a piedi o in bici.

Lodi

La visita alla cittadina gotico-rinascimentale di Lodi si concentra attorno a Piazza della Vittoria, un gioiello dell’architettura lombarda: vi si affacciano il duomo, risalente all’epoca della fondazione della città nel 1158 ma con la facciata terminata nel XIII secolo e trasformata continuamente sino al XVIII, e il Palazzo Comunale del 1220, anch’esso rimaneggiato fino al ‘700. Vicino al centro storico il Tempio dell’Incoronata, oggi Teatro Civico: iniziato nel 1488 in stile rinascimentale, con pianta ottagonale, è considerato uno dei capolavori della Pianura Padana e conserva il Museo del Tesoro dell’Incoronata, un’originale e preziosa raccolta di oggetti d’arte sacra, argenterie e oreficerie del ‘600, calici, ostensori, reliquiari, candelieri, turiboli.

Nella sezione archeologica del Museo Civico sono conservati alcuni curiosi corredi sepolcrali celtici e longobardi, che ricordano le dominazioni dell’inizio del Medioevo, ma è la bella esposizione delle ceramiche il principale motivo di visita: nelle grandi sale si possono ammirare le antiche produzioni delle famose fabbriche lodigiane a partire dal ‘400, con l’evoluzione delle tecniche fino al secolo scorso. Al piano superiore la pinacoteca, con opere di maestri lodigiani dal XV al XVIII secolo.

Lodi Vecchio risulta piuttosto difficile da raggiungere con le confuse indicazioni stradali (meglio seguire una buona cartina) per dare un’occhiata alla basilica di San Bassiano. Da qui, imboccando la provinciale per Casaletto Lodigiano con cui si evita il traffico della strada principale, si raggiunge Sant’Angelo Lodigiano. Il piccolo borgo è dominato dal Castello Bolognini, una bella fortezza duecentesca trasformata in dimora fortificata dai Visconti-Sforza: l’edificio ospita il museo con arredi e suppellettili della nobile famiglia Morando Bolognini che ne è l’attuale proprietaria, il Museo della Storia dell’Agricoltura e l’ancor più interessante Museo del Pane.

San Colombano al Lambro

Passando per il gradevole centro di Borghetto Lodigiano si arriva a San Colombano al Lambro, paese fortificato che deve la sua notorietà ai vini rossi frizzanti e bianchi vivaci, a denominazione protetta, che si producono sulle sue colline da vitigni autoctoni. Discesi sulla statale 234 Pavia-Cremona, la si percorre brevemente in direzione di quest’ultima fino a Orio Litta. Giardini all’italiana, roseti e un candido porticato annunciano l’incantevole Villa Litta Carini, in tardo stile barocco, fatta costruire dai conti di Somaglia sulle rovine dell’antico castello di Orio; al suo interno il Museo dell’Antiquariato.

Merita una deviazione sulle piccole stradine asfaltate che seguono i canali di irrigazione il piccolo nucleo abitato di Corte Sant’Andrea, prossimo alla riva nord del Po dove la Via Francigena, che qui univa il tratto lombardo di Pavia con quello piemontese da Torino, effettuava il guado (il Transitum Padi nella storica descrizione del percorso dell’arcivescovo di Canterbury).

Somaglia

Proseguendo per Senna Lodigiana e passando di fronte a una bella chiesa dedicata alla Madonna del Caravaggio si arriva a Somaglia. Dal parcheggio dietro il castello si può raggiungere a piedi la Riserva Monticchie, 250 ettari di bosco agricolo planiziale con una foltissima colonia di ardeidi che nidificano tutti insieme in una garzaia da 600 coppie.

Nell’ambiente umido vivono anche la natrice dal collare, il tritone punteggiato, il gambero di fiume – indiscusso indicatore della pulizia delle acque – e una rarità come la rana di Lataste. Mancano pochi chilometri a Casalpusterlengo dove la Villa Biancardi o Castello di Zorlesco, in stile eclettico liberty, sfoggia un lungo porticato e la torretta panoramica. La cittadina è attraversata dalla trafficata statale 9, che in breve riporta a Lodi.

2 percorsi in mountain bike per il Lodigiano

Molte sono le possibili basi logistiche in cui lasciare il v.r. per l’esplorazione in bici del Lodigiano: noi abbiamo sperimentato due percorsi ad anello, entrambi della lunghezza complessiva di circa 40 chilometri.

Media Lodigiana

Un primo itinerario è ambientato nella Media Lodigiana, partendo dalla stessa Lodi dove il camper può essere lasciato nel parcheggio dedicato in fondo a Viale Milano oppure in quello della stazione. Per attraversare la cittadina in bici, dallo scalo ferroviario si imbocca il viale di fronte e, dopo il semaforo, si prosegue diritto per Piazza Castello. Da qui si continua in Via Vittorio Emanuele II fino a Piazza della Vittoria. Attraversata la piazza, sempre diritto sulla sinistra, si percorre Corso Umberto I che poi diventa Corso Adda. Il ponte che permette di oltrepassare il fiume è al termine di una discesa.

Abbadia Cerreto

Continuando lungo la statale 235 in direzione Crema, si svolta a destra per Corte Palasio alla frazione Cadilana. Una secondaria conduce ad Abbadia Cerreto dove l’abbazia, dedicata ai santi Pietro e Paolo, alla Vergine e a San Nicolò fu eretta dai benedettini nel 1137, quando bonificarono la zona paludosa, ma passò pochi anni dopo ai cistercensi. All’interno custodisce una piroga in legno ritrovata nelle acque dell’Adda, mentre dal giardino parte il Sentiero delle Libellule, una pista sterrata con dolci dislivelli che si inoltra nella Morta della Badia, permettendo di scoprire gli ambienti umidi della lanca e i simpatici insetti che la popolano.

A Casaletto Ceredano, poco prima della settecentesca chiesa parrocchiale di San Pietro Martire rivestita in cotto con cornicette ondulate, di fronte a un bar si svolta a destra seguendo la perpendicolare. La strada si fa sterrata verso la Cascina Piletta in direzione Ca’ dei Vagni; al termine dello sterrato, in prossimità dell’incrocio, si svolta a destra in direzione Persia e, attraversata la frazione, ci si porta sulla provinciale 169 in vicinanza del ponte sull’Adda, che si supera arrivando in breve al ponte sulla vecchia zona umida di Cavenago d’Adda.

Da Lanca Adda Morta a Turano Lodigiano

Si prosegue a sinistra verso il centro abitato, da dove si scorge il campanile gotico del XIII secolo, e si trovano le indicazioni per la Lanca Adda Morta. Rimanendo invece sulla via principale si svolta a sinistra verso Via Roma: al termine della discesa è indicato a sinistra il santuario della Madonna della Costa, eretto nel 1872 su una precedente chiesetta del XVII secolo. Da Cavenago un piccolo asfalto in direzione Robecco permette infine di raggiungere Turano Lodigiano, dove si sfila di fronte al Palazzo Calderari da poco restaurato. Raggiunta la provinciale 29, detta Vecchia Cremonese, si può decidere se rientrare a Lodi o se allungare il tragitto verso Castiglione d’Adda.

Bassa Lodigiana: da Codogno a Pizzighettone

Il secondo percorso ci porta alla scoperta della Bassa Lodigiana partendo da Codogno, dove il parcheggio libero è tutt’altro che facile e ci si dovrà indirizzare su quelli a pagamento. Presa la statale 234 per Maleo, lo si attraversa e si continua per Pizzighettone, con il bel nucleo urbano diviso in due dall’Adda. Dalla sponda sinistra, dove si trova l’insediamento più antico, svoltando a sinistra sullo sterrato lungofiume si può arrivare alla Tenuta del Boscone: l’area, inserita nel Parco dell’Adda Sud, offre itinerari a piedi o in bici (anche a noleggio) lungo sentieri pianeggianti nel bosco, in cui è facile avvistare gli scoiattoli, mentre dalle rive e dalle barche è consentito pescare.

Passato invece il ponte verso il centro storico si possono visitare la curiosa chiesa settecentesca di San Pietro rivestita di piastrelle, la cerchia delle mura e la Torre del Guado. Poco prima dello stesso ponte, imboccando lo sterrato che segue l’argine sinistro del fiume e superando alcune piccole frazioni di poche case, si arriva a Maccastorna dove si può vedere l’imponente e ben conservato castello longobardo. Tornati su asfalto si riattraversa il fiume, si oltrepassano Crotta d’Adda e il Canale Milano-Cremona e si torna sulla 234 per Pizzighettone e Codogno.

Testo e foto di Federica Botta

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