Tra fiere, eventi e piaceri della tavola a Bologna si fa ritorno volentieri più volte. Questa però è speciale: dedicata al santuario della Madonna di San Luca e alla via porticata più lunga d’Europa
Santuario-San-Luca
Indice dell'itinerario

Chissà a quanti di voi sarà capitato, transitando sull’Autosole, di scorgere un santuario elevato sulla piana di Bologna e di ripromettersi di visitarlo una volta o l’altra. Dopo anni di avvistamento per me quel momento è arrivato regalandomi un’esperienza emozionante: stiamo parlando di San Luca e il suo lunghissimo portico.

Per la sua centralità e per l’incessante proposta di fiere specializzate, Bologna si è imposta fra le mie mete abituali. Anche se per lavoro ci torno sempre con piacere, potendo con l’occasione incontrare gli amici sparsi nella regione. Non prendete questa confidenza come una nota personale indebita: il piacere del ritorno, non soltanto per me, è un effetto collaterale del genius loci. La bonomia e la convivialità di emiliani e romagnoli si riflettono in tutto ciò che fanno e nei caratteri dell’ambiente.

I portici per esempio: sono un tratto caratteristico delle città, piccole e grandi, ma anzitutto sono luoghi di scambio, di condivisione, di incontri non fugaci perché riparati. Sono i vasi linfatici della comunità, dove le passioni e i problemi dei singoli si compongono e incanalano per poi sfociare nelle piazze e assumere rilevanza pubblica. E dove arrivano i portici lì arriva la città, l’immaginario collettivo insieme allo spirito popolare.

San Luca: il portico più lungo

Bologna ne offre un esempio straordinario: proprio con quel santuario che occhieggia sull’Autosole e a buon diritto si ritrova tra i simboli più amati del capoluogo. Intitolato alla Madonna di San Luca – un’effigie di Maria con Bambino d’epoca bizantina ma che la tradizione attribuisce alla mano dell’evangelista – sorge isolato sul Colle della Guardia, fuori dalle mura, eppure assiduamente partecipe delle vicende cittadine; è appartato eppure presente nel cuore di ogni bolognese.

Tutto merito della via porticata che lo unisce al centro storico come un cordone ombelicale. Tre chilometri e ottocento metri di archivolti, scalinate e rampe coperte intervallate da cappelline: la costruzione del genere più lunga e tra le più scenografiche d’Europa che s’arrampica per quasi trecento metri parallelamente alla carrabile Via di San Luca.

Al santuario si sale anche in camper, aggirando però la collina per Via di Casaglia, la stessa percorsa da pullman turistici e mezzi pubblici con imbocco da Via Saragozza, ma è tutt’altra cosa che arrivarci dal portico in circa un’ora e mezzo di personale pellegrinaggio. Il consiglio dunque è di sistemare il proprio veicolo e muoversi con i trasporti urbani, per poi raggiungere la meta a piedi.

A conferma della devozione dei bolognesi per il santuario, il percorso di visita inizia proprio in città: nel Museo della Beata Vergine di San Luca, una raccolta di documenti e oggetti riguardanti la venerata immagine, allestito all’interno della medioevale Porta Saragozza. Proseguendo sull’omonima e già ricordata via si sfiorano i giardini di Villa Spada dove ha sede l’interessante Museo della Tappezzeria, che merita senz’altro un intermezzo.

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L’Arco del Meloncello

Poco oltre, dove la via cambia nome, il barocco Arco del Meloncello (1732) sovrappassa la strada e segna l’ingresso alla via porticata che subito s’impenna verso l’alto. Al gusto teatrale di Carlo Francesco Dotti – progettista dell’arco nonché del rifacimento del portico e del santuario nell’assetto attuale – si devono i continui cambi di prospettiva e gli affacci panoramici che accompagnano la salita, fino all’ultimo colpo di scena: la basilica che appare all’improvviso al termine di una scalinata.

La chiesa a croce greca iscritta in un’ellisse sostituisce un precedente edificio quattrocentesco e sorge su una piattaforma curvilinea di raccordo al terreno, inquadrata da due tribune del 1774. All’interno, rialzato alle spalle dell’altare maggiore, si trova il sacello con la sacra immagine che dal 1443 ogni anno una solenne processione trasferisce nella cattedrale di San Petronio nel giorno dell’Ascensione.

Terminata la visita, se si vuole guadagnare tempo si può rientrare in città con il bus navetta in partenza ogni venti minuti dal grande piazzale antistante la basilica: effettua l’ultima corsa intorno alle 18 e fa scalo a Villa Spada. Poi non resta che tornare al camper a riordinare le sensazioni di una giornata sicuramente diversa.

Testo e foto di Alberto Galassetti

Dove sostare in camper

Se si eccettua l’area attrezzata per soli tre veicoli A Casa Valentina (Via Alcide De Gasperi 2, tel. 393 3367733), Bologna non offre strutture di sosta dedicate. In compenso vanta un ottimo campeggio ad apertura annuale, il Città di Bologna (Via Romita 12/4°, tel. 051 325016, www.hotelcamping.com) che fa parte dell’omonimo centro turistico.

Si trova nei pressi della fiera ed è raggiungibile direttamente dall’uscita 8 della tangenziale. Dispone di 120 piazzole, servizi di livello superiore, bar ristorante e regolare collegamento con il centro (bus 68, ogni ora dalle 8 alle 21).

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