Il territorio noto come la Dunakanyar, l’Ansa del Danubio, porta impresse molte memorie. Qui gli antichi Romani – forse attratti anche dalle acque termali che sgorgano copiose in questa zona – posero gli accampamenti a difesa del loro regno di Pannonia: Szantendre era Ulcisia Castra, Solva oggi è Esztergom, Gyor si chiamava Arragona. Che la zona fosse particolarmente strategica lo dimostrano anche le poderose fortificazioni di Komaron, costruite su una colonia romana e considerate la Gibilterra dell’Est.
Eppure fu qui che iniziò lo sgretolamento dell’Impero d’Occidente con l’arrivo delle invasioni dall’Asia, rafforzate dalle abilità equestri della popolazione delle steppe. I cavalli e la cavalleria sono ancora talmente importanti e radicati nella cultura magiara, che proprio nel territorio dell’Ansa sorge il centro Babolna, il più antico allevamento di stato voluto nel 1789 da Giuseppe II, per creare lo stallone perfetto. Sembra che tutti i magnifici esemplari che furono l’orgoglio degli Asburgo, siano i discendenti di un purosangue Arabo eccezionale, Saghya. Le scuderie sono il pezzo forte anche a Tata, nel Castello sul lago che era la residenza estiva preferita dagli Esterázy, potente famiglia che dominava tra Ungheria, Austria e Slovenia.

Il ginocchio del Danubio
Dunakanyar rientra nel parco nazionale Danubio-Ipoly, una delle aree protette con la maggiore biodiversità dell’Ungheria: si va dai settecento metri della zona collinare sino al fiume, passando per l’ambiente lagunare e la steppa.
Appena usciti da Budapest la prima tappa è Szentendre, pittoresco borgo affacciato sul fiume, meta prediletta per le gite fuoriporta. Qui alla fine del XVII secolo trovarono rifugio numerose famiglie serbe, greche, turche e croate, in fuga dall’invasione ottomana dell’area di Belgrado; mentre tra la fine dell’Ottocento e gli anni Venti del secolo scorso la località fu scelta da numerosi artisti bohémien, attirati dall’atmosfera mediterranea del villaggio. Oggi ogni esposizione o collezione è un piccolo museo, e anche i negozi di souvenir mostrano un certo gusto nell’offrire abiti tradizionali, ombrellini di pizzo e oggettistica in feltro.

Sono da vedere il museo della diocesi serbo-ortodossa (Szerb Ortodox Egyházmuveszeti Múzeum) che raccoglie una collezione d’arte sacra, la raccolta delle opere di Anna Margit e Ámos Imre, la casa delle arti popolari, il museo Barcsay, che espone le opere del rappresentante più noto del costruttivismo ungherese, e il museo permanente della famiglia Ferenczy. E ancora la collezione di ceramiche di Margit Kovács, una delle prime artiste che si stabilì a Szntendre agli inizi del ‘900, e il museo commemorativo Vajda Lajos, che rivoluzionò l’arte figurativa ungherese.

Girovagando per il borgo, appena oltre la piazza principale circondata da edifici barocchi si notano la chiesa serbo- ortodossa del 1760, la Plébániatemplom, la chiesa cattolica più antica della città, e la cattedrale serbo-ortodossa di Saborna dedicata all’Assunzione di Maria, costruita tra il 1756 e il 1764; a meno di due chilometri sorge il museo all’aperto Skanzen, una interessante ricostruzione dei villaggi tradizionali ungheresi.
Ripreso il veicolo e seguendo comodamente il corso del Danubio si può visitare la cittadina di Vac, sul lato sinistro del fiume, approfittando delle chiatte che partono da Tahitotfalù. Volendo evitare il costo del trasbordo del camper (pari a 15 euro) ci si può imbarcare con la sola bicicletta al seguito e percorrere la ciclabile che collega Vac alla pittoresca cittadina di God.
Visegrád
La tappa successiva nel giro della Dunakanyar è Visegrád, sede del Palazzo d’Estate di Corvino, che un tempo ospitava più di 350 camere arredate con fontane da cui sgorgava vino. Ampi stalli gratuiti per la sosta sono disponibili proprio di fronte all’ingresso. Nelle vicinanze della cittadina si elevano i Monti Pilisi, parte integrante del parco nazionale e attrezzati con brevi sentieri pedonali e numerose aree picnic. La zona è ideale per il pernotto, sia nei campeggi che nel parcheggio libero della Salamon Tower, visitabile e situata sulla zona collinare più elevata. Da vedere anche la parte superiore della fortezza di Visegrád, che ospita il museo delle cere ed è servita da un ampio parcheggio a pagamento.
La storia di Corvinus
Se pensiamo a Corvinus ci viene in mente il leggendario principe Alexander Corvinus, immortalato nella saga cinematografica di Underworld. Ma nella realtà l’edificio in stile rinascimentale – che ospitò uno dei primi congressi della Mitteleuropa – è legato al nome di altro Corvinus, Matthias, uno dei più celebri sovrani d’Ungheria.

Amato dal suo popolo, sì, ma circondato da un alone tenebroso: cresciuto in un castello della Transilvania, ebbe un’infanzia segnata da tragiche vicende e sospetti di complotto. Eppure con la sua elezione a Re d’Ungheria nel 1458 lasciò una traccia nella storia del suo paese e della Mitteleuropa: favorì l’istruzione popolare, promosse la cultura e le scienze (ne è prova la Biblioteca Corviniana, allestita nel Palazzo d’Estate, che contava circa tremila volumi di autori classici e latini), scacciò gli Ottomani verso sud riconquistando la Bosnia e la Serbia. Ma qualche verità nella leggenda c’è sempre. Ad esempio, Matthias era realmente il cugino in secondo grado del Principe di Walacchia Vlad l’Impalatore; tra i due non correva – è il caso di dirlo – buon sangue, e Corvinus riuscì a imprigionarlo per circa sedici anni.

La città di Esztergom
Seguiamo ancora per una trentina di chilometri il sinuoso corso dell’ansa del Danubio fino a Esztergom, la città più antica dell’Ungheria. Qui, nella colonia fortificata di Solva, dimorò probabilmente Marco Antonio durante la sua prima visita in Pannonia, ma sono presenti anche testimonianze del passaggio di Celti, Germani e Avari.
La città è nota soprattutto per aver dato i natali a Santo Stefano d’Ungheria, primo re della nazione, che convertì il regno al cattolicesimo. Purtroppo non resta molto da visitare, perché l’abitato è stato più volte distrutto da invasioni e alluvioni, ma su tutto domina l’imponente cattedrale chiamata anche cittadella. Edificata nel XIX secolo sopra la chiesa di Sant’Adalberto – che secondo la leggenda battezzò Santo Stefano – è oggi sede dell’arcivescovato ungherese.

È il maggiore duomo d’Ungheria e ospita una delle pale d’altare dipinte su tela più grandi del mondo. All’interno vi è la rinascimentale cappella Bakócz in marmo rosso, di trecento anni più antica della cattedrale stessa. Oltre quattrocento oggetti di oreficeria, abiti liturgici, pregiate coppe a forma di corno, assieme allo splendido calice gotico di Benedek Suky in argento e oro smaltato compongono la ricca collezione di arte sacra custodita nella camera del tesoro.
Sotto la basilica si trova la cappella reale, con magnifici affreschi e un rosone gotico, mentre nelle sale del Palazzo Reale è allestito un museo sulla storia del castello di Esztergom; merita una visita anche il palazzo dell’arcivescovo, nel quartiere Vizivaros, al cui interno è allestito il Museo delle tradizioni Cristiane. Prima di lasciare la città vale la pena fare un salto alla Vinoteca Primas Pince, che offre un pasto completo con degustazione dei pregiati vini locali.

Tata
Tornati alla guida del camper, proseguiamo per la Dunakanyar per circa 40 chilometri verso Tata, la cittadina sorta attorno al Palazzo d’Estate degli Hesterházy e alle loro scuderie. Un ottimo parcheggio gratuito si trova appena fuori dal ponte d’ingresso. La ciclovia di quattordici chilometri che costeggia il Lago Vecchio offre l’occasione di una bella e facile escursione a pedali, mentre in v.r. è possibile arrivare sino alla Kalvaria Domb (in ungherese la collina del calvario), un’altura calcarea dove sorgono una piccola chiesa, una torre di avvistamento rinascimentale e un museo geologico. Sulla strada principale per Komárom da non perdere la fortificazione Monostori Eröd: realizzata nel 1860, conta centomila metri quadrati di costruzioni per un totale di oltre settanta ettari e ospite alcune esposizioni sulla storia della postazione e sull’industria del pane.

Prima di arrivare a Györ si troveranno le indicazioni verso sud per le scuderie Bábolna, l’allevamento degli Asburgo sorto attorno al castello Szapàry. Nella tenuta sono visitabili tre musei dedicati alla caccia, all’equitazione – con le statue degli stalloni più famosi – e alle carrozze, con esemplari antichi e di recente costruzione, insieme a cocchi, slitte e carri. Nel maneggio coperto hanno luogo spettacoli equestri con accompagnamento musicale.

Györ
L’ultima tappa nella Dunakanyar è Györ, la principale cittadina della regione, dove merita una visita la cattedrale: il complesso, che custodisce la maschera d’oro della reliquia di San Laszlo, comprende alcuni interessanti musei e la torre tronca, da cui si gode un bel panorama sulla città e sulla confluenza dei fiumi Danubio, Rába e Rábca.

A soli venti chilometri ci attende la grande abbazia di Pannonhalma, il più antico complesso monastico del paese. In posizione dominante sulla collina di San Martino, attira ogni anni numerosi visitatori e pellegrini. Eccezionale è soprattutto la biblioteca, ancora oggi in funzione, considerata la più grande dell’Europa dell’Est.

Da vedere anche la cripta del XIII secolo, il chiostro con la porta speciosa e il refettorio barocco. All’esterno meritano una visita l’arboretum ottocentesco e il lavandeto, impiegati nella produzione di aromi, saponi e distillati. La vita del monastero è strettamente legata a una lunghissima tradizione nella produzione vinicola: intorno al complesso si estendono circa 50 ettari di vitigni bianchi e rossi che producono ottimi Riesling, Chardonnay, Gewürztraminer, Sauvignon Blanc, Pinot Noir, Cabernet Franc e Merlot, che hanno valso nel 2010 alla cantina abbaziale il titolo di migliore produttrice di vino del paese. Non ci resta quindi che rifornire a dovere la cambusa del camper, prima di rimetterci alla guida sulla strada del ritorno.
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