Le Causses e le Cévennes sono al di fuori delle grandi direttrici turistiche e al contempo sono ben organizzate per accogliere chi decide di mettere alla prova la sua guida su strade faticose e bellissime, dove la scoperta del paesaggio è una motivazione inferiore solo alla sensazione di libertà.
Indice dell'itinerario

Lavorando molto di fantasia, potremmo immaginare un creatore che si sia divertito a impastare e rimodellare la geografi a delle Cévennes, come un bambino con la pasta multicolore, concentrando in un unico territorio innumerevoli diversità e conformazioni geologiche. Al nord, nella zona della Margeride, domina il granito rosso e scuro; l’est, attorno al monte Lozère, è la terra dello scisto, grigio e lucente; il sud è un universo di calcare, candido e ocra. Nel mezzo, questo nostro demiurgo avrebbe scavato con il dito profonde venature e spettacolari grotte, tra i più bei canyon e antri di Francia: le gole del Tarn e della Jonte, Aven Armand e Dargilan.

Tutto intorno, curiose formazioni orografi che come il Chaos de Nîmes-le-Vieux, dove improbabili pietre e archi naturali si contendono l’orizzonte; e poi le Causses, gli altopiani rimasti liberi dalla roccia, con luci nordiche e paesaggi da steppa. Ne è emerso un quadro talmente originale che già in tempi remoti si volle rendere omaggio a tanta maestosità: sulle verdi praterie d’alta quota sono radunati più di settanta menhir e pietre monolitiche preistoriche, la più alta concentrazione dopo la Bretagna, mentre in epoca più recente le falesie degli spettacolari Cirques si sono punteggiate di eremi e santuari, come quello di Saint-Marcellin.

Pare che tutto alle Cévennes si divida nettamente tra alto e basso. In quota c’è un universo verde e pianeggiante, pastorale e luminoso, fatto di praterie fiorite e recentemente ripopolate – grazie a ben riusciti progetti ambientali – da bisonti e lupi, grifoni e cavalli di Przewalski. Al di sotto, c’è l’intrico contorto delle gorge: un mondo quasi liquido che vive di contrasti netti, ombra scura o sole a picco, acqua o roccia. Anche le genti che abitavano queste terre erano diverse: pastori abituati a lunghi spostamenti al ritmo delle stagioni, battellieri, commercianti e soldati nei borghi arroccati lungo il fiume. Un territorio che oggi è tutto a portata di camper: ogni paese dà il benvenuto i turisti itineranti con aree dedicate e servizi specifici.

L’itinerario

La porta settentrionale del Parc National des Cévennes è la cittadina di Mende, un bel centro storico protetto dalle mura e dominato dalla imponente cattedrale gotica, che accoglie il camperista con una comoda area attrezzata gratuita. Per salire sul panoramico massiccio montuoso si può seguire la strada secondaria per Le Bleymard, dove si susseguono pittoreschi borghi di scisto, la pietra a falde tipica di questa zona.

La meta è il Col de Finiels (1.547 m), dove un bel parcheggio in quota – ideale anche per il pernottamento – permette di sfruttare i numerosi sentieri di scoperta dei prati sommitali che nascondono alcune rarità botaniche e incantevoli ruscelli tra i boschi. Appena si inizia la discesa sul lato opposto il paesaggio cambia bruscamente: la pietra dominante diventa il granito, anche per la costruzione delle case, mentre la campagna si fa più arida e brulla.

Le Pont-de-Montvert, alle sorgenti del Tarn, si inizia a scoprire la tipica conformazione della regione, con i borghi lungo i fiumi, i canyon ripidi e gli altipiani ventosi. Una breve deviazione per Les Bondons permette di esplorare un territorio affascinante, costellato di monoliti, menhir e dolmen, e di avvicinarsi alla cascata di Rûnes, raggiungibile con un ripido sentiero in poco più di mezz’ora.

È a Florac, nel cui castello ha sede il centro visite del parco, che i panorami delle Causses si svelano in tutto il loro splendore: seguendo il corso principale del fiume verso est è tutto un susseguirsi di anse color smeraldo, pareti rocciose strapiombanti e villaggi in pietra collegati dal Sentiero Stevenson (vedi il riquadro a fronte), ancora oggi percorribile a dorso d’asino come fece il suo ideatore. Per la sosta c’è l’imbarazzo delle scelta: Ispagnac, Sainte-Énimie o Castelbouc, scavato nella roccia, sono tutti dotati di comodi parcheggi. Da Prades partono le prime escursioni in canoa lungo il fiume: si impiegano sei ore per raggiungere Pas de Soucy, dove è obbligatorio sbarcare.

Proseguendo con la strada che costeggia il Tarn, nello spettacolare canyon chiuso dalle imponenti falesie del Cirque de Saint-Chély e del Pougnadoires, si supera il castello di La Caze fino al bel borgo di La Malène, dove anche i più pigri potranno salire in canoa per un percorso di sole due ore nel tratto più affascinante delle Gorges. Lungo la strada si potrà gettare uno sguardo sul curioso borgo di Hauterives, sull’altro lato del fiume, ancora oggi raggiungibile solo in barca oppure con un sentiero sull’altra sponda.

La Malène si può decidere di salire per ammirare il canyon dall’alto, se non si temono i tornanti di montagna. La mattina conviene salire verso il Point Sublime – lungo una via faticosa ma percorribile anche dai veicoli più ingombranti – sino al comodo parcheggio gratuito panoramico. Il pomeriggio, invece, la luce è favorevole per il lato di sinistra verso la Roc du Serre (osservatorio gratuito, con sentiero) e la Roc des Hourtous (osservatorio a pagamento, un euro), ma la strada è fortemente sconsigliata a veicoli di lunghezza superiore a sei metri e mezzo.

Entrambe le salite presentano numerosi tornanti così stretti da richiedere talvolta una manovra di retromarcia. Anche restando nella gola il panorama sul Cirque des Baumes e di Saint-Marcellin è assicurato, ma guidando nelle gallerie scavate nella roccia (superiori a 3,3 metri) è richiesta una certa attenzione: l’ideale è mantenersi centrali nei tunnel, tenendo d’occhio le sporgenze.

Le Rozier, altro pittoresco borgo di pietra, il fiume Tarn incontra la Jonte e la sua gola, che si può risalire in direzione di Meyrueis. Dopo pochi chilometri visitiamo la Maison des Vautours, il museo con osservatorio degli avvoltoi grifoni, dotato di comodo parcheggio e terrazza. 

Il canyon de la Jonte è panoramico quanto il precedente e ci dà la possibilità di visitare le due grotte più famose del parco: l’Aven Armand è una grande cattedrale sommersa dove si entra addirittura in funicolare (ottimo parcheggio anche per pernottare), mentre la Grotte de Dargilan è considerata il più grande bosco di stallattiti di Francia (ampio parcheggio anche notturno con vista sulle gole).

Meyrueis inizia la salita per il Mont Aigoual, la seconda vetta dell’area protetta (1.567 m). La strada passa davanti all’Abîme de Bramabiau, una grotta con un fiume sotterraneo che scorre tumultuoso lungo tutto il percorso (parcheggio anche per il pernottamento). Prima di raggiungere la vetta si può visitare un curioso allevamento di bisonti, una fattoria in stile far west con ristorante, rivendita di prodotti tipici e possibilità di fare agricampeggio gratuito.

L’anello panoramico stradale che conduce all’osservatorio meteorologico e al museo del Mont Aigoual è uno spettacolo a trecentosessanta gradi sugli altipiani delle Gorges, ma purtroppo la sosta è vietata dopo il tramonto. Si può chiudere l’anello scendendo di nuovo verso Florac con una strada molto più scorrevole di quella scelta per la salita, che una volta raggiunta la valle permette di tornare a salire al Chaos de Nîmes le Vieux, un panorama di vere e proprie sculture naturali assolutamente da non perdere.

La transumanza e l’allevamento brado

Nel 2011 l’Unesco ha incluso le Causses e le Cévennes del dipartimento del Lozère nell’elenco del patrimonio mondiale, per la secolare storia di legame tra l’uomo e i pascoli d’altopiano, iniziata più di duemila anni fa e sviluppata nel Medioevo dalle comunità di frati eremiti che dissodarono e ampliarono i prati sommitali del territorio.

Ancora oggi, in molti borghi del parco nazionale, nei primi quindici giorni del mese di giugno si celebra la festa della transumanza: le greggi di pecore e le mandrie di vacche, adornate a dovere, salgono in quota per nutrirsi dell’erba fresca, accompagnate dai pastori a piedi e dagli immancabili patou, i grandi cani bianchi che guidano il corteo mentre i piccoli centri si popolano di mercati, musicanti e artisti.

Nell’area protetta ci sono più di quattrocento aziende agricole dedicate all’allevamento brado: una scelta ecologicamente sostenibile, salutare (alimentazione a base di erba o fieno) e moralmente più giusta per gli animali, liberi di scorrazzare per gran parte dell’anno. Acquistare carne dal macellaio locale o negli spazi aziendali trasforma quindi un gesto semplice in un’azione concreta e positiva per la propria salute e per l’ambiente.

Il Sentiero Stevenson

Chi avrebbe immaginato che l’autore de L’isola del tesoro Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde debba la sua fama nel centro della Francia non ai pirati o ai mostri, ma a una simpatica asinella con cui camminò per dodici giorni e 220 chilometri tra Monastier-sur-Gazeille a Saint-Jean-du- Gard? Robert Louis Stevenson esplorò le Cévennes a piedi, con l’aiuto della sua compagna a quattro zampe Modestine, e dell’esperienza scrisse un diario spiritoso e rocambolesco, Viaggio nelle Cévennes in compagnia di un asino (Ibis Edizioni, 167 pagine, 13 euro).

Oggi il sentiero dello scrittore scozzese è interamente ripercorribile in dieci tappe grazie all’associazione Sur Le Chemin de Robert Louis Stevenson, che ha tabellato il percorso, organizzato gli alloggi e messo in piedi una rete di noleggio e recupero di somarelli, che possono trasportare i bagagli o un bimbo fino a sei o sette anni: lo “stipendio” del ciuchino è di circa 250 euro a settimana (www.chemin-stevenson.org).

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