A partire dagli anni Cinquanta tra le sue rovine sono state girate almeno un centinaio di pellicole. Chi non ricorda l’incontro fra il capo brigante Don Bastiano interpretato da Flavio Bucci, recentemente scomparso, e il Marchese del Grillo nell’omonima pellicola con Alberto Sordi? Conserva un fascino del tutto particolare la città abbandonata alla fine del Settecento dopo il feroce saccheggio dei Francesi intervenuti a sostegno della Repubblica Romana contro Papa Pio VI. I resti dell’antica Monterano, nel Comune di Canale Monterano, si ergono maestosi in un suggestivo scenario caratterizzato da stretti e scoscesi canyon scavati dal fiume Mignone e dal suo affluente, il torrente Bicione.

In migliaia di anni questi corsi d’acqua hanno inciso profondamente gli spessi sedimenti di tufo depositati dalle eruzioni vulcaniche, creando una serie di forre che creano un ambiente dal fascino primordiale, oggi tutelato dalla Riserva Naturale Regionale Monterano. Un habitat che rappresenta un patrimonio d’inestimabile valore regolato da delicatissimi equilibri. Qui crescono rigogliose alcune specie rare come la felce florida e la lonchite minore, veri e propri relitti preistorici. E qui durante la primavera fioriscono fino a trenta varietà di orchidee spontanee. L’equilibrio dell’ecosistema, nonostante la vicinanza della capitale, è testimoniato anche dalla presenza di diversi anfibi – come la salamandrina e il tritone punteggiato – particolarmente esigenti in quanto a qualità del contesto ambientale.
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Sulle orme del Bernini
Tra i vari itinerari presenti nella riserva vi suggeriamo di seguire quello che dalla cascata della Diosilla porta al borgo abbandonato: una facile escursione – lunga poco più di tre chilometri con un dislivello di centotrenta metri – tra forre, fenomeni vulcanici e affascinanti scorci.
Dall’abitato di Canale Monterano si seguono le indicazioni per il Parcheggio Diosilla, dove si può lasciare il mezzo per il tempo necessario alla visita. Seguendo i segnavia rossi si prende il sentiero che scende dalla strada verso la forra dove si trova la piccola cascata della Diosilla, incorniciata dal verde di felci rigogliose. Attraverso una serie di ponticelli di legno che attraversano il Bicione, tra angoli di natura degni del set di un film di Indiana Jones, si giunge alle antiche miniere di zolfo, chiuse da grate perché rifugio per diverse specie di pipistrelli, qui scrupolosamente tutelate. Sul lato opposto, attraversata la strada, è visibile una polla d’acqua sulfurea, retaggio dell’antica attività dell’apparato vulcanico sabatino.

Attraversato il ponticello a lato della strada si sale il pendio a destra passando vicino al Cavone, come viene chiamata la tagliata etrusca che rappresentata la via d’accesso all’antica Monterano, oggi non più percorribile a causa di una serie di frane. Giunti in cima si trova lo spiazzo antistante all’imponente acquedotto medievale con le sue meravigliose arcate ancora integre. L’intenso gracidare delle raganelle nelle vicine pozze d’acqua indica che sono nel pieno della loro stagione riproduttiva. Con un po’ di pazienza è possibile scorgere qualche esemplare di questi piccoli e graziosi anfibi sugli steli delle piante acquatiche, sempre tenendo a mente che si tratta di una specie protetta e fragile a cui va riconosciuto estremo rispetto.

Dall’acquedotto proseguendo lungo la strada che si apre a sinistra si arriva ai resti del convento di San Bonaventura, progettato da Gian Lorenzo Bernini su commissione di Papa Clemente X della potente famiglia Altieri, proprietaria dell’antico feudo. Opera dell’illustre architetto è anche la fontana ottagonale di fronte al convento, oggi sostituita da una copia, mentre quella originale è posta al centro di Canale Monterano di fronte al Palazzo del Municipio. Ancora pochi passi e si giunge alla sommità del colle su cui si trovano i resti dell’antico borgo dominati dall’imponente castello Altieri, anch’esso toccato dalla sapiente mano del Bernini che lo modificò realizzando il loggiato a sei arcate sotto al quale pose la bella fontana del leone.
È qui, immersi nel silenzio di queste antiche mura e nel paesaggio forgiato dalle forze della Natura, che si percepisce appieno il genius loci di questo inaspettato angolo selvaggio alle porte di Roma.
Testo e foto di Adriano Savoretti
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